Il viaggio letterario di Toccafondo. Tra cinema e segno

In occasione della sua personale alla Galleria D406 che raccoglie dieci anni di lavoro, Artribune ha incontrato Gianluigi Toccafondo per discutere di ciò che significa per un artista consolidato nel panorama internazionale lavorare sempre in bilico tra disegno e animazione. Un dialogo non soltanto sui contenuti della mostra ma anche sul percorso che l’ha portato in galleria, sulle copertine dei libri e nelle sale cinematografiche.

Gianluigi Toccafondo

La Galleria D406 di Modena ha scelto uno degli storici protagonisti della sua fertile scuderia di artisti per festeggiare i dieci anni di nascita. Com’è nato questo sodalizio?
Ho incontrato Andrea Losavio a Udine nel 2001, dove stavo allestendo una mostra dei miei cortometraggi curata  dagli amici del C.E.C. Andrea stava progettando insieme ad alcuni soci di aprire una galleria sul disegno a Modena e ci siamo lasciati con l’intento di fare qualcosa insieme. L’occasione è arrivata alcuni anni dopo, nel 2004, quando Biccio di Sartoria (agenzia di comunicazione) mi chiese di realizzare alcuni disegni per il teatro di Modena (per l’immagine di ERT – Emilia Romagna Teatro). Ho realizzato una quantità smisurata di disegni e così è nata la mia prima mostra alla galleria D406.

Nella mostra viene presentata l’edizione completa dei tuoi disegni dedicati in un certo senso alla letteratura, che hai realizzato nel corso di ben dieci anni di lavoro. In che modo si è sviluppata l’idea del progetto espositivo?
L’idea della mostra parte dalla Galleria D406, la mostra è dedicata a Giovanni, un caro amico della galleria, recentemente scomparso. I galleristi hanno recuperato tutti i disegni originali che avevo realizzato per Fandango e hanno cominciato a catalogarli. Vista la quantità di materiale, ci siamo resi conto che era impossibile mostrare tutti i disegni in una sola mostra, ne abbiamo scelti una parte, pensando di portare in altri posti il seguito e così iniziare una serie di mostre con lo stesso tema, ma tutte con materiale diverso. Abbiamo fatto un progetto per Artefiera a Bologna, ma è stato bocciato… vuol dire che troveremo altri spazi dove continuare l’esposizione.

La mostra si focalizza anche sul rapporto con la casa editrice Fandango, con la quale hai stretto una feconda collaborazione, che si è sviluppata negli anni tra editoria per quanto riguarda le copertine e cinema per le tue videoanimazioni. La collaborazione continuerà? Quali saranno i tuoi progetti futuri in tal senso?
I primi contatti con Fandango risalgono al 1997 sul film di Rolando Colla Le monde à l’envers, per cui avevo realizzato alcune sequenze in animazione; poi è nata la sigla animata con i ballerini e successivamente sono arrivate le copertine dei libri. All’inizio erano tre o quattro pubblicazioni l’anno, in seguito la Fandango è diventata una vera casa editrice con numerosi titoli, finché gli editori non hanno deciso di cambiare linea grafica e i disegni sono stati sempre meno, fino a scomparire del tutto. È stata una bella esperienza, abbiamo fatto tante cose, abbiamo lavorato con entusiasmo per diversi anni, dalla coproduzione dei miei cortometraggi all’esperienza di aiuto-regista per il film Gomorra di Matteo Garrone, con cui sono sempre in contatto ed è diventato coproduttore del mio ultimo cortometraggio Briganti senza leggenda di produzione principalmente francese.

 

Gianluigi Toccafondo

A proposito dell’interazione tra disegno e video, mi viene da pensare al tuo Pinocchio edito dalla casa editrice Logos assieme alla Galleria D406 con un video di 6 minuti in dvd allegato contenente numerosi disegni, oppure all’affresco digitale realizzato per la Biblioteca Delfini di Modena nel tuo omaggio allo scrittore Antonio Delfini. Qual è il tuo punto di vista riguardo al rapporto tra disegno, animazione e cinema?
Mi hanno sempre colpito alcuni riassunti all’interno del libro di Collodi, dove il burattino racconta ciò che gli è successo in maniera accelerata e tutte le esperienze si mescolano in una concatenazione di eventi comici e surreali. Ho realizzato alcuni disegni legati al testo muovendo e distorcendo la tipografia; sono nati alcuni quadri (l’Affiche, 1996), serigrafie (Squadro, 1998), un piccolo libro e allo stesso tempo uno storyboard per un cortometraggio, che ho inviato ad Arte France ed è nato il cortometraggio (1999) di oggi pubblicato insieme al libro edito da Logos: una concatenazione di eventi.
Antonio Delfini è stata una vera scoperta! L’occasione è nata dall’iniziativa della Biblioteca Delfini che mi ha commissionato un lavoro per la saletta all’interno della biblioteca dedicata allo scrittore. Mi hanno messo a disposizione una grossa quantità di materiale fotografico: ritratti e bellissime immagini della città di Modena, scattate dall’autore stesso. Ho scoperto Modena attraverso la scrittura e le immagini di Antonio Delfini. Ho realizzato un centinaio di disegni che sono stati riprodotti e applicati sul soffitto a volta della Sala Delfini, una sorta di affresco sulla vita dello scrittore. Abbiamo raccolto tutto il lavoro per una pubblicazione in due volumi edito da Logos e D406: Antonio Delfini e È mio dovere scrivere la malapoesia. Il primo comprende tutto il lavoro svolto per la Biblioteca, mentre il secondo riunisce 39 disegni in bianco e nero, dove sono trascritte alcune invettive di Delfini, da cui prendono forma personaggi. L’immagine scarnificata, ridotta al tratto diventava sempre più scrittura. È stato quello il momento più vicino alla scrittura di Antonio Delfini.

L’esposizione presenta una lunga carrellata di immagini che prendono ispirazione sia dalla letteratura americana, come la bellissima sequenza di Moby Dick di Melville o la raffinatezza delle scene di John Cheever, fino all’Emilia parabolica e al mondo del calcio con la figura di Maradona, sempre realizzate con il tuo segno riconoscibile e attento a cogliere il movente psicologico di ogni personaggio. Quali sono gli elementi che influenzano le tue scelte poetiche e stilistiche e qual è la matrice della tua scelta narrativa?
Leggo i libri e all’interno della scrittura trovo tutti gli elementi: colore, atmosfera, segno.

In occasione della mostra è stata pubblicata una vera chicca dalla casa editrice modenese Franco Cosimo Panini, un libro in edizione speciale, una copia anastatica a tiratura limitata, che mantiene l’idea di una raffinata artigianalità, dal titolo Il nuotatore, ispirato all’omonimo racconto breve di Cheever, con i tuoi disegni. Me ne parli?
La casa editrice Franco Cosimo Panini ha fatto un lavoro fantastico di riproduzione: hanno scelto una raccolta di 15 disegni ispirati a Il nuotatore di Cheever, che erano stati raccolti in un libro artigianale, legati con la garza e cuciti da un mio collaboratore, Paolo Bazzani (Elica), per una presentazione di tanto tempo fa; le tavole sono state riprodotte fedelmente, comprese le macchie di trielina del retro dei disegni e cucite nei loro formati differenti. Finalmente un libro che puoi esporre accanto ai disegni originali senza vederne la differenza!

Francesca Baboni

Modena// fino al 12 febbraio 2013
Gianluigi Toccafondo – Il Nuotatore. Disegni e copertine da Cheever a Maradona
D406
Via Cardinal Morone 31/33
327 1841147
[email protected]
www.d406.it

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Francesca Baboni
Francesca Baboni vive a Correggio (Re). Laureata in Lettere Classiche con indirizzo storico-artistico all'Università di Bologna, è critico d'arte, storico dell'arte e curatrice indipendente. Da diversi anni cura per spazi privati ed istituzionali mostre personali e collettive di artisti contemporanei, con un'attenzione particolare alla pittura e alla fotografia. Collabora con il Centro Studi Correggio Art Home dedicato al pittore Antonio Allegri detto Il Correggio per conferenze, ricerche e visite guidate, ed è membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Il Correggio, che ne gestisce l'attività.