Fondazione Henraux. Cultura scolpita

La produzione dell’intervento di Mimmo Paladino in piazza Santa Croce, nei giorni di Florence; un premio biennale di scultura, eventi e concerti nelle cave. Primi passi per la Fondazione Henraux, emanazione della storica impresa estrattiva toscana: nel suo futuro un museo e una piattaforma per fare formazione e cultura. Non solo di impresa. Un programma quinquennale raccontato da Paolo Carli, presidente della Fondazione.

Una parete di marmo - photo Veronica Gaido

State lavorando alla nascita di un vero e proprio centro culturale: interessante l’uso che fate della parola ‘università’. Come pensate di strutturare l’attività di formazione e aggiornamento degli artisti ospiti? Periodi di residenza, workshop, seminari?
La Fondazione ha tra i principali obiettivi il potenziamento dell’atelier di scultura, riaperto dopo decenni di inattività, con l’intento di ricostituire presso l’Henraux un polo internazionale per il contemporaneo, riprendendo e attualizzando il progetto voluto da Erminio Cidonio negli Anni Sessanta. Da alcuni anni organizziamo corsi di formazione e di aggiornamento rivolti ad architetti, designer, tecnici e imprenditori proprio nell’ottica di creare un centro culturale, una “università” dei saperi, dove si possa insegnare e imparare la cultura del marmo: il sapere dell’artista, dell’architetto, del geologo, dell’artigiano e dell’imprenditore. Sono convinto che anche nel presente le sfide che vengono su tutti i terreni alla vecchia Europa, la vecchia Europa può affrontarle solo facendo perno sulla riconferma e la valorizzazione del proprio patrimonio storico ed artistico e da lì ripartire per affrontare il mare aperto e le sue sfide.

Quali tempi vi date per l’inaugurazione del museo e l’avvio completo delle attività?
Sono attualmente allo studio una serie di interventi, da realizzare per fasi nel corso dei prossimi cinque anni, per il restauro della palazzina Henraux e di altri edifici che il progetto generale ha individuato quali sede del museo e come spazi espositivi permanenti e temporanei, insieme ad aree esterne da attrezzare e da armonizzare con le strutture museali ed espositive. Si tratta, con ogni evidenza, di interventi anche strutturali complessi e che comportano rilevanti impegni finanziari. Il percorso è stato già avviato, come s’è detto, ma si prospetta ancora lungo e faticoso. Noi riteniamo, comunque, che nei prossimi cinque anni una parte consistente del progetto troverà attuazione, mentre l’attività culturale si va intensificando e definendo nei suoi contenuti e nei suoi obiettivi.

Paolo Carli con Philippe Daverio, giurato del Premio Henraux, e Betony Vernon

Biglietto da visita della rinnovata attenzione di Henraux per l’arte è l’installazione prodotta per Mimmo Paladino in Santa Croce, nei giorni di Florence 2012. Come è nato il progetto? Come avete vissuto il dialogo con l’artista e con la città?
A noi piacciono le sfide, anche quelle che fanno tremare i polsi, perché rappresentano sempre un momento di consapevolezza e di confronto. E anche questa sfida l’abbiamo vinta, insieme a Mimmo Paladino. È stata una delle prove più entusiasmanti e gratificanti di tutta la storia culturale e imprenditoriale dell’Henraux. Soprattutto ci ha colmato di legittimo orgoglio constatare il grande interesse suscitato nella città di Firenze da questo evento, vedere come l’opera interagiva con la gente, con i moltissimi visitatori stranieri, con i bambini, che mostravano di aver compreso il carattere monumentale, civile dell’opera del maestro. L’intesa con Paladino, nelle fasi di preparazione dell’opera e in quelle davvero impegnative dell’installazione, è stata perfetta, esemplare, stimolante. Si è creato un rapporto che va al di là delle esigenze tecniche e organizzative, di stima, di fiducia, di reciproco apprezzamento e che è destinato, ne siamo certi, a non esaurirsi con questa prova, seppure irripetibile.

L’industria del marmo, negli ultimi anni, ha risposto in maniera differenziata alla crisi economica: il fatturato delle imprese che si occupano specificatamente dell’attività estrattiva è cresciuto (dati Ronchieri per CNR), mentre ad essere in difficoltà sono le aziende che “trasformano”. Come si spiega questa differenza? Viviamo una crisi delle idee, della progettualità tipica della manifattura che ha fatto grande il made in Italy oppure la flessione è puramente congiunturale?
Ritengo non si tratti di un momento di “crisi delle idee”, anzi, nel mio quotidiano mi trovo spessissimo a confrontarmi con artisti e/o professionisti e con i lori progetti. Penso che tale differenza sia da imputarsi a più fattori: innanzi tutto molti dei paesi che in passato si limitavano a esportare materiale grezzo oggi si sono trasformati in paesi produttori, con una conseguente riduzione della domanda sul nostro mercato. In secondo luogo alcuni Paesi (come la Cina ad esempio), hanno costi di lavorazione standard molto più bassi dei nostri e sono pertanto in grado di presentare sul mercato lo stesso prodotto a costi inferiori. Senza dimenticare che vendere materia prima è molto più semplice che non trasformarla in semi lavorato o lavorati.

Concerto in una cava

Come valuta l’esperienza, conclusa, della Biennale di Scultura di Carrara? E come quella di Database, progetto nato per non disperdere quanto costruito sul territorio in termini di partecipazione artistica? Può sembrare curioso che, al momento, tra i partner dei progetti futuri della Fondazione Henraux non ci sia proprio Carrara…
La Biennale internazionale di Scultura di Carrara, “momentaneamente sospesa” per ragioni finanziarie, ha rappresentato nel corso degli ultimi decenni un riferimento fondamentale per la scultura contemporanea, e uno strumento importante di valorizzazione del marmo e della grande cultura del marmo. Il progetto Database si è assunto il compito di non lasciar disperdere il patrimonio di esperienze che la Biennale aveva prodotto. È una città dalle forti contraddizioni, Carrara, conservatrice e progressista allo stesso tempo, gelosa della propria unicità e aperta agli stimoli e alle innovazioni che provengono dall’esterno. Crediamo che in questo senso la città, il Museo del Marmo, l’Accademia, Database e quanti operano e si impegnano con uno spirito costruttivo per l’arte e per la cultura siano interlocutori privilegiati della Fondazione e possibili partner per i suoi progetti futuri.

Francesco Sala

www.fondazionehenraux.it

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Angelov

    Oh Si, le Cave di Carrara, con tutti quei paesaggi lunari, il sudore grondante da muscolacci tesi in spasmodici sforzi, il rischio ad ogni piè sospinto, e quell’aura michelangiolesca che aleggia tutt’intorno, esercitano definitivamente un’attrazione più che sexy per chiunque in cerca di forti emozioni artistiche.
    O no?…