Fiere. Quo vadis? Vol. 2

Secondo capitolo del nostro dibattito sul futuro delle fiere d’arte. Servono ancora? Come stanno cambiando? Come le vorrebbero i vari protagonisti del sistema dell’arte? Nella scorsa tappa abbiamo intervistato chi le fiere le organizza e promuove; stavolta la parola va ai galleristi, che le animano e le sostengono economicamente.

Marussa Gravagnuolo e Christine Lahoud - galerie pièce unique, parigi

MARUSSA GRAVAGNUOLO e CHRISTINE LAHOUD
galerie pièce unique – parigi
Le fiere, che negli ultimi anni hanno registrato un grande boom, da qualche mese vivono un certo rallentamento, che non è dovuto al sopravvento delle case d’aste, quanto più semplicemente alla crisi economica mondiale. Sono però eventi utilissimi per dare ampia visibilità agli artisti. Il numero dei visitatori in galleria è ridicolo se paragonato all’affluenza quotidiana di una fiera, tranne ovviamente le serate inaugurali. Per questo motivo, le fiere avranno ancora una lunga vita.

Armando Porcari e Fabrizio Del Signore – the gallery apart, roma

ARMANDO PORCARI e FABRIZIO DEL SIGNORE
the gallery apart – roma
Le fiere sono uno strumento di mercato influenzato dall’attuale congiuntura. Il futuro di quest’ultima nel medio-lungo periodo è ammantato dalle nebbie, quindi è difficile anche immaginare quello delle fiere. Nell’immediato, è probabile che continueranno ad adottare i modelli oggi in voga. È noto che solo tre o quattro fiere al mondo garantiscono il sold out, o comunque livelli accettabili di guadagno. Per il resto sono manifestazioni in perdita, che adottano formule di tipo curatoriale o fortemente elitario, non perché si tratti di modelli oggettivamente migliori, ma perché assicurano un ritorno di immagine a compensazione della perdita economica certa. Ne consegue un’uniformità e staticità dell’offerta. Questo produce difficoltà di accesso per le gallerie che formulino proposte nuove e non allineate e toglie ai collezionisti il piacere di farsi sorprendere.

Raffaella Cortese – galleria raffaella cortese, milano

RAFFAELLA CORTESE
galleria raffaella cortese – milano
Sarebbe bello avere una sfera di cristallo per vedere come sarà l’evoluzione delle fiere d’arte nel prossimo futuro. Al momento ce ne sono troppe e troppo costose, e con la crisi economica le gallerie dovranno selezionare e non solo più essere selezionate. Certamente con un mercato diventato mondiale è inevitabile spostarsi in Paesi diversi e la fiera al momento resta un valido strumento per mostrare il proprio lavoro a nuovi collezionisti, curatori, direttori di museo. È inoltre un momento di incontro importante con i colleghi. Si sente l’esigenza di un cambiamento nelle sue dinamiche intrinseche e nella sua struttura. Riuscire per noi a lavorare in spazi così asettici e trasformarli, grazie all’arte, in “luoghi” non è un’impresa facile!

Maurizio Rigillo – galleria continua, san gimignano | beijing | le moulin

MAURIZIO RIGILLO
galleria continua – san gimignano | beijing | le moulin
In un recente articolo, Vincenzo Trione definisce le fiere “l’ultima frontiera dell’avanguardia finanziaria… Tra le poche realtà che non sembrano in alcun modo scalfite dall’attuale situazione economica”. È un’opinione che rincuorerà molti. Per quanto ci riguarda, le fiere sono fondamentali soprattutto per l’acquisizione di visibilità a livello internazionale e per entrare in contatto con un pubblico nuovo. Da questo punto di vista una prospettiva stimolante ce la offrono i Paesi emergenti. Hong Kong, Pechino, Shanghai, Dubai, Marrakech, New Delhi, Mexico City per noi sono state tutte esperienze positive. E a gennaio si parte per Singapore! Negli ultimi anni molte realtà fieristiche sono riuscite a proporsi come veri e propri eventi culturali arricchendosi di mostre, talk e progetti speciali. Penso che avranno un futuro soprattutto le fiere che sapranno svilupparsi in questa direzione. 

Renata Bianconi – galleria bianconi, milano

RENATA BIANCONI
galleria bianconi – milano
La fiera è un momento di confronto e sviluppo del mercato fondamentale. Per questo ritengo che l’eccessivo proliferare di appuntamenti rischi di provocare un “effetto boomerang”, dannoso e svilente. La pluralità è positiva – perché in un mercato eterogeneo è giusto che convivano diverse identità – ma si giustifica appunto con la capacità di creare attorno alla fiera un’identità forte, un punto di riferimento in cui i galleristi possano riconoscersi, investire progettualità ed energie. Credo nelle fiere come occasioni di confronto, di apertura internazionale, e nel circolo virtuoso tra mercato e momento culturale. Vi rispondo da artBO – Bogotà: essere qui mi consente di misurarmi con una realtà nuova.

Nina Colantoni – galleria nina lumer, milano

NINA COLANTONI
galleria nina lumer – milano
Nella mia esperienza, ho visto con i miei occhi che le fiere d’arte contemporanea danno certamente un impulso positivo in termini di mercato, ma anche una forte spinta culturale. Quando, nel 2005, ho visitato per la prima volta la nuova fiera di Mosca, l’impressione era di una fiera ristretta, con pubblico e gallerie limitati, un giro d’affari non grande. Sono bastati tre anni perché diventasse un importante evento, sicuramente molto ambito, non solo commerciale, ma anche culturale, che attira galleristi, collezionisti, artisti e curatori dalle più remote città della Russia, fin da Perm, dalla Siberia, e ora anche dal mondo occidentale. Per un Paese così grande e frammentato, in cui il mercato è disomogeneo, le fiere rappresentano un momento di incontro cruciale per tutto il mondo dell’arte. Dall’altra parte, vedere gallerie e artisti russi contemporanei nelle grandi fiere occidentali rappresenta  simbolicamente il rientro a pieno titolo della tradizione dell’arte russa nei circuiti dell’arte mondiale, dopo una parentesi di quasi cent’anni di assenza.

Umberto Di Marino – umberto di marino arte contemporanea, napoli

UMBERTO DI MARINO
umberto di marino arte contemporanea – napoli
Le fiere d’arte contemporanea sono eventi che rivestono una notevole importanza perché concentrano in un luogo e in un tempo breve e definito addetti ai lavori, collezionisti e appassionati, riferendomi, naturalmente, a quelle più accreditate a livello nazionale e internazionale. Non credo affatto che abbiano gli anni contati, in quanto offrono la possibilità di presentare il proprio lavoro, di confrontarsi con il mondo della cultura nazionale e internazionale e di incontrare un pubblico evidentemente più numeroso di quello che potrei vedere in galleria. Penso, pertanto, che godranno di lunga vita.

Laura Bulian – laura bulian gallery, milano

LAURA BULIAN
laura bulian gallery – milano
Le fiere rappresentano in questo momento uno degli elementi più vitali del sistema dell’arte contemporanea, importanti occasioni di incontro e confronto con la realtà del mercato dell’arte. L’offerta in questi ultimi anni si sta diversificando, altri scenari internazionali si profilano e si sviluppano  rispetto alle grandi fiere consolidate. Con il nostro programma di artisti, per noi è vitale partecipare alle fiere internazionali, anche in rotte alternative, come Art Dubai o Art Istanbul, dove si moltiplicano gli operatori e il mercato dell’arte è ancora in divenire. 

Allegra Ravizza – galleria allegra ravizza, milano

ALLEGRA RAVIZZA
galleria allegra ravizza – milano
Proprio non saprei cosa accadrà alle fiere! Rispondo con una domanda: ma sono poi così importanti queste fiere? Ho sempre partecipato ad Artefiera a Bologna con un progetto speciale: GLOW Platform. Un grande stand collettivo dove 4/6 gallerie si prefiggono un tema specifico e lo sviluppano proponendo un ventaglio internazionale di artisti. Non sono una vera esperta di fiere, mi trovo bene a Bologna, la fiera è sempre bella e di qualità, le vendite ci sono, i contatti nuovi arrivano e questo è quello che io chiedo a una fiera. Per il resto non subisco il fascino dell’affermazione dell’importanza o meno della galleria secondo le fiere cui partecipa; è una sciocchezza che però seduce molti colleghi. Il valore di una galleria si vede dalle mostre e dal lavoro quotidiano.

Paola Capata – monitor, roma

PAOLA CAPATA
monitor – roma
Che negli ultimi dieci anni le fiere abbiano guadagnato un ruolo di primissimo piano nel sistema dell’arte è un fatto innegabile. Come pure è innegabile che si stia assistendo al loro proliferare in ogni parte del pianeta, richiedendo un sempre maggiore investimento a tutti i protagonisti del settore, nonostante il difficile momento economico. Paesi come la Cina, l’India e gli Emirati Arabi sono chiaramente le nuove mecche, dove lo stesso sistema – prima timidamente, poi via via con molta più determinazione – si sta rapidamente dirigendo. Le fiere sono ormai a pieno titolo parte dell’ingranaggio e tutti noi continueremo a cercarle, frequentarle, farle. Che io poi, personalmente, possa augurarne l’estinzione – o quantomeno un sensato e considerevole ridimensionamento a favore di un lavoro di galleria serio, mirato e costruttivo – è un altro paio di maniche.

Alberto Peola – alberto peola arte contemporanea, torino

ALBERTO PEOLA
alberto peola arte contemporanea – torino
Le fiere negli ultimi anni sono diventate indispensabili per le gallerie d’arte contemporanea, essendosi la frequentazione del pubblico e il grosso del mercato spostati dalle gallerie alle fiere. E credo che il futuro sarà sempre più fieristico. Il pubblico, soprattutto grazie a Internet, ha a una visione globale di quello che accade nel mondo e la velocità è diventata l’elemento privilegiato dell’informazione: le news minuto per minuto sui canali televisivi, i quotidiani online, l’uso costante dell’iPhone permettono di avere un’informazione immediata, anche se superficiale, di tutto quello che accade, con l’impressione di avere tutto sotto controllo. Penso che le fiere appaghino questa che è diventata una modalità di informazione. Alla fiera si ha infatti la sensazione di poter conoscere nello stesso momento tutto quello che gli artisti stanno facendo. La funzione della galleria, che rende possibile un reale approfondimento del lavoro degli artisti, rimane fondamentale, ma per un numero sempre più ristretto di appassionati.

Guido Costa – guido costa projects, torino

GUIDO COSTA
guido costa projects – torino
Penso che le fiere siano un po’ come le medicine per curare le malattie: volentieri ne faresti a meno, ma poi le prendi per stare in buona salute. Da un punto di vista prettamente di mercato, le fiere sono insostituibili perché ti permettono di intrattenere relazioni ampie. Si tratta fondamentalmente dell’unica possibilità che hai per lavorare su un territorio molto vasto. Per i contenuti sono abbastanza critico, perché purtroppo la fiera abitua i visitatori a uno sguardo decontestualizzato dell’opera: si costringe, di fatto, l’amante dell’arte a concentrarsi esclusivamente sull’oggetto. Opere troppo sofisticate, quindi, in fiera non funzionano. Per ciò che riguarda il loro futuro, a mio parere nasceranno sempre più fiere con uno spazio propositivo breve nel tempo, per poi stufare o trasformarsi in qualcosa di altro, magari di più hot. Che poi è tutto relativo alla possibilità realistica di concentrare forze economiche vere in pochi giorni. E la forza della fiera è quella che fa guadagnare chi ci va.

a cura di Santa Nastro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #10 

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.