Et voilà: le burlesque est royal

Sul palco il corpo prende luce, tra stoffe dorate e lingue di fuoco. I costumi si sfaldano in semplici fili di perle. Il sorriso accende ogni ragazza. La musica dal vivo incalza e la donna diventa, finalmente, attrazione. Mesdames et messieurs, le Burlesque est Royal.

Banbury Cross, Royal Burlesque Revue, Ph. by Luigi Moro

Il burlesque (propriamente ‘burlesco’, attribuibile alla definizione francese ‘burlesque’, derivata dall’italiano ‘burla’, ispirato a sua volta dalla parola latina ‘burra’, ‘inezia’) è un genere di spettacolo satirico che nacque in Inghilterra nel XVIII secolo e acquisì durante l’Ottocento caratteristiche più parodistiche. Importato negli Stati Uniti, dove venne molto apprezzato, lo spettacolo, a causa delle molteplici trasformazioni, era composto alla fine del XIX secolo da caricature, canzoni e danze di ballerine (progressivamente sempre più svestite) che eseguivano anche spogliarelli.
Con il passare del tempo gli spettacoli si fondono con nuove forme di danza e d’espressione, tra cui il Charleston, lo Shimmy Shake, il Belly Dance, il Bump’n’ Grind; come da tradizione, tutto è rigorosamente accompagnato da un sarcasmo arguto e sagace. Per citare qualche artista più rappresentativa: Josephine Baker, Mae West, Gipsy Rose Lee, Ann Corio, Sally Rand e Dixie Evans. Negli Anni Novanta nasce una cultura vintage che riscopre usanze e costumi passati, preparando così il rifiorire del Neoburlesque. Presto il fenomeno ripercorre l’oceano per tornare in modo plateale in Europa, dove finalmente anche l’Italia diventa protagonista. La Voodoo De Luxe è la prima agenzia ad aver portato il primo vero burlesque concept in Italia e ad oggi dispone delle artiste più rappresentative del panorama nazionale e internazionale.

Cherilyn Chic Shake, Royal Burlesque Revue, Ph. by Agnès Weber

Nata ufficialmente nel novembre 2007, fondata da Virgil Riccomi e Ivan Losi, che dal 1993 promuovono serate con dj set e live band, Voodo De Luxe mette attualmente in scena a Milano, al Salon Parisien, la Royal Burlesque Revue, veri e propri spettacoli di varietà dedicati al burlesque e alle arti della cultura rétro.
Il locale di via Ascanio Sforza è diventato proscenio ideale per accogliere le performer più importanti al mondo, tra le quali Catherine D’Lish (USA), Polly Rae (UK), Amber Topaz (UK), Vicky Butterfly (UK), Missy Malone (UK), Lada Redstar (D), Janet Fischietto (I), Dolly Lamour (I) e Roxy Velvet (UK), ballerini di lindy hop e charleston, acrobati e cabarettisti di tutto il mondo. A rendere particolare il Royal Burlesque Revue, oltre agli innumerevoli giochi di luce, alla musica, alle performance, è anche il pubblico che, vestendosi a tema, prende vita a ritmo di musica, tra ballerini scatenati e allumeuse retrò.
Ma Voodoo Deluxe ha voluto portare la propria passione per la cultura rétro e l’arte dell’intrattenimento anche in veri e propri teatri (al momento sul territorio nazionale) quali, di recente, il Parioli di Roma, proponendo una revue tra le più divertenti e ricercate del momento, rendendo il burlesque un’arte di professione. Artribune ha incontrato il suo direttore artistico, Virgil Riccomi.

Banbury Cross, Royal Burlesque Revue, Ph. by Francesca Nervi

Cosa ti ha portato, inizialmente, al burlesque?
Fin da ragazzo sono stato attirato dalle diverse espressioni della sottocultura americana: musica, abbigliamento, design, film, macchine ecc. In Francia, dove sono nato, facevo il dj e organizzavo concerti. Quando mi sono trasferito in Italia ho continuato la mia attività sia come dj che come organizzatore e ho portato diverse band straniere (sempre nell’ambito rétro) sui palchi Italiani. Nel 2004 insieme a una band di Tolosa, The Orientals, è nata l’idea di organizzare un loro concerto accompagnato da una ballerina. Così cominciai a interessarmi al mondo del burlesque, quando ancora quasi nessuno sapeva cosa fosse. All’epoca non si sarebbe mai potuto immaginare che, nell’arco di qualche anno, quel mondo sarebbe diventato tendenza.

Qual è il tuo ruolo all’interno di Voodoo Deluxe? Com’è nata la tua agenzia?
Io sono il boss! [Sorride, N.d.R.] Come hai detto prima, sono il direttore artistico, con tutto quello che ne compete. Seleziono le artiste, sviluppo assieme a loro gli spettacoli, ricerco e scelgo le musiche creando così delle revue. Non meno importante è per me valutare le proposte di collaborazioni che arrivano, e scegliere in base alle richieste il cast artistico perfetto per l’evento perfetto.

Il burlesque è uomo o donna? Che cos’è e cosa è diventato per te, negli anni?
Oggi possiamo dire che il burlesque è donna. È un’arte semplice che parte dalle donne e dalla loro voglia di esprimersi ed esibirsi. Negli anni per me è diventato innanzitutto il mio lavoro. Il mio obiettivo è sempre stato valorizzare sempre più quest’arte e di conseguenza vedere la donna come principale protagonista e creatrice di questo intrattenimento. Rompere con la donna-oggetto del passato e privilegiare l’arte e la creazione di show.

Julietta La Doll, Royal Burlesque Revue, Ph. by Luigi Moro

Quale dimensione, a tuo modo di vedere, il burlesque sottolinea: la nudità, la seduzione o il carattere?
Assolutamente la personalità. Senza personalità un’artista non si può definire tale. È vero che nell’arte del burlesque il corpo perfetto non è mai un obbligo, ma quel che conta è che ogni performer porti sul palco, più che qualcosa da mostrare, qualcosa da dimostrare di se stessa, che sia l’ironia, la seduzione, la sensualità, il glamour. Ogni donna può trasformare un difetto o un pregio in un’arma di coinvolgimento per chi guarda.

Cosa rappresenta la bellezza al momento della selezione di un’artista?
Dunque, posso raccontarti un aneddoto. Un’artista inglese mi mandò il suo portfolio, ma non riuscivo a vedere in lei nulla di interessante e vedevo invece molto di già visto. Decisi comunque di premiare la sua tenacia chiamandola per vedere la sua performance durante un nostro show. Una sola parola: incredibile! La sue energia ha regalato sorrisi e applausi non solo a me, ma a tutto il pubblico. Ballava, si divertiva, seduceva e stuzzicava. Al momento è una delle nostre artiste di punta. Tutto ciò per dirti che quello che mi colpisce di un’artista non è solo la bellezza fisica, ma soprattutto la passione che ci mette per esprimere la sua creatività.

Il burlesque s’insedia nella storia della donna e nella linea del tempo del fascino. Quale fonte d’informazione tu raccomandi alle persone affinché si documentino?
Siamo nel 2013, ci sono moltissime fonti d’informazione. In primis i libri, le enciclopedie, i film, le fotografie. Sicuramente la fonte più raggiungibile per chi vuole informarsi su quest’arte è Internet: si possono trovare blog, articoli, siti dedicati, foto, video ecc.

Marlene Von Steenvag, Royal Burlesque Revue, Ph. by Ewa LoveEt

A quale personaggio o figura storica, Dita Von Teese a parte, ti ispiri e perché?
Seguo il concept creato dalle Folies Bergère e da Florenz Ziegfeld, che nei primi anni del Novecento ha creato le Ziegfeld Follies. Mi ispiro alla storia di locali dell’epoca come l’Earl Carroll Theatre. Non è mia intenzione copiarne lo stile, quanto il saper ricreare un’atmosfera dell’epoca così da accompagnare lo spettatore in un viaggio nel tempo.

Quando una delle tue performer è in scena, il corpo diventa sensualità, malizia senza volgarità. Quali dispositivi vanno messi in atto per mantenere questa differenza?
L’arte della seduzione e dell’ironia mescolate assieme creano la magia. I fattori possono essere diversi. Prima di tutto il burlesque non sviluppa mai uno strip integrale e già questo elimina la volgarità nelle performance. Aggiungi poi l’abilità nella danza, e ovviamente tutto quello che crea uno show: al primo posto i costumi, i props, le musiche, l’interpretazione.

Cosa vuol dire essere sexy, durante un numero di burlesque, per l’artista? E come cambia per il pubblico?
Questa domanda dovresti farla alle artiste! La sensualità è una caratteristica innata per ogni donna e ogni artista ha la sua tecnica. Sicuramente solo la donna sa ammirare la donna in sé. L’uomo ha sempre un occhio più predatorio. Personalmente ho un occhio molto critico e professionale e poco predatorio, non con mia moglie ovviamente [sorride, N.d.R.].

Pippa The Pipper, Royal Burlesque Revue, Ph. by Grazia Teresella Berva

Quanto il burlesque rappresenta uno spazio libero per il femminismo e l’espressione individuale?
Esistono infinite sfumature del femminismo come movimento sociologico. Il burlesque è una sfumatura del femminismo. È un’arte, quindi è già in sé un mezzo che trasmette espressioni individuali. Credo che nel burlesque odierno si siano sviluppate prevalentemente due correnti. Un burlesque più conservatore e uno più moderno, un po’ come nel femminismo. Un burlesque più conservatore, se vuoi, può essere rappresentato da un’artista come Dita von Teese, per la scelta dei costumi, delle musiche e delle atmosfere che ricrea. Un burlesque più moderno può raccontarlo un’artista come Dirty Martini, che ha fatto della satira un suo cavallo di battaglia. Il tassello che unisce entrambi è un’unica logica che ammette sul palco artiste professioniste che esprimono se stesse per intrattenere un certo tipo di pubblico. Ritengo che il burlesque necessiti di un forte spirito critico per essere considerato un’arte unica.

Come si è trasformato negli anni il divertimento durante la messa in scena di un numero di burlesque?
Sono convinto che il burlesque si debba ispirare al passato senza alcuna nostalgia, traendo però la propria linfa dal futuro. Ritengo che le nuove tecnologie siano e saranno in grado di trasformare gli spettacoli in meglio. L’unica pecca di cui mi accorgo sempre più spesso è il fatto che oggi i ragazzi giovani non abbiano più tempo per coltivarsi e che preferiscano atteggiarsi da divi, ancora prima di diventarlo, ancora prima di aver sofferto per la propria, vera vocazione.

Dove aspiri a portare o a trasformare il burlesque?
Ogni tanto mi fermo a guardare Le Cirque du Soleil. Amo tanto la loro precisione quanto la loro immensa, seppur riconoscibile, identità. Forse la mia è solo una visione, ma il burlesque può aspirare a estendersi, diventando una forma di intrattenimento intrapreso nella stessa misura e con lo stesso spessore.

Ginevra Bria

www.royalburlesque.it

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.