Bologna collateral

Non solo Arte Fiera. Anche Bologna lancia la sua fiera collaterale. Si chiama SetUp e dal 25 al 27 gennaio si svolgerà nel centro della città, nello spazio dell’Autostazione. Ma cosa succederà esattamente? Ne abbiamo parlato con i fondatori Simona Gavioli, Marco Aion Mangani e Alice Zannoni.

Il direttivo di SetUp

Una nuova fiera per Bologna e la domanda sorge spontanea: come vi confrontate con la “tradizionale” presenza della fiera più antica d’Italia?
Siamo tutti e tre cresciuti vivendo ArteFiera come il momento più importante dell’anno per l’arte italiana e per Bologna, dunque resta per noi un esempio. Pragmaticamente, possiamo esistere perché esiste ArteFiera. Ne siamo consapevoli e abbiamo tutto l’interesse che la “fiera tradizionale” vada bene, ma SetUp è una fiera collaterale e come tale, si posiziona “cum lateris”, in una dimensione del tutto differente dalla fiera madre per genesi, intenzioni e obiettivi.

Quali sono le novità che il vostro progetto propone?
Per cominciare è il progetto stesso che, in Italia, è già una mezza novità. I nostri stimati colleghi torinesi di The Others hanno aperto una breccia che noi intendiamo consolidare qui a Bologna. Nello specifico di SetUp, la novità è il format: abbiamo voluto pensare a un evento che, oltre all’aspetto puramente commerciale e fieristico, potesse essere uno stimolo per il futuro. SetUp significa questo, creare le basi per riavviare il processo culturale. Per farlo chiama in campo e fa interagire tutte le figure professionali del sistema dell’arte: artista, galleria e critico/curatore. Abbiamo chiesto alle gallerie di rischiare (affiancandoci dunque nell’impresa) mettendo in mostra, oltre al proprio organico, almeno un artista under 35 in cui credono. Abbiamo dato spazio alla figura del critico e del curatore (sempre under 35) che è generalmente escluso dalle fiere. Per non eludere l’aspetto qualitativo, che per noi è importantissimo, abbiamo deciso fin dall’inizio di avvalerci di un comitato scientifico, composto da Antonio Arévalo, Martina Cavallarin, Valerio Dehò, Eugenio Viola e Viviana Siviero.

Chi partecipa a SetUp come espositore che cosa deve aspettarsi?
Una grande energia!  Chi ha deciso di partecipare ha capito quali sono i presupposti: la parola “scommessa” è la chiave di volta di tutto il progetto ma soprattutto è la chiave per il futuro. Noi ci crediamo e abbiamo investito tanto. Abbiamo fame di futuro e abbiamo capito di non essere gli unici, per questo siamo orgogliosi di condividere le pagine di questa “storia” con chi guarda avanti. I galleristi, oltre a quello che certamente sperano di ricavare da una fiera, ovvero vendite e contatti, saranno parte di una vera e propria rivoluzione…

L’autostazione di Bologna

Il vostro progetto mette l’accento sulla sua forte connotazione curatoriale, ma per ciò che concerne il mercato come vi state comportando?
È chiaro che, come prima edizione, ci aspettiamo prudenza da parte dei collezionisti, anche se avendo lavorato fin dal principio sull’aspetto qualitativo confidiamo nella capacità di visione e lungimiranza di chi è abituato a investire in arte.  Vogliamo sollecitare quella parte di mercato che ha il coraggio di rischiare, non ci sono limiti, non c’è una definizione del tipo – piccolo/medio collezionismo. Anche qui torna il verbo scommettere. SetUp offre un’opportunità, noi diamo una possibilità; loro, i collezionisti, faranno la scelta. Certo, la speranza è di svegliare il mercato e che questo risponda in modo attivo e propositivo.

Quali sono le cose di cui andate particolarmente fieri?
Alice: di avercela fatta, contrariamente a quanti hanno dichiarato questa impresa, fin dall’inizio, impossibile.
Marco: di SetUp perché è una coraggiosissima sfida che profuma d’adolescenza e un po’ di follia. Per noi, perché nonostante tutto e tutti, persino l’Apocalisse mancata, siamo ancora qui.
Simona: Vado fiera dei miei colleghi, dei galleristi che hanno creduto i noi, dei curatori che hanno scritto i progetti, del nostro comitato scientifico, degli artisti che hanno fatto il tifo perché SetUp si avverasse. “I sogni si avverano sempre, basta andarseli a prendere” e io vado fiera che, in un momento cosi difficile, qualcuno abbia avuto il coraggio di tentare ancora.

Porta sfortuna, o ve la sentite di condividere con noi le vostre aspettative?
Certo. SetUp edizione 2014, chiaro no?

Santa Nastro

Bologna // 25-27 gennaio 2013
SetUp
AUTOSTAZIONE
Piazzale XX settembre 6
24 gennaio – party di inaugurazione su invito
25-26-27 gennaio – aperto al pubblico dalle 18.00 alle 01.00
Ingresso € 3
www.setupcontemporaryart.com          

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • erica

    the others non funziona per motivi di qualità. sono due anni che ci somministrano alternative che il sistema respinge, e ci sarà anche un motivo no?
    Altrettanto questa specie di fiera che nasce in un momento in cui il sistema delle fiere è in declino è assurda. Il presupposto di “rischio” che citano qui gli organizzatori, ovvero chiedere alle gallerie di presentare artisti under 35, è un presupposto su cui le vere gallerie di avanguardia vivono, e quelle stesse gallerie puntano ad entrare in sistemi consolidati, come artissima e non come the others.
    forse è una critica preventiva, ma già mi immagino cosa vedremo in questa ennesima “fiera”, basta guardare come viene proposta.

  • Marco Mangani

    Gentile Erica,
    partendo da un presupposto, certo teorico ma ampiamente condiviso e di cui non mi arrogo la paternità, il fatto che il “sistema” respinga qualcosa non è necessariamente sinonimo di “mancanza di qualità”.
    Non dimentichiamoci che il sistema dell’arte come ogni altro sistema si fonda sul commercio ed è quindi soggetto alle stesse regole che determinano il consolidamento di mode e tendenze principali e il rafforzamento delle medesime da una serie di varie e vaghe emulazioni.
    Dire che il sistema che rifiuta qualcosa ne determina la qualità è come dire che la Coca-Cola fa più bene del Tè verde.
    Detto ciò la sua considerazione successiva incontra totalmente il mio consenso.
    Ho cercato di spiegare le motivazioni per cui abbiamo creato e creduto in SetUp durante la conferenza stampa e qui cerco di ripeterlo in sintesi.
    Il fatto che si instauri un format standard all’interno di una serie di norme costituite, quindi apparentemente a favore della standardizzazione stessa non è necessariamente un male.
    Così come l’accettazione comunitaria di valori di senso stabiliti ci permette di comunicare attraverso il linguaggio è altresì il linguaggio stesso, valido proprio attraverso il compromesso dell’accettazione delle regole comuni, che può essere utilizzato per inficiare il concetto stesso di “standard”.
    Uno dei modi, ad esempio, lo chiamiamo “poesia”.
    SetUp, nelle nostre speranze, forse idealizzanti, è una sorta di innesto…pianta nella pianta…niente di “nuovo” apparentemente, almeno fin quando quel rametto non produrrà i suoi frutti, dichiarando la sua alterità, maturando e modificando infine la pianta madre stessa.
    Un po’ sognatori e un po’ incoscienti, lo abbiamo detto più volte, lo siamo e ce ne vantiamo, consci pure del fatto che non sia un atteggiamento troppo popolare nel regime del sistema.
    Il “rischio” poi non si riferisce ai galleristi lungimiranti (pochi) e creativi (ancor meno) ma ad una condizione che si qualifica all’interno del sistema tanto citato, per il quale “cavallo vincente non si cambia”, almeno finché non è zoppo.
    Mi auguro che nessuno dei nostri galleristi abbia avvertito del “pericolo” reale nel presentarci i loro under 35. Vorrebbe dire che abbiamo la fortuna di ospitare solo delle persone che il loro lavoro lo fanno con passione.
    E per chi il “rischio” l’ha veramente avvertito che sia da stimolo, questo anche si sperava.
    Nella sua chiusa si è risposta da sola, non aggiungo altro, se non l’augurio per lei e per tutti noi di poter offrire, in futuro, oltre alle più che gradite critiche (se in forma così civile) anche qualche cosa che sia propositivo e alimenti dunque il possibile, piuttosto che il contrario.
    Cordialmente

    Marco

  • Si tratta di lavorare sulle motivazioni della vendita, e quindi sul concetto di valore. Se avessi saputo prima avrei partecipato con il progetto “gli intoccabili” (vedi blog whitehouse).

  • Annibale

    ci mancavate anche voi a fare la figura dei pellegrini.. ma andate a lavorare

  • Annibale

    se the others è inutile, voi siete patetici !

  • marco

    forse dovreste coinvolgere delle gallerie vere e non personaggi ai margini che fanno fatica a entrare nel sistema consolidato. saranno state 2-3 le proposte interessanti e vere in questa messa in scena. la vostra fatica verrà ripagata solo quando coinvolgerete veri talenti e veri curatori e vere gallerie.
    cosi non servite proprio a nulla.