Arte agli antipodi. A Brisbane la Triennale del Sud Pacifico

Va in scena a Brisbane APT7, settima edizione della Triennale del Sud Pacifico: maxi evento che, in vent’anni di storia, ha richiamato quasi due milioni di visitatori. Fresco di inaugurazione, prosegue fino al prossimo aprile. E così, dopo la Biennale indiana di Kochi, vi portiamo in Australia.

Asia Pacific Triennal of Contemporary Art - Sushi a regola d'arte

Se non ci fosse andato a giocare Del Piero e se i media italici non avessero deciso di propinarci in tutte le salse il declino inesorabile della sua pur luminosa carriera, dell’Australia ti ricorderesti se va bene una volta l’anno. E sempre per sport: quando, al mese di marzo, dalle parti di Melbourne ci corrono il Gran Premio di Formula Uno. Che cos’altro accada in quel fazzolettone di deserto e foreste buttato in mezzo al mare, in fondo a destra del planisfero – posizione che richiama la poco nobile mappatura della toilette al ristorante – ci è per lo più ignoto. In termini generali, figuriamoci quando si tratta di arte, figlia della serva nel panorama dell’informazione.
Ha aperto i battenti a dicembre e si trascinerà fino al prossimo aprile la settima edizione della Asia Pacific Triennal of Contemporary Art, mirabilmente contratta nell’acronimo APT7: va in scena a Brisbane, costa orientale, che a dispetto dei suoi due milioni di abitanti è per The Economist nella top twenty delle città più vivibili al mondo.

Asia Pacific Triennal of Contemporary Art – Un dettaglio dell’intervento di LN Tallur

Si gioca quasi tutto negli spazi della Queensland Art Gallery (collezione non banale: si va da Tintoretto a Picasso) e della Gallery of Modern Art, con inevitabili scorribande in sedi accessorie: settantacinque gli artisti, tra affermati ed emergenti, chiamati a rappresentare quasi trenta nazioni, per lo più concentrate tra Indocina, Estremo Oriente e Oceania. Pur con qualche divagazione, anche se solo geografica: i temi affrontati da opere per lo più realizzate ad hoc, o comunque molto recenti, restano il più possibile vicini a tematiche che anche a queste latitudini sono avvertite di forte impatto sociale. Meraviglie dell’appiattimento globale? Sarà. Certo è che il video del 2011 con cui il turco Inci Eviner ironizza sulla condizione della donna in Europa, toccando anche il tema tabù della violenza, suona tragicamente attuale dopo gli ultimi fatti di cronaca in arrivo dall’India.
Significativa la partecipazione del The Propeller Group, collettivo che nel nome dell’arte digitale e del video unisce artisti americani e vietnamiti: per APT7 nasce in collaborazione con street artist losangelini e di origini afgane una tela immensa, inno al meltin’ pot; lo stesso di cui sono testimoni Mohamed Qasim Ashfaq, in bilico tra cultura pakistana e linguaggi occidentali, e l’iraniana di stanza negli Usa Sara Rahbar.

Asia Pacific Triennal of Contemporary Art – Huang Yong Ping

Tra i nomi grossi, Manuel Ocampo, con tele inedite; ma anche il nume tutelare dell’avanguardia cinese Huang Yong Ping; tra i mid career il thailandese Pratchaya Phinthong, transitato recentemente anche alla GAMeC di Bergamo.
Non potevano mancare ibridazioni tra il contemporaneo e il primitivismo: siamo pur sempre nel Paese degli aborigeni. Guarda alle culture tradizionali, in particolare, Martin Fowler, curatore dell’ampia sezione dedicata alla Papua Nuova Guinea: le strutture effimere proprie delle popolazioni indigene rivivono, in un tripudio di maschere tribali, riassemblate con istinto pieno di riguardo ma non stucchevole.
Festeggia vent’anni di vita, la triennale australe, capace nelle sei edizioni precedenti di un totale prossimo ai due milioni di accessi: il compleanno invita a riflettere sull’idea di memoria, di documentazione e auto-narrazione. È condotto a più mani il progetto The 20-Year Archive, che legge e interpreta i diversi modi di conservare e mettere in valore un corposo patrimonio di esperienze: ecco negli archivi del museo, allora, l’installazione sonora del malaysiano Heman Chong; ma anche il contributo di chi, come il gruppo indiano Raqs Media Collective, fa dell’archiviazione il proprio privilegiato campo di riflessione artistica.

Francesco Sala

Brisbane // fino al 14 aprile 2013
APT7 – The 7th Asia Pacific Triennal of Contemporary Art
QUEENSLAND ART GALLERY | GALLERY OF MODERN ART
Stanley Place
+ 61 (0)7 3840 7303
www.qagoma.qld.gov.au/exhibitions/current/apt7_asia_pacific_triennial_of_contemporary_art

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.