Taccuini italiani

Il quaderno per appunti è destinato a scomparire, soppiantato da più moderne tecnologie? Resterà una madeleine in mano a sparuti nostalgici e feticisti cultori della materia? Alla Moleskine non se ne preoccupano più di tanto. Anche e soprattutto perché loro guardano avanti. E diventano pure editori.

Inspiration and Process in Architecture - Zaha Hadid

Moleskine è sinonimo di avanguardie, visive e letterarie, e fa rima con Parigi. Ecco, tutto sbagliato. O meglio: è vero che Bruce Chatwin parla di “moleskine” nelle Vie dei Canti, e che taccuini di quel genere li abbiamo visti – in fotografia, generalmente – fra le mani di personaggi come Ernest Hemingway e Vincent van Gogh. Ma si trattava di “ordinari” strumenti per prendere appunti, anonimi e austeri, comprati in quelle che poi avremmo chiamato cartolerie.
È stato solo nel 1997 che un’azienda milanese ha pensato bene di riproporre quel format: per intenderci, al di là delle varianti di misura e trattamento delle pagine, il tascabile libretto in carta avorio, con la copertina rigida e nera, l’elastico a tener salvo il contenuto e il nastro in tessuto a mo’ di segnalibro. Senza dimenticare la geniale taschina a soffietto dove finiscono biglietti da visita e annotazioni su fogli volanti, e la prima romana in carta più spessa, dove si scrive il nome del proprietario e la ricompensa in dollari per chi restituisca il prezioso oggetto in caso di smarrimento. C’è chi ne ha consumati a centinaia, conservandoli gelosamente. Una manna per archivisti e curatori di edizioni critiche.

Inspiration and Process in Architecture – Moleskine

Ora, al di là di qualche nostalgico e di un uso più limitato, il sopravvento l’ha preso inevitabilmente lo strumento digitale, sia esso il tablet, lo smartphone o il portatile. È li che finisce la maggior parte degli appunti, che ci piaccia oppure no. E con piglio realistico ha reagito l’azienda che continua a produrre le classiche Moleskine (ora in mano a un fondo francese, benché la testa resti a Milano), iniziando nel 2011 ad ampliare il proprio ventaglio di prodotti. Fra i tanti, anche custodie per smarthphone e e-reader, dimostrando un’attitudine non scevra da ironia.
Quel che maggiormente ci interessa qui è però l’esordio di Moleskine, sempre nel 2011, nel campo dell’editoria, se volessimo confinare i taccuini e le agende nell’ambito della cartotecnica. Ancora più nel dettaglio, vale la pena fare la conoscenza con la collana Inspiration and Process in Architecture, diretta da Francesca Serrazanetti e Matteo Schubert, con la grafica curata da A+G AchilliGhizzardiAssociati.
Sinora le monografie pubblicate sono sei, dedicate a Zaha Hadid, Alberto Kalach, Giancarlo De Carlo, Bolles+Wilson e – presentate in anteprima alla Biennale di Architettura di Venezia lo scorso agosto – Cino Zucchi e Wiel Arets. Il formato è quello dei taccuini più grandi della classica serie Moleskine, con alcune caratteristiche distintive che rimangono invariate (elastico, segnalibro, taschina…) e altre che necessariamente sono state adattate alle esigenze della forma-libro (la costa squadrata, il trattamento delle pagine…).

Inspiration and Process in Architecture – Cino Zucchi

Il plot editoriale dei volumi è costante. Apre ogni libro la sezione Writings (i testi sono tutti in inglese), che contiene una breve introduzione critica scritta dai curatori e un’intervista con l’architetto soggetto dell’indagine. La seconda sezione, la più corposa, va sotto il titolo di Drawings e contiene, come da titolazione, soprattutto schizzi degli architetti. In questo caso, va da sé, emergono i differenti modus operandi dei singoli: così, se ad esempio Zaha Hadid si attiene più seriosamente a materiali di lavoro coinvolti nei progetti architettonici (benché alcuni disegni abbiano qualità astratte assai apprezzabili, forse più in ambito artistico che costruttivo), Bolles+Wilson si fanno maggiormente coinvolgere dal fascino per il frammento, lo spunto istantaneo, e regalano al lettore una sequela rapsodica di appunti verbo-visivi affascinanti che spaziano dal Palladio a Francis Bacon.
I volumi si chiudono con un’agile biografia degli architetti trattati, il tutto per un prezzo di 29 euro ad uscita. Una spesa commisurata all’impressione di possedere nella propria libreria una Moleskine altrui, avendo scelto di rinunciare alla ricompensa promessa per la sua restituzione.

Marco Enrico Giacomelli

www.moleskine.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #9

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.