Putiferio De Dominicis: la versione di Duccio Trombadori

Eredità, autentiche, associazioni, fondazioni, comitati, archivi. E al centro della bufera, l’immagine di uno dei più grandi artisti italiani dell’ultimo mezzo secolo, Gino De Dominicis. Artribune ha fatto emergere il dibattito, semplicemente notando un annuncio pubblicitario. Ora dice la sua uno dei protagonisti della prima ora, il critico Duccio Trombadori: ma non finisce qui…

Gino De Dominicis, Autoritratto, fotografia, 1970 ca., esposto nella mostra veneziana

Immaginavamo che della questione si sarebbe parlato molto, e infatti nel riportare la notizia, il 26 novembre, l’abbiamo voluta contestualizzare interpellando direttamente alcuni dei protagonisti. Immaginavamo anche – e lo scrivemmo chiaramente – che ci sarebbe stato spazio per qualche approfondimento, per dare il via ad una piccola e magari utile inchiesta. Non immaginavamo però che attorno all’annuncio della nascita della nuova Fondazione Archivio Gino de Dominicis, e dell’intenzione di preparare un Catalogo Generale dell’opera dell’artista, si sarebbe scatenato un vero putiferio, con prese di posizione, accuse, contrattacchi, insinuazioni e dietrologie le più varie: e che questo avrebbe avuto come teatro proprio il commentario in calce all’articolo di Artribune. Del resto, all’origine della notizia c’era una fonte quanto mai palese, come l’annuncio pubblicitario apparso su un grande quotidiano: che indicava come referente dell’iniziativa Vittorio Sgarbi. Da una parte, dunque, la presenza dell’animoso critico ferrarese, dall’altra – più profondamente – il cristallizzarsi di due “cordate” contrapposte nella gestione dell’eredità De Dominicis, con la nuova fondazione intenzionata – emerge sempre più chiaramente – a porsi come alternativa alla struttura che già opera nell’archivio e nella catalogazione, con il critico Italo Tomassoni come referente. Queste la ragioni dell’”alta tensione” emersa: rispetto alle quali la nostra redazione è al lavoro per fare maggiore chiarezza. Nel frattempo abbiamo ricevuto il contributo autografo del critico Duccio Trombadori, membro della prima ora dell’originaria “Associazione Gino De Dominicis”, fondata nel 1999 all’indomani della scomparsa dell’artista: testo in cui propone una rilettura dell’accaduto dal suo punto di vista, focalizzata sulle opere dell’autore facenti parte della collezione Luigi Koelliker. Ve lo proponiamo integralmente: a voi i commenti…

Nella seconda metà di Giugno dell’anno 2011 venni chiamato dal prof. Vittorio Sgarbi che mi segnalava un parere negativo a suo dire ingiustificabile dato da Italo Tomassoni su una serie di opere di Gino De Dominicis appartenenti alla collezione privata di Luigi Koelliker. Egli mi informò che a seguito di tale parere la cugina di Gino De Dominicis, Paola Damiani, in qualità di Presidente della Associazione Gino De Dominicis, aveva diffidato Luigi Koelliker dal pubblicare nel catalogo di una mostra curata dallo stesso Sgarbi a Venezia le opere di sua proprietà ad eccezione di quelle autorizzate da Italo Tomassoni, avvocato con sede a Foligno. La notizia mi sorprese non poco: ero del tutto rimasto all’oscuro di quanto messo in discussione fino a quel momento. Come mai Paola Damiani aveva firmato quella diffida a Luigi Koelliker tanto più presentandosi in qualità di Presidente della Associazione Gino De Dominicis senza avere avvisato nessun membro della Associazione, e tantopiù il sottoscritto, socio fondatore della Associazione stessa assieme a Paola Damiani ed Italo Tomassoni fin dal 1999?

Il libro dedicato da Trombadori al suo rapporto con De Dominicis


Come mai Italo Tomassoni, col quale ero allora in consueta ed amichevole comunicazione, non aveva sentito il bisogno di informarmi nemmeno alla lontana di quanto accadeva e di quali fossero le sue opinioni riguardo alla collezione di Luigi Koelliker? Sgarbi aggiunse inoltre che tra le opere di Koelliker messe in dubbio da Tomassoni, c’era anche un’ ‘asta in bilico’ che era stata di sua proprietà e che egli aveva ricevuto direttamente da Gino De Dominicis, il quale l’aveva installata di persona in casa sua. Ricordavo perfettamente l’episodio della installazione dell’ asta in casa Sgarbi, come mi era stato testimoniato dall’autore, e la mia sorpresa per quanto accadeva di conseguenza aumentò. Vittorio Sgarbi mi sollecitò allora a verificare la qualità della collezione Koelliker: cosa che feci nel giro di un paio di giorni recandomi a Milano con il professor Francesco Villari, altro membro della Associazione Gino De Dominicis, assiduo amico dell’artista, conoscitore dell’ opera ed anche lui lasciato all’oscuro di tutta la vicenda.

Una veduta della mostra di Venezia


Una volta presa visione diretta della intera collezione Koelliker parve sia a me che a Villari che l’avviso di Italo Tomassoni fosse stato più che eccessivo (ne aveva messe in mora più di sessanta): la discutibilità delle opere appartenenti a Koelliker poteva forse ridursi ad un numero non maggiore delle dita di una mano. Ed anche in questo caso si sarebbe dovuto procedere con molta cautela prima di emettere un parere, e tantomeno non si sarebbe dovuto indurre la ignara Presidente della Associazione ad inviare diffide riguardo ad opere di cui non aveva mai preso personale visione diretta. Perché mai invece Italo Tomassoni, aveva deciso di mettere ‘in mora’ un così grande numero di opere in modo così sbrigativo, tanto più che lui diversamente da altri aveva avuto modo di conoscere la collezione Koelliker, la serietà dell’acquirente, e l’attenzione che poneva nel valutare proposte di acquisto? Decidemmo così su proposta di Koelliker di lavorare assieme a Vittorio Sgarbi alla cura di un catalogo della sua collezione pubblicando tutte le opere di Gino De Dominicis che ritenevamo valide. Ed inviammo una lettera personale ad Italo Tomassoni nella quale lo si invitava a collaborare con noi alla pubblicazione non prima di avere esaminato e confrontato a fondo nell’ambito della Associazione Gino De Dominicis la diversità dei pareri che ci aveva inopinatamente diviso. Non ricevemmo alcuna risposta da parte di Italo Tomassoni. Ma dopo circa una decina di giorni -8 luglio 2011- una lettera raccomandata della Presidente della Associazione Gino De Dominicis, Paola Damiani, convocava i soci della associazione per una riunione nella sede di casa sua in Macerata da tenersi il giorno 30 luglio 2011 con il solo ordine del giorno dello ‘scioglimento della associazione’ e della nomina di un conseguente liquidatore. Il fatto turbò i riceventi quella improvvisa e immotivata decisione: l’appuntamento era fissato in un giorno così prossimo al grande esodo delle vacanze (il 30 luglio, di sabato!) che ben pochi membri della Associazione Gino De Dominicis avrebbero potuto intervenire.

Il catalogo della mostra veneziana, della collezione Koelliker


Malgrado le difficoltà all’appuntamento di Macerata fummo presenti, assieme a Tomassoni ed alla Damiani, il sottoscritto, Francesco Villari e Vittorio Sgarbi (mancarono invece gli altri soci: Maurizio Calvesi, Lucrezia De Domizio Durini ed Alberto Boatto). La proposta di scioglimento della Associazione fatta dalla Presidente Damiani non fu accolta per ragioni statutarie. Lo statuto della Associazione Gino De Dominicis prevede infatti il suo scioglimento solo in caso di unanimità: e siccome Vittorio Sgarbi oppose il suo ‘no’ alla richiesta fatta dalla Presidente, la riunione si risolse con un nulla di fatto.
Nel verbale si prese atto della dichiarata volontà della Presidente di non voler più esercitare il ruolo e si rinviò ad un successivo appuntamento la valutazione delle dimissioni (nel merito io manifestai la mia contrarietà). Per quanto riguarda l’argomento della collezione Koelliker, sollevato da Vittorio Sgarbi, si ritenne di affrontarlo in tempi successivi con il coinvolgimento di tutti i membri della Associazione De Dominicis. Nel mese di settembre del 2011, a seguito di quanto accaduto, il sottoscritto sollecitò la Presidente a riunire la Associazione onde valutare le sue eventuali dimissioni e il resto. Fummo convocati dopo qualche tempo in casa di Maurizio Calvesi a Roma, presenti tutti i membri della Associazione Gino De Dominicis oltre ad un notaio che ebbe l’incarico di stendere il verbale. Vittorio Sgarbi, assente, delegò in sua vece il signor Salvo Nugnez. La Presidente Paola Damiani prese la parola per prima. E ritirò l’ intenzione di dimettersi annunciando di voler nominare un gruppo di esperti di sua personale fiducia per la valutazione dell’ opera di Gino de Dominicis ed il rilascio di autentiche. Non vi furono obiezioni.
Ma in quella circostanza, il sottoscritto espose ai partecipanti un resoconto di quanto accaduto nei mesi precedenti a partire dalla vicenda della esposizione di Venezia della collezione Koelliker. Vi si riferiva punto per punto l’atteggiamento tenuto da Italo Tomassoni verso la collezione Koelliker, della reazione di Sgarbi sulla valutazione delle opere e di un comportamento non propriamente adeguato, sempre da parte di Tomassoni, nei confronti degli altri membri della Associazione De Dominicis, tenuti fino all’ultimo all’oscuro e tuttavia coinvolti a loro insaputa in una lettera di ‘diffida’ della Presidente al Koelliker. Il sottoscritto concludeva sottolineando l’importanza di un approfondimento della questione da parte di tutti i soci per esprimere una adeguata valutazione. Tuttavia, avendo la Paola Damiani dichiarato di voler nominare un gruppo di esperti di esclusiva fiducia, la discussione si arenò e non si giunse a nessuna decisione. Nel giro di qualche mese, durante l’anno 2012, si venne a sapere che Paola Damiani aveva incaricato come esperti cinque persone: Italo Tomassoni, Maurizio Calvesi, i galleristi mercanti Lia Rumma ed Emilio Mazzoli, oltre il neo socio (inserito nella Associazione senza preavviso) Giuliano Perezzani, figura a dire poco non molto conosciuta nel mondo dell’arte, ma a detta di Italo Tomassoni, avvocato con sede a Foligno, consumato esperto dell’opera di Gino De Dominicis.

Una veduta della mostra di Venezia


A seguito di queste informazioni il sottoscritto inviava una lettera personale alla Presidente Paola Damiani, sconsigliandola di procedere ad una simile nomina. Vi si esprimeva preoccupazione per la presenza in quel gruppo di due galleristi-mercanti (la Rumma ed il Mazzoli) che per via della loro professione non avrebbero potuto giovare alle ‘expertises’ generando nel mercato inevitabili pregiudizi. Rilevavo in proposito che sarebbe stato meglio inserire al loro posto figure della critica che si occupano dell’opera di De Dominicis (citavo tra l’ altro i nomi di Laura Cherubini e Gabriele Guercio) e non direttamente interessate alla compra-vendita di opere d’arte.
A questa lettera personale, la Presidente Paola Damiani non fece seguire nessuna risposta. Da quel giorno la Associazione Gino de Dominicis non è stata più convocata e nessuna discussione tra i soci, nel merito delle opere di Luigi Koelliker e su altro (come, per esempio, il discusso catalogo ragionato di Gino De Dominicis, pubblicato di recente da Italo Tomassoni) si è potuta effettuare. Il gruppo dei cinque ‘esperti’ incaricati per le ‘autentiche’ da Paola Damiani come ‘Archivio’ ha trovato intanto una sede nella abitazione dell’avvocato Italo Tomassoni, in Via Maestà di Donati, a Foligno, provincia di Perugia”.

Duccio Trombadori

  • un critico italiano

    Posso solo dire che Giuliano Perezzani è persona conosciuta nell’ambiente artistico

    • lucilla

      Perezzani chi?????? Sicuramente la parola di “un critico italiano” è garanzia!

      • Gentilissima Lucilla,mi scuso per il ritardo con cui rispondo alla sua giusta domanda -naturalmente pensando di essere il destinatario di Perezzani chi??????-, il mio nome completo è: Perezzani Giuliano.Mi permetto: lei solo Lucilla? o per il resto ha smarrito la carta d’identità? In ogni caso ne approfitto per congratularmi del il suo scrivere chiaro e conciso.Tra il tanto,e spesso oscuro,letto in questi giorni su GDD,veramente una lieta e inaspettata sorpresa.

        • Gentilissima Lucilla, avrà certamente notato nel mio scritto una “il” superflua,può perdonare? Se così non fosse,mi raccomando,non abbia poi a provarne alcun rimorso (anche lieve). La stima dovutale quella sta e quella sarà. Tutto qua.

  • giorgio baselli

    Povero Gino. Morto l’artista, tutti si scoprono amici che furono e sono, come Sgarbi, che Gino odiava e a cui aveva giocato qualche bel tiro. Lo stesso è capitato per Alighiero, Piero e tanti altri. Solo Teresita era riuscita a creare un archivio decoroso che gli amici di poi son riusciti comunque a sputtanare. Il vecchio Trombodoro ce l’ha con Lia Rumma e Mazzoli? Perchè son mercanti? DIavolo d’un mercante! E chi pagava le follie cosmiche di Gino? Il Duccio che non segna? O anzi, che suggerisce due mediocri equivoci italioti come la Putta e l’Orbo? Evviva l’Itaglia! Evviva Gino che non c’è più, altrimenti vi prenderebbe tutti a calci in culo!

    • paola ugolini

      Perchè definisci Laura Cherubini, un “mediocre equivoco italiota” ? oltre che poco cavallerescamente la Putta?, troppo facile liquidare una donna con questa parola….Laura, che è una seria studiosa e un’ottima e preparata storica dell’arte, era davvero amica di Gino, stava molto spesso da lui in studio e conosceva benissimo il suo lavoro, infatti le tre mostre da lei curate con Andrea Bellini (Grenoble-Le Magasine, Torino-Fondazione Metz e PS1 New York) erano molto belle e con delle opere di grande qualità. Peraltro Duccio Trombadori non dice e scrive scemenze riguardo questa penosa vicenda.Concordo comunque su una verità, De Dominicis odiava Sgarbi.

      • Linda De Santis

        Paola Ugolini crede che i rapporti con gli artisti si comprino con i soldi, non avendo mai espresso un pensiero o un’idea. Gino de Dominicis aveva grandissima stima e grandissima amicizia per Sgarbi. Passava con lui intere giornate a Palazzo Pellegrini a Venezia , discutendo di arte antica con curiosità e piacere di conoscere. Di Sgarbi ammirava l’intelligenza e l’originalità ; lo riceveva nella sua casa di San Pantaleo e addirittura andava a casa di Sgarbi in Via dell’Anima per vedere opere d’arte e in una bella occasione gli regalò un opera che lo stesso De Dominicis montò su una parete di casa. I rapporti tra i due sono ricordati da Trombadori ed anche da Laura Cherubini che andò con De Dominicis a casa di Sgarbi a Rho Ferrarese. I due non hanno mai litigato e si sono sempre stimati. L’Ugolini per tentare di parlare con De Dominicis al massimo poteva comprare un’ opera. Ora ha perso un’occasione di tacere.

        • paola ugolini

          linda hai ragione mi sono sbagliata clamorosamente erano amici…ho confuso i ricordi che ora dopo aver parlato con Duccio sono molto chiari…sorry…io comunque da gino in studio ci sono andata moltissime volte ed eravamo amici e uscivamo spesso insieme come LAaura ti potrà confermare, tantè che sono stata l’assistente curatoriale di Laura Cherubini e Andrea Bellini per la grande mostra di de dominicis al PS1 e al MOMA di New York nell’ottobre del 2006, Mi picerebbe moltissimo avere i soldi per potermi comprare una sua opera purtroppo non li ho mai avuti personalmente. Perchè tanto livore Linda? mi sono sbagliata mica ho fatto un atto di lesa maestà, il critico che stava sulle palle a Gino era un altro e in ogni caso io nella mia risposta a “giorgio baselli” ho soprattutto difeso Laura Cherubini che non si merita di essere trattata male in queste colonne. Io per altro mia cara Linda i rapporti con gli artisti non li ho mai comprati con i soldi dato che non sono collezionista ma un critico d’arte e i rapporti me li sono guadagnati con il lavoro, soprattutto scritto, ma credo che tu mi stia confondendo con mia zia che, beata lei, è invece una grande collezionista e ha un bel lavoro di Gino. E poi scusa ma come ti permetti a parlare di me così???

          • paola ugolini

            Linda l’occasione x tacere l’hai persa tu.

          • Linda De Sanctis

            L ‘ assenza di etica , ossia la mancata adesione alla versione reale dei fatti e’ ciò che determina i crimini peggiori. Spacciare un opinione personale quale una verità assoluta e’ un atteggiamento infantile e non culturalmente significativo. Inoltre detesto che si calunni una personalità complessa come Vittorio Sgarbi. Un intellettuale raffinato e coltissimo.

      • Scintilla Star

        ma quando mai odiava Sgarbi.

    • Scintilla Star

      baselli hai centrato un po’ la quastione,specie il finale,ma sappi che Gino non odiava affatto Sgarbi,anzi era l’unico che teneva in considerazione,per alcuni aspetti ne imitava le strategie con le donne.lo ammirava invece.e anche Duccio non era odiato,di Tomassssoni diceva invece che era un avvocato e che gli serviva per eventuali cause.e che lui chiese perfavore di poter fare il famoso articolo e unico anche per flash art,che infervori’ Tomassssoni che si senti’ quasi di essere stato incoronato critico d’arte.E’ UNA STORIA COMMUOVENTE.,,,,,,,,,,,

      • Scintilla Star

        unico nel senso di UNO E BASTA

  • Rammarica soprattutto come l’artista abbia cercato sempre una rarefazione e una limitazione del suo operare, appena morto lo si è “promosso” in ogni dove spesso senza rispettarne la complessa “visibilità” delle opere…

  • enrico

    Da che mondo è mondo, tutti sanno che quando il mercato si intromette nell’archiviazione delle opere di qualsiasi Artista…, bisogna cominciare a temere il peggio, senza nulla togliere ai rispettabili galleristi Mazzoli & Rumma. Per quanto riguarda il valore e il rigore di Laura Cherubini e di Duccio trombadori, non è certo vomitando che lo si possa scalfire. Poi ritengo se mai, che Gino De Dominicis avrebbe preso a calci nel culo chiunque si fosse permesso di pubblicare le sue opere, sia da vivo che da morto…, quindi: egregio baselli prima di sputare, si informi un tantino meglio su chi era Gino De Dominicis, visto che da quello che ha scritto si comprende benissimo che non ha una minima idea sulla complessa e affascinante storia del grande Artista

  • Per fortuna

    Almeno ora quanti avevano sollevato dubbi sulla malafede di questi articoli possono trovare conferme: si continua a dare peso a un “catalogo generale” che non esiste, e si sono interpellate ben 3 figure di questa malconcia cordata (all’ultimo poi è stata riservata praticamente carta bianca, come si vede qui sopra), e solo una di quelle “attaccate” (il Tomassoni), per giunta all’inizio con 2 righe. Alla cordatina si è aggiunto quindi un ulteriore membro, un organo di stampa online, che d’altronde finora gli mancava. Giustamente anche il giornale, come molti altri, avrà bisogno di rimpinguare le casse grazie alla munificenza di chi si è ormai abituato a spender molto per cose di dubbia, o nessuna, qualità.
    Ma non ci si illuda che a questi “articoli” le persone che sanno diano più importanza che a un’inserzione pubblicitaria.

  • Lorenzo Marras

    Gino mi spiace ma anche tu sei stato messo in una immaginetta come tutti i Santi.
    Ridi Gino ridi e guardati dallo scagliare fulmini e saette, come un Giove qualunque, a noi, noi povera gente di questo mondo perche’ non meritiamo la tua ira.
    Gino nelle grinfie dei filistei come di Giuseppe nelle mani dei fratelli.

  • Duchamp, come regalo di nozze al cognato (che lo aveva stressato per avere una sua opera) regaló questo suo lavoro: un libro che doveva rimanere appeso ad un filo fuori della finestra dell’appartamento degli sposi, destinato, nel tempo, ad essere distrutto da vento e pioggia, pena, se fosse stato “recuperato” e conservato all’interno, la perdita dello “status di opera d’arte”…
    Chissà forse potrebbe essere questa una soluzione per un artista coerente (com’era Gino): lasciare come disposizione testamentaria la prescrizione che tutti i propri lavori, ovunque si trovino e chiunque li possegga, non possano esser più compra-venduti pena il “disconoscimento” dell’opera… alla faccia di tutte le “commissioni di autenticazione” e dei “parenti serpenti”.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      In realtà, però, dietro questa voglia di catalogare, archiviare, autentificare vendere ci sta un’ effettiva “impotenza culturale” di coloro che credono di addomesticare, comprendere e forse mercificare l’arte e il pensiero di Gino. Non afferrano che l’opera di Gino non è facilmente classificabile in schemi fissi. E’ un’arte inafferabile! Perché, essa è completamente altro rispetto ad un modo di intendere e di diffondere l’arte.

      L’arte di Gino “può tutto” è “parlare di tutto”, in qualsiasi tempo e luogo, perchè essa è legata alla realtà dell’esistenza, ai conflitti che essa aveva con il mondo. E’ altro rispetto alla realtà della vita, perché la sua forza espressiva è l’impotenza della realtà, la sua ricchezza spirituale è la miseria del mondo; la sua libertà è la schiavitù del mondo. L’appartenenza a questa società, è per Gino un’effettiva separazione, un’alienzione che sta alla radice della sua categoria artistica, tra separazione-vita-realtà.

      • Ma quale inafferrabile, non diciamo scempiaggini, allora possiamo fare un rogo con tutti gli studi pubblicati, i manuali per la formazione, le Accademie, le Università, i cenacoli e tutto quanto afferisce allo studio dell’Arte, mi pare che il professor Trombadori abbia ampiamente dimostrato la sua trasparenza e quella di Sgarbi (benchè entrambi non brillino per docilità intellettuale). E’ evidente che si sta speculando sulla personalità schiva ed anticonformista di un artista che non si presta a facili considerazioni, altresì è chiaro che a professionisti ben intenzionati e seri si vogliono aggiungere altri cani attorno ad un osso parecchio difficile da spolpare, non già vista la personalità dell’artista, quanto vista la problematicità del panorama artistico italiano e della relativa mercificazione. Quando qualcosa è stato dimostrato, come ha fatto qui Trombadori, continuare ad insinuare, sputare sentenze e veleno equivale a fare la stessa operazione di linciaggio che subisce il Paese sotto il profilo civile e politico.
        Siamo sotto autoassedio, io cercherei di smetterla.

    • Savino Marseglia

      Sono d’accordo. Credo che la lezione di Duchamp sia troppo pericolosa per essere messa completamente in pratica. In altre parole significherebbe dire una volta per tutte basta alla mercificazione del pensiero artistico che oltre a ciò si trova ed essere annacquato e svilito nei suoi intendimenti, ma questo credo sia la morte del mercato dell’arte e quindi è bene continuare su questa strada.

      Bisogna rispettare quelli che sono stati gli intendimenti degli artisti: in altre parole mi sento autorizzato a continuare a “mercificare” Picasso o altri che da questo punto di vista condividevano un simile pensiero sulla loro opera, ma non chi come Duchamp, Arp, Picabia, Hausmann e tutti coloro che in seguito hanno condiviso l’idea di un’arte non mercificabile in quanto oggetto transeunte. Il caso è quello di Picabia che cancella dinanzi al pubblico un disegno eseguito sulla lavagna. In altre parole il sistema dell’arte, i critici e gli stessi collezionisti devono nutrire maggior rispetto per ciò che è stato l’artista, la sua storia e il suo pensiero senza giungere a strumentalizzazioni o mistificazioni di sorta.

  • Insider (Giò C.)

    Povero quel malcapitato costretto a sovvenzionare tutti questi figuranti dell’ultima ora, per cercare di difendere (più che sé stesso) quelli che per primi si sono approfittati di lui, in una battaglia già persa in partenza…

  • anna valeriani

    ahahahah, Gino sei grandissimo . La bellezza che hai evocato passa da persona a persona …. ignorando i truci .

  • Lorenzo Marras

    Savino tu che sei in corrispondenza con il divino Duchamp chiedigli se puo’ interpellare Gino affinche’ noi si sappia del suo pensiero intorno a questa, lo possiamo dire?!? spiacevole vicenda che lo riguarda da vicino.
    Comprendi bene che non è bello sapere che certi pinchi pallino(i) si dichiarino amici di vecchia data e poi, forse , magari non è poi cosi’. Cioe’ mi metto, anche, nei suoi panni: se una cosa del genere, dopo la mia dipartita, capitasse a me e venissi a sapere che l’inquilina del piano di sotto millanta certe cose, non so proprio come reagirei.
    Ti ringrazio Savino, ci sentiamo.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’arte sui generis)

      Caro Lorenzo, M. Duchamp mi ha scritto:

      Caro Savino, mi fa piacere sapere nuovamente di te.Sto seguendo con interesse e ironia la lotta fra i vari presunti eredi dell’opera di Gino De Dominicis. Francamente queste dispute, mi mandano in depressione. Gino, l’ho incontrato ieri alla festa del prosciutto, pane, burro e caffè. Mi ha offerto un sigaro cubano

      Qui all’inferno il nostro appetito non ha letteralmente fondo. Sai qui viviamo una dimensione atemporale che è completamente diversa dalla vita che conducete voi mortali. Qui non si recita a soggetto e non esiste la parola ARTE, Ogni azione, pensiero, viene vivificato all’istante dal suo creatore, e tende anche a sfuggire al suo controllo. Si vive sempre dell”istante! La vita, qui è vissuta in maniera diversa che da voi. Qui, da noi: ogni azione, pensiero non minaccia nessuno. Qui la forma il contenuto che voi chiamate “ARTE”, non sono fattori pericolosi.
      Savino, ricordati che quando parli di linguaggi creativi (per quanto socialmente condizionati) non puoi applicare teorie, formule, modelli generali, perchè il linguaggio dello spirito ha problemi e leggi suoi, propri.Ricordati anche che la materia da sola non richiede affatto una forma determinata, ad essa confacente: il senso e non senso, la forma e non forma sono immanenti a tutta l’opera nel suo inseme. Esse, sono legate tra loro strettissimamente, in un intima relazione di reciproca influenza. Voi terrestri siete abituati a classificare a dividere ogni cosa: vi adeguate alle leggi della classe dominante, che condidera ogni pensiero, azione sempre “oggettivo” e spesso, concordante con l’ordine dominante: autoritario del potere e il suo modo di impostare il pensiero, la vita dell’individuo nella vostra società. Lì da voi non esiste l’uomo-artsta con i suoi bisogni sociali e spirituali, ma ci sono soltanto” artisti” come caratteri e ruoli sociali predefiniti dal vostro( SISTEMA PERVERSO DELL’ARTE), cui non compete un’espressione individuale, ma soltanto una funzione utilitaristica, feticistica dell’opera, come alla mucca da latte. L’arte da noi non esiste, ma c’è solo il pensiero di tuuti gli uomini, donne, bambini (senza distinzioni di classe) che hanno un linguaggio che le è proprio, spontaneo, e solo con esso fa luce sulla realtà buia di questo inferno umano. Qui diciamo che il pensiero ha una dimensione senza tempo e spazio che le è propria e che non può essere catalogato, archiviato, mummificato in un museo cimiteriale o venduto. Non può essere confiscato da nessuno, neanche al processo di produziopni sociale delle merci da vendere o da collezziopnare come feticci preziosi. Caro Savino su queste cose che ti ho appena detto, anche il mio caro amico Gino De Dominicis è copletamente d’accordo con me e forse con te e pèero tanti altri!. Buona notte e cerca di essere felice. Saluti da Gino.

      Con stima
      Marcel Duchamp

      • marta massaioli

        Assolutamente d’accordo con te. Che dire? SEI TROPPO SIMPATICO!!!! BRAVO!!!

        • D’io

          Grazie signora, mi sono solo limitato a dare una lettura un minimo informata di questa gran (piccola) polemica, da persona che da più di 20 anni segue il mondo dell’arte italiana e pure il mercato, e avendo vissuto a Roma è facile capire queste vicende

          • Guarda che il commento di Marta Massaioli, di tre giorni antecedente il tuo, era diretto a Marseglia . Ma tu che dici di essere “ben informato”, sapresti rispondere ala mia domanda?

          • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

            [email protected] sulla scomparsa di Gino De Dominicis non esiste un’origine, una causa e una spiegazione precisa che da sola ci possa fornire una risposta adeguata. Il fatto che se ne discuta è un beffardo paradosso per noi vivi, non certo per l’ammirevole opera che ci ha donato lo “spirito” di Gino.

          • Dici bene Savino, ma credo che gigi sia alla ricerca di banali notizie biografiche … che non credo troverà tanto facilmente, almeno non su queste pagine perche, purtroppo, il “mistero” sulla morte di Gino, temo, non dipenda tanto e solo dal suo desiderio di riservatezza … magari fosse solo e davvero così!

          • cecilia

            Chiunque di noi fosse stato vicino a De Dominicis nell’ultimo periodo si interroga su come la morte sia effettivamente sopraggiunta e perché proprio in quel momento (in cui non c’era nessuno con lui, in casa – tranne una assistente, che lo ha trovato qualche ora dopo. E che non aveva, su questo ci metterei la mano sul fuoco, nessun sentore di ciò che stava accadendo.) e non in un altro.
            Chiunque di noi si è interrogato, perché colpito profondamente da una scomparsa così repentina da sembrare studiata nei minimi dettagli, ma che probabilmente invece è una semplice coincidenza. Non si tratta di un mistero che si vorrebbe tenere nascosto (dio sa perché, poi) al “mondo dell’arte” – posto che la cosa, in sé, sia di un qualche interesse per la lettura, la comprensione e l’immortalità del lavoro di un artista, e ne dubito.

            La diatriba di cui sopra nasce da fatti abbastanza precisi – e perciò difficilmente contestabili – , che non credo debbano e possano essere oggetto di discussione tra terzi che nulla hanno a che vedere con la vicenda, nulla ne sanno e neppure ne conoscono personalmente i protagonisti.
            Perciò, signor D’io, mi piacerebbe sapere chi sono questi “GRANDI” (addirittura capitali) che ne dovrebbero sapere più e meglio dei diretti interessati – delle tali mezze calzette da non essere protagonisti neppure dei fatti propri, a quanto pare.

          • Cara cecilia : notizie sulla morte di Gino non sono, ovviamente, dati molto significativi per la valutare, apprezzare e cercar di comprendere e di godere dei suoi lavori, ma potrebbero non essere totalmente ininfluenti per meglio comprenderne la personalità umana, come del resto ogni altro dato biografico.
            Vettor Pisani ha volontariamente posto fine alla sua vita, fatto dolorosissimo, ma non possiamo certo dire che questo fatto sia “ininfluente” per cercar di comprendere “l’uomo” Vettor Pisani e, forse, anche l’artista.
            Il timore che ho espresso nel mio precedente post (che è solo una sensazione che sarei più che felice di poter abbandonare scoprendola infondata) deriva dal semplice fatto che, praticamente, non esiste biografia di Gino che non finisca con “il mistero della morte”… frasi come (cito a memoria) “…si dice sia morto ma nessuno l’ha visto” … “…c’è chi pensa che sia sparito per andarsi a godere il sole dei tropici” … “… del resto Gino diceva che attorno a noi orbitano astronavi di alieni …” “… dopo aver distrutto minuziosamente il suo archivio e finito di dipingere alcune tele, si vestì di tutto punto, si sdraiò sul letto e spiró” … “…la sua morte è totalmente avvolta nel mistero e c’è anche chi dice che sia semplicemente scomparso “…”del resto aveva sempre coltivato gli studi esoterici” … “… in una famosa occasione fece sparire una persona sotto gli occhi di tutti i presenti” (c’è anche chi precisa che avendogli, successivamente, chiesto come avesse fatto ottenne da lui uno schizzo, in inchiostro giallo, su un cartoncino-invito dell’evento che ripose in una busta per accorgersi il giorno dopo che dello schizzo sul cartoncino non c’era più traccia) … e potrei proseguire per un pezzo… personalmente non credo che queste fumoserie, che certamente possono attirare curiosità e “colorire” (tristemente) una fin troppo scarna biografia, facciano bene ad un corretto ricordo dell’Uomo e dell’Artista più che non la semplice, nuda, verità che certamente risulta dal certificato di morte.
            Tutto qui, e la ringrazio, comunque della sua testimonianza.
            Quanto, infine, al fatto che non sarebbe discutibile da terzi o, addirittura, d’interesse di terzi, l’esistenza di due “organizzazioni”, l’una opposta all’altra, che si propongono di catalogare ragionatamente ed autenticare i lavori di un artista defunto, visto che l’opera loro si rivolge ed incide sulla sfera dei terzi (autentiche e mancate autentiche), mi permetta di non essere d’accordo con lei.

            (sperando che questa volta finisca al posto giusto!!!)

          • cecilia

            Sono d’accordo con Lei riguardo alla poco fantasiosa (e poco utile ai fini biografici) formula “avvolta nel mistero” quando si parla della morte dell’artista. Purtroppo, che io sappia, né il certificato di morte né la testimonianza diretta di chi era lì, è riuscito a “spiegare” in maniera esauriente cosa sia successo e come. E probabilmente questa è stata davvero una precisa volontà dell’artista e dell’uomo, che in quanto tale credo vada rispettata – ma questa è solo la mia opinione.

            Per quanto riguarda il baccagliare delle e sulle due “organizzazioni” (attualmente due, domani chissà) chiedo scusa, mi sono senz’altro espressa male e frettolosamente, non vorrei essere fraintesa: certamente si può discutere di tutto (specialmente laddove c’è un apposito spazio per discutere, ci mancherebbe), credo solo sia meglio farlo avendo cura di esaminare i fatti, come essi sono stati esposti , e valutare con molta cautela una situazione che sembra piuttosto controversa e spinosa, piena di zone d’ombra, limitando invece i giudizi di merito, che spingono a decretare chi è grande e chi no, chi può parlare e chi no, chi sa e chi no (senza, però, mai fare nomi, neanche nella firma). E in questo senso intendevo riferirmi in particolar modo al commento, che ho trovato inutile e davvero sgradevole, del signor D’io. Mi sembrava di averlo specificato anche in una postilla al mio primo commento che però è finita chissà dove …
            Tutto qui.
            Saluti

          • Cara cecilia : perfettamente d’accordo sul rispetto di ciò che l’Uomo (e l’Artista) ha deciso e voluto, anche se questo rispetto, come ho già detto e come dimostra l’azione di entrambe le “organizzazioni” di cui qui si parla, cozza poi con le necessità di studio e di documentazione. Mi fa piacere, comunque, che anche lei trovi inopportuna la “formula del mistero”, ovviamente, sopratutto (ma non solo) per correttezza biografica.
            Quanto alla seconda parte, le faccio le mie scuse, avevo, in effetti, mal compreso il suo post precedente.

          • Scintilla Star

            bastava chiedere al comando della polizia che e’ intervenuta,loro hanno dettagliato ogni cosa.

          • @Scintilla Star, questa è una notizia inedita, almeno mi pare. Purtroppo però, per chi sia interessato alla ricostruzione di quel triste evento, una notizia incompleta e solo parzialmente utile dato che non credo che il rapporto della Polizia sia pubblico e non penso che un terzo, senza un “legittimo interesse” tutelabile, possa prenderne visione o richiederne una copia. Per il povero “gigi”, quindi, punto e a capo…

          • Scintilla Star

            infatti chiesi subito alla polizia di sapere,due giorni dopo,e me lo dissero senza riserve.il fatto doveva essere stato interessante a tal punto che in caserma si sapeva…ma saperlo non cambia nulla,davvero,la morte e’ tragica comunque e in qualsiasi forma.Capisco che possa essere una curiosita’ sapere come e’ morto,ti posso solo dire che a vederlo non potevano sorgere dubbi sul fatto che fosse morto.Quindi non fu una morte semplice.Avere sofferto e da solo penso non lo meritasse,e in questo sta la crudelta’ della vita.

          • Scintilla Star

            aggiungo una delle due cugine,post mortem,al telefono,ad una mia stupida domanda un po’ delirante ammetto per la triste notizia,in cui dicevo “e tutte le sue cose,dove le metterete tutte le sue cose”,sperando che potessero rimanere unite tra loro in un certo senso,lei rise come una gallina,e disse che rideva perche’ Gino avrebbe voluto che si ridesse dopo la sua morte.Dopo la morte della cugina che rise spero di dare una meravigliosa festa,sperando che nell’aldila’ le fara’ il c.cosi’…..non sapendo quale delle due cugine fosse,e’ certo che solo una rimase erede,e anche questo e’ un mistero…………… definirei anche questo dettaglio pazzesco”buonasera,la segreteria e’ staccata vorrei parlare con Gino” lei “Gino non c’e'”io “ah,e dove si trova” lei “Gino e’ morto”.Sarebbe stato meglio staccare quel telefono,avrebbero fatto una figura migliore,tanto era domenica e il giornale era uscito con la notizia.

          • Scintilla Star

            pensa che nessuno si interesso’ di comunicare la sua morte ad Ancona,dove risultava vivo all’anagrafe dopo mesi.che dirti……….

          • Scintilla Star

            bravo.

          • Scintilla Star

            bravo

          • Scintilla Star

            ah bhe’,d’io o massaioli?????????????????mistero

  • Gentile Duccio Trombadori,in quanto ad essere considerato”figura a dire poco non molto conosciuta nel mondo dell’arte” potrebbe anche derivare dal fatto che alle mostre sono sempre andato per vederle e non per farmi vedere, ma se proprio non si fida, e fa bene,può chiedere ai suoi nuovi colleghi d’Archivio -ovviamente quelli che c’erano negli anni 70/80-,
    da quanto ci conosciamo e quanti lavori di Gino hanno visto e loro stessi portato qui a casa nostra.Naturalmente se degli stessi lavori volesse la lista completa,relative immagini e tanti documenti cercati,trovati, e conservati ( su indicazione di Gino), non avrei alcuna difficoltà a mostrarglieli.Peccato però che lei a quei tempi non fosse “presente”,sa come le sarebbe stato ora molto più facile distinguere ed eventualmente contestare?. Ma evidentemente non è mai troppo tardi per recuperare, anche perché oggi i mezzi a disposizione sono tanti e di vario tipo.In ogni caso e malgrado la possibilità di opinioni diverse, converrà che la cosa più importante della “guerra di GdD” -a parte che dopo il suo scritto mi sembra una battaglietta- resta che il tutto sia fatto disinteressatamente.Il resto sono solo quisquilie,non crede?

  • Pietro Gucci__

    Scusate, mi permetto di fare un riassunto: Sgarbi decide di lanciarsi in un Archivio parallelo spaventato dal fatto che il suo protettore Koelliker possa avere una sessantina di opere non autenticate dall’Archivio ufficiale. Tutto nasce da qui.
    Beghe e controbeghe di nanerottoli che si agitano, confondono odio con amicizie fraterne, tutto in stile televisivo, molto pittoresco.
    Come dice con ironia il conosciuto e gentile Perezzani “resta che il tutto sia fatto disinteressatamente”.
    Tutta la mia solidarietà alla povera Paola Damiani, circondata da un mare di serpi.

    • …tutto bene: sarà così o potrebbe essere il contrario o magari spuntar fuori una terza, quarta, quinta … possibiltá che, ovviamente , chi la presenterà proclamerà essere “la verità”… ma a rimane un interrogativo : perché e chi, di fronte ad opere che si sa per certo (con ampie testimonianze e magari pure documentazioni storiche) essere di Gino (ma, per altro, di qualsiasi altro artista defunto) dovrebbe arrogarsi il diritto di dire questa non l’ “autentico” ?

    • Scintilla Star

      Gucci,Pola Damiani evidentemente non sa tutelarsi da sola perche’ le manca la conoscenza del parente..ah ah ah

  • Fabrizio Spinella

    Bene, vi siete scannati, alla fine però fateci sapere se, per chiunque abbia fatto un investimento nelle opere del pittor Gino De Dominicis, ne sia valsa la pena (l’esborso). O se questo pittore passato a peggior vita (come si desume dalla evocazione del medium Marseglia) sia stato più falsificato della buonanima del povero Fantuzzi.

    • Il problema non è tanto quello dei “falsi” , che ci saranno pure non ne ho dubbio. Il problema è proprio quello delle “autentiche” : ricordo un Politi (giustamente) inviperito perché gli fu negata l’autentica di un Boetti che Alighiero gli aveva dato nel suo stesso studio … e di esempi simili ce ne sono a decine, anzi a centinaia. Dall’altro lato sappiamo bene tutti che circolarono (e probabilmente circolano) decine di De Chirico, regolarmente “autenticati”, che sono falsi come quello che potrei dipingere io domattina.
      Allora continuo a chiedermi chi e con quale “diritto” può disconoscere l’ “autentica” di opere che sono certamente di un autore che non c’è più?
      (non mi chiedo il perché, dato che quello pare ovvio).
      Ma forse bisognerebbe, invece chiedersi, che senso ha l’autentica.
      Se domani scoprissimo che la Pietà non è di Michelangelo ma di un Mario Bianchi rimasto totalmente sconosciuto o che Guernica la dipinse una delle tante “amiche” di Picasso queste opere cesserebbero, per questo, di essere capolavori?
      Ah! Già, dimenticavo! Ci sono “le ragioni” e la “tutela” del mercato! Il “mercato” non acquista (più … da almeno quasi cent’anni) il “bello” il “profondo” il “significativo” ma solo il “cerificato”, il nome e l’etichetta con i bolli giusti e pensa, cosí, d’essersi debitamente tutelato … staremo a vedere tra cent’anni (per chi ci sarà allora naturalmente) quanto varranno certi lavori con tutte le loro “autentiche”… e sia chiaro che non mi riferisco a Gino, anche se, a parer mio (insignificante, per altro) fu molto più grande per i “concetti” che ci ha regalati che non per gli “oggetti” che gli son sopravvissuti… e questo vale, a parer mio, per molti dei grandi artisti dell’ultimo secolo.

    • Scintilla Star

      ah ah,grande Spinella,lo hai fatto l’investimento,tranquillo,devi solo aspettare che muioiano tutti i suoi amici e parenti e o crolla vertiginosamente o sale alle stelle.

  • stefano

    eh si vede che a molti di questi, trombate e trombato(ri), l’insuccesso ha dato alla testa

    gira voce che artribune abbia scambiato questa nuova iniziativa per un’operazione cul-turale, senza accorgersi che è piuttosto un ricovero (ben pagato, s’intende) per qualche illuso esponente della serie D dell’arte…

    triste storia :(

    • enrico

      “Lasciate l’ironia agli asiatici, che per i deboli è una consolazione” (Ghandy) ..è e vidente che il sig. stefano, il quale si limita a storpiare i nomi, non ha neanche letto cio’ che Duccio Trombadori ha scritto, e se lo avesse letto non lo ha ben compreso.
      In sintesi nell’articolo di Trombadori cosa emerge..?.., primo: che Tomassoni ha editato un catalogo ragionato contro la volontà espressa in tutte le sedi, a voce e per scritto da Gino De Dominicis…, secondo che lo stesso De Dominicis aveva affidato ad un gruppo di amici tra i quali lo stesso Trombadori e Maurizio Calvesi, di seguire e controllare il paventato scempio, che sarebbe avvenuto dopo la sua dipartita. A me pare che anche altri che sono qui intervenuti, stiano trasformando o peggio rovesciando una semplice informazione in una lite tra persone. Le cose non stanno cosi’. In questa vicenda, esistono personaggi che vogliono mercificare l’Opera di G.D.G, il quale per chi veramente lo conosceva,sapeva perfettamente che lui, era assolutamente antimercato, ed altri come Trombadori il quale si limita ad evidenziare tutto cio’. Per tanto sconsiglerei caldamente a chi esprime un parere, di ridurlo a mero insulto o presa in giro. Il reiterare, insistere con questi comportamenti, francamente nuocerebbero soltanto alla memoria del grande Artista.

      • Lorenzo Marras

        Enrico quella del critico Trombadori è una lettera e , forse ho letto male, ma dal suo contenuto non si rileva quanto da te dichiarato , ovverosia che
        Tommasoni abbia editato un catalogo CONTRO la VOLONTA’ espressa in tutte le sedi, a voce e per iscritto da Gino De Dominicis.
        Francamente cio’ che hai scritto è grave perche’ mi riesce difficile pensare ad una cosa di questo tipo. Tengo ancora il numero di Flash Art del 1999 dedicato alla figura dell’Artista ed in quel numero , Tommasoni , scrisse un articolo veramente esemplare in fatto di conoscenza ed interpretazione attenta delle di lui opere.
        Se ho potuto comprendere ed apprezzare i contenuti del lavoro dell’artista, lo devo proprio alla lettura di detto articolo.
        Ripeto, mi riesce veramente difficile.

        • Caro Lorenzo, senza entrare nel merito della diatriba tra i due gruppi, mi permetto di dirti: il fatto che Gino, in vita, proibisse ed impedisse (qualche volta ferocemente) la riproduzione fotografica e la documentazione dei propri lavori e la pubicazione di cataloghi per le sue mostre è cosa assolutamente nota e divenuta quasi proverbiale.
          Ne discende (a prescindere da eventuali sue esplicite proibizioni scritte che, per altro, non meraviglierebbero certo dato quanto sopra) che era, evidentemente, contrario alla “catalogazione” dei suoi lavori
          È evidente, d’altro canto, che lo studio e la ricerca su un grande artista possa (e spesso debba) prescindere dalle sue “volontà” al riguardo e che, in tale ambito, un “catalogo ragionato” sia uno strumento quasi indispensabile.
          Ovviamente non mi permetto di valutare né la competenza di Tommasoni né la bontà del suo lavoro, così come non mi permetto di vutare la competenza di Trombadori, perché sarebbero, onestamente, valutazioni fuori della mia portata, quel che però a me (e non credo di essere l’unico) disturba è il cogliere, fin troppo evidente, sotto la tenue superficie della “discussione e ricerca critico-teorica” l’ombra profonda e consistente di puri interessi commerciali e questo proprio per un artista come Gino che fu uno dei più caparbi nemici della mercificazione dell’arte.

        • enrico

          Lorenzo, se tu apprezzi i contenuti dell’opera di un artista per via di un articolo mi preoccupi alquanto.., poi se tu comprendi cio’ che Gino De Dominicis voleva significare (o non ).., sempre attraverso quell’articolo…, allora vuol dire che tutti gli analisti, critici, storici dell’arte, semplici collezionisti o appassionati d’arte che ancora oggi, stentano a comprendere cio’ che De Dominicis voleva dire, sono dei mentecatti…, ignoranti , o peggio millantatori. Allora, a me non piacciono le persone che devono farsi accompagnare da chiunque per mano, al fine di comprendere l’opera di un qualsiasi artista. Dunque se tu, stenti a credere che Gino De Dominicis non voleva certe cose, tu dai del bugiardo a chi le scrive e dato che cio’ che ho scritto , lo sanno anche i bambini della 3a elementare, ti consiglio di informarti meglio, e non dare per oro colato cio’ che hai letto in un articolo di Flash Art.

          • Lorenzo Marras

            Tu Enrico hai scritto una cosa che nella lettera di Trombadori non c è . Poi che io conosca , o venga a conoscenza delle cose attraverso una rivista (quella rivista, che non è sicuramente l’ultima della sua specie ) è un altro paio di maniche che , se permetti, riguarda solo me stesso.
            ho proprio ripreso ieri l’articolo di Tommasoni e ribadisco che ( è composto di tre pagine senza interruzione) è scritto bene , fornisce compiutamente i temi che hanno contraddisto l’opera dell’artista e , nuovamente, mi riesce difficile pensare che il medesimo non avesse l’approvazione che gli viene contestata.
            Mi riesce difficile non significa scrivere avere la certezza e dunque assumere una posizione solo per partito preso.
            Poi , non ti ho dato del bugiardo ma ho semplicemente epresso delle personali perplessita’ (mi riesce difficile).
            Tutto qui.

    • “gira voce”: ha detto bene, gira voce perchè le voci le fa girare l’inchiesta di Artribune. Lì cessa il ruolo di Artribune

  • duccio trombadori

    Non conosco Savino Marseglia. Ma condivido punto per punto il suo pensiero. Bravo. fatti sentire che con te mi va di parlare ancora più a fondo!!Posto che a te faccia piacere. ciao

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Ciao Duccio,
      Mi fa piacere che anche tu come me condivida questa riflessione in generale sull’arte e in particolare sul pensiero e l ‘opera di Gino De Dominicis.
      Mi farebbe molto piacere anche a me di conoscerla di persona e avere modo di continuare questa collaborazione.
      A presto.
      [email protected]

  • tonto_assoluto

    Savino ci sei cascato come un pollo.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Mi consenta tonto_assoluto, vuoi mangiare un pollo ruspante con me? Sai, io mangio solo polli allevati all’aria aperta e non casco nella trappola di mangiare polli additivati chimicamente! Certo che mio nonno farebbe non poca fatica a digerire un pollo che puzza di catafalco vivente.
      saluti,
      Savino

  • Nicola

    Da quel poco che sono riuscito a capire della lunga e complicata lettera di Duccio Trombadori (nomi, date, diffide, tutto attorno alle opere di De Dominicis) ho ricavato almeno questo: 1) l’avvocato Italo Tomassoni, senza alcun preavviso agli appartenenti alla ‘Associazione De Dominicis’, ha invitato Paola Damiani, cugina di De Dominicis, a diffidare Luigi Koelliker dalla pubblicazione di circa sessanta quadri dell’artista presenti nella sua collezione 2) invece di riunire gli altri soci e discutere con chi era di diverso avviso (lo stesso Trombadori, Villari e Sgarbi) l’avvocato Tomassoni non ha mai risposto alle loro richieste. Infine la signora Paola Damiani, che ha diffidato senza avere mai visto i quadri della collezione Koelliker, ha tentato di sciogliere l’Associazione De Dominicis senza riuscirci.
    Se tutto è andato davvero così come descritto, il fatto la dice lunga su quanto sia attendibile chi pretende di giudicare e intendere l’opera di Gino De Dominicis senza ascoltare il parere degli altri.

  • grazia

    sessanta? sessanta opere non autentiche? anche quella in casa Sgarbi?
    non che voglia un computo matematico… ne so pochissimo, ma quello che ho letto in questa discussione degna dei blog più infuocati e spesso triviali e a doppio senso, da un lato diverte dall’altro fa pensare a citazioni a commento. Tipo: siamo della stessa materia di cui son fatti i sogni ( bella quella ghandiana..).
    Credo che Nicola abbia riassunto bene tutta la questione e personalmente penso che appena si nomini Sgarbi o ci sia Sgarbi di mezzo succede un parapiglia, un tafferuglio, un lancio di sassi con la fionda. E chi è amico suo deve “morire”. Quindi giù insulti, mancanza di memoria, travisamenti ( rileggetevi i post, per favore). Non gli si riconosce intelligenza e professionalità e se va bene solo il gusto della provocazione. Trombadori fa una cronaca e pone un problema mentre Paola Damiani tace e non dice la sua.
    Io, che critico d’arte non sono ma semplice curiosa dell’arte ( e sì, ritengo che non si possano confondere mele con le pere e che i galleristi sia pure eccelsi non dovrebbero essere in una associazione come quella ), dico la mia: tutto questo avrebbe divertito De Dominicis, che da quello che leggo su di lui deve averlo previsto sicuramente. Peccato non averlo conosciuto personalmente. Peccato non possa tornare invisibile tra voi come in un film di Totò ( Morto che parla?).

    • Scintilla Star

      bhe’ ragionando a freddo si intende opere NON AUTENTICATE quelle non autenticate da tomassssoni,ma chi ci garantisce che quelle autenticate da lui siano autentiche’,chi ci autentica le autentiche di tomassssoni??????????????????

  • cecilia trombadori

    Intervengo solo per una notazione. Mi dispiace che Linda De Santis, dopo avere ricordato giustamente la amicizia che univa Gino de Dominicis a Vittorio Sgarbi, abbia inspiegabilmente falsificato a proposito delle relazioni tra Gino e Paola Ugolini, come se lei non avesse mai avuto niente a che fare con l’artista. Ho lavorato come assistente nello studio di Gino In Via di San Pantaleo per quasi due anni (dal 1996 al 1998), ho preparato tra l’altro con lui la Biennale del 1997 e la grande mostra di Modena dell’estate 1998 ‘In pieno Kalì Yuga’. Bene, in quel periodo ho visto tante cose e persone circolare nello studio di Gino che era molto selettivo nelle sue compagnie e permetteva a pochissimi di visitare il suo ‘luogo di lavoro’. Posso testimoniare che Paola Ugolini era tra queste persone assieme a Laura Cherubini. E’ dunque errato a dire poco quanto dice Linda De Santis. Invece non mi pare di ricordare di avere mai incontrato lei, nello studio di Gino, mentre noi si lavorava a preparare tele e tavole, aiutandolo a stendere il colore e a preparare le opere su cui lui poi interveniva da maestro. Mi dispiace signora Linda, ma prima di parlare ci pensi due volte e si informi meglio. grazie dell’ospitalità

    • Linda De Santis

      Laura Cherubini e Paola Ugolini stendevano il colore ? Non mi pare.

      • cecilia trombadori

        Scusi Linda, ma io non mi riferivo alla Cherubini o alla Ugolini quando ho scritto che ‘noi’ si stendeva il colore e si preparava le tele. Mi riferivo a me ed alle altre collaboratrici di Gino, Johanna e Beatrice, che se le interessa le potranno dare ulteriori informazioni e potranno sottoscrivere punto per punto quello che le ho già detto io. Basta cercarle e domandare. grazie

        • Linda De Sanctis

          Cecilia io detesto che in una discussione si parli male di Sgarbi, Laura Cherubini e Duccio Trombadori. Ho solo puntualizzato questo aspetto della questione. Paola Ugolini ha espresso un commento inappropriato su Sgarbi nel contesto di una querelle che era già di per se penosa. Io non entrerei mai in accordo nemmeno parziale su degli statement che esprimono volgarmente giudizi su due critici accreditati e ne calunniano un terzo famoso e la cui amicizia con De Dominicis era notissima. Solo questo. .

    • Scintilla Star

      era selettivo ad orari,la notte notoriamente non dormiva,tu non puoi accertare chi entrava o no nel suo studio.lo puoi fare nelle ore pomeridiane note e cioe’ notoriamente molto poche.questo te lo dico per precisazione.e nemmeno la mattina puoi accertare nulla.selettivo lo era ma molto riservato nelle sua cose private.e il lavoro era pubblico non privato.

  • Ma come e’ morto Gino De Dominicis?
    Ho letto che “si fece trovare sul letto vestito di tutto punto” e la rivista “Quadri & Sculture” (che se non erro era diretta da Duccio Trombadori) il giorno dopo la sua morte, apparve con la “seconda soluzione di immortalità” in copertina e all’interno una scelta di detti di Gino, e tale “contributo” era stato, da tempo, concordato tra Gino ed il Direttore della rivista… le due cose farebbero pensare ad un suicidio. Pure, non ostante una intensa ricerca su Internet, non mi e’ riuscito di trovare nessuna conferma o smentita. Quando Gino mori’ era certamente un personaggio ben noto non solo a Roma ma internazionalmente … possibile che non esistano articoli di giornale per un “fatto di cronaca” di tale portata? Gino aveva segretarie ed assistenti che lavoravano con lui (e mi pare che qualcheduna di esse sia anche inyervenuta su queste pagine) ed il suo studio era anche la sua casa : chi rinvenne il cadavere? Chi venne avvertito del decesso? Un decesso deve essere constatato dall’autorità medico-legale e deve essere rilasciato un referto, nei casi dubbi o sospetti (ed un morto per cause sconosciute e’ sempre un “caso sospetto”) occorre eseguire un’ autopsia… possibile che di tutto questo non esista traccia alcuna? E’ vero che “pare” che avesse lasciato disposizioni affinché, alla sua morte, tutto fosse svolto con il minor “clamore e pubblicità” possibile e che non venisse neppure reso noto il luogo della sua sepoltura … ma non si tratta certo di un “Tizio Caio” qualsiasi !!!
    Non riesco a credere che nessuna notizia sulle cause e la modalità della morte di questo grandissimo artista sia mai stata pubblicata o resa nota.
    Sia chiaro, la mia non e’ “curiosità morbosa” e, men che meno, mancanza di rispetto alle estreme volonta’ di Gino ma, dato che i temi della morte e dell’immortalità, cosi’ come quelli della “scomparsa” e dell’ “invisibilità”, sono temi fondamentali nelle sue opere ed ancor piu’ nel suo “pensiero”, per chi, come me, sta’ conducendo uno studio su questo Grande, credo che avere qualche idea più precisa su questa vicenda volutamente “avvolta nel mistero” sia di notevole importanza

    • leggo ora in un articolo di Alfredo Singolo e Martina Gambillara (del 2010)
      “Nel 1998 nel suo palazzo a Roma, qualche ora prima della sua morte, distrusse minuziosamente il suo archivio, le foto, le diapositive, e finì di dipingere alcune opere, si stese nel suo letto e si spense”
      ma una vita non “si spegne” girando un interruttore o premendo un bottone

      • Scintilla Star

        vero distrusse tutto,e soprattutto non autentico’ le opere sparse per varie FAMOSE gallerie

    • Scintilla Star

      la polizia interveni’,il referto esiste eccome.

  • D’io

    La verità è che la quasi totalità delle persone che hanno scritto qui sopra sa nulla circa De Dominicis, la sua storia, e tutto ciò che è avvenuto dopo la sua morte. Ivi compresi gli autori dell’articolo. Trombadori qualcosa ne sa, ma purtroppo è persona facilmente influenzabile, con gli stessi mezzi che hanno convinto questa testata a sollevare questo polverone artificiale.

    Le persone che possono esprimere pareri che abbiano un peso, e che non abbiano interessi economici o motivi di rivalsa personale si sa benissimo quali sono, e per saperlo basterebbe chiederlo a QUALSIASI critico, curatore o collezionista italiano o internazionale che sappia chi è De Dominicis e che abbia una reputazione e una storia rispettabili. Se volete chiarirvi le idee chiamate i veri GRANDI (non credo serva fare nomi), invece di continuare a passare di gossip in gossip in questo mare di mezze calzette (non lo dico con disprezzo, ma i promotori di questa polemica sono notoriamente persone che non hanno raggiunto alcun traguardo serio nel mondo dell’arte, e che lavorano sul piano della cronaca, senza incidere minimamente sulla storia).

    Chiaramente, come detto, qui non c’è interesse a far questo e a interpellare persone credibili (se non marginalmente solo per potersi “parare” da eventuali accuse di parzialità), ma per fortuna sarà il tempo a mettere in chiaro le cose.

    • Scintilla Star

      D’IO sono d’accordissimo

  • @gigi … per quanto ne so Gino era afflitto da un male incurabile che decise di non “combattere” … ma questo, ovviamente, non fornisce grandi risposte alle tue domande . Penso che alcuni di quelli che sono qui intervenuti, come Linda De Santis, Laura Cherubini, Paola Ugolini e Cecilia Trombadori, potrebbero chiarire il “mistero” e fornirti le risposte ma probabilmente non hanno nessuna intenzione di farlo.

  • Francisco

    QUESTA E’ L’ ITALIA!!!

  • cecilia

    Ah, se poi gentilmente mi spiega anche cosa sia un “traguardo serio nel mondo dell’arte” (senza che le scappi da ridere, mi raccomando) e come si fa, oggi, a stabilire la differenza tra chi incida e chi non, sulla storia (di che? dell’arte? del mondo? dell’umanità?), poiché per il momento siamo ancora tutti qui, nel presente, nel nostro piccolo.
    A meno che Lei non possieda una macchina del tempo, allora cambia tutto.

  • …ho per errore mal posizionato questo commento che è in risposta al commento di “Cecilia” 11/12/2012 ore 15:18 vedi sotto .

  • enrico

    ….Ma kikazzè…questo D…apostrofo…IO…..?

  • Marta Massaioli e’ una signora. Educazione,eleganza, cultura e sensibilità
    fanno di lei una donna degna di profondo rispetto.

  • Scintilla Star

    non litigate,fa male alla salute,e non serve.E poi parlare di un morto e’ abbastanza assurdo,scrivete libri,poesie ,canzoni,dipingetelo ma non parliamone piu’ come se fosse un articolo del supemarket.Lui e’ stato onesto e ha fatto testamento,ma fu occultato,trovarlo non e’ stato neanche tanto difficile………………aspettiamo l’evoluzione naturale delle cose,lenta ma puntuale.

  • Scintilla Star

    non e’ detto pero’ che non sia rinato dalle ceneri come la fenice….;)

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Cara Scintilla Star, tra le ceneri e il fumo, ci sarà sempre il fuoco ardente di Gino, come creatore di una realtà sensibilmente sovrasensibile. Della vita, sarà sempre il grande mago, sarà sempre la Fenice, che si trasforma e che si muove in tutte le direzioni dal finito all’infinito! Può perire soltanto se gli stolti “uccidono” la sua arte.

  • @scintilla star, vedo che gli eri molto vicino(a?). Io ebbi solo la fortuna d’incontrarlo e conoscerlo casualmente e, purtroppo, abbastanza superficialmente ma ne fui grandemente impressionato ed ho sempre seguito con interesse ed ammirazione il suo percorso artistico. Vivendo lontano da Roma ed avendo quindi solo una possibilità molto saltuaria (a dir poco) di frequentare l’ambiente artistico della capitale (che a quei tempi era uno dei più interessanti e stimolanti al mondo) ebbi pochissime occasioni d’incontrarlo ancora.
    Quel che tu dici mi addolora molto ma, purtroppo non mi stupisce, sono molti i grandi che hanno conosciuto, dopo la loro morte, situazioni tristi ed a volte persino squallide.
    Personalmente, credimi, non ho particolari curiosità sulle modalità e circostanze della sua morte, mi dispiace solo che di essa s’insista a fare un mito fumoso che non credo sarebbe stato a lui gradito e che certo non fa bene né alla verità storica né ad una corretta biografia. Verissimo che più che la biografia, di un artista, importa la poetica ma è anche vero che per una storia dell’arte, le vicende umane dei protagosti, sono tutt’altro che irrilevanti. Credo che ti dovremmo ringraziare tutti per questi tuoi (mi par di capire sofferti) contributi.

    • Scintilla Star

      grazie Gerini e Marseglia,se l’Italia si trova in questa decadenza culturale la colpa e’ anche di chi si occupa di cultura,perche’ chi la fa non ha appunto la colpa di come possa essere gestita.La disinformazione dull’arte contemporanea in Italia e’ ancora troppo accentuata,non ero solo amica di Gino ma di altri artisti,altrettanto grandi,e sai la mia idea salta fuori proprio dalla verifica di come gli artisti vivono in Italia.Non e’ il caso di Gino ma di altri che sono diventati molto ricchi in vita e hanno lasciato fortune ai familiari,stretti familiari come figli ,mogli,ecc,questo povero artista invece non solo non e’ morto ricco nonostante una vita vissuta nel lusso ma anche circondato da alcuni famelici che invece di farlo conoscere per il suo originale pensiero,hanno cercato di imporsi come gendarmi della sua immagine,e il guaio e’ che continuano a farlo…

      • savino marseglia

        Cara Scintilla,

        Condivido pienamente il tuo pensiero. Aggiungo ciò: oramai è noto che una certa elite culturale italiana ha fallito in modo miserevole, incapace da sempre di affrancarsi dalle mode e soprattutto dagli interessi di quella classe dirigente di cui sono servi e cui devono la gratificazione di ogni loro “talento”.

        “Ahi Serva Italia di dolore ostello” per dirla con le parole del Poeta. Un’ elite culturale che cerca di ridurre il genio nelle fitte maglie dei loro servilismi come è accaduto anche per Gino, che cerca di ingabbiare lo scomodo del genio nel fetore delle loro istituzioni. Del resto Gino è in buona compagnia: basti pensare a Pasolini o a Carmelo Bene. Ciò che è scomodo in questa Italietta viene aggredito dai buffoni di corte che ne riducono la portata di ogni pensiero sconveniente fino a indobelirla negli intenti e nelle volontà reali. Insomma il genio in questo paese non può scampare alla manipolazione e alla corruzione con cui il potere dominante lo avvelena e lo immarcescisce, servendosi appunto di questi cicisbei rampanti. Del resto sono loro che sono incaricati di riscrivere la storia della cultura e la storia degli uomini secondo le logiche dei vincitori di oggi come diceva anche Curzio Malaparte. L’onestà intellettuale e la coerenza è ciò che in questo paesucolo non ripaga mai !!!!

        • Scintilla Star

          Marseglia dici bene,ma tutto fa pensare seriamente al senso della vita,anzi alla sua utilita’,perche’ se chi esprime un pensiero intelligente e ovviamente diverso in quanto intelligente a volte fa questa fine …………Malaparte ha ragione.A volte forse siamo noi nostalgici di una vita riflessiva,colta,e non sappiamo adeguarci alla banalita’ di libri,film e quanto altro,ormai ognuno scrive,ognuno dipinge,ognuno dice di scrivere poesie,e va bene,che lo facciano..ma ci saremo noi pronti a dire la nostra in tanti,e facciamo bene….L’arte vera produce felicita’…si vede che e’ un mondo triste..

  • Scintilla Star

    direi che dovremmo tutti preoccuparci della poverta’ di informazioni che questo o quell’altro suo presunto amico trattano in questi testi che a mio aviso lasciano il tempo che trovano,aggiungerei che Gino De Dominicis era si UN AMICO PITTORE,ma un amico pittore di artisti e non di improvvisatori paesaggisti di dubbio talento.Apriamo bene gli occhi e impariamo a distinguere l’arte da qualcosa altro di dubbio interesse.Gino era un grande artista,la sua cerchia di amici nessuno.Era solito frequentare a cena direttori di museo,gente dei beni culturali,la sua grande amica fotografa,la nota Elisabetta Catalano,era tanto amico di Niki Nicolai famosa nel campo musicale,la sera usciva sempre con persone diverse,l’ho accompagnato tante volte a cena,conosceva tutto il mondo dello spettacolo,bellissimo incontro fu quello in un ristorante con Benigni,il mondo del cinema,aveva amiche attrici,era amato anche dalle cameriere dei ristoranti perche’ non era mai sprezzante anzi la sue assistenti notoriamente le reperiva totalmente fuori dal mondo dell’arte e le “rubava” se cosi’ possiamo dire ad un locale del centro che non esiste piu’ da tempo.Era umile e contrariamente all’uomo nero che i suoi stessi presunti amici hanno fatto diventare,era un uomo consapevole della sua solitudine e amava molto il prossimo,La sua ostilita’ verso il mondo dell’arte penso sia chiara a tutti e se ne vedano le ragioni,ma stimava molto gli artisti,soprattutto le donne,una delle sue storiche fidanzate appunto lo e’.Il suo grande errore e’ stato quello di fidarsi troppo,ma chi non ha famiglia e vive circondato solo da amici piu’ o meno sinceri deve correre questo rischio.Le vere amicizie di Gino non hanno mai avanzato nulla nella guerra alla sfoggio di talento.Gino De Dominicis realizzo in un museo un cesso vicino ad un’opera e disse che anche se il cesso si trovava in un luogo deputato all’arte e in presenza di opere d’arte rimaneva sempre un cesso.Non tutti i suoi amici che si celebrano tali appunto possono trasformarsi in amici solo perche’ cenavano insieme qualche volta..lui resta L’ARTISTA e brilla di luce propria………….

  • Maurizio G.

    pur non entrando nel merito della fondazione ,dei suoi intenti,eccc… Ma sulle opere giovanili e non, in mano a privati Anconetani amici personali del Maestro fra cui mi annovero anch’io, chi si può arrogare il diritto di autenticare ciò che n’è la cugina Paola,ne’ l’Avv. Tomassoni n’è altri , conoscono nemmeno in termini di quantità e di diversità originalità ? E poi perché tutte queste mostre quando lui aveva dichiarato di non volerle affatto post mortem.? Certo la risposta e’ scontata. Bah !

  • vittoria de sanctis

    a dire il vero come si può considerare onesto ed una brava persona un gallerista come mazzoli che in anni remoti pur sapendo che ;MARIO SCHIFANO aveva problemi con l’eroina non fece nulla a riguardo per aiutare l’artista ad uscire dal tunnel della droga, ma a quanto riferiscono fonti autorevoli pur di avere le opere di schifano gli dava soldi a sufficienza per poter acquistare la sua droga oltre a metetrgli a disposizione una stanza nella quale usare la droga e secondo alcune fonti gli faceva recapitare addirittura droga ed alcool in quantità….e questa gente queste menti criminali sono quelle che dovrebbero dichiarare se un opera è a posto oppure no? Una personac he per lucro non fa nulla a riguardo per salvare un artista dal tunnel dell’eroina ma lo lascia solo nel suo problema è a mio dire una persona disonesta un vero criminale. La Massaioli diversamente da Mazzoli le persone che hanno problemi di alcool o droga le mette nelle condizioni di disintossicarsi e da anni combatte in prima linea affinchè la droga non sia usata come media estetico…questione di stile etica e morale!!!!!

  • vittoria de sanctis

    che dire poi di quelle galleriste che sono intrallazzate con il riciclaggio dei soldi sporchi della camorra e nessun giudice fa niente a riguardo? ?????????????

    E questa è la gente onesta di cui Tomassoni e Paola si circondano!!!! EDDAI!!!! EVVIVA L’ ETICA!!!!! E BEATA la criminalità organizzata se se sta bene de panza!!!! Tengo a precisare che nel catalogo Tomassoni è archiviata come autentica un opera che fa parte della colelzione di una persona indagata nell’ambito dell’operazione TITANO (ossia la questione dei legami con la famiglia camorrista Napoletana degli Schiavone) per traffico illecito di armi….e crediamo proprio che qualche Gallerista Napoletana non abbia avvallato questa autentica e se l’ha avvallata perchè? Quali sono i legami tra la camorra la droga e l’arte? Ditemi….ah aha ha