Per fare un albero (e pure una scultura) ci vuole il legno. Intervista a Stephan Balkenhol

In molti lo ricorderanno per l’imponente busto maschile che nel 2009 venne posto al centro del Foro di Cesare. Stephan Balkenhol è tornato a Roma, e questa volta i suoi personaggi fuori misura, direttamente intagliati nel cedro, occupano gli spazi della Galleria Bonomo. In occasione dell’inaugurazione, siamo andati a intervistare l’artista tedesco per parlare degli ultimi lavori e delle ragioni della sua poetica.

Stephan Balkenhol - Cupido - 2012

Il suo è un lavoro assolutamente manuale, fatto con strumenti tradizionali. Recentemente si sta sviluppando nei distretti più evoluti una nuova versione tecnologica della artigianalità, grazie al lavoro dei maker e all’utilizzo di nuovi hardware. Cosa pensa dello scioglimento della storica dicotomia fra manuale e digitale? Crede che la tecnologia potrà mai essere un supporto al suo lavoro?
Per quanto mi riguarda, è assolutamente impossibile combinare i due elementi. Io ho bisogno di andare diretto verso il materiale da lavorare. Faccio scultura da più di trent’anni, per me è una cosa del tutto naturale. È come un musicista che si siede al pianoforte e le sue mani si muovono sui tasti senza pensare. Se inserisci la tecnologia nel tuo lavoro, come uno scanner o qualsiasi altro dispositivo, mostrerai solo la tecnica e non più la tua intenzione originale.

La Germania ha una lunga tradizione di scultura lignea che affonda le sue radici nell’arte medievale. La storia artistica del suo Paese ha influito sulla sua formazione?
Non particolarmente. Scelgo il legno perché è il materiale che si adatta meglio al mio modo di lavorare. Ogni materiale ha i suoi tempi. La pietra richiede tempi di lavorazione troppo lunghi, la creta troppo brevi. Il legno è facile da dipingere, è vivo, si trasforma. Il legno è poi un materiale neutro, come la carta. Su di esso il soggetto emerge senza implicazioni ulteriori. Se usi il marmo, ci sarà sempre un quid di aulico ed eterno aggiunto.

Stephan Balkenhol – Cupido – 2012

Gli uomini e le donne che scolpisce non hanno mai dimensioni realistiche: sono sempre troppo piccoli o troppo grandi. Come si concilia la monumentalità di certe figure ieratiche innalzate su alti piedistalli e la totale convenzionalità, anonimità dei loro volti?
In realtà la mia esperienza insegna che sono le piccole sculture ad avere maggiore monumentaltà rispetto alle grandi. Sanno giocare di più con lo spazio. Una sala completamente riempita da piccole sculture, ad esempio, sa creare una tensione incredibile. Questa tensione è legata all’interrogativo che tutti ci poniamo – chi sono? -, che è alla base della percezione dell’arte. I miei personaggi possono essere chiunque, anche lo spettatore stesso. È per questo motivo che le dimensioni non rispecchiano mai la realtà, perché non voglio imitare l’umanità. Le dimensioni delle sculture stanno nella mente di chi le osserva.

C’è dunque una componente narrativa nei suoi lavori?
Sì e no. È impossibile scolpire una figura umana senza espressione o mimica, ma questa gestualità non è propriamente espressiva, è “aperta” direi, ogni singolo individuo può ritrovare in quei gesti ciò che crede.

Stephan Balkenhol – Cupido – 2012

Più di una volta le sue opere sono uscite dagli ambienti chiusi di una galleria per occupare spazi pubblici, spesso solenni come il Foro di Cesare qui a Roma, o la Chiesa di Sank Elisabeth a Kassel o l’area archeologica di Scolacium in provincia di Catanzaro. Perché questa scelta?
I miei interventi in spazi pubblici nascono da inviti ricevuti di volta in volta. In realtà è molto più impegnativo lavorare in uno spazio pubblico. Prima di tutto perché all’interno di una galleria si ha la libertà di rappresentare ciò che si vuole; all’esterno invece sull’opera si andrà a sovrapporre un significato ulteriore generato da tutta la storia, la spiritualità del luogo. Inoltre l’opera avrà un impatto maggiore sulle persone. La galleria è uno spazio a sé stante in cui si può scegliere o no di entrare, il luogo pubblico è parte della vita quotidiana.

Parliamo adesso della mostra allestita alla Galleria Bonomo. Come è nata e come si articola?
Tutto è partito da un disegno, Cupido, che dà il titolo alla mostra. I disegni a volte sono solo schizzi per tenere a mente i miei pensieri, altre volte il primo step per la realizzazione delle sculture. Nelle sette opere in mostra è rappresentata la tensione che esiste fra uomo e donna, l’energia che si sprigiona dall’incontro dei loro sguardi, in tutte le sue infinite sfaccettature: attrazione, difesa, gioco, vulnerabilità, forza. Sta allo spettatore percepire a suo modo le molteplici varianti.

Stella Kasian

Roma // fino al 20 febbraio 2013
Stephan Balkenhol – Cupido
VALENTINA BONOMO
Via del Portico d’Ottavia 13
06 6832766
[email protected]
www.galleriabonomo.com

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Stella Kasian
Stella Kasian, nata a Roma nel 1981, si laurea in Studi storico-artistici alla Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con il massimo dei voti, scegliendo di specializzarsi in Storia dell’Arte Contemporanea. La passione per l’arte e il desiderio di comunicarla spingono, sin da subito, la giovane Stella a muovere i primi passi nell’ambito del giornalismo on line. Trasferitasi a Londra, ancora oggi sua dimora elettiva, approfondisce le proprie conoscenze con esperienze variegate che arricchiscono la cultura accademica di nuove contaminazioni internazionali: dal corso curatoriale presso la University of The Arts alle collaborazioni con il Barbican Centre e con il Camden Arts Centre, nella quali si avventura nell’attività promozionale, organizzativa e curatoriale di eventi. Intanto Stella prosegue con sempre più impegno la sua attività di redattrice free lance, collaborando proficuamente con varie testate italiane su web e su carta.