L’idea della nostalgia (II)

Cinema come nostalgia e nostalgia come attitudine cinematografica. Questa la tesi esposta nel primo articolo dedicato da Inpratica al tema della nostalgia. Qui ripartiamo da Fellini letto da Fredric Jameson, per passare alla storia secondo François Hartog.

Strage di Capaci - 23 maggio 1992

1.
Il punto centrale della nostalgia è sempre l’aggancio tra nostalgia e autobiografia. Walter Benjamin, ad esempio, nei Passages di Parigi come in Infanzia berlinese, sostiene che questo tipo di nostalgia può essere rivoluzionaria. Enrico Deaglio, in Patria 1978-2008, ricorda il modo in cui Federico Fellini descriveva Amarcord (1973), non a caso uno dei titoli fondamentali nella nascita della nostalgia contemporanea, necessario contrappunto europeo con Il Conformista (Bernardo Bertolucci 1970) al Padrino (Francis Ford Coppola, 1972; 1974) e ad American Graffiti (George Lucas, 1973), citati giustamente come esempi da Fredric Jameson: “Era, spiegò Fellini, il suo film sul “fascismo dentro di noi”. Per lui adolescenza e fascismo erano molto legati, oltre alle ragioni anagrafiche. Disse che aveva voluto raccontare le due cose insieme: ‘Io continuo a pensare che fascismo e adolescenza continuino a essere stagioni storiche permanenti delle nostre vite, rimanere bambini per l’eternità, lasciando la responsabilità agli altri, vivendo la confortevole sensazione che c’è qualcuno che pensa a te e, nello stesso tempo, usufruendo di una libertà limitata, ma che ti permette di perdere tempo, e di coltivare sogni assurdi’”.

Chiaramente la nostalgia, in questo caso, non è anti-storica, perché veicola la comprensione storica attraverso l’identificazione tra autobiografia (memoria personale) e storia nazionale (memoria collettiva). Non la oscura, ma la evoca. Allora, se Jameson parlava necessariamente di e da un’epoca di transizione, quella del postmoderno, in cui nostalgia e percezione storica combattevano sostanzialmente alla pari per la gestione del passato e della sua percezione, oggi, al contrario, l’approccio nostalgico sembra essersi completamente sostituito a quello storico, al punto da risultare indistinguibile da quest’ultimo. È rimasto l’unico modo di avvicinare e incontrare il passato –soprattutto quello recente.
Quali sono le conseguenze di questa trasformazione ormai compiuta?  

Omicidio di JFK – 22 novembre 1963

2.
Il rapporto tra memoria, storia e nostalgia è ancora in gran parte da indagare.  François Hartog, nel suo notevole studio Regimi di storicità (2003), ha provato a sintetizzarlo in questo modo: “Così, questo presente, che regna apparentemente senza retaggio, ‘dilatato’, sufficiente, evidente, si rivela inquieto. […] Si rivela incapace di colmare lo scarto, al limite della rottura, che esso stesso non ha mai smesso di scavare, tra il campo dell’esperienza e l’orizzonte di attesa. Avviluppato nella sua bolla, il presente scopre che il suo ruolo gli sfugge sotto i piedi. […] Tre parole chiave hanno riassunto e fissato gli slittamenti di terreno: memoria, ma si tratta in realtà di una memoria volontaria, provocata (quella della storia orale), ricostruita (della storia quindi, per potere raccontarsi la propria storia); patrimonio: il 1980 è stato dichiarato l’anno del Patrimonio; il successo della parola e del tema (la difesa, la valorizzazione, la promozione del patrimonio) va di pari passo con una crisi della nozione stessa di ‘patrimonio nazionale’; commemorazione: da una commemorazione all’altra potrebbe essere il titolo di una cronaca degli ultimi venti anni. Questi termini puntano tutti e tre verso un altro, che ne è come il focolaio: l’identità”.

La nostalgia non è solo un modo privilegiato, ad oggi, di rapporto con il passato; rappresenta invece probabilmente l’unica possibilità attuale di contatto con il tempo, con la storia, nell’epoca del “presente perpetuo”. Tutti noi, infatti, pensando ai cosiddetti “eventi cruciali”, li raccordiamo alla nostra vita. “Dov’ero e che cosa stavo facendo quando”: Kennedy è stato assassinato (22 novembre 1963)? l’uomo è sbarcato sulla Luna (20 luglio 1969)? Aldo Moro è stato rapito, e la sua scorta massacrata (16 marzo 1978)? il muro di Berlino è stato abbattuto (9 novembre 1989: e non è “caduto”…)? Giovanni Falcone, sua moglie e la loro scorta sono stati uccisi (23 maggio 1992)? c’è stato l’attacco alle Torri Gemelle (11 settembre 2001)? Barack Obama è stato eletto (4 novembre 2008) e rieletto (6 novembre 2012) Presidente degli USA? è morto Michael Jackson (25 giugno 2009)?
Questi eventi funzionano come punti (il punctum delle fotografie di Roland Barthes ne La camera chiara), riferimenti auratici che riordinano la vita, l’esistenza individuale e collettiva.

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).