Il Centro Pecci e la Normale. Quanto la Toscana è una eccellenza contemporanea

I 25 anni che si festeggiano a giugno, il cantiere di Prato che procede speditamente, le mostre nella sede milanese, la collaborazione con la Normale e la tre giorni con Pistoletto. Tutta la frenetica attività del Centro Pecci raccontata dal suo direttore, Marco Bazzini.

Il cantiere del Pecci di Prato

Cominciamo con la domanda alla quale sarai ormai stufo di rispondere: come procedono i lavori a Prato?
Sono ripresi e procedono bene, tanto da prevederne il termine entro il prossimo anno, almeno così ci dicono gli uffici comunali che seguono i lavori. Come sempre siamo ottimisti e abbiamo la speranza di non aver altri contrattempi, ma nella situazione attuale in cui si trova il Paese tutto è possibile.

Hai avuto una idea inedita almeno per l’Italia: alla sede di Prato è stata affiancata la vetrina milanese del Museo Pecci Milano con una programmazione serrata di mostre ed eventi. Come ti è venuto in mente e come sta andando?
L’esperienza milanese con la nostra sede in Ripa di Porta Ticinese 113 è bella ed entusiasmante. Va avanti da oltre due anni, periodo in cui abbiamo allestito 14 mostre con opere della nostra collezione e fatto altri numerosi eventi, tra cui molti incontri. L’idea nasce nel contesto dei lavori di ampliamento e dalla questione di cosa fare in questi anni con la collezione, avendo dovuto lasciare lo spazio a lei destinato per esigenze di cantiere. L’intuizione di portarla in un’altra città fu dell’allora presidente Valdemaro Beccaglia, prematuramente scomparso nei primi giorni di quest’anno, che poi riuscì a trovare anche i locali che tuttora ci ospitano. Il progetto è stato poi confermato e portato avanti con altrettanta determinazione dall’attuale presidente Roberto Cenni. Io e Stefano Pezzatto abbiamo messo a punto strategie e programmazione.
In questo momento abbiamo una selezione di opere di artisti dalla ex Urss, che è una parte importante del nostro patrimonio, sono oltre 100 le opere appartenenti a quest’area geografica in collezione. Un nucleo che caratterizza molto il Centro Pecci sia per la sua storia – abbiamo fatto mostre di artisti russi nel febbraio del 1990 e un nuovo appuntamento nel 2007 curato da Victor Misiano – sia nel panorama museale europeo. Oltre a noi, una così ampia rappresentanza è solo allo Smak di Ghent e in pochi altre istituzioni di alcuni Paesi dell’ex blocco sovietico.
La nostra vetrina milanese comunque non nasce con l’idea di avere più spazi espositivi sul modello nato a fine Anni Novanta. Infatti l’attività espositiva è stata mantenuta a Prato ed è stata altrettanto intensa e serrata – sabato 15 dicembre apriamo la mostra Triggering Reality sulle nuove condizioni per l’arte e l’architettura in Olanda – ma come un momento di attenzione e di valorizzazione della storia del Centro Pecci, facendo conoscere parte della collezione raccolta in quasi venticinque anni di attività, traguardo che raggiungiamo a giugno del prossimo anno.

Opere del Centro Pecci di Prato esposte alla Normale di Pisa

Da qualche mese il Pecci opera anche in un’altra città, Pisa. Con una collaborazione importante con la Scuola Normale Superiore. Ci racconti come è nata questa partnership e in cosa è consistita sinora?
Da qualche anno siamo il museo d’arte contemporanea della Toscana in cui anche la Regione è diventato un socio sostenitore e cerchiamo di promuovere un’immagine diversa di questa terra di grande, ma anche ingombrante, storia. Lo facciamo con mostre all’estero: dal 2007 a oggi siamo a trecidi, di cui l’ultima a Porto Alegre, mentre la prossima sarà a Sao Paolo in primavera, sia sul nostro territorio regionale, oltre a Milano di cui abbiamo appena parlato.
La Toscana è sede di grandi sitituzioni culturali, tra queste spicca la Normale di Pisa, uno dei più importanti istituti universitari al mondo di cui oggi è direttore Fabio Beltram, un importante fisico ma soprattutto un giovane dimanico, curioso e attento al nostro tempo, che crede fermamente nella cultura e nel dialogo tra le discipline per costruire sempre più una società orientata alla conoscenza. É stato lui a stimolare e a sollecitare il Centro Pecci a portare un vento di novità in questo prestigioso ambiente accademico. Una sfida che ho e abbiamo accettato e che concretamente è iniziata il 18 ottobre di quest’anno quando, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, abbiamo presentato una selezione di 15 opere della nostra collezione nelle sale del Palazzo della Carovana, sede della scuola e architettura vasariana di valore. Le opere sono esposte negli ambienti quotidianamente usati da studenti e professori, dalla rappresentativa Sala Azzura fino all’ufficio dello stesso direttore, e questo non impedisce che siano visibili anche al pubblico generico dei visitatori. Un progetto credo importante, che vede coinvolti università e museo in una collaborazione ampia fatta di altri appuntamenti espositivi, previsti per la primavera, di incontri e confronti sulla contemporaneità ospitando i protagonisti del nostro tempo, di coinvolgimento di studenti e corpo docente nelle pratiche di studio e di ricerca nella più stretta attualità.
Lavorare insieme a un così importante laboratorio del sapere sui i temi del contemporaneo, superando gli steccati del pregiudizio e della purtroppo manichea separazione tra cultura umanistica e scientifica, credo non possa che fare bene al nostro mondo troppo rinchiuso in se stesso, e con il direttore Beltram siamo convinti che sia un guadagno per l’intera comunità e non solo per quella del sapere.

Triggering Reality – photo DUS architects

Venerdì 14 e domenica 16 dicembre portate Pistoletto a Pisa. Prima con una lectio magistralis alla Normale, poi con una oper-azione che ruota intorno al Terzo Paradiso. E qui interviene almeno un altro attore, il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli. Raccontaci di questo weekend.
É il reale seguito di quanto finora detto. Il primo appuntamento congiunto programmato per gli appuntamenti tradizionali del ciclo Incontri in Normale, con il ritorno in università di Pistoletto che alle 17 farà il punto sul suo progetto del Terzo Paradiso in vista del Rebirth Day che si celebrerà venerdì 21 e della sua prossima mostra al Louvre (la conferenza sarà in streaming sul sito della Scuola). Domenica invece, alle ore 15 in piazza dei Cavalieri, che si apre davanti al Palazzo della Carovana insieme ad altri importanti e storici edifici, l’opera-azione collettiva del Terzo Paradiso che questa volta avrà per tema la cultura e il sapere. Aspettiamo tutti coloro che vogliono partecipare e li invitiamo a portarsi dietro un libro. A Pisa e visto anche il coinvolgimento della Normale, che insieme al Comune e Centro Pecci, promuove questa iniziativa non poteva essere scelto altro tema. Colgo l’occasione per ringraziare il Museo Castello di Rivoli e il Dipartimento Educazione in particolare, per la loro grande disponibilità: sono loro da anni ad animare tutti questi eventi di Pistoletto, e per un rinnovato dialogo tra le nostre istituzioni. Cosa rara in questo Paese.
Tutta questa operazione è nata proprio perché in questi tre giorni, da venerdì a domenica, la città di Pisa si riappropria di questa bellissima piazza dopo una pausa dovuta al suo restauro. Un momento di festa a cui anche l’arte contemporanea non poteva sottrarsi soprattutto perchè questa famosa e importante città, dove ricordo esiste l’unico murale di Haring in Italia, si sta manifestando sensibile e vogliosa di contemporaneità.

Sei giovane, dinamico, propositivo, colto. Perché stai ancora in Italia?
Come vedi in questo momento ho molto da fare! Credo comunque sia il modo migliore per guardare al nostro futuro e per lasciare responsabilmente questo Paese a coloro che verranno dopo di noi. Sono ottimista per natura.

Marco Enrico Giacomelli

www.centropecci.it

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

    Il Museo Pecci? Chi l’ha visto? Non so! Se lo incontro io no lo so riconoscere. Non è come un postino, che so? o un medico, che li vedi sempre con la borsa e con le lettere. I medici hanno sempre fretta, corrono sempre, e magari vanno a curare qualche paziente. Ma dello stato di salute del museo pecci …, chi se ne occupa? Gli artisti non lo so se hanno fretta. Non credo. Mica devono andare a curare un museo fantasma, loro.

  • Nicola Nuti (critico d’arte)

    L’interesse intorno al Museo Pecci é del tutto teorico. Dopo i suoi primi inizi con Amnon Barzel, il Centro ha messo da parte le opzioni per interagire seriamente e continuativamente con la rete culturale della regione. E’come se fosse un un’astronave che ogni tanto si posa sulla terra e si fa visitare. In questo senso, giustamente, il nuovo progetto lo propone in versione spaziale (o vogliamo parlare di Big Mac, come é stato soprannominato dai pratesi?).

    • fausto

      condivido, in Toscana la rete culturale regionale è frammentata, burocratizzata e per di più non ha una visione organica nella programmazione culturale sul territorio….

  • Lorenzo Marras

    E se è un astro-nave , gia’ in partenza si dovrebbe dubitare che appartenga a Prato. Se si vuole avere un legame con la citta’ bisogna averlo con i suoi cittadini , gli unici portatori di una cultura.
    Prato , ma Savino mi puo’ smentire perche’ lui è del posto, ha avuto un tessuto Industriale letteralmente devastato e che ha comportato chiusure di fabbriche e stabilimenti. Prato ha subito una invasione che è passata sotto il silenzio generale del paese.
    Pratesi, su dite la Vostra sul Pecci.. l avete in casa non abbiate timore reverenziale. VI FA ONORE IL PECCI , PRATESI ?

  • Lorenzo Marras

    Savi’ ho scritto due cosette su Prato ma è in attesa di moderazione.
    oh niente contro la tua citta’ Savino eh.
    ciao a nos bidere.

    • Savino Marseglia

      Caro Lorenzo, il Pecci non è semplicemente un’astronave, ma è di per sé un soggetto alieno che non interagisce con niente e con nessuno, similmente alla comunità cinese di Prato che è assolutamente autarchica e come il museo si vede e non si vede… Per così come è, il Pecci è assolutamente inutile, un peso inutile su una città che purtroppo va detto è spesso vittima della propria miopia anche in termini di politiche industriali. Gli unici legami che il Pecci mantiene sono giustificabile in ragione di sopravvivenza ovvero sono quelli con l’establishment politico-locale che è pronto a intervenire ogni volta che l’astronave è priva di carbuirante e va detto che beve parecchio. L’astronave è stato calcolato sulla base dei bilanci che consuma ogni ora circa 300 E per un totale di circa 2.500.000 – 2.800.000 E l’anno. In questi 300 E orari vanno inclusi le spese per ingeneri della Nasa, Curatori-Astrofisici, esperti in meccanica quantistica, esperti in relatività. Pensate che come l’universo secondo la teoria di Hubble il Museo Pecci espandendosi si allontana sempre di più dalla sua realtà di nascita. Ecco perché i Pratesi non riescono a vederlo. Infatti è stata anche calcolata la velocità con cui si allontana ora considerato che questa sta raggiungendo una velocità non lontana da quella della luce e per l’equivalenza massa=energia (vedi la famosa equazione E=mc^2) il museo ha bisogno di un’energia pressoché infinita per giungere a simile velocità… Quindi in sintesi è sempre sempre più costoso. Un altro problema è dato dalla sua mancanza di effetti. Almeno fosse un buco nero qualche effetto lo produrrebbe sui corpi vicini, ma nemmeno quello. Il museo pecci è semplicemente un buco energivoro….

      • Arkadij

        codivido pienamente !

  • morganthal

    Saltato il punto interrogativo… Quanto la Toscana è una eccellenza contemporanea ?

    • fausto

      E come si potrebbe giustificare un punto interrogativo, senza farne oggetto di strumentalizzazione sulla pessima gestione dell’arte contemporanea in Toscana ?