Arte e politica: una mostra chiamata mondo

Il primato dell’arte sulla politica. Perché il vero Parlamento è intorno a casa tua. Luca Rossi si butta in politica. E immagina una mostra mondo. Anzi, un mondo mostra.

Luca Rossi - 10 settembre

Ho la netta sensazione che viviamo in un mondo che può essere considerato una grande mostra di arte contemporanea, fatta di oggetti, progetti e performance. La realtà spesso si confonde e supera la fantasia, quindi dobbiamo smettere di rimanere ingessati, rifugiati e quasi impauriti dentro il museo, la galleria d’arte o lo spazio non profit.
Rispetto a questa “mostra-mondo”, continua ed estesa, ci ritroviamo spesso impreparati. Subiamo questa grande mostra, azzardiamo dei titoli per le “opere”, cerchiamo il comunicato stampa giusto, cerchiamo persone che consideriamo più brave di noi per spiegarci l’opera che non capiamo. Spesso sbagliamo “didascalie” e titoli.  Ci arrabattiamo per gestire la cosa e per visitare la mostra nel migliore dei modi.
Spesso avviene come quando in Tetris iniziano a scendere i pezzi sempre più velocemente, e non abbiamo più il tempo di incastrarli adeguatamente. L’arte contemporanea, quando è efficace, dovrebbe fornire un’opportunità preziosa: uno spazio protetto e controllato dove allenarsi a incastrare i pezzi del Tetris nel modo migliore. Diversamente a cosa serve l’arte? Le emozioni e l’investimento economico devono necessariamente essere conseguenze e non certo obiettivi.

Luca Rossi – Versailles – 2012

A un certo punto la mamma deve abbandonare il figlio e permettergli di fare la sua vita, per il suo bene. Allo stesso modo, l’artista abbandona sempre l’opera. Qui nasce un problema, in quanto lo spettatore è lasciato solo con l’opera: ci rimangono solo tre indizi. Il primo indizio è l’opera come progetto finito; il secondo indizio è la didascalia (titolo, materiali utilizzati, autore, data) e il terzo indizio è il contesto (dove si pone l’opera attraverso il mezzo che l’artista ha scelto per progettare l’opera). Nella testa dello spettatore si materializza l’opera X quando inizia un dialogo tra l’opera finita, la didascalia e il contesto. Ognuno di noi ha diverse capacità nel far dialogare questi tre elementi, mentre spesso ci dimentichiamo di prendere sul serio uno dei tre elementi o arrivano a influenzarci altri elementi come critici o comunicati stampa.
Fuori dal museo, nel mondo, avviene la stessa cosa: se siamo in mezzo alla strada e un’auto ci viene incontro, pensiamo subito alla didascalia giusta. L’auto che ci viene incontro è un “progetto finito”, il contesto “strada” è un elemento determinato, mentre rimane la didascalia, che nel mondo la facciamo noi. A differenza del museo, nel mondo abbiamo la grande opportunità di fare noi le didascalie. Una grande opportunità che può anche diventare un’arma a doppio taglio: cambiare le didascalie di una mostra significa cambiare la mostra, ma cambiare le didascalie può anche portare a una mostra e a un mondo peggiori. Lo spazio protetto dell’arte può fornire quell’esercizio interpretativo che risulta utile e prezioso nel definire le didascalie per la mostra-mondo. Quindi l’arte non è necessariamente una cosa semplice e diretta, esattamente come il mondo non è semplice e diretto.

Luca Rossi – Roma – 2012

Almeno in Italia l’arte, nella sua accezione più larga, non è considerata una cosa seria. “Con la cultura non si mangia“, dichiarava recentemente qualche esponente politico, senza pensare che siamo costantemente immersi in una grande mostra d’arte che subiamo senza consapevolezza. La politica invece sarebbe importante se per magia in Parlamento, a differenza del museo o della galleria d’arte, si materializzassero le buone cose che fanno stare meglio tutti noi dal punto di vista economico e sociale; ma abbiamo visto che sistematicamente questa speranza viene illusa e delusa. È evidente che la radice del problema non è dentro il Parlamento ma è fuori, ed esattamente nel Parlamento che abbiamo intorno a casa nostra; come a dire che il problema non è Berlusconi, ma il berlusconismo che permane anche quando Berlusconi decide di non candidarsi, che pervade trasversalmente tutti gli schieramenti politici e anche le persone più insospettabili.
Ci sarà un cambiamento quando le persone smetteranno di lamentarsi del Parlamento e avranno la capacità di curare al meglio il loro “Parlamento quotidiano” che, insieme a quello degli altri, va a formare la mostra chiamata mondo.

Luca Rossi

  • Caro Luca, si percepiscono buone intenzioni nel tuo scritto. Dici cose sensate quando inviti alla partecipazione. Tutti noi sappiamo che lamentarsi della politica senza agire per modificare la realtà è esercizio sterile. Tutti siamo consapevoli che il problema non è Berlusconi ma il berlusconismo. Ogni singolo individuo fa la sua piccola parte, in positivo o in negativo, nella costruzione della società: affermarlo è lapalissiano dal momento che la “società” è composta da individui e non è un’entità astratta e slegata dal reale. Per ricordarlo alle masse c’è già Benigni sulla TV generalista. Qui cerchiamo di alzare un po’ il tiro perché le buone intenzioni, da sole, non bastano.
    Due questioni:
    1) L’arte può influenzare la politica?
    2) Possiamo trattare l’arte come trattiamo la politica e viceversa?
    La risposta alla prima domanda è ovviamente sì e lo dimostra la storia. Le diverse concezioni del mondo si basano su elaborazioni che affondano le radici nella filosofia, nella letteratura e nelle arti in generale. La storia del pensiero si riflette sulla storia del mondo perché gli uomini che costruiscono il mondo lo hanno prima immaginato. Ciò vale per le evoluzioni positive e negative: potrei citare decine di utopie e distopie che hanno parzialmente agito sul reale modificandolo. Quindi la realtà può confondersi con la fantasia, ma difficilmente la supera, come tu sostieni.
    Infatti, e siamo alla seconda questione, una cosa è immaginare, altra cosa è agire per modificare il reale. L’arte rincorre la perfezione e facilmente supera la realtà nel momento in cui rinuncia alle forme naturali per investigare le potenzialità del suo linguaggio. Allora entra nel regno del pensiero, del concetto puro, e deve faticare per non perdere l’equilibrio e mantenere almeno un contatto con la corporeità. Questo esercizio sicuramente rende migliore l’uomo, ne espande le potenzialità, gli consente di acquisire competenze che tornano utili non solo dal punto di vista spirituale ma anche nella vita terrena e quotidiana. Tuttavia se la pratica artistica fosse limitata al rapporto con il mondo, se non ci fosse differenza tra creare un’opera d’arte e agire nella realtà, tra fruizione artistica e esperienza del mondo, verrebbe meno il senso stesso del fare arte. Immaginare non è la stessa cosa che avvertire con i sensi.
    La politica, che è lo strumento privilegiato attraverso cui l’uomo cambia il mondo, da un certo punto di vista rincorre anch’essa la perfezione, ma non può farlo con la stessa libertà dell’arte. La politica è, al contrario dell’arte, indissolubilmente vincolata al reale. Per questo motivo ricorre molto poco (per fortuna) all’astrazione e molto di più (quando è buona politica) al compromesso. In democrazia, ad esempio, decide la maggioranza, ma nel rispetto delle esigenze e dei diritti delle minoranze. Le legittime aspirazioni della maggioranza al cambiamento devono fare i conti con principi ineludibili. A questo servono le costituzioni. Un artista può rimuovere liberamente ogni ostacolo che incontra lungo il suo percorso di ricerca e sperimentare senza limiti. Un uomo di governo non può fare a meno di confrontarsi con i limiti imposti dalla realtà. Solo i dittatori più folli decidono di rimuoverli con noncuranza.
    Esiste dunque una grande differenza tra arte e politica; voler stabilire quindi il primato dell’arte sulla politica (o della politica sull’arte) sarebbe come voler stabilire il primato dell’aria sul cibo. Si tratta di due cose profondamente diverse, senza le quali non potremmo vivere e in qualche modo legate tra loro per il benessere dell’uomo. Tuttavia non si può dire che l’aria sia come il cibo o viceversa. Né pretendere di respirare cotolette o di cibarsi d’aria.

  • Lorenzo Marras

    Luca caro ma perché hai scritto questo articolo? non ti bastavano i commenti della banda Nonni foundation con compagnia bella ? a memoria mi sembra che siano stati 168 commenti.
    ajo’ dai , mi che sei ingordo e secondo me l’hai fatto apposta a scrivere tutte quelle scemenze.
    Parola mia, roba da non credere, solo tu potevi partorire cosi’ .
    E non dire che non ho spessore critico eh.

  • Grazie Vincenzo, per il tuo commento.

    Ma non sono d’accordo: l’arte ha un primato sulla politica. Pe fare una metafora: esattamente come l’idea di sport ha un primato sulla capacità di coordinarsi la mattina, calcolare i tempi, cambiare mezzi, accelerare, per poi arrivare in ufficio. Non so se mi spiego bene. Il problema è che il politico, come il suo elettore, usa l’arte ogni secondo e spesso non se ne accorge…e quindi entrambi subiscono il reale. Semmai pensando che l’arte sia qualcosa di artificiale, fumoso e staccato dalla realtà. Non pensare solo ai micro eventi, ma alle direzioni macro che diamo alla nostra vita.

    1) L’arte influenza la politica, ma spesso senza consapevolezza dei fautori e degli spettatori. E la mancanza di consapevolezza è la ragione di tutti i problemi. Mi sembra che tutta la mia attività critica in questi 4 anni si sia basata su questa mancanza. L’ikea evoluta, per esempio, nasce soprattutto da mancanza di consapevolezza.

    2) Sicuramente sì. Nel senso che ci vuole consapevolezza rispetto: l’opera d’arte/progetto politico, la didascalia/la descrizione, il museo/il sistema sociale X. Opera, didascalia e contesto.

    • Savino Marseglia

      caro luca, tutto il materiale criitico che hai prodotto in questi quattro anni, eccetto le tue “correzioni” se così posso dire hanno sconvolto il mondo della politica e dell’arte.
      E’ vero che il tuo dare arbitrariamente senso a questo sistema malato dell’arte ti avvicini sempre di più alla riserva di artisti allevati in batteria, meno alle esperienze tentate dalla casalinga padovana che alleva polli nostrani nella sua cascina..

  • Lorenzo Marras

    Non puo’ avere nessun primato sulla politica perché questa è divenuta il sovrano economico e l’economico è cio’ che agisce in ciascun “”uomo” incluso l’artista.
    Luca Luca, gia’ da questa affermazione cosi’ precipitosa , il tuo articoletto inizia a veleggiare.

    • ma la gestione economica di noi stessi è un ‘arte…..I’m sorry, c’hai provato dai :)

      • Lorenzo Marras

        Luca , no. perché L’arte è per l’uomo non contro di esso.

        • chi lo ha detto che l’arte è per l’uomo? Frasi retoriche e demagogiche…io vedo e apprezzo anche molta arte che è contro l’uomo, in termini critici e quindi costruttivi….demagogia e retorica a mezza gamba…

          • Lorenzo Marras

            l ha detto Marras . Perche’ Marras non è un uomo che è sovrano anche quando sogna ? Luca Luca dovresti sapere che chi sogna è un re e chi invece pensa come te, un perfetto mendicante.

  • Sovrano? Sogni? Io mendicante..?…sembra una canzone di Jovanotti, eccola:

    http://www.youtube.com/watch?v=GLnjSDtFgUw

  • Lorenzo Marras

    meno male che non hai scritto Al Capone quando canticchiava “i pagliacci”
    Luca non dovresti reagire con l’intelletto ma scrivere con sensibilita’ .

    • Marras, rileggi l’articolo…per come è intesa oggi l’arte, “contemporanea” se vogliamo, viviamo in una grande mostra chiamata mondo (anche questo potrebbe essere jovanotti)..quindi c’è un primato dell’arte su tutto….anche sulla scienza o altre discipline….

      Ma semmai c’è uno scienziato che neanche si pone questo problema….e sono io a decidere che lui sia un artista, perchè ,nel mondo, siamo noi a fare le didascalie….come ho scritto appunto. E se fai la didascalia di un’opera automaticamente definisci il suo progettista artista.

      • Lorenzo Marras

        scusa Luca ma fai un incredibile confusione tra il mondo che ognuno di noi sperimenta come pura singolarita’ giorno per giorno ed invece la rappresentazione che ne fai tu affinche’ sia soddisfacente sul piano universale il tuo (forse) personale concetto di ARTE.
        La tua analisi , che peraltro traspare nel tuo articolo e di cui ribadisco il giudizio, non tiene in considerazione minimamente nella sua appropriata rilevanza delle forze che agiscono (è come non esistessero) e che con , lascia che te lo dica,
        seccante perché solita TUA DISINVOLTURA TEORICA liquidi come primato artistico. Ed è grave non avere da parte tua la dovuta sensibilita’ per non capire CAPIRE che dietro quel tuo dire PRIMATO, vi siano INSOPPORTABILI ingiustizie per violenza o peggio forme di violenza come sfruttamento , furti in grande stile a spese di intere collettivita’ condannate a forme di vita insopportabili.
        Questo è contro l’uomo anche se è opera del tuo artista immaginario.
        E per costui , provo solo pena.

        Scusa se rispondo ora, tranquillo non ero al cesso, sono uscito per scegliere artisticamente il dono per il mio nipotino.

  • Angelov

    La realtà supera sempre l’arte e la fantasia. E ne è prova il fatto che non è prevedibile il futuro. Eventi che oggi sono alla portata di tutti, solo 5 o 10 anni fa era impossibile prevederli ed immaginarli; e questo è ad appannaggio delle future generazioni, per le quali questi stupefacenti situazioni, saranno la cosa più normale e naturale.

    La politica è l’arte dell’azione, dove invece l’arte sublima nell’Opera, in modo simbolico, l’azione stessa.

    Il “Gioco del Mondo”, mi sembra sia un’intuizione di Rosemberg, che ne parla nel suo libro: La s-definizione dell’arte; ma si tratterebbe di una percezione che non esce dall’ambito dell’arte; farla uscire da questo contesto, implicherebbe una forma di estetizzazione della realtà, che porterebbe alla legittimazione ed alla giustificazione di qualsiasi orrore o catastrofe inflitta per mano dell’uomo.

  • @angelov: nel mondo-mostra permangono spazi protetti dove possiamo allenarci. L’arte, per come percepita in tutte le sue manifestazioni (anche cinema per esempio) si esercita dentro questo spazio protetto e controllato. Il problema è che alcuni operatori incapaci ed inetti stanno abusando e la protezione sta diventando una stampella con cui giustificare tutto, mentire sull’affluenza di pubblico e sperare nei finanziamenti pubblici e in privati poco accorti…

    Poi ci sono manifestazioni come la Biennale di Berlino che fanno un grave errore; aprono del tutto la porta di questo spazio protetto…e quello che è fuori contamina il dentro…..

    Forse l’abilità, DEL CURATORE santocielo, sta nel mantenere un equilibrio: protetti ma non isolati…..per esempio Gioni in questo è bravo quando non sbaglia artista (vedi Ciprien Gaillard)

    • Savino Marseglia

      luca,se riuscirai a metterti in contatto con il curatore-guaritore Gioni, che, come dici tu, non sbaglia mai artista, facci sapere qualcosa sul rapporto tra arte e politica,perchè quel poco che ne sappiamo o che riusciamo a congetturare non ci basta. Sai bisogna stare a sretto contatto con il potere politico che nomina il medico-curatore di turno per capire se il feticismo dei materiali estetici del mondo deve essere abolito o no.

      • savino, non sai nemmeno leggere…ho detto che gioni è bravo ma con gaillard ha selezionato un artista molto mediocre.

        • SAVINO MARSEGLIA

          Luca, se Gioni è tanto bravo, mi spieghi allora perchè ha selezionato un artista mediocre come Gaillard? Vuoi mettere in dubbio le sue capacità di esperto-curatore, oppure l’ufficialtà eminente della Biennale che l’ha nominato?

          • Il progetto Gaillard funziona perchè ospitato in un dato luogo e supportato da Gioni, per intenderci in queste percentuali “funziona” ed è accettabile:

            Luogo (luogo riqualificato, Trussardi): 40%
            Gioni:40%
            Gaillard: 20%

            Gaillard è uno standard, neanche molto buono. E’ un Giovane Indiana Jones, sintomo di questi tempi…Gioni ha organizzato un progetto accettabile proprio perchè sintomo negativo di questi tempi. Forse servirebbero sintomi positivi…ma dopo il 2001 il ruolo di artista è profondamente in crisi….ed è difficile fare buone selezioni, guardando ai desideri del committente e alla qualità…

  • Lorenzo Marras

    Certo che Gioni è bravo. Vivaddio chi lo mette in dubbio, pero’ devi anche chiarire in quale direzione tu aggettivi il “bravo”, altrimenti si puo’ pensare di tutto e di niente.
    Io penso che egli svolga la funzione innegabilmente in modo egregio o , come si dice oggi, PROFESSIONALMENTE e fin qui non c è niente da discutere, il punto è stabilire in quale ambito poi quella stessa professionalita’ opera i suoi effetti ; insomma la domanda che bisogna porsi è se quella funzione rientra nei canoni di mera strumentalita’, ecco, questo è il punto.

  • Per me un curatore bravo dovrebbe trovare un buon equilibrio affinché le “mura” della mostra proteggano ma non isolino. Gioni spesso riesce ad esaltare il lavoro senza prevaricarlo. Ma noi stiamo già facendo i rivoluzionari: chi riflette sul lavoro del curatore o del direttore di museo?

  • Lorenzo Marras

    oh alla faccia delle migliori rivoluzioni.
    se per te contemplare il disastro equivale a fare i rivoluzionari, siamo messi proprio bene.

    • SAVINO MARSEGLIA

      luca vuol fare la rivoluzione dentro la cornice dell’arte addomesticata al potere sovrano: in un sistema dell’arte orientato ad assorbire a neutralizzare qualsiasi rivoluzione scenografica.

  • Certo, come a dire che un magistrato per fare bene debba andare oltre la “cornice soffocante e conservatrice” della giustizia…..ma che state a ddì????

    Il sistema dell’arte tende ad attirare le menti più mediocri (la mia, le vostre…) perchè sembra che “tutto possa andare”…questa degenerazione è ovunque ma in italia assume connotati romantici e particolarmente idioti (vedi molti di questi commenti). Mi dispiace, ma non ragionate per niente e pensate solo al vostro pene e/o ombelico.

  • Lorenzo Marras

    ma fatti un brodo Rossi e idiota sei solo tu. Maleducato.
    Se non sai sostenere un dialogo rimani nella tua gabbietta blog dove ti parli da solo.
    ma poi parla proprio lui , lui che è lo stereotipo del bimbominkia con il T8 del cellulare a portata di mano.
    Eppoi dici anche delle mostruosita’ sopratutto quando porti esempi cosi’ accattoni , come quello che hai fatto sul magistrato.
    E’ OVVIO che un MAGISTRATO deve DEVE interpretare con Giustizia la norma che ha difronte e molto spesso, caro , va in questa interpretazione FUORI da quelle cornici che l’ordinamento qualche volta impone per le ragioni piu’ svariate (sopra tutto culturali) altrimenti la sua funzione si ridurebbe ad una funzione meramente , burocrarica – obbediente mii giusto perché ti entri (anche per sbaglio) in quella testa che ti trovi.
    Mai poi anche chi vuole ragionare dico io; se c è un qualcosa che odio e detesto è proprio quella di ragionare e fare di calcolo, guarda un po’.

    e per l’artista è lo stesso , se è tale altrimenti si cerca un impiego e mette su famiglia, saluti e figli maschi.

  • alex

    ma chi è luca rossi?

  • Ri.Chi.

    Anche fare pubblicità è un’ arte. Come insegna Armando Testa e dimostra Maurizio Cattelan. Luca Rossi è un brand che utilizza un obsoleto metodo di comunicazione pubblicitaria. Non importa cosa dici, ma quante volte lo ripeti.

  • Vi suggerisco di vedere fino in fondo questo video, ma veramente fino in fondo. Lo stesso atteggiamento andrebbe applicato al sistema dell’arte nazionale e internazionale. Che non vuol dire non progettare, ma progettare in modo consapevole: http://www.youtube.com/watch?v=3SxkMKTn7aQ

  • Preso atto di questo discorso del presidente uruguaiano Mujica, appendice all’articolo: http://www.youtube.com/watch?v=3SxkMKTn7aQ

    Il recente discorso del Presidente dell’Uruguay Mujica, in occasione del recente G20 a Rio.
    Un discorso passato nel silenzio generale, a parte facebook; e invece un discorso fondamentale. Da grande politico e da grande artista. Mujica indica la direzione verso un modello di sviluppo più intelligente e consapevole. Quando ho sentito questo discorso ho pensato ai “grandi artisti” del piccolo mondo dell’arte internazionale, come Hirst, Cattelan, Weiwei e mi sono chiesto come loro si rapportino a questi argomenti. Mujica sostiene giustamente (vi prego di vedere il video fino in fondo, su you tube lo trovate anche in italiano) che il problema è sempre politico; la radice di ogni problema è politica: il problema dell’acqua, della crescita, dell’ecologia e anche dell’arte. Ma è una sensibilità che potremo definire artistica che ha permesso questo discorso di Mujica; sono i tempi, le sue pause, le sue idee, il suo modo di porre queste idee, che rendono il suo discorso opera d’arte. Esattamente come i tempi, le pause, le idee e i modi dello scultore fanno la scultura. Ed ecco che ci accorgiamo che c’è un primato, (potenziale ahimè) dell’arte sulla politica.

    Nel piccolo sistema dell’arte internazionale, ad ogni tocco di campana, fioriscono biennali e mostre che vorrebbero risolvere il problema politico (rimando al post Question Time di questo blog, ed in particolare al primo articolo, che trovate anche pubblicato su Flash Art nell’estate 2012 e relativo a Documenta e Biennale di Berlino). L’arte spesso cerca sistematicamente e goffamente di proporre soluzioni per un modello di crescia e di sviluppo sbagliato; sarebbe come voler risolvere il problema dei campi di concentramento proponendo arsenico al posto delle docce a gas. Ed ecco che le mostre politicamente impegnate diventano sempre pretenziose ed inefficaci.

    In occasione della prossima Biennale di Venezia 2013, questo blog ha proposta un progetto che è già in atto: Kremlino. Un progetto che, senza vincoli spaziali e temporali, vorrebbe riflettere sul tema dei bisogni e delle necessità dell’uomo. Solitamente le manifestazione artistiche che si prefiggono di essere politicamente impegnate commettono l’errore di far entrare dentro lo spazio-opportunità dell’arte i problemi esterni; in questo modo i problemi esterni contaminano lo spazio dell’arte e si finisce per proporre arsenico per risolvere il problema dei campi di concentramento. Penso che l’arte contemporanea, e l’arte in genere, debba essere una palestra, un laboratorio e anche una chiesa, da proteggere; uno spazio-opportunità da proteggere senza che i muri di protezione diventino torri d’avorio e alibi dietro cui difendere tutto e il contrario di tutto. Le opere d’arte, come fossero ciclette, microscopi e crocifissi, favoriscono un esercizio fondamentale per fruire della mostra chiamato mondo; per vedere diversamente la mostra chiamata mondo. Ed ecco che il discorso di Mujica, come un’opera d’arte di valore, ci fornisce una modalità, un modo, un atteggiamento diversi per guardare alla mostra-mondo. Perchè se non possiamo cambiare il mondo e non possiamo cambiare le cose del mondo, abbiamo la straordinaria opportunità (a differenza del museo o della galleria) di cambiare le didascalie della mostra-mondo. E quindi abbiamo l’opportunità di cambiare il mondo, come cambiando le didascalie di una mostra è possibile cambiare la mostra stessa.

  • Lorenzo Marras

    ho ascoltato il discorso di Mujica . Ne condivido punto per punto ciascuno dei contenuti che esso porta.
    Trapela una umanita’ in Mujica che non ho difficolta’ a definire divina. divina perche’ testimonia , inequivocabilmente, a favore dell’uomo. della vita di ogni uomo che non è solo uno stomaco da riempire ma anche del “tempo” da consumare.
    C è arte in questo? sicuramente. Ma con una piccola e sottile differenza :
    E’ l’espliciitazione di una arte che fino ad oggi NON è registrabile in nessuna MAPPA stabilita a priori o per essere chiari , in uno STATUTO di ARTE che deve ancora FARSI.
    Dunque non sono d’accordo quando si afferma che Vi siano analogie con un Hirst un Cattelan oppure un Wei Wei; affermare cio’, a me pare una grossolana forzatura, perche’ i piani NON coincidono.

    Spero di essere stato chiaro.

    • Sei stato chiarissimo caro Lorenzo, e hai detto cose che condivido ma, credimi, non occorreva : è solo il Maestro e Docente, che confonde i differenti piani e non si accorge, per esempio, che il suo stigmatizzare una supposta accondiscendenza verso un eventuale “tutto può andare”, nel mondo dell’arte contemporanea, cozza vistosamente con la sua “mostra chiamata Mondo”, che sarebbe appunto la quintessenza dell’affermare che, in arte, tutto può andar bene!
      Ma, per parlar di cose e persone serie, vorrei, sommessamente e con sincero rincresimento, dirti che il discorso di Mujica è si un discorso splendido, profondamente vero, totalmente condivisibile (lo dico con sincerità, credimi, al punto che nel, mio minuscolo mondo, quelle idee le ho portate alle loro pratiche conseguenze applicandole a me, la mia famiglia, il mio vivere ed operare) però… purtroppo c’è un però : è solo un gran bel discorso.
      Dice cose verissime, denuncia un problema (forse “il problema”) fondamentale ma non indica, purtroppo, alcuna possibile sua soluzione, perché l’unica possibile soluzione, l’abbandono della “società di mercato” per passare ad una società basata sulla “sufficiency economy” (concetto enunciato dal Re di Thailandia una decina e più di anni or sono ed al quale ti rimando : cerca con google il termine e trovi ampia informazione) è se non proprio un’utopia, certo una soluzione adottabile limitatamente a realtà singole (come ho fatto io) o a singoli stati in condizioni particolari (e anche li, con notevoli eccezioni e limitazioni rispetto alla teoria e per periodi limitati). È cioè non “la soluzione” (e neppure “una soluzione”) ma solo una “filosofia” che val la pena predicare e diffondere nella speranza che , piano, piano e col tempo (molto, molto tempo) possa far presa nella mente di un numero sempre maggiore di persone e che questo porti, alla lunga, a far si che ad essa possa informarsi la politica di tutti i paesi del mondo (perché questo è il punto) che cerchi di cambiare, con estrema cautela e per piccoli ma significativi passi (per evitare la catastrofe che lo stesso Mujica evoca nel discorso stesso) la situazione attuale… sperando che a dar soluzione al problema non arrivino prima catastrofi naturali e crisi economiche a ripetizione.

      • Lorenzo Marras

        Luciano quel discorso secondo me porta con se una novita’ che non va assolutamente trascurata. E’ il discorso di un capo di governo e dunque con un peso sicuramente maggiormente rilevante rispetto al discorso o pensiero di chesso’ un intelletuale o se vuoi, altre personalita’ della cultura di quel paese.
        Certo Tutte le cose impegnative come lo sono quelle per un popolo di immaginare una vita (bada , non menziono il termine Realta’ perché lo trovo ambiguo e se vuoi ti spieghero’ anche perché) , un DESIDERIO di vita degna di questo nome e per di piu’ poterla ASCOLTARE da chi lo guida , con quella umanita’, è qualcosa di inatteso e non prevedibile.
        Tu dici UTOPIA. Luciano , e menomale che finalmente ci riappropriamo della benedetta UTOPIA e menomale che ci poniamo l’orizzonte che cambiare NOI stessi è una cosa possibilissima e non campata per aria (mujica parlava a ogni uomo e non ad un popolo visto nella sua totalita’)

        La parte del discorso di Mujica, infatti, che mi ha colpito in particolare è stata quella in cui dice: prima , si doveva lavorare piu’ di otto ore al giorno poi si è conquistato il diritto di otto. poi , si è arrivati a sei . Ma cosa è successo ? e successo che per pagare le rate della macchina e della casa si è dovuto lavorare ancora di piu’ ed allora , questa, che vita’ e’ , se non abbiamo piu’ il tempo per dedicarci ad essa?
        Per un che guida un paese , secondo me, questo dire, è veramente epocale; epocale perché altrove i capi di governo impogono le leggi della falsa CRESCITA in cui i popoli vivono nell’incubo divenuto NORMA.

        Sul discorso dei piani che non coincidono, è ovvio pensarlo :le forze che agiscono (tutte) in un ambito chiamato arte, dove l’economico e l’efficienza sono elementi obbligatori ed irrinunciabili quello di Mujica è una “poetica” assolutamente inservibile e per di piu’ dannosa per i loro fini.
        Mujica vuole di fronte a se degli UOMINI , quelli vogliono di fronte a se dei vili.
        Ecco perché ho scritto di Arte che non è registrata in nessuna mappa e che SI FA.
        Ciao Luciano

  • teodoro

    Quando si finirà di appiccicare l’appellativo “Arte” a quello che si vuole vendere/valorizzare…….sarà un bel giorno.
    …molto lontano.

  • @Gerini: “è solo il Maestro e Docente, che confonde i differenti piani e non si accorge, per esempio, che il suo stigmatizzare una supposta accondiscendenza verso un eventuale “tutto può andare”, nel mondo dell’arte contemporanea, cozza vistosamente con la sua “mostra chiamata Mondo”, che sarebbe appunto la quintessenza dell’affermare che, in arte, tutto può andar bene!”

    Ovviamente non hai capito :)

    Pensare ad una mostra chiamata mondo non significa dire che tutto è arte, anche se effettivamente tutto può essere arte (lo dicono dal 1914 e il ‘900 ne ha fatte di tutti i colori). L’articolo sostiene che ci può essere un modo-modalità-atteggiamento per vedere diversamente il mondo e quindi comportarsi di conseguenza. Ma non dico niente di nuovo. Forse il punto sta nella consapevolezza che il parlamento che conta è quello intorno a casa tua. E la tua scelta sbagliata nel comprare le scarpe, nello svolgere il tuo lavoro, nello scegliere il partner sbagliato, ha la stessa radice della scelta sbagliata di Monti, del politic X o di quello che ha sganicato la bomba atomica.

    Per essere attinenti: il male dell’italia non è “Berlusconi” ma le migliaia di piccoli Berlusconi che girano per il paese…..banalità? Forse…..Ma se prendiamo questo per vero possiamo capire che se riusciamo a vedere diversamente il nostro quotidiano (vedi corso a cui collaboro) forse riusciamo a cambiare le cose. Ma il pubblico tende a galleggiare, spesso oberato e distratto da IMU, pannolini, tasse, piccoli tradimenti, SUV ecc ecc

    • No sig. Maestro Docente, sei tu che non hai capito, ma solo perché non vuoi capire e quindi fai finta di non capire, sia chiaro, perché io credo che, invece, tu capisca benissimo! ed è per questo che ho perso interesse e piacere a discutere con te.
      Tutto puó essere arte, ma non tutto è arte, come correttamente dici e ancor più correttamente : tutto “potrebbe” diventar arte … ma solo a certe condizioni e sempre e solo per un preciso atto di cosciente vontà: “natura”, di per sé, non è arte e non esiste arte “involontaria”.
      Certo l’arte è parte integrate, e sotto certi profili, molto importante e significativa, dell’attività umana ma, proprio per le sue peculiarità, prima fra tutte quella di essere essenzialmente “espressione” di individualità (e di individualità che agisce non per “conformarsi” o per “recepire” il pensiero altrui o quello collettivo prevalente ma per comunicare il proprio “differente”, “divergente” o, quantomeno, “dialettico”), mal si presta ad essere “campione di laboratorio” e men che meno “palestra”, come tu vai predicando, per uno studio ed una ricerca sociologica che, anche se ad essa dai nome diverso, è ciò che tu dichiari di voler fare.
      Dico “dichiari” perché ho il grave sospetto che a te, alla fin, fine, non t’importi affatto né dell’ “arte” né di tale “ricerca” ma (come alla maggior parte degli artisti che tu critichi) solo di una tua “affermazione” possibmente commerciale ed economica in questo ambito o “settore relazionale” in cui (questa è la cosa che appare meno comprensibile: illusione di facile successo? buone relazioni? puro caso?) hai deciso di piazzarti.

      • gianni

        …concordo pienamente.E penso valga lo stesso per molti altri “operatori” del settore.

      • secondo me vedi nel sig rossi qualsiasi quello che hai negli occhi. Quindi stai parlando di te in fondo. Commerciale? Piazzarmi? E se anche fosse? Se uno lavora ( e io lo faccio gratuitamente da quattro anni tutti i giorni su blog, social network, realtà e riviste…) ha diritto anche a “piazzarsi”? O no? ……questa mentalità italiana fatta di romanticismo, fallimentarismo di ritorno, ed etica commerciale mi da i conati. Detto questo, mi sembra di fare tutto il possibile per non piazzarmi.

        • Ma non è che il Maestro Docente LR è solo l’evoluzione specialistica di Tobby_chat_bot (http://tobbychatbot.altervista.org/about.php)? Stesso concetto : un programma con un set limitato di “stringhe” che ricombina di volta in volta in base alle domande ed arricchisce “imparando” altre “stringhe” dagli interlocutori, simulando così un “colloquio” apparentemente intelligente.
          Comunque: “vedi…quello che hai negli occhi” è una banale ovvietà, nel caso di specie poi, pleonastica dato che le mie poche considerazioni su di te iniziano, appunto, con “io credo”, “io penso”. Qesto non significa affatto che ciò che “credo e penso” di te sia o debba essere una proiezione di ciò che “sono” (o credo e penso di essere) mentre è evidente che, quel poco che dico di te indica e segnala la distanza e la differenza tra il mio ed il tuo modo di essere.
          Non ho mai detto (né ho mai pensato) che cercare “di piazzarsi” o inseguire il successo commerciale o economico “sia un male” e non sia un legittimo diritto.
          Ho solo detto che, pare a me, che queste siano le tue “molle” (preciso : assolutamente legittime) e che ben poco t’importi dell’arte e della ricerca sociologica che dici di perseguire (la tua “palestra”). Ti faccio notare (e te l’ho scritto) che sei tu a criticare gli artisti e chi li “promuove” per una loro presunta “schiavitù” nei confronti del mercato ed una loro “ricerca del successo economico”, non io e, quindi, da parte mia, nessun “romanticismo” o “fallimentarismo di ritorno” (perfetto esempio di termine che “suona bene” ma non significa nulla in perfetto stile LR)
          In fine, a te che continui a chiedere a gran voce “argomentare, argomentare, per favore!” faccio notare che tu non argomenti, tu lanci slogans, tu “affermi” e rispondi, a chi dissente dalle tue affermazioni, in maniera spocchiosa ed irritante che sai bene essere un utile espediente, per provocare altri commenti e mantenere cosí accesa l’attenzione sui tuoi banali ed oramai scontatissimi interventi.
          Per questo ti dico: fa un po’ quel che ti pare, a me, il Maestro Docente, ha deluso e stancato e, pertanto, lo “mollo” qui. Statti bene!

    • Savino Marseglia (Una Piccola Peste)

      “Imu, Pannolini, Tasse, SUV e Piccoli Tradimenti” potrebbe essere un ipotetico titolo per una tua futura mostra o il titolo di una commedia napoletana che sicuramente attrarrebbe molto più pubblico di quei pochi ectoplasmi spauriti e indifferenti che caratterizzano l’attuale pubblico dell’arte contemporanea italiota. In fondo tanti piccoli Berlusconi se ci pensi bene sono anche gli attuali protagonisti della classe dirigente dell’arte contemporanea italiana: piccoli curatori rampanti, piccoli direttori di museo rampanti, piccoli galleristi rampanti, piccoli artisti rampanti al servizio del sistema, pie fiere d’arte ecc. Insomma un altro titolo possibile per una futura mostra potrebbe essere : “Piccoli Berlusconi crescono”….

      Che ne dici ? Senti che ne pensa in proposito la “domina absoluta” dei piccoli berlusconi:

      https://www.youtube.com/watch?v=n3rN0m6Qneo

  • questo Mujica è fantastico: http://www.youtube.com/watch?v=_seM9doYHT4

  • @gerini: trovami una mia frase dove scrivo di artisti schiavi del mercato….una sola frase! Mai scritto! E allora vedi che mi attribuisci quello che TU pensi e hai negli occhi??? Ti consiglio un bel auto esame!

    Come puoi dire che non argomento??? che scrivo articoli, blog e commenti senza mai lasciare cadere niente…anche questi tuoi commenti…

    • Luca Rossi su Whitehouse (Dialogo con Michele Dantini):
      “Per farlo, questo sistema di pochi (questo sistema oligarchico) è costretto a rimanere chiuso al confronto e rifugiato sopra torri d’avorio. E quindi assenza critica, menefreghismo critico, dittatura del mercato e del curriculum vitae.”

      Luca Rossi su Whitehouse (Intervista a Maurizio Cattelan):
      “In fondo argomentare criticamente mi sembra l’unico modo per offrire un’alternativa rispetto la dittatura del mercato.”

      Luca Rossi su Boite:
      “L’argomentazione critica, il lusso di tempi di riflessione e decompressione, possono scardinare questo stato di cose ed evitare che in tempi di crisi economica e linguistica tutta la nave affondi perché legata solo alla dittatura del mercato.”

      Luca Rossi su Kremlino:
      “In questo progetto è richiesto il valore della gratuità da parte di tutti. Anzi riteniamo che il limite del denaro (proprio in ottica di rinegoziare i bisogni) possa essere uno stimolo per assumere strategie più laterali e più sostenibili, e quindi forse più incidenti.”

      Luca Rossi su affaritaliani.it:
      “La Casta opera anche sulla lievitazione dei prezzi delle opere, senza partire da alcuna base critica, ma solo sull’ alleanza tra 2/3 operatori- amici. Questo crea sulle opere d’arte un’effetto Parmalat e mentre il risparmiatore protesta perché rivuole il suo denaro, il collezionsita che ha subito un bidone sta zitto per paura di perdere il suo status sociale e per paura di non poter più rivendere la sua opera-bidone. Ma l’anomalia più paradossale è che questo sistema, oltre ad essere criticabile sul piano etico-morale, è inefficace e non produce risultati positivi sulla scena internazionale”.

      ETC ETC ETC

    • Ti rispondo per buona educazione perché mi hai chiamato, ti pregherei cortesemente, però, possibilmente, di non chiamarmi piu:
      Quando di un artista dici che si fa condizionare dal curatore o che segue una certa moda o corrente, quando dici che i giovani artisti mantenuti dalla NGF si adoperano per compiacere i “vecchi che comandano”, non è implicita nella tua critica l’idea che se lo fanno è per una convenienza economica o di “visibilità” o di “consenso e approvazione”? E questo non equivale a dire “schiavi del mercato”?
      L’auto esame io me lo faccio tutte le sere prima di prender sonno, ma il fatto è che io non faccio “critica” non la so e non la voglio fare a me l’arte interessa tutta, per goderne, per trovare motivi di riflessione, per cercare di recepire ciò che l’autore ha voluto comunicare, per scoprivi altri e differenti messaggi, per comprenderne la tecnica e la sintassi che che la governa e, se possibile, per imparare qualche cosa.
      La critica m’ interessa e la seguo, per mio arricchimento culturale ma la lascio fare a chi sa farla e m’infastidisce chi crede di poterla fare con battute, slogans e catenarie di affermazioni.
      Argomentare significa sviluppare argomenti a sostegno di una tesi e non semplicemente inanellare delle affermazioni indimostrate e ripeterle all’infinito ricombinandole variamente tra loro.
      Anche Tobby_chat_bot risponde sempre a tutte le domande che gli si pongono e a qualsiasi interlocutore ma credo che anche tu converrai che questo non significa che “argomenti” o che sia in grado di farlo.

  • @Vincenzo: non ho mai scritto artisti servi del mercato….voi siete ancora nel clima Ochetto….

    Ho scritto spesso assenza di critica e quindi artisti (giovani e meno giovani) vittime di un sistema privo di contrapposizioni critica costruttive e stimoli….e quindi senza critica d’arte ecco la dittatura del mercato, e in particolare del curriculum vitae, che, a sua volta, è il precipitato di luoghi (place) e relazioni pubbliche e private (rays): place+rays= …plays…

    …plays…
    Europa Centrale, 2010:

    http://whlr.blogspot.it/2011/12/blog-post.html

    Ecco che quello standard e/o vuoto diventa “opera” solo quando le relazioni, raggi, incontrano un luogo….se domani Cattelan fa una mostra da De Carlo con i suoi sputi….vende le foto di ogni sputo…se lo fa Vincenzo Merola o Gerini in una galleria di Viterbo, non credo che vendano tutto….e quindi ci vorrebbe un confronto critico dialogico (Luca Rossi è solo un innesco) per definire le ragione e le urgenze del medesimo progetto degli sputi…e capire dove stia il valore (che a sua volta, insieme ad altri elementi, va a formare il prezzo)….

    • Non te la prendere Luca. A Natale siamo tutti più buoni. Sappi che io sinceramente ti stimo e credo che in fondo tu sia mosso da buone intenzioni. Apprezzo anche tante delle tue iniziative. Però ti contraddici un po’ troppo spesso e certe volte spiazzi anche chi ti segue. Duchamp diceva di avere l’abitudine di contraddirsi spesso, per evitare di abituarsi ai suoi stessi gusti. Quindi, chi sono io per suggerirti di non farlo? Però, per quanto mi riguarda, risultavi più simpatico quando parlavi di “dittatura del mercato” e di “valore della gratuità”, questioni centrali che sembrano passate in secondo piano adesso, soppiantate dalla fine del mondo e dalle foto delle Twin Towers piazzate alle pareti di qualche galleria. Se le priorità adesso sono diventate capire quanto fanno al litro gli sputi di Cattelan, io preferisco una bella chiacchierata con il buon Gerini a Viterbo (o ovunque sia). Così magari ci conosciamo di persona e scambiamo anche un’opera visto che non riusciamo a venderle (io ci riesco con molta difficoltà: convincermi a vendere richiede una paziente opera di sfinimento). E ci stacchiamo dal PC che ogni tanto fa bene. Intanto aspetto te o Enrico da Michele qui in Molise, se mi confermi le anticipazioni su corsopratico che mi hai fatto tramite mail. Così si conversa faccia a faccia! Mi riesce molto meglio!

      • Caro Vincenzo, vedo con piacere che abbiamo anche questo in comune… scambiare con un collega amico sempre! Vendere… forse, può essere, vedremo… ;-) :-) … e per non cader in tentazione, negli ultimi due anni mi son concentrato quasi esclusivamente su lavori che, per loro stessa natura, non possono esser venduti ; -) … spero che o prima o poi ci si possa incontrar di persona.
        A proposito BUON NATALE a tutti !!!!

  • «L’arte è ciò che rende la vita più interessante dell’arte»
    Rober Filliou. Artista Fluxus.
    Ed e’ per questo che amo l’arte e la vita!

    Auguri a tutto lo staff di Artribune!

  • Giancarlo V

    luca rossi è il concentrato della banalità. Quante parole buttate al vento. La sua ripetizione ossessiva di quattro pensieri in croce è nauseante…
    Ricorda certo Berlusconi e la sua arroganza (e demenza) nelle sue apparizioni televisive di questi giorni …

    buon natale a tutti

  • Danilo

    La politica siamo tutti noi…l’Arte è la storia dell’uomo…Arte è politica!
    Tutte le volte che un artista si confronta col reale fa politica.

  • CoDa

    Lr è un’invenzione della nonni/genitori fondation x dimostrare che loro hanno ragione. Tra un po’ il sistema che critica lo celebrerà dimostrando di aver accolto le sue critiche. Grazie lr x il contributo che stai dando loro. Ma non cambierà nulla. Le sue idee non sono granchè per cui facili da rendere innocue. Per es. L’idea di arte come palestra x capire il mondo. L’obiettivo è di diventare spettatori -culturisti con grossi muscoli ben oliati che non hanno nè forza nè velocità… Inutili.
    L’arte oggi sii trova di fronte ad una sfida che non è capire il mondo ma agirlo, allargarlo, estenderlo il che potrebbe anche portare a situazioni peggiori dell’attuale ma almeno avrà fatto un tentativo. le opere si potrann definire tali dopo aver superato la prova della realtà e non il confronto con le altre opere.

  • Probabilmente non sapete leggere. Ho scritto che l’arte non serve a CAPIRE il mondo ma a CAMBIARLO (quindi anche ad agirlo). Esattamente come cambiare le didascalie di una mostra permette di cambiare la mostra e non necessariamente “capirla”.

    Io credo invece che questi articoli vengano ahimè letti solo da addetti ai lavori (spesso mediocri e frustrati) e quindi si voglia vedere nell’articolo una mediocrità-banalità che rassicura la nostra presunta mediocrità: “se tutti sono scemi e banali, e se anche LR è scemo e banale…io comunque posso stare tranquillo…”. Questo è il modo per morire, lo sapete?

    Se l’arte non serve per cambiare il mondo micro e il mondo macro? Come ogni attività umana, a cosa serve???????????????????????????????

    Non ditemi ad emozionare o investire denaro (cose già rilevate dall’articolo)

    • Piccole Pesti crescono

      “Imu, Pannolini, Tasse, SUV e Piccoli Tradimenti” potrebbe essere un ipotetico titolo per una tua futura mostra o il titolo di una commedia napoletana che sicuramente attrarrebbe molto più pubblico di quei pochi ectoplasmi spauriti e indifferenti che caratterizzano l’attuale pubblico dell’arte contemporanea italiota. In fondo tanti piccoli Berlusconi se ci pensi bene sono anche gli attuali protagonisti della classe dirigente dell’arte contemporanea italiana: piccoli curatori rampanti, piccoli direttori di museo rampanti, piccoli galleristi rampanti, piccoli artisti rampanti al servizio del sistema, pie fiere d’arte ecc. Insomma un altro titolo possibile per una futura mostra potrebbe essere : “Piccoli Berlusconi crescono”….

      Che ne dici ? Senti che ne pensa in proposito la “domina absoluta” dei piccoli berlusconi:

      https://www.youtube.com/watch?v=n3rN0m6Qneo

      • @Piccole Pesti crescono: condivido la tua idea. Infatti il berlusconismo è profondamente radicato nel “migliore” sistema dell’arte contemporanea italiana, proprio in quelle figure che si professano radical chic o addirittura gay. Costoro semmai neanche si accorgono di mettere in atto quello che tanto combattono leggendo Repubblica la mattina……

    • CoDa

      ” cambiare le didascalie di una mostra significa cambiare la mostra, ma cambiare le didascalie può anche portare a una mostra e a un mondo peggiori. Lo spazio protetto dell’arte può fornire quell’esercizio interpretativo che risulta utile e prezioso nel definire le didascalie per la mostra-mondo”, così cita il tuo ‘articolo. Esercizio interpretativo l’ho inteso più come comprensione che azione. Anche il mettere le didascalie, che ricorda tanto duchamp, sembra più un esercizio mentale. Non voglio dire che questo sia inutile ma penso che si debba andare oltre. Non credo in un’ arte come luogo protetto dove dare indicazioni utili x il mondo “vero”. L’arte deve confondersi nel mondo, non farsi riconoscere come tale. Solo così avrà qualche chance di sopravvivere.

      • non si tratta di dare indicazioni UTILI….quanto di prendere consapevolezza delle cose…e questo si può fare guardando un quadro di hirst piuttosto che del pittore della domenica….

        • CoDa

          Non mii sembra che le tue siano risposte alla mia domanda. Ho sollevato una questione che mi sembra rilevante e tu mi rispondi velocemente, senza argomentare la mia view e in modo incoerente col tuo pensiero (nei vari post parli di utilità dell’arte e qui la neghi). Scusa lr ma non riesco più a seguirti peró visto che puó essere un mio problema, prova a farmi capire il tuo pensiero con un esempio (xchè non provi a farlo con Versailles 2012?)
          Grazie

  • Lorenzo Marras

    sono d’accordo con quanto detto da Co.da.
    ecco lui ora ha espresso un pensiero e per fare questo bisogna essere artisti (anche senza saperlo o volerlo).

    • ma che ca…. dici? marras dietro la lavagna :)

      • Lorenzo Marras

        dico quello che dovresti semmai sostenere tu. Ma siccome sei prigioniero della sindrome di primo della classe, secchione e che lavora sempre di gomito , ti dimentichi delle NECESSITA’ piu’ semplici (che non equivale solo alle benedette facolta’ corporali).
        Necessita’ piu’ semplici nel pensare ad esempio che il riconoscimento e la conseguente perimetrazione di un Arte implicano il suo governarla.
        Le cose che d’altronde fai sempre tu no? tizio ha fatto gia’ questo dieci anni fa – Caio l’altroieri – Sempronio ci lavora una vita; insomma a ognuno tu hai bella che pronta etichetta del prezzo e questo ti manda in un brodo di giuggiole.
        Eppoi parla di Hirst , ma chi se ne fotte di Hirst dico io.

  • Ursola Spatagnao Ugolini Pulman

    Luca Rossi non mi pare che il definire il mondo una mostra si discosta tanto dal concetto di “società come spettacolo”…mi sembra un concetto non originale e francamente un pò banale. Mi pare che un certo Manzoni mise l’intero pianeta su una base!!
    Ora arriva lei con questi articoli della minchia e ci vuoi insegnare le sue dottrine da Corriere dei piccoli… L’arte non è un modo e tanto meno è un luogo protetto dove esercitare persone che in quel luogo non entreranno mai.
    Io la inviterei a non scrivere più articoli e postare commenti della minchia come fa da 4 anni, non ha cambiato nulla e non cambierà mai nulla.. lei o quel gruppo di persone frustrate e annoiate che si celano dietro il nome di Luca Rossi.

    Ursola Spatagnao Ugolini Pulman

    • @Ursola: mi sembra di cogliere in lei una certa frustrazione…non ho mai preteso di esprimere concetti unici ed originali (come invece lei cerca di fare firmandosi in modo tanto idiota).

      Manzoni o chi per lui NON sono mai riusciti a passare dalla teorica alla pratica.

      Il punto è mettere in pratica questi concetti e allenare un nuovo spirito critico verso le cose. Vede, le scelte sbagliate della sua vita sono strettamente correlate con la fame nel mondo o lo scoppio della bomba atomica. Bisognerebbe iniziare a pensare veramente che il nostro micro coincide con il nostro macro.

      • Ursola Spatagnao Ugolini Pulman

        Be certo invece chiamarsi whitehouse è meglio? Ma per cortesia… certamente non mi offenderò di un insulto fatto da lei riguardo il mio nome,
        se lei conoscesse solo uno dei membri della mia famiglia la finirebbe di commentare attraverso un uso aleatorio dei verbi.
        E poi mi spieghi come passerebbe alla pratica lei… se dice che l’arte deve essere un luogo protetto non può essere certo agibile da tutti, altrimenti non sarebbe protetto.
        Chi fa selezione all’ingresso? Lei?
        Fino ad oggi quante persone anno partecipato a i sui progetti? Saprebbe fornire delle cifre?
        Il suo corso della minchia che ha fatto a Bologna ha colmato le sue aspettative?..e soprattutto quelle dei partecipanti? quanti erano?

        Ursola Spatagnao Ugolini Pulman

        • Ma per lei è tutto “della minchia”? Immagino anche i “membri” della sua altolocata famiglia. L’arte deve essere un luogo protetto ma non su torri d’avorio….e invece molti direttori e curatori tendono a salire su torri d’avorio perchè temono la realtà e il confronto con la realtà…

          Da 4 anni partecipano tantissime persone al blog che coordino, e che si chiama appunto “whitehouse”. La invito ad una visita…..ma che non sia “della minchia” anche quella…

  • Vittoriuo Del Piano – Critica/Critici

    Commento indirizzato ai vari “L. L., A.D., ecc,.
    – “L’UOMO E’ L’ARTE” (l’originalità nel mondo, è dell’artista).
    – La politica nel mondo non sarà mai originale…
    – E-mail: ([email protected]), Taranto, 30/12/2012.

  • Vittorio Del Piano – Critica/Critici

    Commento indirizzato ai vari “L. L., A.D., ecc,.
    – “L’UOMO E’ L’ARTE” (l’originalità nel mondo, è dell’artista).
    – La politica nel mondo non sarà mai originale…
    – E-mail: ([email protected]), Taranto, 30/12/2012.

  • Il primo commento del 2013 è il MIO!!!

    AUGURONI A TUTTI!!

    Eugenio Santoro

  • per chi vuole approfondire concretamente e in modo pratico suggerisco questo workshop: http://whlr.blogspot.it/

  • Luca Rossi è un saccheggiatore di suggestioni dell’altro sistema dell’arte indy di cui svende i contenuti all’interno di spazi di riviste patinate e addetti ai lavori.

    • Se qualcuno volesse saperne di più, può leggere una accesa e privatissima discussione tra me e Luca Rossi (che ovviamente non compare nel suo blog) nel mio primo e probabilmente unico libro “Altro sistema dell’arte”, potete acquistarlo on line comodamente e una volta letto possiamo parlare di quanto misero di contenuti sia il progetto Luca Rossi: http://www.booksprintedizioni.it/libro/Arte/altro-sistema-dell-arte

  • detto da te è un complimento ahahaha

  • Pingback: Arte e Vita: una mostra chiamata mondo - LUCA ROSSI CAMPUS()