Un muro d’arte. La parete street sulla Bowery

Il murales di Houston and Bowery. Un’opera d’arte in continua evoluzione per mano di grandi artisti di strada. Succede a New York, e qui vi raccontiamo un po’ di storia e le ultime novità.

Houston and Bowery murales - Aiko LadyButterfly

New York è piena di angoli nascosti, di piccole meraviglie della società disseminate senza criterio per ogni dove. Vuoi che sia un piccolo parco nel mezzo dei grattacieli svettanti, vuoi che sia un caffè nel quartiere più inaspettato, o vuoi che sia una delle tante opere di street art che ti sorprendono, le chicche meravigliose nel senso etimologico del termine si sprecano. Poi ci sono i posti istituzionali, i grandi musei, le grandi gallerie, la New York delle guide turistiche.
Non su tutte le guide probabilmente appare il murale che si staglia (imponente come una affiche pubblicitaria, di quelle mastodontiche che ormai si vedono ovunque) esattamente all’angolo tra Houston (che mi raccomando, si pronuncia ‘ouston’ a NYC) e Bowery.
Questa singolare location è stata resa, grazie a Tony Goldman, una parete privilegiata a uso degli street artist, con la collaborazione di Jeffrey Deitch, mentre in seguito anche The Hole Gallery contribuirà a curare lo spazio. L’idea alla base di questa installazione, che si trasforma muore e rinasce periodicamente, era di mettere a disposizione uno strumento d’espressione per i più grandi street writer cittadini e di tutto il mondo .

Houston and Bowery murales – How and Nosm

Nel 2008 il progetto ha inizio con la ricreazione del famoso murale di Keith Haring dell’‘82, poi i fratelli brasiliani Os Gemeos ne realizzano uno in memoria dell’artista Dash Snow, morto per overdose, mentre l’anno dopo l’ormai celebre Shepard Fairey dice la sua con il tipico linguaggio iconico da Costruttivismo Russo. Nel 2010 Barry Mc Gee ricopre il muro di tag purpuree rendendo omaggio al ruolo del tag in sé e nella città di New York, mentre nello stesso anno Kenny Sharf omaggia Keith Haring con un puzzle di suoi personaggi. Nel 2011 JR, artista francese attivo a NY e sempre di più nel resto del mondo, fotografa e incolla una delle sue immense foto di sguardi in bianco e nero, e  successivamente una esplosione di colori pop prende il sopravvento con il murales di FAILE, duo che mette in scena un panorama da fumetto degno di un classico Lichtenstein.
E infine veniamo al 2012, anno in cui si sono susseguite finora la calligrafica opera di Retna, ossia un immenso moderno geroglifico in rosso e blu intensi, e la delicata, elegante esecuzione di Aiko LadyButterfly, che ha attinto all’esotico immaginario nipponico per dare vita a sagome che sembrano ritagliate nella carta, con toni fluo e linee sinuose.

Houston and Bowery murales – JR

L’ultimo murale del 2012 è stato appena terminato per mano di How and Nosm, altri due fratelli questa volta di origine spagnola ma New York based che lasciano il segno, anche in questo caso con una palette limitata: bianco rosso e nero con un richiamo visivo all’universo delle carte da gioco, dove le linee sono definizione pura e i personaggi in spray hanno l’incisività di un taglio sul piano bianco. Un intrigo di pattern e di cornici labirintiche campisce aree ad altissima densità visiva. Affascinante la ricchezza dei particolari che si articola in evoluzioni grafico-visive impreviste: un altro successo per l’arte di strada.

Diana Di Nuzzo

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.