Mark Kostabi. Come diventare artista di successo a New York

Siamo andati a trovare Mark Kostabi, la superstar della Pop Art, nel suo studio newyorchese. Per capire se è vero che, per avere successo, basta rispettare sei semplici regole. Ovvero: fai grande arte; abita a New York; circola (frequenta opening, party, gallerie…); sii professionale; abbi una tua storia; trova dei bravi artisti che lavorino al posto tuo.

Studio Mark Kostabi - photo Sara Spinelli

Sei un aggettivo vivente: ‘kostabiano’ è infatti il linguaggio visuale che hai saputo inventare. Niente male per qualcuno che sostiene di essere nato nota musicale. Ti ricordi agli inizi come è andata?
Sono arrivato a New York nel dicembre del 1981. All’inizio dormivo sui divani o ospite da amici. L’atmosfera nell’East Village era incredibile. Tutti erano insoliti. Sembrava che ogni sera aprisse una nuova galleria. Il quartiere era pieno di colori. In giro c’era sempre un sacco di gente e, soprattutto, ricchi collezionisti.

A proposito dell’ontologia delle tue opere, per dirla alla Groucho Marx, la tua è una metafisica a metà. Il tuo simbolismo tocca temi universali sempre con un sottofondo di leggerezza. Sarà forse questo il fulcro del tuo successo?
Forse sì. La mia pittura celebra le forme umane in genere. Riescono a essere molto comunicative perché contengono un linguaggio universale. Non dipingo americani, cinesi o africani, ma solo essere umani, liberi da ogni razza. Inoltre nei miei quadri non ci sono giudizi o prese di posizioni politiche, ma solo emozioni e colori. Credo sia soprattutto questo a piacere molto.

Studio Mark Kostabi – photo Sara Spinelli

Ti ricordi quando hai raggiunto la tua grande arte?
Sono arrivato al mio stile da solo, disegnando. Fra il 1979 e il 1980 ho cominciato a perdere attenzione per l’anatomia. Le mie figure erano sempre di più androgine e schematiche. Poi ho raggiunto a New York. Qui ho visto per la prima volta i dipinti di Keith Haring. Ci assomigliamo, è vero, ma chi capisce di arte sa bene che siamo anche molto diversi.

Perché New York?
Perché nessuna città è più influente ed energizzante. Prendi la zona di Chelsea: ci sono più di trecento gallerie concentrate in una minuscola area. Nessun altro posto al mondo ha niente di simile. Ecco perché anche la fiera Frieze ha deciso di venire qui.

Prenzlauerberg, a Berlino Est, è il quartiere di questo presente che assomiglia di più all’East Village 1983-87. A un giovane d’oggi, consiglieresti di trasferirsi a Berlino o New York?
New York. Al secondo posto Londra. Terzo Berlino. Ma l’atmosfera degli Anni Ottanta nell’East Village è irrepetibile. Ovunque c’era libertà e divertimento. Non credo succederà ancora.

Studio Mark Kostabi – photo Sara Spinelli

Andy Warhol e l’odore delle vernici fra i palazzi in fiamme oppure Maradona in mondovisione che scarta mezza nazionale inglese? Cosa ti manca di più di quegli anni?
Warhol è stato un catalizzatore incredibile. Ci siamo incontrati spesso, ma era difficile avere una vera conversazione con lui. Tutti si contendevano la sua attenzione.

Nei tuoi comandamenti ricordi quanto sia cruciale partecipare a eventi mondani e vivere ogni party come un appuntamento di lavoro. Sono un artista emergente appena arrivato nella Grande Mela: come mi consigli di muovermi?
Sooner is better than later, ma per trasferirsi a New York non è mai troppo tardi. Consiglio di prendersi in affitto un piccolo studio, il più vicino possibile a Manhattan. Quindi serve partecipare agli opening, cercare di conoscere tutti i galleristi che espongono opere simili alla propria arte. I giovedì sera a Chelsea sono importanti. Entrare è facilissimo. Le porte sono aperte per tutti. Conta esserci, farsi vedere e, perché no, seguire qualcuno, prendere ascensori. Il più delle volte non c’è neanche bisogno di premere un bottone. Quasi sempre c’è qualcuno che lo fa al posto tuo.

E una volta nel giro, occorre essere professionale. Per cominciare, cosa è meglio evitare?
Non parlare mai di sé. Non lamentarsi del sistema dell’arte. Questi sono due errori molto comuni. Inoltre, mai bruciare i ponti. Soprattutto con i venditori. Nel mondo del rock avere un cattivo comportamento può essere un valore aggiunto, ma in quello dell’arte è meglio essere educati, non offrire comportamenti estremi. Evitare di pisciare in un caminetto, per esempio. L’ha già fatto Jackson Pollock e non credo, oggi come oggi, possa aiutare molto.

Studio Mark Kostabi – photo Sara Spinelli

Bene, e adesso le cose da fare…
Ogni volta che s’incontra un venditore si devono raccontare solo buone notizie. Quando si fa conoscenza per la prima volta con qualcuno del settore, meglio dimenticarsi del proprio ego, interessarsi all’altro. Fare domande. Offrire un servizio, se si può. Poi, di solito, toccherebbe all’altro interessarsi a te.

Altro?
Beh, per affermarsi non guasta conoscere qualcuno già famoso. Nella mia vita ho incontrato Andy, Lou Reed, Sophia Loren e il Papa. Questo mi ha senz’altro aiutato.

La coda della tua risposta introduce la prossima domanda. Hai incontrato Benedetto XVI nel 2007 a Velletri: cosa ricordi di quell’appuntamento?
L’attesa dell’incontro è stata la parte più intensa della giornata. C’erano decine di persone intorno. Tutti per il suo arrivo. Quando senti il rumore dell’elicottero capisci che qualcuno di davvero importante sta arrivando. A essere sinceri, non è stato l’incontro più emozionante della mia vita.

Ah no? Allora qual è stato?
Quello con Kasparov. Con lui ho avuto davvero la sensazione di avere a che fare con il numero uno al mondo di tutti i tempi nel proprio settore.

Studio Mark Kostabi – photo Sara Spinelli

Qual è il tuo rapporto con la spiritualità cristiana? E con la spiritualità in generale?
Quando ho bisogno di ritemprare il mio spirito non entro in nessuna chiesa o tempio. Mi basta fare quattro passi sull’High Line che passa sopra il mio studio per ricaricami le batterie. In generale, non seguo nessuna religione. Trovo Dio nel gesto di dipingere e nel comporre musica, e questo mi basta.

Nella tua storia non ci sono spazi per una religione, ma per la solidarietà sì. Hai donato un tuo quadro per il Darfur. Un gesto di carità per accendere un riflettore sulla guerra civile in Sudan. Com’è andata?
Ero a Roma. Il merito è di Tony Esposito. È lui che mi ha invitato a farlo. È importante sentire di fare la propria parte per cercare di migliorare il mondo.

A proposito della tua storia, cosa hai voglia di dire?
I miei genitori vengono dall’Estonia. Io sono nato in California. La mia storia l’ho costruita passo dopo passo, incontro su incontro, con un obiettivo preciso: diventare un artista famoso. Per questo serve accumulare eventi cruciali. Come per gli scacchi. Mossa dopo mossa. Lentamente accumulare vantaggio verso le sfide che ti sei prefissato…

Eccoci arrivati al tuo sesto comandamento: trova dei bravi artisti che lavorino al posto tuo. La tua factory, la Kostabi World, ha 15 salariati e produce 200 opere l’anno. Nelle tue opere sei presente nei concetti e come brand, ma non manualmente. Come scegli gli artisti che lavorano le tue idee. E come li dirigi?
Sì, ho quindici dipendenti. Sei pittori che lavorano nel mio studio. Due che si occupano dei soggetti da casa. Cinque che pensano ai vari documenti da produrre e tenere in ordine. E poi c’è Jessica all’archivio. Paul che si occupa un po’ di tutto. Ho assunto ognuno di loro personalmente. Ormai siamo una famiglia. Sanno bene cosa voglio e io conosco cosa loro possono darmi. Le cose vanno avanti in grande armonia.

Studio Mark Kostabi – photo Sara Spinelli

E Kostabi, adesso che è tutto ben organizzato, cosa fa?
Mi occupo di vendere, insieme a mio fratello.

C’è una settima regola che avresti voglia di aggiungere?
Credi in te stesso.

Ti ricordi quando hai venduto il tuo primo quadro?
Alle elementari, a un mio compagno di scuola. Nella vita ho fatto una sola professione: il pittore.

E l’ultimo, di quadro?
Ancora a un mio compagno delle elementari. È importante non perdere connessioni con chi s’incontra nella vita.

Alessandro Berni

  • Riccio

    Tutto molto chiaro.Sincero.Perlomeno Kostabi non ha scomodato argomentazioni esoteriche.

  • Perfetto ed utilissimo “manuale per un venditore” … peccato che tanta sapienza commerciale sia stata applicata alla produzione del nulla in forma di oggetti d’arredamento… la prossima stella in questo firmamento sarà certo Rabarama.

  • Giulia

    Oddio. Per fortuna non lo avevo mai sentito nominare…

  • francesca

    …aldilà del fatto che, come afferma lui stesso, kostabi è un bravo venditore e questo è quello fa nella vita…. che è molto diverso dal mestiere di artista o pittore….
    sembrerebbe,… che tutto gli piace tranne che la pittura, visto che delega gli altri nel fare ciò che si suppone sia la sua passione….. e non solo ne ha talmente disprezzo…. che fa copiare ai suoi assistenti opere altrui (senza citare le fonti per prendersene beffa dei dilettanti) a cui poi fa applicare una silhouette vuota a forma anonima proprio come è la sua anima… vuota di contenuto!

  • Ghin Domenico

    Se la realtà artistica che traspare attraverso Kostabi a New York è questa c’è poco da fare classifiche, anche se il mercato sarà più prospero che altrove, e su questo non c’è nessun dubbio visto come si articola sempre attraverso le parole del diretto interessato. Al contrario invece traspare una sensazione di decadenza di idee e contenuti. Paradigmatico in questo senso può essere un confronto tra la factory di Andy Warhol e la sua, dove in quella di Warhol tutto aveva un senso : dall’esecuzione delle opere degli assistenti alla mescolanza più disparata di gesti e persone e cose in cui tutto concorreva a creare il logo-pensiero dell’artista. La factory di Konstabi non è altro che un officina dove perfetti assistenti esecutori riproducono alla lettera il clichè iconografico dell’artista.

  • Angelov

    L’arte prodotta in scala industriale, è per noi europei ancora una cosa incomprensibile.
    C’è anche un approccio molto positivista in tutto il suo lavoro.
    Un ciclone di energia creativa, che non ha ne la voglia ne il tempo di chiedersi in che direzione stia andando: l’apoteosi dell’azione in se.
    Illustratore, grafico, quasi-vignettista, pataccaro, imbrattatele, imbianchino?
    No problemo!

    • Scusa Angelo ma non è un problema di essere “europei” o meno : “arte” e “produzione su scala industriale” sono due termini che non possono stare assieme, salvo che in un’accezzione (o concetto) ironico o dissacrante (vedi Pinot Gallizio ed altri) e questo non è proprio il caso di Kostabi… non c’è nessun “ciclone di energia creativa” ma solo la stanca ma voluta e pervicace, ripetizione di un cliché che “si vende bene” … e anche sul “si vende bene ci sarebbe da dire visto che i Kostabi li trovi sia su “Telemarket” ed affini che nelle “pseudo-gallerie vendiamo-un-pó-di-tutto dalla cornice si modernariato” ” della provincia Italiana più che da Sotheby o Christie’s

      • Angelov

        Caro Luciano, io personalmente invidio molto uno come Kostabi, che è riuscito a prosciugare tutto lo sterile pensare, in un lavoro manuale.
        Certo non è Brancusi, e neppure è intelligente e articolato come Kosuth, ma se la mediocrità del panorama artistico fosse almeno al suo livello, vivremmo senz’altro in una società più felice e meno schizzinosa.

  • laura

    L’articolo parte da presupposti sbagliati: Kostabi non è un artista di successo né può essere definito esponente della pop art

    • alessando barga

      bravissima laura.

      • non entro nel merito del lavoro di Kostabi, ma quanto a successo veramente è secondo a pochi…vediamo per esempio la lista delle collezioni pubbliche…
        The Museum of Modern Art, New York

        The Metropolitan Museum of Art, New York

        Solomom R. Guggenheim Museum of Art, New York

        Brooklyn Museum of Art, New York

        National Gallery of Art, Washington, D.C

        The Corcoran Gallery of Art, Washington D.C.

        Museum of Contemporary Art, Los Angeles

        Albright-Knox Art Gallery, Buffalo, New York

        Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Rome

        Art Museum of Estonia, Tallinn, Estonia

        Memphis Brooks Museum of Art, Memphis, Tennessee

        Trevi Flash Art Museum of International Contemporary Art, Trevi, Italy

        MUSEION – Museo d’Arte Moderna, Bolzano, Italy

        Duke University Museum of Art, Durham, North Carolina

        Boise Art Museum, Boise, Idaho

        University Museum at Southern Illinois University Carbondale, Illinois

        Groninger Museum, Groningen, Holland

        Memorial Art Gallery of the University of Rochester, Rochester, New York

        The John and Mable Ringling Museum of Art, Sarasota, Florida

        Museum of Tirana, Tirana, Albania

        The Jane Voorhees Zimmerli Art Museum, Rutgers, The State University of New Jersey, New Brunswick

        Neuberger Museum at Suny Purchase, Purchase, New York

        Wright Museum of Art, Beloit College, Beloit, Wisconsin

        Birmingham Museum of Art, Alabama

        University of Alaska Museum of the North, Fairbanks, Alaska

        Phoenix Art Museum, Arizona

        The Arkansas Arts Center, Little Rock, Arkansas

        Colorado Springs Fine Arts Center, Colorado

        Yale University Art Gallery, New Haven, Connecticut

        Miami Art Museum, Florida

        Honolulu Academy of Arts, Hawaii

        Cedar Rapids Museum of Art, Iowa

        Spencer Museum of Art, The University of Kansas, Lawrence, Kansas

        New Orleans Museum of Art, Louisiana

        Portland Museum of Art, Maine

        Academy Art Museum, Easton, Maryland

        The University of Michigan Museum of Art, Ann Arbor, Michigan

        The Frederick R. Weismn Art Museum, University of Minnesota, Minneapolis, Minnesota

        Mississippi Museum of Art, Jackson, Mississippi

        Saint Louis Art Museum, Missouri

        Yellowstone Art Museum, Billings, Montana

        Joslyn Art Museum, Omaha, Nebraska

        Las Vegas Art Museum, Nevada

        Hood Museum of Art, Dartmouth College, Hanover, New Hampshire

        New Mexico Museum of Art, Museum of New Mexico, Santa Fe, New Mexico

        Plains Art Museum, Fargo, North Dakota

        Akron Art Museum, Ohio

        Oklahoma City Museum of Art, Oklahoma

        Portland Art Museum, Oregon

        Pennsylvania Academy of the Fine Arts, Pennsylvania

        Milwaukee Art Museum, Wisconsin

        University of Wyoming Art Museum, Laramie, Wyoming

        • piero

          questo dovrebbe farvi pensare quanto siamo rovinati…

    • Beata ignoranza

      beh Laura hai scritto due fesserie in una riga e mezzo, non era facile. Giampaolo sotto Docet

  • @Angelo, è indubbiamente “invidiabile” sotto diversi punti di vista, ad ed.: la sua casa ed il suo studio a New York, il suo conto in banca , i mezzi economici e tecnologici di cui può disporre per il suo lavoro, le sue doti commerciali e manageriali ecc.ecc. ma, a parte il fatto che io ritengo che “il pensare” non sia mai “sterile” e “il lavoro manuale” preveda sempre “il pensare” salvo a ridurti a riflesso condizionato o tic nervoso o mero esercizio fisico, se come tu auspichi “…la mediocrità del panorama artistico fosse almeno al suo livello…” sono piuttosto convinto che mondo e società non se ne accorgerebbero neppure è non ne verrebbero modificate neppure di un ette.
    @Giampaolo, indubbiamente lista imponente ma, a parte che il 90% di Enti e musei elencati appartiene al “ventre profondo” della provincia statunitense (che come probabilmente ben sai è l’epitome dell’accezione negativa del concetto di “provinciale”) non credo ti debba ricordare che esistono le “donazioni” sia da parte dell’autore che di altri (ci vuol veramente poco a trovare un conoscente “localmente influente” cui affidare uno o due pezzi affinché ne faccia grazioso e ben pubicizzato dono al museo a lui più vicino) e basta un minimo di notorietà (e c
    ertamente il nostro ne ha ben più di un minimo) per renderle ben accette… poi che l’opera sia collocata nella sala principale o in un deposito poco importa :sempre nell’elenco figureranno !

    • Angelov

      Caro Luciano, non capisco questo accanimento contro un artista che si è veramente fatto da solo, senza arzigogoli critici e spinte dall’alto verso il più alto ancora.
      Non è un pittore, ed invece è solo un illustratore? Va bene, è davanti agli occhi di tutti; e forse è stato anche baciato dalla Fortuna. I suoi lavori sono venduti nei supermercati? forse, ma se lo sono, è perché utilizza un modo di comunicare visivo molto diretto e semplice. Certo non è un raccomandato, o se lo è stato, è perché ha avuto lui stesso le motivazioni e la faccia tosta di raccomandarsi presso chi in quel momento aveva il potere di favorirlo.
      Il fatto che io non farei mai delle scelte di questo tipo, non mi impedisce comunque di capire, e a volte anche di apprezzarle, se fatte da altri, perché evidenziano la differenza.
      E la differenziazione è come la biodiversità in natura, può solo essere la benvenuta.

      • Accanimento? Quale accanimento? È vero che, di regola seguo la mia norma che è quella di non esprimere giudizi sul lavoro di altri ed, in questo caso, l’ho accantonata ma non trovo, nei miei commenti alcun accanimento.
        Non ho assolutamente nulla contro Kostabi (che è, tra l’altro fra i miei contatti di FB e mi ha fatto l’onore -lui o piú probabilmente chi gestisce il suo “profilo” – di copiare, per un po’, una mia idea su quelle pagine). Non mi piace quel che fa principalmente perché, da anni, ripete e copia pedessiquamente se stesso da oltre trent’anni e quel che copia non è neppure un’idea o un concetto ma solo un cliché. Non trovo alcuna “comunicazione” nel suo lavoro solo tecnica, che dopo tanti anni non può che esser obsoleta. Per il resto lo considero una degnissima persona, molto capace ed abile nel suo mestiere, e sono felice del suo successo che sinceramente gli auguro duri molti anni ancora.
        Per chi sia interessato ad avere “mercato” e successo commerciale Kostabi e le due strategie (tra le quali rientra la “politica” delle donazioni ad Enti, musei e VIP) sono certo esempi validissimi. Personalmente seguo da anni un’altra visione del “far arte” che tende ad escludere o, almeno, minimizzare un esito commerciale al mio lavoro ed una sua diffusione gratuita attraverso internet e non solo ma, credimi, non ho nessuna avversione nei confronti di chi la pensa o è costretto a pensarla diversamente, anzi! Molti miei amici artisti, anzi, quasi tutti sono ben felicemente presenti “sul mercato” e alcuni dei più “anziani” (e molti di quelli che purtroppo son già passati a miglior vita) hanno quotazioni a cinque e sei cifre e ne sono felicissimo.

        • …scusa, correggo: ….principalmente perché ripete e copia pedessiquamente se stesso da oltre trent’anni… …Kostabi e le sue strategie… …commerciale al mio lavoro ed, invece, una sua diffusione gratuita attraverso internet e non solo…

    • Giampaolo Abbondio

      Obbiettavo semplicemente sulla questione artista di successo o meno…son d’accordo che la lista delle istituzioni non è rappresentativa, lo è però in termini numerici…un commento precedente diceva che Kostabi non è un artista di successo, beh secondo me lo è e una diffusione così anche nei magazzini può servire da indicatore.

      • Caro Giampaolo, non c’è alcun dubbio sul fatto che Kostabi abbia successo, è anche molto noto tra il pubblico “generico”, al contrario di tante “star” del firmamento dell’arte che sono tali solo nel più ristretto “universo” degli appassionati e degli esperti.
        La mia era solo un osservazione a due sensi (per altro collegati) : l’uno, la scarsa “importanza” della maggioranza di quelle istituzioni; l’altro, l’essere la “politica delle donazioni” (dirette o indirette) una delle tante strategie intelligentememte adottate, almeno in passato, dal personaggio.

        • …mi scuso… …un’osservazione a due sensi…

          • Lindo Chiappetti

            Mi scusi Luciano ma lei non fa altro che scusarsi…Gerini lo scusante

  • KOSTABI SUCKS

    KOSTABI NON FA ARTE SE NON QUANDO SI SIEDE SULLA TAZZA DEL BAGNO

    • Angelov

      Ma allora è un vero maestro anche nella Body-Art.

  • Ah ah ah, Geniale la maggioranza dei commenti: tutti in controtendenza rispetto ai comandamenti su dettati: chi si lamenta del sistema artistico, chi mostra rabbia e disprezzo, ecc., ecc.
    La verità che New York è lontana ed è infinitamente fantastica. Have fun!

  • Deianira Tolema

    Quanti perbenisti. Come vi procurate il pane, durante la giornata? Insomma, alcuni hanno dichiarato (sebbene in modo particolarmente contorto), di non fare “arte per vendere”; altri hanno parlato di mediocrità in lungo e in largo, a spada tratta, dimostrando, in tal modo, notevole ignoranza (o, almeno, questo è ciò che suggerivano la banalità di fondo e la mancanza di salde argomentazioni, oltre all’apparente incapacità di enucleare i concetti più elementari); altri, infine, si sono adagiati su profusioni di volgarità, invidia e superficialità in generale. Avete una vaga idea di cosa voglia dire “fare l’artista”, vivere di arte? Lavorare 24 ore, dover elaborare uno stile credibile, frequentare eventi molto più stressanti di quanto si possa credere guardando le foto sui giornali – poichè l’obiettivo non è divertirsi, come potrebbe sembrare, ma vendere vendere vendere -, dover contrattare con galleristi e clienti non sempre irreprensibili, assumersi la responsabilità di una gestione a 360 gradi dei propri subalterni, fronteggiare i detrattori giorno per giorno – includendo taluni critici e la stampa – , dover organizzare l’agenda in modo tale che ogni barlume di energia venga devoluto a vantaggio di una costante ottimizzazione del lavoro – un lavoro dinamico, ideativo, in continua evoluzione – e molto altro ancora! Va bene, ho divagato, il problema è che non amate la cultura pop e i suoi “derivati” o quella che ai meno avvezzi alle effettive dinamiche intrinseche dell’arte contemporanea potrebbe sembrare “mancanza di spiritualità”: perfetto, allora, fatevi avanti! Cosa proponete? E’ facile promulgare asserzioni campate in aria o indicare il sorgere di nuovi orizzonti e nuove ere, ma fino ad ora ho letto soltanto critiche affettate, inconcludenti e velate di presunto intellettualismo. Datevi una svegliata! Seguite i criteri vigenti o sovvertite le regole, ma fatemi un favore: non commentate a vanvera.

    • Davide W. Pairone

      ma tutta questa solfa per dire che il successo ha successo? E qui dove sarebbero le salde argomentazioni?

  • johnny

    1/10/100 Konstabi.Non mi piace quello che produce, ma è sincero e pratico.

  • Alberto

    Kostabi ha uno stile inconfondibile, ironico, impersonale,decorativo;
    Non si può certo dire che kostabi non abbia successo e in più ha la fortuna di vivere a New York!
    Unico neo per i collezionisti? Forse l’eccessiva produzione…ma del resto cos’è la Factory se non la vera essenza dell’essere Pop?

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  • erika

    Salve, vorrei sapere se qualcuno sa qual è l’indirizzo dello studio di Mark Kostabi a Roma .
    grazie