Lasciare l’Italia per guardare al futuro: Paolo Erbetta a Berlino

Dopo dodici anni di attività a Foggia, un gallerista italiano decide di fare i bagagli e trasferirsi a Berlino. Nel cuore del distretto cittadino dove è ubicata la maggior parte delle gallerie. Paolo Erbetta ci ha raccontato la sua parabola nel mondo dell’arte e perché ha deciso di lasciare l’Italia.

Paolo Erbetta - photo Mimmo Attademo

Il quartier generale di Paolo Erbetta è sempre stato a Foggia, da dove però si è sempre mosso a livello nazionale creando una rete di contatti che toccava le più importanti città italiane, tra cui Milano, Roma, Torino e Napoli, senza farsi mancare qualche puntata all’estero, come ad esempio Art Moscow nel 2008.
Tra i motivi che hanno spinto Erbetta a concepire l’avventura berlinese c’è l’immancabile crisi economica, che – come ci racconta – “al sud s’è fatta sentire addirittura in anticipo e quando ancora non se ne sentiva parlare l’avevo già avvertita sulla mia pelle”. La piena consapevolezza di questa realtà problematica ha lasciato spazio all’idea di cambiare aria e guardarsi attorno: “A Foggia ho sempre dato molto ed è sempre stato questo lo slancio che mi ha fatto andare avanti per più di dieci anni, ma già da tempo avevo pensato di aprire una galleria a Roma e trovandomi di fronte a un problema di natura puramente pratica, ovvero la scadenza del contratto d’affitto, la decisione di lasciare la città ormai era già stata presa”. La valutazione della situazione a livello italiano però, “dall’atmosfera in qualche modo stagnante e non così stimolante”, ha fatto il resto. Le motivazioni erano venute un po’ a mancare e una visita a Berlino non più di un anno fa, nel dicembre 2011, ha convinto il signor Erbetta che la capitale tedesca era il luogo giusto per iniziare qualcosa di nuovo: “Nel corso di quei pochi giorni ho cercato di conoscere il più possibile Berlino, come farei in qualunque città del mondo, ma mi sono accorto quasi subito che l’idea di aprire una galleria qui era l’unica cosa che veramente mi stimolava”.

Gianni Piacentino – Werke from the 60’s till now – veduta della mostra presso la Paolo Erbetta Gallery, Berlino 2012 – photo Studio GP

La scelta di Berlino è legata anche alla sua storia come gallerista, sempre alla ricerca di novità e artisti emergenti. Infatti, “quello che salta agli occhi di tutti appena approdati a Berlino è la natura underground dell’arte, piena di spinte propositive e orientate verso il futuro – sebbene sembrerebbe che le cose stiano cambiando piuttosto velocemente – ed è questo che nel mondo dell’arte mi ha sempre incuriosito e che continuerà sempre a incuriosirmi”.
Così nel settembre 2012, con l’intento di rimanere abbastanza fedele al programma di sempre, la Paolo Erbetta Gallery apre in Potsdamer Strasse, il distretto delle gallerie d’arte di Berlino, dove negli ultimi due anni si sono spostate le gallerie più importanti e ne stanno aprendo di nuove. E l’esordio è in grande stile, presentando una mostra su Gianni Piacentino (fino al 21 dicembre), uno dei fondatori del gruppo dell’Arte Povera e alle cui esposizioni partecipa sin dal 1968. Sotto il titolo di Werke, sono state raccolte nell’esposizione opere importanti dell’artista, che uniscono strutture primarie e geometriche del minimalismo con una ricerca personale legata al mondo dell’industria moto-automobilistica e aereonautica, arrivando a risultati di pulizia e precisione meccanica molto convincenti. Il nome di Gianni Piacentino è noto in Germania sin dagli Anni Settanta: proprio nel 1970 espose a Colonia per la Onnasch Galerie e nel 1977 partecipò, su invito e come unico artista italiano, a Documenta 6 a Kassel. Negli anni a seguire la Gesellschaft für Aktuelle Kunst di Brema dedicò una retrospettiva all’artista e due anni più tardi, nel 1983, la R. Onnasch Austellungen di Berlino fece lo stesso.

Gianni Piacentino – Werke from the 60’s till now – veduta della mostra presso la Paolo Erbetta Gallery, Berlino 2012 – photo Studio GP

Erbetta ci racconta che “Gianni Piacentino ha accolto con grande entusiasmo il nuovo progetto”, e aggiunge riguardo la sua nuova avventura: “L’agenda prevede per le prossime esposizioni i lavori di Pietro Capogrosso, artista a cui sono legato da anni, e mostre di artisti la cui ricerca è iniziata negli Anni Sessanta-Settanta e che ancora oggi hanno da offrire molto”. Ma per il futuro Erbetta pensa a un’apertura verso artisti stranieri e molto giovani, idea supportata anche dalla nuova ubicazione che giustifica un respiro più internazionale e votato a prospettive più ampie, “mantenendo il carattere principale della galleria orientato verso la scoperta di nuovi artisti e occasionalmente dei cicli dedicati ad artisti già più importanti”.
Erbetta ha raccolto una sfida proiettata in avanti, e per farlo ha preferito spostarsi a Berlino perché la realtà italiana non sembrava pronta ad accoglierla. Ci si chiede se la tendenza possa invertirsi in futuro, con una maggiore apertura nei confronti della nostra arte giovane.

Andrea Ongaro      

www.paoloerbettagallery.com

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Andrea Ongaro
Andrea Ongaro nasce a Busto Arsizio il 27 aprile 1984. Laureato in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano, durante gli studi si è dedicato a esperienze di volontariato civile e viaggi all’estero, soggiornando a Barcellona e a Berlino, dove ha studiato presso la Freie Universität grazie a una borsa di studio. Trasferitosi definitivamente e per il momento a Berlino, ha lavorato per la Helga Maria Klosterfelde Edition, curando e occupandosi di edizioni e multipli di, tra gli altri, Christian Jankowski e Rirkrit Tiravanija. Tra lavori saltuari e collaborazioni in inglese e tedesco nell’ambito della giungla artistica berlinese, non segue una direzione precisa: il piano è non avere piani.
  • Pietro Gucci__

    PIazzare PIacentino ai berlinesi sarà più diffcile che vendere mozzarelle a Barletta.
    La fuga da Foggia la capisco, ma con chi spera di guadagnare qualcosa a Berlino mi sfugge completamente. Non girano soldi, non c’è uno straccio di collezionismo privato, la città è densa fino alla nausea di expat italiani.
    Ok, ci mangeremo un bel kebab in attesa che suo cugino apra una pizzeria.

  • TheStylist

    Cominciate a mandare a casa tutti i politici, e poi si potrà discutere di futuro.

  • Riccardo

    Analisi perfetta di Pietro. A Berlino si produce sopratutto. Si vende pochissimo (quasi nulla), lo sanno anche i muri. Chi conosce bene la città, perciò non coloro venuti su con la recente ondata migratoria, lo sa benissimo.
    Qui non vediamo l’ora che questo trend italo-spagnolo finisca, hanno tristemente stravolto la città…

    • damien

      trend italo spagnolo??? mi sà che la barca l’hai guidata te

  • andrea

    si è vero, gli italiani e gli spagnoli vengono a berlino a rubare il lavoro a noi italiani…e puzzano. lo dice anche mio papà che è comunista. io vado a mangiarmi un curry wurst in attesa che questa recente ondata migratoria finisca.

  • Pietro Gucci__

    Agonizzare per agonizzare, Berlino costa meno di afffito, di taxi e di cibo. Speranze di vita azzerate però. Allora forse meglio il Brasile, qualche divertimento in più si trova di sicuro e gli italiani si confondono meglio. Povero Erbetta, scelta infelice, sono sicuro che ha almeno un secondo o terzo lavoro da fare.

  • Sergio Tossi

    Certo che di gente acida ce n’è al mondo. Io mi limito a un grande in bocca al lupo a Paolo. Magari a Berlino non c’è un gran mercato (lo sanno anche i muri) ma è un buon posto per tenere i contatti con artisti, critici e collezionisti. In fondo, alla fine, conta il lavoro che fai. Molto di più del posto dove sei. Fermo restando che tra Berlino e Foggia qualche differenziuccia mi pare ci sia.

  • Paolo Erbetta

    Gentile Sig. Gucci,
    purtroppo per dovere di cronaca mi costringe a precisare alcune cose riguardo le sue argute osservazioni:
    – non ho mai usato il termine “piazzare” nel mio lavoro e non credo che lo farò mai;
    – non sono affatto fuggito da Foggia, tant’è che ci continuo a vivere;
    – conosco sicuramente meglio di lei la realtà artistica berlinese tant’è che, oggettivamente, sarebbe perlomeno da aggiungere che a Berlino molte gallerie, sia tedesche che straniere, hanno aperto la loro seconda o addirittura terza sede. Quindi non credo proprio che il mercato a Berlino sia circoscritto ai suoi abitanti, anzi direi che è tutto il contrario, nonostante Berlino stia adeguando velocemente questo aspetto alle altre capitali mondiali;
    – mi auguro che in genere continuino ad esserci persone (compresi eventuali miei parenti) che avranno voglia di “fare”, qualsiasi cosa ma di “fare”;
    – infine mi auguro anche che lei realizzi quanto prima le sue aspirazioni così inizierà a vedere diversamente la realtà che la circonda, pertanto le rigiro il “povero”.

    Le anticipo, inoltre, che non continuerò a replicare pubblicamente, ma se vuole lo potremmo fare in privato e anche personalmente se preferisce, per me sarà un piacere poterla conoscere.

    • damien

      Gli italiani che li lamentano dell’attuale “trend” migratorio (come lo chiamano loro) in favore di paesi dove loro stessi sono emigrati sono veramente degli inetti a priori, quindi, qui a Berlino oppure a Bari sempre falliti sono.

  • Fendissime

    Un grande in bocca al lupo a Paolo Erbetta. Ti veniamo a trovare a Berlino presto.

  • MA IN BOCCA AD UN LUPONE GRANDE COSÌ! Anche da ARTOUR-O naturalmente che è come al solito curioso come un gatto….Mi sa che è la volta buona che facciamo un salto. Bravo Paolo!

  • andrea

    Mi allineo al commento del signor Tossi e mi scuso per il sarcasmo del mio commento precedente. Credo che il bello di Berlino sia l’enorme multiculturalità, che è stata celebrata quest’anno con una grande mostra all’aperto per il compleanno della città. Si parla molto di gentrificazione ed è vero che Berlino sta cambiando, ma il processo coinvolge americani di tutto il continente, britannici, francesi, greci, giapponesi, cinesi e persino molti tedeschi di altre regioni. Ritengo che proprio questa sia la bellezza di Berlino e che la caratterizza sin dal 1600. Per gli interessati chiudo anticipando che nel 2013, a ottant’anni dell’ascesa al potere dei nazisti, verrà organizzato un ciclo di mostre per ricordare invece l’unico decennio nella sua storia in cui la varietà della città fu asfaltata.
    Saluti a tutti.

  • andrea

    Vorrei aggiungere un’informazione molto importante:

    VALERIO DEHO’ è il curatore dell’esposizione su Piacentino.

    Mi scuso per la mancanza, dovuta a una svista non intenzionale nel corso dello scambio delle informazioni.

  • In bocca al lupo caro, anche io ho accarezzato l’idea di una scelta come la tua, poi questioni familiari me l’impediscono, comunque spero di venire a trovarti presto.

  • Antonio

    Tanti auguri (da un figlio di foggiani).

  • edoardo

    scappo da fgg non per fgg ma per i fggiaun :)

  • damien

    Gli italiani che li lamentano dell’attuale “trend” migratorio (come lo chiamano loro) in favore di paesi dove loro stessi sono emigrati sono veramente degli inetti a priori, quindi, qui a Berlino oppure a Bari sempre falliti sono.

  • Gabriel Vox

    a tutti i pessimisti vorrei ricordare che una certa galleria Supportico Lopez emigrata da Napoli per Berlino, negli ultimi anni ha ricevuto una consacrazione internazionale sia in quanto a prestigio, essendo presente a Frieze, se ricordo bene addirittura invitata, e ad Art Basel, sia considerando il venduto.
    Poi vorrei ricordare a colui che ha detto che a Berlino non si vende niente ma si produce solo, che i collezionisti di tutta la Germania e non solo, quando vogliono acquistare arte, prendono un aereo e vanno prima di tutto a Berlin, una sorta di acquisto-arte/vacanza nel week-end, vedi articolo sull’Espresso di gennaio 2014. Quindi un plauso a Paolo Erbetta e a tutti gli uomini che rischiano mettendosi in gioco e soprattutto vorrei rimarcare che un anno di questo secolo, in quanto a cambiamenti, vale un decennio dello scorso. Quindi andateci piano con le convinzioni, certo e’ che alla fine quel che conta sono le capacita’ e i talenti di ognuno, tanto a Foggia che a Berlino.