Giovani Indiana Jones

Torna alla carica Luca Rossi. Che srotola una analisi assai puntuta su certi artisti della generazione TQ che vivono sulle spalle della Nonni Genitori Foundation. Fin qui tutto normale. Solo che nell’arte c’è qualche complicazione in più.

Rossella Biscotti - L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro - 2004 - still da video

Ultimamente moltissimi giovani artisti fanno sistematico riferimento alla storia e al passato. Assistiamo a un vero feticismo della citazione: peschiamo da Wikipedia e formalizziamo come vuole la moda, sfogliando le fanzine giovanilistiche Mousse e Kaleidoscope. La tecnica è quella di lavorare su immaginari accattivanti, esattamente come fa il cinema o la letteratura. Ma mentre il cinema e i libri hanno la possibilità di calibrare una certa complessità espressiva e narrativa, l’arte sembra limitarsi a proporre gadget-feticci di quel determinato immaginario. L’opera, come dato finito e oggettuale, sembra paradossalmente tradire la complessità dell’immaginario o dell’evento storico che abbiamo deciso di citare.
È come se il giovane artista dovesse riempire ostinatamente un vuoto, o volesse fare a tutti i costi l’artista. La citazione del passato fornisce un contenuto sicuro, spesso non criticabile e che può essere formalizzato in mille modi accattivanti: i calchi dell’aula bunker Anni Settanta (Rossella Biscotti, Il Processo, 2010-11.), le sculture e le facce diavolesche dei babilonesi, il rame e il piombo della centrale nucleare dismessa, le dimensioni della cella di Aldo Moro (Francesco Arena, 3,24 mq, 2004), riferimenti all’occultismo e alle donne barbute, alla psicologia incrociati con immaginari di inizio secolo, recupero delle lettere degli anarchici, recupero del giornale di quel dato giorno del 1961 ecc. Giovani Indiana Jones scatenati che, come fossero nel fast food della storia, imbarcano citazioni e riferimenti con la stessa facilità e leggerezza con cui postano su Facebook.

Francesco Arena – 18.900 metri su ardesia (La strada di Pinelli) – 2012

Se il presente e il futuro sono incerti, meglio rifugiarsi in un passato percepito come mitico. È come se non ci fosse la volontà e la capacità di risolvere il presente, ma fosse sempre necessario aggrapparsi e fare riferimento a una memoria rassicurante. Non è la memoria nozionistica del passato e della storia che può migliorare il presente e il futuro, ma la capacità di adottare modalità e atteggiamenti migliori a fronte di errori passati. Fare i calchi dell’aula bunker degli Anni Settanta, piuttosto che ricreare la cella di Aldo Moro, significa proporre modalità e procedure che così presentate risultano fini a se stesse: la modalità del calco in cemento e la modalità del falegname-arredatore. Vedere i calchi dell’aula bunker o entrare nella cella di Aldo Moro ci forniscono un momento fugace di godimento voyeurista, ma poi le opere permangono come feticci più o meno originali.
Non è la nozione storica che risulta essere interessante, ma è la capacità di aggiustare e modificare procedure e modalità in funzione della memoria storica. Questi giovani sono ripetitori della nozione-citazione, ma non suggeriscono alcuna modalità-procedura-atteggiamento per risolvere il presente. La cosa più spiacevole è che sembra mancare consapevolezza dell’opera come progetto: ossia sembra che i risultati che questi giovani Indiana Jones si prefiggono non corrispondano ai risultati reali. Inoltre, costoro possono fare affidamento su una folta schiera di curatori nazionali e internazionali che contribuiscono a diffondere l’uso di queste pratiche citazioniste: questo perché oggi le grandi mostre internazionali tendono ad assomigliare a luna park per adulti dove a ogni “giostra-installazione” è necessario proporre un diverso immaginario accattivante.

Jerry Saltz

Una certa retorica del passato fornisce la possibilità di essere accettati in un Paese per vecchi, in un Occidente per vecchi. Ne risulta un fatto significativo: sembra che i giovani vengano pagati per il loro silenzio e la loro arrendevolezza dalla stessa Nonni Genitori Foundation che agisce verso di loro come ammortizzatore sociale. Una “generazione nulla”, come la definisce Jerry Saltz [1], che si lamenta sistematicamente di “un mondo che fa schifo” ma che poi non riesce a fare nulla. E che procede nel più banale individualismo opportunista.
Dall’Italia molti scappano come eterni Peter Pan, sospesi tra una residenza d’artista e un’altra, sempre impegnati a riempire ostinatamente quel vuoto con qualcosa che possa risolvere il loro disagio. Costoro non scappano solo dall’Italia schiacciati da esterofilia e complessi d’inferiorità, ma scappano anche da un presente e da un futuro che non sanno e che non vogliono risolvere. Tutto andrà bene per loro, nel ristretto sistema dell’arte, fino a quando potranno lavorare bene alle pubbliche relazioni. E fino a quando la Nonni Genitori Foundation continuerà a pagare.

Luca Rossi

[1] Generazione Nulla, “Flash Art Italia”, n. 295, luglio-agosto-settembre 2011, p. 64.

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #9

  • lucidissimo.

  • pimpi

    e tu luca rossi, cosa proponi?
    mah…a sto’ punto direi di chiudere tutte le accademie, iuav, ied, naba,e i corsi di storia dell’arte contemporanea…grandi pastifici da dove si sfornano ogni anno migliaia e migliaia di giovani bon-bons, ovvero disilluse braccia rubate all’agricoltura.
    sai com’è è il mondo che ci vuole peter pan…
    meglio fare residenze in giro per il mondo che continui stage e lavoretti in nero o a tempo determinato qui in italia. per quelli c’è tempo dopo, quando non sei più un GIOVANE artista o curatore e non trovi più bandi over 35.

    • dalla tua risposta deduco che non hai centrato qual’è il punto del discorso !

  • iwannabe

    Sublime! I like….

  • john

    I like

  • E come al solito,

    si passa più tempo a parlare del problema, invece di spenderlo per pensare alle soluzioni.

    Poche idee, eh?

  • Di idee ce ne sono diverse. Di soluzioni ce ne sono. E i nodi verranno presto al pettine.

    C’è un problema formativo, e su questo sto lavorando ad un “corso”. C’è un problema di mercato (una sorta di caso Parmalat) e stiamo lavorando ad un progetto concreto. C’è un problema linguistico: invece che sulle modalità ci si concentra su immaginari feticcio che vogliono coprire il vuoto (vedi giovani indiana jones). E anche su questo in quattro anni ormai, abbiamo sviluppato un alfabeto alternativo.

    Poi le cose ci sono, le soluzioni ci sono, per chi vuole vederle.

    • iwannabe

      Le idee si ripetono, è questo il punto!

    • Pietro Gucci__

      LR, lo stile Renzi però non aiuta. Facile dire ‘generazione nulla’, con quella faccia da Briatore poi, ma prova ad allargare il problema anche a chi permette che si mostri e dimostri solo il nulla.

      Artisti pessimi o inutili ce ne sono sempre stati. Pensa al cupissimo momento della Transavanguardia, dove il migliore era quasi da pizzeria e una schiera infinita di epigoni gonfiava le pareti di centinaia di gallerie… Ora la situazione musei e collezioni è parecchio migliorata, l’Italia è uscita dal cono nero di assoluta ignoranza del resto del mondo e – in effetti – il primo risultato è stata una demente emorragia verso Berlino, Amsterdam e altre citta/paese-rifugio che con le loro politiche assistenzialiste, o meglio con i loro potenti ‘ammortizzatori sociali’ hanno contribuito a narcotizzare un’intera generazione.

      E riguardo alla ‘vendita’ del proprio passato, mi sembra che gil artisti siano in ottima compagnia con una lunga serie di curatori che si affanna a semplificare e premasticare il lavoro di molti nostri artisti morti, Boetti, Mollino, Pascali…
      Insomma, gli artisti hanno tutto il diritto di essere pessimi, mediocri, inutili, è una loro scelta che pagano di persona. Chi li invita, chi gli fa occupare i musei, chi alimenta una ‘poetica’ sterile, ipocrita e autoreferenziale è il vero danno.

      E’ gente come te che deve dimostrare di sapere scegliere meglio, promuovere una via d’uscita, dimostrare di occupare utilmente i propri spazi.

      • Sono d’accordo, il problema non sono gli artisti ma l’assenza di capacità critica e progettuale intorno, curatori compresi. L’ho scritto ieri in un commento su Artribune, ma peró bisogna sempre partire dalle opere..

      • sono d’accordo con tutto quelo che dici … scrivo solo per manifestare quanto ho adorato “il migliore era quasi da pizzeria ” !!!

    • Finalmente! Cessate di lamentarvi! Smettere di dire che avete problemi! Ci sono Luca Rossi ed Enrico Morsiani … pensan a tutto loro, hanno una risposta ed una soluzione per tutto ! Evviva! … peccato che le loro risposte e soluzioni rimangano inespresse ed impalpabili…

      • Hai ragione, ce ne fossero di Morsiani. Persona unica.

        L’impalpabilità dei progetti è negli occhi di chi guarda, e di chi non vuol guardare. Luciano, tu nutri un rancore verso il sistema e preferisci che tutti siano mediocri per consolare la TUA presunta mediocrità.

        • Caro Luca io non nutro rancore verso nessuno, tanto meno verso un presunto “sistema” che non so’ neppure che sia! Sei tu caro Luca a criticare praticamente chiunque e qualsiasi cosa e quindi ad affermare che tutti son mediocri, ma non ti dirò, per questo, che lo fai per consolare la tua presunta mediocrità ! Io non ho mai (a parte un solo caso) criticato nessun collega. Per me ogni artista ed ogni opera d’arte (anche quelli/quelle che non mi piacciono) sono comunque degne di considerazione e rispetto, di esser viste e di farci una, breve o lunga, riflessione sopra.
          Non presumo affatto di essere “mediocre” e poco m’importa che tu o altri lo pensino: credo nel mio lavoro e nella mia ricerca, la porto avanti con impegno costante e serenità, senza pormi affatto il problema se essa abbia “successo” perché quel che a me importa è comunicare, non aver successo.

          • Io ho scritto “presunta” mediocrità…perchè non penso che tu sia mediocre.

            Criticare non significa disprezzare, solo in italia c’è questa visione romantica e stucchevole che “critica” sia sempre qualcosa di negativo…come la MAMMA ITALIANA che vuole bene ai propri figli e per questo non li critica mai…e questo produce uno dei motivi di sofferenza dell’italia, perchè poi un concetto morboso di famiglia diventa MAFIA, diventa chiusura e mancanza di pensiero divergente e innovazione ecc

            Criticare significa evidenziare le luci e le ombre di un progetto. Si critica ciò che si ama e spesso esprimo giudizi positivi, solo che quelli negativi rimangono di più.

          • Hai detto bene “Criticare significa evidenziare le luci e le ombre di un progetto” il punto è che raramente, se mai, ti ho letto “evidenziate luci ed ombre” di un lavoro … a meno che tu non pensi d’averlo fatto con i tuoi “mattoncini lego di critica” tipo “Ikea ed Ikea evoluta”, “Story Story I love you” (che è anche un obbrobrio per la lingua Inglese), “giovani Indiana Jones” e via dicendo…
            Io non dico affatto che criticare sia “negativo”, tutt’altro, solo che lo lascio fare (e mi piace vederlo fare) da chi “sa fare critica” . Sia chiaro, chiunque ha il diritto di criticare e di farlo con i “mezzi culturali” di cui dispone, ma di qui ad affermare di “aver rinnovato la critica” o “essere l’unica voce critica valida in Italia” ce ne corre!
            È vero che in chi critica c’è, se non sempre amore, almeno interesse ma, a mio modesto avviso, ci dovrebbe anche essere (o per lo meno ci starebbe proprio bene) anche una giusta dose di umiltà e di spazio per il dubbio.
            Le affermazioni sintetiche con le quali infarcisci, anzi, in realtà, “costruisci” i tuoi scritti assomigliano maledettamente a degli slogans e gli slogans, ad un orecchio appena, appena, un tantinello attento suonano sempre un po’ fasulli.

    • pimpi

      un problema formativo, eh..e a questo problema si rimedia con un corso? quale corso? l’ennesimo master da 2000 o 6000 euro che il povero artista/curatore dovrà far pagare a nonni e genitori foundation? l’ennesimo corso che garantisce un’immadiata immissione nel mondo del lavoro “serio” e che poi ti costringe a 450 ora di puro sfruttamento stagistico??????

      e son stufa di sentirmi dire che le soluzioni ci sono, basta saperle vedere….si certo…questo è lo stesso blaterale, come dici tu, di noi giovani italiani disperati che cerchiamo di trovare, non dico un posto al sole, ma almeno il minimo riconoscimento del nostro SBATTIMENTO (che sia più o meno artistico).

      basterebbe fare un’inchiesta sul ruolo REALE ed i benefici REALI che portiamo (giovani curatori, artisti, stagisti, etc.) con il nostro sfruttamento di EMERGENTI al mondo dell’arte dell’élite che conta.

      • Il corso costa 5 euro a lezione e sabato primo dicembre parte a Bologna con lezione gratuita di prova:

        http://www.facebook.com/events/124756757680542/

        Meglio di così..

        • pimpi

          l’autoreferenzialità per l’autoreferenzialità.

          peccato che devo già studiare per la mia laurea magistrale in storia dell’arte contemporanea, altrimenti verrei. così una lezione prova, come quelle che fanno in palestra per la Zumba.

          • chiedete soluzioni alternative e vi dico che le stiamo organizzando…cosa devo fare? Se non le dico dite che sono inpalbabile… :D mi fate morir dal ridere.

            Secondo me se tu avessi fatto una lezione di prova per la tua laurea magistrale in storia dell’arte contemporanea avresti capito che il corso non ti sarebbe servito.

          • pimpi

            certo, l’arte è il non plus ultra del superfluo (subito dopo una pochette chanel color zafferano)…figurarsi la storia dell’arte…
            son fortunata che ho tempo da buttare via e mamy e papy che mi finanziano.
            se quella volta mi fossi iscritta ad ingegneria, cavoli, quante rotture di scatole mi sarei evitata.
            comunque la cassiera o la commessa la posso fare anche con la laurea magistrale in storia dell’arte.

  • stiam messi male éh artibune!

    Questa sarebbe già di per se una risposta giusta (data dall’utente “PIMPI”):

    meglio fare residenze in giro per il mondo che continui stage e lavoretti in nero o a tempo determinato qui in italia. per quelli c’è tempo dopo, quando non sei più un GIOVANE artista o curatore e non trovi più bandi over 35.

    Cosa può portare Artribune, se non l’affanno editoriale (e forse economico a discapito delle testate Mousse o Kaleidoscope per esempio?), a pubblicare un articolo che ricalca quasi a carta carbone i commenti che Luca Rossi meccanicamente, sistematicamente, ci costringe a leggere inondando di monotonia ogni recensione di qualsiasi testata on line? Che cosa se non il fiato corto?

    Che senso può avere ? Nessun senso.

    Fin quando ci sarà nessuna distinzione tra chi spara un’opinione, come il presunto pseudonimo d’insoddisfatto artista imolese, ed artisti (criticabilissimi come chiunque ci mancherebbe) che da un decennio ormai cercano di costruire una carriera e un discorso, allora saremo sempre un paese idiota. Ed idiota è l’aggettivo giusto per chi non ammette l’esistenza di una generazione ormai consolidata, che ha passato la selezione iniziale nel mezzo di una base amplissima.

    Da cani poi è l’atteggiamento di Rossi quando dice che ogniuno di questi, ovvero Roccasalva, Assael, Senatore, Biscotti, Angioletti, Arena, Francesconi, Perrone, Gennari,Tuttofuoco, Caravaggio, Tolone,Grimaldi, Benassi, Chiasera, Previdi,Favaretto ecc… siano soltanto dei mantenuti. Evidentemente le strutture, le gallerie con cui lavorano non vendono nulla? Oppure le accademie dove insegnano, non li pagano… E’ troppo chiaro che non sia cosi, eppure anche di queste cose si deve assister la pubblicazione, cose che a mio avviso sono davvero basse, perchè non verificate: certamente non da Luca Rossi e neppure da Artribune.

  • ahahahahah i non ho detto che quei nomi sono mantenuti. Anche se il loro inizio è stato sicuramente aiutato dalla nonni genitori foundation….ma questo non è un male: ho scritto “ammortizzatore sociale” che è una cosa positiva…di cui non bisogna abusare…

    Ma sicuramente questo ammortizzatore sociale tende a determinare percorsi arrendevoli e retorici. E la cosa in una paese per vecchi (l’italia ma anche l’occidente) mi sembra molto significativa…

    Ho in mente giovani in residenza alla Fondazione Pistoletto a disegnare in ginocchio sotto la dimora di Pistoletto a Biella….e Pistoletto dalle sue residenze per giovani è l’unico che trae vantaggio e linfa vitale che si traduce in mostre internazionali e guadagni….che non vengono reinvestiti su i giovani residenti. E la Fondazione Pistoletto prende anche sovvenzioni private che NON reinveste nei residenti che sembrano come giovani tronchetti sacrificali per la vita del maestro….su queste cose ho i dati….

    • pimpi

      ecco, sull’ultima questione hai completamente ragione.

      quella dello sfruttamento.
      ecco fa comodo a tutti avere uno stuolo di wannabe curators o artists per vender loro le proprie mostre, i propri corsi, la propria aria fritta… forza lavoro non solo gratuita, ma che paga per farsi sfruttare.

  • pietro c.

    non credo sia positivo che artribune dia tutta questa importanza a cialtroni tipo luca rossi.
    ma la vogliamo finire con questa retorica?
    mi associo al commento precedente, gli artisti sopracitati vendono e molti insegnano.
    ovviamente bisogna dire che l’arte NON E’ democratica e che è stata sempre per pochi e soprattutto mi rivolgo ai giovani: E’ DIFFICILE VIVERE DI ARTE!
    aggiungo che anche i rimpianti boetti, pascali ecc.. non vendevano nulla! erano tutti provenienti da famiglie benestanti, RICCHE!
    quindi diciamo che il sistema è sempre stato così e che non è un problema di oggi, l’arte (ma anche il teatro, il cinema, la poesia, la danza, la letteratura e tutto ciò che è cultura) non ha mai dato da vivere, se non in casi eccezionali.
    quindi diciamolo apertamente:
    se sei figlio di un operaio, di un contadino, di uno spazzino o di uno spazza camino non fare l’artista, il curatore, il gallerista, il collezionista!

    • Invece il cialtrone Pietro C mi sembri tu, la tua ultima frase sarebbe da denuncia. Il tuo commento andrebbe tolto.

      Io non non critico il fatto che ci sia la Nonni Genitori Foundation ma evidenzio una dinamica sotto gli occhi di tutti….e non solo nell’arte (stupidotto!) ma anche se vuoi farti una famiglia devi chiedere, probabilmente, aiuto alla Nonni Genitori Foundation e non c’è nulla di male visto che le politiche della Democrazia Cristiana, per motivi elettorali, non lavoravano sulle generazioni future ma pensavano solo ai contemporanei….quindi non bisogna vergognarsi della Nonni Genitori Foundation.

      • pietro c.

        non strumentalizzare la mia frase…io sto dicendo ciò che accade. se sei figlio di un’operaio è difficile che tu riesca a fare l’artista, è difficile che tu possa avere tempo di pensare allo spazio di una tela o ai problemi dell’anima. i tuoi problemi saranno altri purtroppo. anzi il mio commento dovrebbe essere letto da tutti gli studenti, perchè è come funziona in questa società. purtroppo.

        • Invece forse il figlio di un operaio trova più soluzioni e vie interessanti proprio perchè in difficoltà. Forse ci vuole buon senso e consapevolezza. Forse l’artista è quello che capisce che bisogna tornare a fare certi lavori base, ma estremamente richiesti ed estremamente retribuiti, tipo l’elettricista. Ci sono mille disoccupati laureati in economia o giurisprudenza..a che serve? E semmai fare anche l’artista, oggi non serve molto tempo, serve il giusto atteggiamento.

          • pietro c.

            a parte che l’elettricista guadagna molto, quello che tu dici in teoria potrebbe andare bene…ma in pratica?
            ti lancio una sfida:
            trovami artisti contemporanei in attività figli di operai.
            voglio vedere se sei sveglio come dici.

  • @pimpi: ci sono paesi in cui l’arte è una cosa seria e non è vista come superflua. Perchè è proprio vero: siamo sempre immersi nell’arte, siamo sempre in una “mostra” e dentro una grande performance. Questa visione che c’è in italia tipo: ” l’arte è superflua” o ” con la cultura non si mangia” fa sì che l’italia subisca l’inconsapevolezza che tutto è arte. Yves Klein negli anni 50 scriveva: “la vita è l’arte assoluta”…e non è una frase fatta ma è vero…..

    ecco che il nostro sistemino dell’arte è solo una palestra-laboratorio per sperimentare cose che poi servono fuori dal sistemino dell’arte….

    • pimpi

      son perfettamente consapevole che in italia arte=superfluo, mentre nel resto del mondo è considerata una cosa seria e produttiva, non un hobby o un passatempo. ed è per questo che dicevo che forse era meglio fare millemila residenze all’estero, che rimanere qua in italia a mangiarsi la testa l’un l’altro.

      nota seria: potevate farlo di sabato mattina o pomeriggio il corso, così risultava più “frequentabile” anche da chi sta fuori bologna…

    • pietro c.

      ma che dici!! vai fuori in altri paesi e vedi se ci sono artisti figli di operai! torneresti con la coda tra le gambe e cambieresti lavoro…come avresti dovuto fare tempo fa…
      nella nostra società capitalistica non c’è spazio nella cultura per il ceto medio/basso, ma ti dirò di più, è il ceto medio/basso a trovare l’arte superflua…
      luca rossi, che lavoro fanno i tuoi?

  • Infatti forse meglio tre residenze all’estero che un corso in italia. Io dico che non servono neanche le tre residenze, al di là di piacevoli dinamiche da Grande Fratello. Servirebbe essere curiosi e fare un corso di pubbliche relazioni. Per curiosi intendo vedere persone che ti interessano nel sistema e cercare un dialogo/confronto…

    Mi dispiace per l’orario ma non l’ho deciso io. Contribuisco solo ai contenuti.

  • Bravo Luca, ormai sei quasi l’unica voce critica di questo Paese, è incredibile. Al di là di ciò che dici, e che spesso è più che condivisibile, ti meriteresti i complimenti e i ringraziamenti del pubblico anche solo per questo.
    Però non sono del tutto d’accordo sulla tua sferzata ai giovani Indiana Jones. Non ci vedrei nulla di male nel citare la storia, se gli episodi ripescati fossero davvero importanti e soprattutto se il modo in cui lo si fa fosse nuovo e sperimentale. Il problema è più linguistico, che contenutistico. I compiti di storia che tanto spesso citi formalmente sembrano usciti da un Fabro, un Mauri e un Anselmo, questo è il vero problema. L’arte italiana non ama troppo l’abitudine a un idioletto linguistico che sia originale, cogente e identificativo dell’artista. Gli artisti, a volte anche bravi, sono inter-scambiabili perché non si sono preoccupati troppo di ricercare una loro cifra stilistica che sia inconfondibile. La nostra critica e curatela in questo sono criminali perché li hanno illusi per anni che tutto andasse bene. Ne ho visti salire e scendere a decine. Insomma sono le forme del contenuto il vero tallone d’Achille dell’arte italiana, non tanto le materie che queste informano. Buon lavoro
    RA

  • Caro Roberto,

    grazie, anche tu dimostri grande lucidità e coerenza, e dovrebbero ringraziare anche te.

    Dici bene il MODO. Infatti il problema non è la citazione, ma COME viene fatta e formalizzata la citazione. Credo che abbiamo bisogno di MODI, modalità, atteggiamenti, non di citazioni da wikipedia.

    E il vero male del sistema non sono gli artisti (critico spesso un Arena che ritengo persona intelligente e simpatica) ma i curatori e critici italiani. O meglio la loro colpevole assenza. I curatori sono molto compiacenti e attenti a fare il compitino come va fatto. Mentre i critici non esistono.

    Gioni è persona preziosa e intelligente, ma per motivi di pulizia, evita di sporcarsi le mani e rischiare quel tantino in più. Questo tantino in più aiuterebbe tanto l’italia e non solo. Perchè penso che abbiamo grandi potenzialità, aiuterebbe anche il mercato dell’arte.

    Ma io e noi continueremo indefessi, costi quel che costi e in maniera sempre più incidente e forte.

    A presto
    LR

  • pietro c.

    ma che vi fate i complimenti fra di voi? siete patetici…

    • i complimenti si fanno sempre fra due persone. Non vedo perchè patetici.

      • pietro c.

        perchè vi adulate a vicenda e sempre solo fra di voi, ne ho lette tante di vostre sviolinate

        • “adulate” mi sembra forte. Abbiamo anche puntualizzato perchè non propriamente d’accordo.

          Le adulazioni sono ben altre.

  • pietro c.

    comunque trovami nomi di artisti figli di operai, raccogli la sfida… fai il temerario per una volta.

    • …ce ne sono e ce ne sono stati tanti : tra gli Italiani viventi, attivi ed importanti, il primo che mi viene in mente (forse perché a me il più caro) è Luigi Ontani, ma anche Maurizio Cattelan. Jackson Pollock, Giorgio Morandi, Pablo Picasso provenivano da famiglie di piccolissima borghesia. Francis Bacon, quasi cacciato di casa dal padre che non tollerava la sua omosessualità, viveva di un sussidio di 3 sterline al mese che gli spediva la madre e di lavori saltuari e precari. La famiglia di Amedeo Modigliani era nell’indigenza piu assoluta per la bancarotta del padre… e si potrebbe continuare per un bel pezzo. Certo che non è facile decidere di fare l’artista partendo da condizioni economiche difficili … l’amico Gianni Colosimo, con amara ironia, ha detto che una delle condizioni per fare l’artista è essere ricchi … non è vero, ma certamente tutto diventa più facile.

      • …a proposito (e anche per “pietro gucci_scrive”) Jerry Saltz (che non mi pare abbia “una faccia da Briatore”) pur essendo da anni uno dei massimi critici d’arte contemporanea guadagna meno di 50mila $ l’anno che, per vivere a New York, sono una vera miseria e, benché sia l’unica “citazione” che Luca Rossi sembra prendere in considerazione, il suo atteggiamento nei confronti della generazione dei 25/35enni non solo non si esaurisce nel “generazione nulla” (che per altro non andrebbe estrapolato dal contesto in cui fu detto e correttamente inteso) ma è molto, ma molto più articolata ed interessante.
        Intanto “generazione nulla” è un’imperfetta traduzione dell’originale “generation blank” dato che qui “blank”, precede “generation” e quindi è un sostantivo e non un aggettivo e si può tradurre come “spazio in bianco”, come aggettivo si potrebbe tradurre con bianco, vuoto, distratto, vacuo, intonso, vergine, cieco, ma mai con “nullo”.
        Comunque questo è il testo integrale da cui la “citazione” è estrapolata
        http://www.artnet.com/magazineus/features/saltz/generation-blank-venice-biennale-6-24-11.asp

        • …correggo… “blank” segue “generation” e quindi è un sostantivo…

    • Maurizio Cattelan

      • pietro c.

        come vedo non avete compreso il senso di quello che ho detto…. io intendevo dire che l’arte è un’attività per ricchi e che non prevede infiltrazioni dal basso. cattelan è uno che si è infiltrato ed è stato aiutato (chiamatelà genialità se volete), è comunque un eccezione. infatti è mutato in un borghese, in questo senso non può essere preso come esempio. gerini ha fatto una serie di esempi a sproposito in quanto essere un borghese all’inizio del 900 era assai diverso da oggi. i borghesi all’epoca erano pochi e più benestanti. bacon, morandi? ma scherziamo…picasso poi aveva il padre insegnante..e per l’epoca era un privilegio sociale notevole.

        • Il primo che ti ho citato è Ontani nato nel 43 e non ai primi del 900. Dici che l’arte è “attività per ricchi che non prevede infiltrazioni” e continui dicendo che “Cattelan è un infiltrato” ??? Ma poi che vorrebbe dire? E il fatto che diventato un “borghese” (ammesso che lo sua diventato) che c’entra ? Perché, per te, essere borghesi è un delitto? Solo la classe operaia entra nel tuo paradiso?
          Comunque se conoscessi un minimo di storia sociale sapresti che a fine 800 o primi 900 una famiglia della “piccola borghesia” (e io ho parlato di “piccolissima borghesia”!) se la passava, economicamente, ben peggio di una famiglia operaia della seconda metà del 900 o di oggi (non ostante la crisi) anche perché aveva tutta una serie di “obbligazioni sociali” assurde, che per fortuna sono state spazzate via da almeno un cinquantennio, che ne riducevano ulteriormente le magrissime risorse. Perchè, vista la tua prima precisazione a Rossi circa la “strumentalizzazione”, a questo mi pareva ti riferissi : alle condizioni economiche di una famiglia che non consentino ad un figlio di dedicarsi ad una ricerca o carriera che preveda anni di lavoro senza guadagni. Gli esempi che ho fatto rientrano tutti puntualmente nella categoria di quei non pochi che, ieri come oggi, hanno accettato privazioni e stenti o, comunque, di barcamenarsi alla meno peggio per pochi o molti anni (a seconda che i primi successi siano arrivati presto o tardi) pur di seguire quella loro vocazione.

  • iwannabe

    Voglio Luca Rossi come curatore!

  • Proprio il ristretto cortile di amicizie è una delle cause maggiori di staticità del mercato artistico italiano,

    artisti amici conosciuti secondo percorsi simili, a corsi simili, a scuole uguali, con identici insegnanti…

    come si può pensare che tutti vogliano lo stesso “prodotto” tanto più quando cotto è ricotto,

    un discorso andrebbe poi fatto sul reale valore culturale di queste opere che sono realizzate seguendo percorsi non personali ma giornalisti, per cui troppo variabili per una reale profondità,

    proprio la mostra di rivoli mette in risalto la pochezza di questi lavori, che sono assolutamente ovvi e privi di personalità…

    concludo poi sulla sincerità e freschezza di questi artisti che lascia un poco perplessi visto la ghettizzazione che essi stessi creano …

    e poi pensiamo che gli artisti italiani abbaino un futuro …

  • gianni

    Concordo con l’articolo.

    Ma ho l’impressione che si guardi al problema con un occhio che fa parte dello stesso corpo di cui si vuole fare la diagnosi.
    Il futuro di cui Luca parla ritiene poterlo conseguire con nuove modalità/ procedure.
    Ma,quale futuro è possibile immaginare all’interno di un sistema le cui regole non possono che perpetuare se stesso?
    Il mercato,quello delle arti compreso,non ha altro fine che la riproduzione di se stesso.Non ha altre ragioni.E’ volonta di potenza allo stato puro.

    Come possono gli artisti configurare un’orizzonte di senso diverso,rimanendo all’interno delle logiche di mercato che non solo li nutre ma ne riconosce la patente di “veridicita”?
    Quale “consapevolezza dell’opera come progetto” possono maturare gli artisti quando il progetto è sempre lo stesso.Avere visibilità,stabilire le giuste relazioni,esporre negli spazi piu ambiti,farsi pagare il piu possibile.Eccolo il progetto.

    Se fare arte è un mestiere con il quale si vuole campare,il mercato detterà “giustamente” le sue regole.Inutile fare finta di volere combatterne le logiche.

    Un orizzonte alternativo è individuabile ricorrendo ad un immaginario che l’arte,quella considerata tale,Non desidera,Nè persegue.
    L’individualismo opportunista che muove le aspirazioni degli artisti è funzionale al mercato ed è lo stesso che permette alla società tutta di raggiungere i suoi obbiettivi e perpetrare i suoi valori.

    Come può l’arte cambiare senza ipotizzare obbiettivi e valori diversi non solo per sè ma per la società tutta?
    Che potere contrattuale ha l’arte nei confronti del mercato (del quale vuole fare parte ) se non creando un “altro” senso?
    Puo solo fornire ,appunto, “gadget feticci” nutrendo un immaginario a 7/8/9 cifre da offrire in pasto a chi cercando “senso” puo trovare risposte utilizzando mastercard.

    Vuole realmente l’arte eludere quel mercato che gli fornisce le modalità e i processi che la nutrono?
    Non cerca forse una nicchia dorata e protetta dal mondo per attivare i suoi infiniti processi di significazione?

    Oppure ,se realmente vuole cambiare percorso, non deve guardare a se stessa,ma al mondo ,con i valori e le aspirazioni che ha e che potrebbe avere.Invece di guardarsi l’ombellico.
    Non puo pensare al percorso dell’arte e alle sue evoluzioni linguistiche senza assumersi la responsabilità di essere in “questo” mondo.
    Attivando modalità dell’agire che sappiano incidere sulla natura della società in cui viviamo,sui suoi valori,con un linguaggio che
    abbia il coraggio di parlare non solo agli addetti ai lavori.

    Producendo un senso tangibile,disponibile,condiviso,non elitario.Rinunciando a quell’ Aura a cui gli “artisti” aspirano.

    • wolf

      sorvolando sul discorso degli artisti citazionisti…

      trovo veramente squallido questo sparare sui giovani
      lo fanno tutti da anni, non ci vuole un genio in psicologia per capire che l’ origine del problema in italia e’ questo, con una bella spennellata di esterofilia.
      Il termine Nonni Genitori Foundation, va benissimo, sopratutto per i cazzari come te che passano le giornate non a cercar lavoro, ma aime’ davanti a un monitor a pigiar tasti, salvo andar a festeggiar per imprese epiche come un intervista a Cattelan (resta contro il sistema , mi raccomando!), sei totalmente svincolato dalla realta’ e certe esternazioni da finto proletario fanno vomitare.
      Qual’ e’ la tua ultima news? che bisogna starsene in Italia? ma se sei proprio tu l’ ennesimo cazzone che prima di giudicare un artista guarda se ha esposto all’ estero.
      Poi che cazzo c’ hai da fare il moralista tu?
      ti chiama flasch art e pubblichi
      ti chiama arttribune (NOOOOOOOOOOOOOOOO gli ai rotto le palle x anni) e pubblichi
      altro che contro il sistema
      sei mister 69!
      la verita’ e’ che se ti dessero anche un decimo delle possibilita’ delle persone che critichi…..

      • sorvolando sul discorso degli artisti citazionisti…

        PERCHè SORVOLARE?

        trovo veramente squallido questo sparare sui giovani

        NON SPARO SU I GIOVANI MA VEDO LA CRITICA COME ATTO D’AMORE.

        lo fanno tutti da anni, non ci vuole un genio in psicologia per capire che l’ origine del problema in italia e’ questo, con una bella spennellata di esterofilia.

        NON SOLO QUESTO, E POI SE è UN PROBLEMA SEMMAI C’è ANCHE UNA SOLUZIONE…

        Il termine Nonni Genitori Foundation, va benissimo, sopratutto per i cazzari come te che passano le giornate non a cercar lavoro, ma aime’ davanti a un monitor a pigiar tasti,

        FACCIO TANTE COSE, COSA NE SAI?

        salvo andar a festeggiar per imprese epiche come un intervista a Cattelan (resta contro il sistema , mi raccomando!), sei totalmente svincolato dalla realta’

        FESTEGGIARE? PERCHè SVINCOLATO DALLA REALTà? INVECE DI OFFENDERE CERCA DI ARGOMENTARE…

        e certe esternazioni da finto proletario fanno vomitare.

        ??? QUALI :)

        Qual’ e’ la tua ultima news? che bisogna starsene in Italia? ma se sei proprio tu l’ ennesimo cazzone che prima di giudicare un artista guarda se ha esposto all’ estero.

        IL PUNTO NON è STARE IN ITALIA O STARE ALL’ESTERO MA AVERE IL GIUSTO MODO-ATTEGGIAMENTE, IL LUOGO VERRà DA SE.

        Poi che cazzo c’ hai da fare il moralista tu?
        ti chiama flasch art e pubblichi

        PROPONGO SEMPRE IO. LO FACCIO PERCHè SUBISCO UNA CENSURA SISTEMATICA.

        ti chiama arttribune (NOOOOOOOOOOOOOOOO gli ai rotto le palle x anni) e pubblichi

        PER ANNI? C’è DA DUE ANNI ARTRIBUNE…MI HANNO CHIAMATO LORO. E HANNO FATTO BENE :)

        altro che contro il sistema
        sei mister 69!

        GRAZIE, MAI STATO CONTRO IL SISTEMA MA DESIDEROSO DI DIALOGARE CRITICAMENTE CON IL SISTEMA. I SISTEMA SERVONO, ANCHE PERCHè C’è SEMPRE UN SISTEMA…MA SONO COSE BANALI

        la verita’ e’ che se ti dessero anche un decimo delle possibilita’ delle persone che critichi…..

        CERTAMENTE.

  • derco

    Dunque a breve avremo una “Luca Rossi school”, a cinque euro a lezione. Siamo alla frutta. Siamo a livelli di clown da circo, e come già sottolineato da altri, con testate che concedono spazio a spacconate come quest’articolo. Con gente che si fa i complimenti a vicenda, cioè patetico. Ora io mi chiedo, se Art text pics iniziasse a raccogliere pubblicità, mi viene proprio da ridere a pensare a quanto superflua diventerebbe questa maniera di fare informazione. E come si dice a Roma, le chiacchere stanno a zero. Andate pure avanti cosi: ogni articolo un commento di luca rossi, edificante direi. E di spessore, complimenti.

    • @derco: le chiacchere spaccone sono le tue che non argomenti il tuo disprezzo. Io ho solo espresso un’opinione, spiegaci perchè non sei d’accordo.

      Come scuole funzionano Brera o Iuav? O stanno solo illudendo e deludendo un esercito di disoccupati?

  • Secondo me non è tanto una questione di mercato. Quanto di una schiera di operatori italiani che seguono il mainstream internazionale (anche giustamente) senza alcun confronto critico. Ci vorrebbe il coraggio di andare oltre l’orticello rassicurante e noioso di sempre. Questo aiuterebbe tutti.

  • deat

    no ma guarda, io m’iscrivo sicuro, tu sei altamente qualificato per tenere una lezione, del resto hai anche avuto articoli su Artribune, Flash Art, direi che non ci sono dubbi. No, guarda io m’iscrivo sicuro. Anzi hai ragione tu, certo, Michelangelo Pistoletto trae beneficio dalle residenze dei giovani artisti (anche economico), lo Iuav è una scuola che non conta nulla e anche Brera è un’accozzaglia d’incapaci (Tonelli bravo fallo scrivere queste cose; complimenti), che non formano, che deludono i propri laureati:ma tu pensi forse che il ruolo dell’università sia quello di trovarti un lavoro o quello di darti una formazione? No perchè il lavoro te lo trovi solo se sei capace, questo vale pressocché per qualsiasi branca umanistica. E Artribune ti fa anche scrivere, ma fammi la grazia. Sei tu l’esempio più lampante di quanto siamo caduti in basso. Anzichè criticare i migliori,cerca di vergognarti.

  • Mi metti in bocca cose che non ho detto, ma che sono molto interessanti. Io partecipo solo ai contenuti del corso, il corso lo tiene Enrico Morsiani già da tre anni. E mi sembra con buoni risultati.

    Peró un confronto aperto e leale su Brera, Fondazione Pistoletto, residenze varie e Iuav mi sembra molto importante. Forse saranno queste istituzioni che eviterebbero volentieri. Semmai propongo un nuovo articolo ad Arteibune o Flash Art. Vediamo.

  • Bene, ora so quali sono gli artisti italiani che non piacciono a Luca Rossi. Aspetto un articolo con i nomi degli artisti italiani (non storicizzati) che a suo parere conducono una ricerca interessante.

    • Dimenticavo… Non vale citare se stessi o Roberto Ago ;-)

  • artisti italiani non storicizzati che conducono una ricerca interessante.

    ….

    a parte che quelli che ho nominato sono solo una parte (sostanzialmente gli story story I lov yu).

    Posso dirti opere singole. Ma artisti che conducono una ricerca coerente e interessante in modo continuativo, temo che non ce ne siano. Ma anche se andiamo su i mid career, troviamo poco. Questa situazione non è solo italiana. Ma quì il discorso si allarga troppo.

    • mariangelo laterza

      ma non ti vergogni a ripetere queste stupidaggini? story story I lov yu…non ho parole…e tu vorresti partecipare alla biennale? io neanche al guardaroba ti metterei…li devi essere sveglio e professionale…vergognati luca rossi…sei solo un venduto che ambisce a essere quello che non è..un artista

      • Story story I lov yu è una cosa molto seria. Esprime una morbosità che nasconde il vuoto. Ma perchè mi devo vergognare per una mia tesi? Per una mia opinione? Esprima un’antitesi, così arriviamo ad una tesi. Sapete solo offendere senza controargomentare. Livello basso.

        Io non ho mai scritto di voler partecipare alla biennale…siete incredibili. :)

  • Be’,

    per calmare gli animi, se venite a Bologna, fatemi sapere, che ci facciamo una bella mangiata!

    Ciao!!!

    Eugenio

    • mariangelo laterza

      Ma le pare questo il luogo per invitare le persone a cena? Eugenio si vergogni ed eviti questi commenti inutili, si da il caso che qui si dovrebbero diffondere contenuti non battutine idiote.Grazie

      Mariangelo

  • Sicuramente una responsabilità importante ha il mercato che forse essendo ristretto (qui in Italia) ha creato una rete che anziché sostenere gli artisti li ha intrappolati in un struttura rigida, negando la possibilità e il tempo per lo sviluppo dell’artista stesso.

  • @LR
    Scrivi: “Posso dirti opere singole. Ma artisti che conducono una ricerca coerente e interessante in modo continuativo, temo che non ce ne siano. Ma anche se andiamo su i mid career, troviamo poco.”
    Penso che questo sia un tuo limite. Come ti avranno già ripetuto mille volte, il tuo metodo critico è sbilanciato: ad una elefantiaca pars destruens corrisponde un’inconsistente pars costruens. Quando da più parti ti accusano di essere il “Beppe Grillo dell’arte contemporanea” credo intendano proprio questo. Affermare che nessuno in questo momento storico conduca una ricerca coerente e interessante nel nostro paese è come dire che i politici sono tutti uguali e tutti corrotti. Questo atteggiamento fa nascere nei meno sprovveduti il sospetto che il principale motore delle tue affermazioni sia un desiderio di autoaffermazione. E l’abitudine di citare spesso i tuoi progetti come presunta alternativa al vuoto non fa che rafforzare questa convinzione. Personalmente spero che non sia così. Per questo sarei curioso di conoscere quali sono almeno le opere singole dalle quali ritieni si possa partire per costruire un’alternativa. Al di fuori, ovviamente, dal tuo percorso di ricerca.

    • P.S.: Segnalo inoltre questo mio scritto sulla questione nichilismo/11 settembre, invitando te e Roberto Ago alla lettura (siete citati nel post), visto che in passato ci siamo già confrontati su questo interessante argomento:
      http://www.vincenzomerola.blogspot.it/2012/11/dantos-inferno.html

      • Angelov

        Ho letto sul suo blog “Piccoli esercizi di straniamento…” e l’ho trovato molto profondo e centrato. Mi ha ricordato Delitto e Castigo, dove uno studente, per mettere in pratica la teoria che “ad un uomo superiore è concesso di compiere azioni che sono vietate ai comuni mortali” uccide due donne. L’autore si ispirò ad un fatto realmente accaduto, ed elaborò la tesi secondo la quale, lo sfuggire alla giustizia umana, comporta un castigo anche peggiore.
        E forse il nichilismo è una corrente di pensiero non ancora del tutto compresa, se non addirittura sottovalutata, per il potenziale di propagazione che dimostra ancora di possedere.

    • @Vincenzo: esiste una credenza anacronistica e sbagliata rispetto al giovane artista, siamo portati a pensarlo obbligatoriamente come fosse il genio ribelle, l’enfant prodige…questo da subito, costringendolo a cristalizzarsi in forme che poi gli impediscono una crescita coerente.

      e invece soprattutto oggi, il giovane artista deve stare con le spalle al muro, non avere percorsi burocratizzati e professionalizzati.

      A livello internazionale il meglio che c’è è Tino Sehgal. Perchè riesce a calibrare realtà e fiction in modalità molto efficaci. Questo è l’unico artista che DOPO il 2001 è riuscito a strutturare un percorso coerente ed efficace.

      In italia ci sono percorsi formativi OBBLIGATI e quindi coloro che sono artisti giovani sembrano fatti con lo stampino. Anzi per essere accettati in un paese per vecchi ed esterofilo, tendono ad omologarsi e mimetizzarsi.

      Bisogna avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, anche a costo di dire che non c’è nulla di buono. Ma credo che un certo FORMAT di mostra non possa più funzionare e quindi tutto quello che si adegua a questo format fatica tantissimo.

      Opere singole. Ne ho in mente alcune, lasciami un po’ di tempo per sceglierne due.

      • Ero certo che avresti citato Sehgal: l’apoteosi della smaterializzazione, la logica conclusione di quel percorso che ho cercato di tracciare sommariamente nel post che citavo prima, l’artista che più di ogni altro ha radicalizzato l’idea di Danto (e ancor prima di Hegel) secondo cui l’arte si sarebbe definitivamente vaporizzata in una nuvola di pensiero puro. Il mio ideale di arte è invece più equilibrato: il corpo e la mente devono agire in armonia e l’espressione di un’idea deve passare per il lavoro manuale. Penso ad esempio a Isgrò e alle sue cancellature, giusto per far capire cosa intendo.
        Attendo le due opere… Sono curioso…

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

        E Allora ? Se andiamo a vedere cosa è successo nel passato, prima con l’esperienza futurista, dadaista, l’arte sociologica etc, non è infrequente scoprire che il linguaggio di Sehgal è un modo di ripetere queste esperienze, a volte anche in maniera imbarazzante …

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

        Caro Luca,
        nel tuo commentario rimango colpito dalla tua competenza con cui tratti la materia e i giovani artisti italiani, come dici: “fatti con lo stampino”. Immagino perciò quanto deve essere dura la vita di queste povere “creature incomprese” costrette a mimettizzarsi e a omologarsi per essere accettate nel sistema dell’arte italiano, paludoso, chiuso, statico e mortifero,

        Tu che sai tutto sulla smaterializzazione dei linguaggi visivi, uditivi, olfattivi etc., sui comportamenti di giovani artisti (che si rifugiano nella storia per non affrontare il presente)…, ti chiedo: perchè non dai ad essi il consiglio di operare al di fuori di questo sistema asfittico che è sempre più lontano dalla vita reale?

        Devi sapere che l’arte è una pratica attraverso la quale il flusso desiderante dell’artista si manifesta e si organizza nella vita quotidiana in ogni luogo e in ogni direzione!!!

        • ma l’arte è una palestra preziosa, va difesa non bisogna uscirne o fare entrare robaccia da fuori.

          Mi fanno ridere quelli che vogliono andare a cambiare il mondo o a correre il giro d’italia con la ciclette che trovano nella palestra dell’arte. Ma questa palestra limitata è stimolante proprio perchè limitata. Ti consiglio di seguire meglio i progetti esterni di whitehouse.

          • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

            L’impressione che ho è che in effetti, l’arte oggi si trova intrappolata proprio in questa “palestra preziosa” : un sistema dell’arte borghese, chiuso, autoreferenziale, un pò invalicabile e intoccabile. Un sistema che produce solo sensazionalismo mediatico, “robaccia” e feticci da vendere. Tutto ciò che è fuori da questo sistema non è arte? il potenziale dell’arte di uscire da questa palestra dorata, di intervenire nella vita e contribuire alla sua energia trasformartiva, non è proprio prerogativa di tutte le avanguardie?

  • Lorenzo Marras

    Luche’ sono giorni che non leggo Artribune (forse memore che anche la crema piu’ riuscita deve pur farsi riposare) e trovo la tua STAR piu’ in forma che mai. Vah che sono geloso , eh, del tuo successo perche’ io qui in Sardegna pensa, non riesco ad organizzarmi nessuna mostra in qualunque scassato circolo di citta (Tutti occupati).
    Eppero’ con questa storia dei ggiovani che studiano sui libri di storia dovresti darti una calmata, epperche’ li fai assomigliare sempre piu’ a quei fenomeni che oggi passano sotto il nome di “bimbiminkia” ed è brutto per chi legge.
    Tante buone cose Luche’ , ciao.

  • Tino Seghal ? ma lo avete visto il suo pietoso spettacolo alla Tate? Una cosa da teatro alternativo degli anni 80, solo perché lo si chiama “arte contemporanea” non vuol dire che sia valida…

    Forse proprio questo cercare a tutti i costi un alternatività a prodotto il vuoto annoiato del benessere… un cercare il nulla per soddisfare il proprio troppo…

    Io guarderei un poco avanti e penserei alla mutimedialità, che però è veramente poco commerciabile e aperta a tutti, già questo è troppo per un “sistema artistico” di filosofi della domenica

  • alla tate forse il luogo era troppo ampio, ma io penso al suo intervento a documenta o alla sua personale a palazzo reale con la trussardi nel 2008. Ma oggi il problema è il display mostra. Multimedialità mi fa un po’ rabbrividire come parola. Viviamo una tecnologia primitiva in una fase di decadimento. Non viviamo la multimedialità. Dopo il 900, la data boa del 2001, Sehgal sembra essere consapevole. Poi abbiamo tanti buoni ripetitori.

  • Il progetto a palazzo reale era lo stesso che ha girato per mezzo mondo, dalla biennale a lì, per cui almeno un anno e mezzo, me lo son beccato a francoforte e a parigi, a documenta il gioco del buio era carino ma assolutamente teatralizzato, vai uan settimana a santarcangelo e poi mi dirai, il teatro è molto più avanti in questo momento rispetto al tedio dell'”arte contemporanea” forse per questo è fonte d’ispirazione …

    fa rabbrividire e perchè? perchè accessiile a tutti, senza filtri “culturali” e soprattutto linguistici che giustificano il “bello e il brutto” …

    decadimento? ma sei stato frieze e a le fiac, hai visto cosa è commercializzato in questo momento, siamo al revival degli anni settanta … anzi con frieze al medioevo… per anni a gridare al nuovo la giovane e ora tutti a tirare fuori dalle cantine le cose da commericalizzare visto che il virtuale sta erodendo sempre di più il senso delle “cose materiali” … per questo mi piace perchè è la realtà immediata e senza filtri (soprattutto non mediata da caste o da chi vorrebbe esserlo)

    • Conosco santarcangelo e non c’è ma la pulizia di sehgal, e nel mezzo teatro più tradizionale c’è la divisione pubblico-scena. E anche se fosse teatro non ci vedo nulla di male, anche se il teatro è fiction mentre sehgal spesso trova equilibri che annettono anche la realtà. I suoi pezzi sono vendibili. Ecc.

      Concordo sul revival degli anni 70. Anche per i più giovani. Quando non sono anni 70 si persegue un certo nichilismo anemico (smith sibony, in italia da zero).

      Penso che in crisi sia una certa idea di mostra (e quindi di museo e fiera). Ad agosto ho curato questo progetto in Francia, cosa ne pensi?

      http://whlr.blogspot.it/2012/07/ou-vous-etes-chateau-de-versailles.html

  • Non so se sia male o bene, so solo che l’arte a forza di sperimentare è diventato tutt’altro che arte,

    facendo cose che altri già fanno meglio,

    in più il mercato dell’arte ha trasformato la poetica in bene di consumo annullandone il valore e la “bellezza”, nel mondo centinaia di fiere necessitano di migliaia di prodotti da far girare, questo sicuramente è una strategia che svuota l’artista, tanto più se in un sistema debole come quello italiano.

    Debole perché ha dismesso la sua storia per correre dietro a quella di altri…

    Il Castello di Versailles è sempre molto suggestivo,

    il video che hai postato su youtube, e le relative foto..

    non saprei non capisco se è nel gioco dei puntini che continuano a girare su se stessi o sul senso dell’abbandono che il “personaggio” può esprimere …

    anche tu ti stai stufando?

    • …o è nel fatto che è una ripresa di una ripresa (cioè il video che vedi è la ripresa dello stesso video mentre viene “visto” su uno schermo televisivo o di computer)? …

      • E’ la ripresa dello schermo di un computer troppo carico di dati e informazioni.

        • …dati ed informazioni non rallentano il caricamento video mentre l’esecuzione simultanea di più programmi e la velocità e la banda della connessione si! Spero che questo non alteri troppo il concetto che ispira il lavoro… ma credo di no…

          • Intendevo per dati e informazioni anche l’esecuzione di più programmi e la congestione della banda.

          • …appunto!

  • Io penso che lo spazio che chiamiamo arte sia ancora stimolante, esattamente come quello della politica. Curioso che in entrambi assistiamo ad una crisi della “rappresentazione”.
    I puntini certo, è un lavoro per gli spazi esterni al castello.

  • Lorenzo Marras

    caro Luca anche io sono d’accordo con te che cio’ che chiamiamo Arte costituisca , sopratutto nel presente, un avventura molto stimolante ed avvicente a patto che chi la pone sappia , oppure come piace dire a te sia dotato della dovuta consapevolezza, sulle conseguenze che la sua opera avra’ per TUTTI e non solo per una piccolissima parte di essi.
    Questa a parere mio, è la soglia che obbligatoriamente deve orientare chi si misura nel mondo, attraverso la straordinaria avventura a cui abbiamo dato il nome di prima.
    Ma se cio’ che chiamiamo ARTE è gia’ destinato ad un ruolo, beh, dubito che si riesca a uscire da questo organizzato camposanto.
    E consentimi dirti che anche tu, forse in buona fede, incorri nello stesso errore allorquando ti poni in modalita’ fenomenologica verso questo o quello. oggi è Senhgal , domani cosa sara’ ma, sopratutto, siamo sicuri che la via sia la PERSONALIZZAZIONE oppure l’arte si aprira’ a qualcosa di piu’ collettivo e modifichera’ veramente i rapporti di esistenza nel nostro pianeta? Luca , il problema sono le domande giuste, a volte.

    • Anche secondo me il problema sono le domande giuste e non le risposte. A mio parere la strada sarà qualcosa di collettivo che può diventare improvvisamente personalizzato. Una pop art più intima. E questa fluidità un po’ folle mi sembra presente nel progetto a Versailles.

  • Lorenzo Marras

    Vedi Luca noi ,dico noi per dirti di chi vive nell’occidente spento, non abbiamo saputo leggere e di conseguenza provare anche ad imitare tutto cio’ che è avvenuto nel Nord dell’Africa dell’Artista popolo.
    Quello che li’ è avvenuto è una vera opera e certamente non perche’ sia stata profilata come ordinaria rivoluzione dai nostri Media, ma perche’ ha indicato una via, ovvero, certificato, che è sempre possibile RI CREARE e fuori uscire da una oggettiva situazione di “STATO PERMANENTE”
    Eppure , in questi giorni leggo di questo Helton John che si spettacolarizza e a sua volta spettacolarizza il prodotto WEI WEI.
    Siamo noi in condizione , tutti, di percepire queste sottili differenze e trasformarle in futuro in svolte che si convertirebbero in altre EPOCHE?
    questa è la domanda che nasconde la sfida.

    • Mi dispiace andar “fuori tema” ma mi picerebbe tanto che tu mi spiegassi quel “spetacolarizzare” usato in forma attiva e passiva e perché definisci Ai Weiwei “prodotto”

  • Lorenzo Marras

    Luciano non ho usato il termine spettacolizzare come ATTO del rendere guardabile, ma bensi’ attraverso una forma al riflessivo ho voluto intendere (puoi considerarlo un mio esercizio di cinismo) ,che, facendo pensare ad un azione nobile si spettacolarizza se stessi ed altro come identico prodotto.
    Oggi le opere cosidette di “bene” sono piu’ che mai sotto sequestro e servono piu’ che mai ad ogni bisogna, perche’ in fondo il disincanto non è poi cosi diffuso ma alquanto limitato.
    Ma poi , Luciano, nella economia del mio discorso e quindi riconducendolo al suo proprio confronto con le vicende che ho citato , intendevo mettere l’accento sul fatto che le forme di arte viaggiano piu’ che mai attraverso solchi sempre piu’ insoliti.
    Ovviamente sono consapevole sul concetto di INTENZIONALITA’ dell’opera a cui tu tieni moltissimo e che non pongo assolutamente in discussione perche’ lo ritengo un pensiero rispettabile , ancorche’ da me non condiviso.
    Spero di averti detto cose chiare,Luciano.
    Cordialmente.

    • Chiarissime anche se non mi hai detto perché definisci Ai Weiwei un “prodotto”.
      A parer mio, “un’azione” se è “nobile” rimane tale anche se chi la compie lo avesse fatto per ragioni non altrettanto “nobili” (in tal caso sarebbe “l’agente” ad essere “ignobile” non “l’azione”).
      La dedica ad Ai Weiwei del concerto di Sir Elton John rimane un gesto bello, forte e significativo anche se, sulla decisione di compierlo, avessero pesato (o persino fossero stati determinanti, intenzioni pubblicitarie)
      Quanto ad Ai Weiwei è, sempre a mio avviso, un “produttore” (intendendo tale termine nel senso positivo di “creatore di opere e significati”) e non può certo essere definito un “prodotto” (termine certamente, se non spregiativo, certo minimizzante) dato che, a parte “geneticamente” dai suoi genitori non è stato certo “prodotto” da nessuno, men che meno dalla “pubblicità mediatica” : la sua ricerca, le sue opere, il suo agire pubblico, precedono di gran lunga quest’ultimo, recente, fenomeno e non ne sono certo il prodotto.
      Non ritengo accettabile la tua definizione neppure se la si dovesse intendere nel senso che Sir Elton John lo avrebbe “usato” (come un “prodotto”, appunto) a suoi fini pubblicitari : tutti quelli che hanno usato il famoso “dito a dito” tra Dio e Adamo della Cappella Sistina non hanno certo, per questo, fatto diventare quest’opera sublime un “prodotto”.
      Ciao e grazie per la tua risposta, sempre cortese e puntuale.

  • Lorenzo Marras

    Luciano definisco sempre qualcosa cercando quanto piu’ possibile di farlo con spirito distaccato e meno coinvolgente. “Prodotto” non è poi una cosa che deve far pensare per forza di cosa ad un insulto. Per me prodotto è sempre qualcosa che è fatto con una destinazione gia’ chiara in partenza : quello di essere venduto ad un prezzo che incorpori un piu’ di profitto.
    Lo dico con tutta la pacatezza di questo mondo Luciano dal momento che siamo circondati da prodotti ed anche noi , eh (questo mi fa veramente soffrire) a volte lo siamo perche’ dobbiamo contrarre i nostri inevitabili debiti e fare i conseguenti compromessi.
    Ma ritorno a dire, a parte la questione che tu hai sollevato io volevo chiarirti e sottolineare che c è sempre qualcosa dell’universo ARTE che non è calcolabile , che non è neppure immaginabile; cosi’ come un fiume che si scava il suo letto eppero’ con avidita’ cerca anche altre vie di uscita, cosi’ anche L’avventura ARTE eccede il suo oggetto e va a toccare parti dell’esistenza mai neppure pensati.
    Ecco perche’ ho fatto il paragone, certo te lo riconosco , un pochino azzardato vah.
    Di Nuovo, buona giornata.

    • Perfettamente d’accordo sull’arte che sfugge persino alle intenzioni del suo creatore e che può andare e spesso va, ” a parare” la dove era impensabile a tutta prima. Come sai io ritengo essere l’arte comunicazione di “contenuti” non altrettanto efficacemente comunicabili con altri mezzi ma, nello stesso tempo (anche se a tutta prima può sembrare una contraddizione), sono convinto della correttezza dell’assunto dichampiano del “completamento dell’opera da parte dello spettatore” (ed è da oltre un anno che porto avanti su Facebook una performance che parte da tali concetti).
      Mi era parso di cogliere nel tuo post una specie di “condanna” dell’ “azione” a causa delle, eventuali, non nobili intenzioni dell’ “agente”, cosa sulla quale non concordo (anche per i concetti relativi all’arte detto sopra). Per quanto riguarda il termine “prodotto” lungi da me trovarvi, necessariamente, una connotazione negativa, ma mi concederai che tale connotazione sembra diventare implicita se affermo di una persona che è un prodotto! Ciao, la buona giornata anche a te.

  • anche i bicchieri possono sfuggire alle intenzioni del loro progettista/creatore..

    • …certo come tutte le opere o azioni di qualsiasi essere vivente sia del regno animale che di quello vegetale ( persino i processi di quello minerale, anche se li è più problematico identificare “intenzioni”) ma io ho detto che è una caratteristica dell’opera d’arte, mica ho detto che ne è una caratteristica ad essa esclusiva!

  • E allora dovremo smettere di contemplare le opere d’arte. Come se usciti da una palestra o un laboratorio continuassimo a contemplare nella mente la ciclette o il microscopio…

    • …”contemplare” forse, “vedere” no …
      ” Come se usciti da una palestra o un laboratorio continuassimo a contemplare nella mente la ciclette o il microscopio…” questo è sciocco o quantomeno, forse, inutile, ma continuare a riflettere su quello che si è “sperimentato” ed “appreso” grazie a quegli strumenti non lo è affatto!

  • @ whitehouse:
    Chiedere all’uomo di smettere di contemplare le opere d’arte o di produrre arte è come pretendere che smetta di avere una spiritualità, di fare sesso, di mangiare o di respirare. Morte di Dio e morte dell’arte sono megalomanie filosofiche. Se la tua idea è che si dovrebbe smettere di contemplare le opere d’arte, immagino che tu ritenga inutile continuare la discussione, come proponevo, partendo da opere di artisti italiani che ritieni significativi.
    Infine, per quanto tu sia sicuro delle tue affermazioni, sostituirei il futuro con il condizionale nell’affermazione “E allora dovrem(m)o smettere di contemplare le opere d’arte”. Lascia almeno un filo di speranza a chi come me ama l’arte e vuole continuare a contemplarla.

  • dai questo è il classico atteggiamento eurocentrico…

    ci sono popoli che vivono benissimo senza arte …

    e chissà noi nel futuro …

    se riusciremmo ad evolverci così tanto ..

    d.o)

    • Non sono d’accordo e penso di non aver fatto affermazioni eurocentriche. Potresti fare un esempio di popolo che vive benissimo senza arte?

      • Ah… Cmq non credo riusciremmmo mai ad evolverci così tanto… ;-)

  • Il centro delle opere non sta nelle opere, come il centro della scienza non sta nel microscopio, o il centro del fitness in una ciclette….poi se avete bisogno di feticci da idolatrare benissimo, ma la cosa è veramente stupida e poco interessante.

  • ecco vedi anche tu cadi nello stesso errore che attribuisci agli altri,

    il centro è l’opera,

    questa è arte visiva non è filosofia, letteratura, servizi sociali,

    l’artista (visivo) deve produrre opere visive non speculazioni inutili, scopiazzando altri sistemi, quasi sempre cade nella mediocrità e nel fallimento…

    poi che da un’opera possano nascere riflessioni o che ne sia la summa, ok ma deve essere un’opera visiva..

    esempio il caro Sehgal il quale come artista visivo è assolutamente fallimentare, e come artista performativo è alquanto mediocre, e lo si capisce dal suo percorso legato al mondo della coreografia, sappiamo benissimo che il suo successo di deve alla galleria Marian Goodman…. tu penserai mica che con 5 opere (Allowing Some Things to Rise Up to Your Face Dancing Bruce and Dan and Other Things (2000); This is Good (2001); The Kiss (2002); This Progress (2006); This Situation (2007)) un artista arriva ad esporre alla Biennale di Venezia e poi Guggy come se nulla fosse …

    è un prodotto comodo, fintamente innovativo e molto ben gestito …

    • Condivido (forse sei stato fin troppo cattivo con Sehgal…)

  • Questa tua definizione di arti visive, ha un sapore da regime comunista.

    Prova a pensare che siamo sempre calati in una mostra di arti visive, con opere e performance installate sul mondo. Quello che chiamiamo arte è solo uno spazio privilegiato, facilitato, dove allenarsi e sperimentare rispetto qualcosa che sempre sfugge agli occhi. Questa attività fatta di ciclette/microscopi ci aiuta quando usciamo da questo spazio privilegiato che chiamiamo arte..

    Se l’arte oggi, fosse solo una carezzina emozionale agli occhi sarebbe veramente messa male in confronto alla realtà, e non c’entrerebbe nulla con la nostra vita quotidiana. Allora sarebbe meglio seppellire l’arte.

  • @ whitehouse
    Scusa ma questo tuo commento fa un po’ sorridere. A dire il vero è la tua definizione di arte che ha un sapore da regime comunista. I costruttivisti rifiutavano, proprio come fai tu, il culto dell’arte per l’arte e indirizzavano la pratica artistica verso scopi sociali. Il realismo socialista si basava su presupposti simili. Non dici niente di nuovo e sembri inoltre non avere chiari riferimenti culturali. Perdonami, ma ti suggerisco di abbandonare questa strada e di indirizzare meglio le tue energie e la tua vis polemica. In altre occasioni ho apprezzato i tuoi commenti e i tuoi post, in questo caso invece ti stai avventurando su un terreno pericoloso. Condivido la tua preoccupazione: l’arte deve essere collegata alla realtà e alla vita quotidiana. Ma se ci rifletti è la tua impostazione metodologica, che vorrebbe fondere arte e realtà, a condurre alla logica conclusione che sarebbe meglio seppellire l’arte, condannandola all’esilio. Se credi che l’arte sia uno strumento prezioso per interpretare il reale, dovresti difenderla, rimarcando le differenze tra realtà e rappresentazione.

  • @Vincenzo: scusami ma non hai capito.

    L’arte per me è un importante testimone di qualcos’altro. Come tutte le cose del mondo! Come non ci perdiamo ad idolatrare un bicchiere ma lo usiamo godendone. Se domani entri alla Borsa di Milano o in un Tribunale non capisci nulla. Ma si tratta di cose importanti che richiedono come tutte le cose un po’ di attenzione e approfondimento. Ma le persone non idolatrano o contemplano gli strumenti della Borsa di Milano o gli strumenti del Giudice e del Tribunale…

    Io dico che bisogna essere sospettosi verso le opere, ma prenderle profondamente sul serio. Avere grande giudizio critico e non perdersi in una contemplazione idolatria inutile….come se lo scienziato contemplasse il microscopio…o colui che va in palestra contemplasse la ciclette…..ma la ciclette e il microscopio sono importantissimi!

    L’arte purtroppo presenta un grande trabochetto-trappola: fa scivolare alcune anime belle verso la contemplazione e un certo romanticismo stucchevole. Quello in cui tu e Doattime rischiate di cadere….

  • comunista?

    sei a corto di argomenti ….

    grazie così non lasci dubbi sulla qualità logiche dei tuoi ragionamenti,

    pensavo che avessi un minimo di credibilità e continuità di “senso”

    nelle cose che scrivi ..

    ok sperimentare

    ma non scopiazzare a destra e a manca in altri ambiti pensando che così è innovazione,

    così è becero qualunquismo informativo,

    pura mediocrità …

    realtà, ma la conosci la storia del nostro pianeta…

    ps lo spazio “privilegiato” che tu definisci arte in realtà è una attività che nasce dall’artigianato e che assunto su di se una funzione di rappresentanza, fino a quando non c’erano altri concorrenti, quando la produzione di immagini non è più stata monopolio dell’artista, egli si è trasformato cercando nuovi spazi, ma questo da almeno un secolo, poi in questi ultimi decenni è diventato un mercato forte e significativo con precise strategie e regole che determinano molte cose, l’artista è solo uno di questi “lavoratori”

    il remake di questi ultimi quindici anni è la conferma che superata la rottura degli anni sessanta settanta non c’è più spazio per le forme stantie dell’arte se non quando un sistema di mercato lo sostiene, vedi il caso di documenta che è stata secondo me una mostra alquanto mediocre ma enfatizzata molto bene dal sistema promozionale, si che ci sarebbe da fare un bel discorso sulla libertà…

  • Quando dici che l’arte è arte “visiva”, è come dire che il mondo e la vita sulla terra sono solo questioni legate alla vista….questa è una cosa stupida e limitata. Nessuno ha mai parlato di innovare incrociando i saperi…. (???)

    L’arte è sottoposta alla dinamiche di qualsiasi altro settore, non si capisce perchè dovrebbe essere diversa. Ripeto pretendi di rifugiarti (per salvarti) in un preteso romanticismo dell’arte, che non esiste….

    Sia a te che a Vincenzo consiglio caldamente il corso che partirà oggi a Bologna e che ho contribuito a organizzare. Non ci sono verità ma possibilità di dialogare e vedere effetti concreti. Provare per credere:

    http://www.artribune.com/2012/11/enrico-morsiani-e-luca-rossi-insieme-per-dare-lezione-darte-e-di-vita-a-bologna-un-corso-pratico-rivolto-a-tutti-perche-larte-contemporanea-e-un-po-come-una-palestra/#comments

  • In bocca al lupo per il corso, aspettiamo osservazioni e commenti …

    Per il termine arte vedi al sito http://it.wikipedia.org/wiki/Arte (che è abbastanza ben scritto)

    Arte, nella sua accezione in un sito come questo io ovviamente intendo quella che produce elementi visivi legati all’estetica, poi che tu cerchi di giustificarti allargando l’orizzonte a tutte le forme del fare umano ci porta a lasciare pure perdere ogni sensatezza e logica perché non si potrebbe limitare l’argomentazione, perché ci sta tutto e anche nulla.

    E’ per questo che io ritengo che specificando bene lo spazio di argomentazione ci può essere chiarezza.

    Facendo così tu annulli anche il tuo intervento che risulta esso stesso limitato nel gioco infinito dei sensi delle parole.

    Tanto più quando critichi gli altri, se tutto “è” perché tu affermi che solo qualcosa potrebbe “essere” o ancor peggio “non essere”?

    • @doattime: ti perdi in un relativismo soffocante…lascia perdere wikipedia. Ma ripeto un corso continuativo è stato organizzato proprio perchè è il luogo giusto per affrontare queste cose. Questi commenti sono limitati. Questo mezzo è limitato, e il mezzo è il messaggio: stiamo proponendo al pubblico un messaggio limitato…

      Come se un dottore pretendesse di visitare una persona con uno scambio di commenti sotto un articolo….

  • franco

    Il grande trabocchetto-trappola sta proprio nel prendersi troppo sul serio.Nell’avere sempre un giudizio critico da anteporre fra se e quanto ci si para davanti.
    Di cercare sempre altrove,significati,rimandi,valenze.
    Di idolatrare il pensiero che impedisce di usare il bicchiere per bere,perche forse “significa” altro.
    Di avere paura di contemplare un quadro perche “bisogna” essere sospettosi anche di quello.
    Di cercare di essere sempre interessanti,profondi.
    Per poi giudicare con arroganza chi guarda,beve,vive,sorride,semplicemente.

    Se le domande che gli artisti contemporanei pongono all’arte le ponessero prima a se stessi, come esseri umani,forse produrrebbero opere piu “volgarmente” significative.
    Per la loro vita e per quelle di chi le guarda.

  • @franco: hai perfettamente ragione, la tua riflessione è compresa nel mio discorso. Non ci sono direttive imposte dall’alto o da qualcuno. C’è la capacità di avere consapevolezza delle cose:

    se il mio progetto è arredare un salotto, e c’è un quadro che riesce a farlo, quel quadro ha valore; poi però ci possono essere anche altri quadri che arredano bene questo salotto, o potrei scoprire che arredare il salotto non è così importante….ecc ecc.

    Quindi il punto è prima di tutto argomentare criticamente (quello che non avviene nel sistema italiano, vedi ora il “solito noto” Tadiello, ex studente di Garutti, nell’ennesima apparizione sempre e solo italica a genova a cura di bonacossa fidelizzata ad un sistema chiuso che si rifugia dietro al mi piace non argomentato) ,

    Argomentare quindi ancora prima di avere consapevolezza. E prima di argomentare ci vogliono luoghi adatti, e penso che il corso che abbiamo progettato sia uno di questi.

    • franco

      @Whitehouse No non penso che quanto ho scritto sia compreso nel tuo discorso.

      tu dici:Argomentare quindi ancora prima di avere consapevolezza.
      io dico: L’argomentare è diventato l’unico strumento che l’arte utilizza per stabilire una relazione con chi la guarda,e eventualmente cerca di decodificare l’opera.

      Il pensiero si è fatto soggetto e ragione delle opere,che in mancanza degli altri strumenti che l’arte ha utilizzato nella sua storia fa un’enorme fatica a palesarsi.
      L’aleatorità degli argomenti che gli artisti faticano a gestire
      non avendo competenza con la dialettica,crea aree di discussione dove la soggettività delle istanze non crea dialogo.
      Piu che un dialogo,un monologo in eventuale compagnia.
      Il “volgo” non segue.
      E’ lo stesso “volgo” che fruisce secoli di storia dell’arte,senza avere bisogno di dover “argomentare”.Eppure ne gode.
      Riceve qualcosa in cambio della sua attenzione.

      Certa arte contemporanea si nega,invece,oppure, non ha alcuna intenzione di rinunciare a quella aleatorità che ne garantisce il prestigio in ambiti che il mercato gli ha riservato.

      Certa arte contemporanea vuole spiegare,domandare,indagare
      perchè ha perso fiducia nell’apparenza ( che al “volgo” si rivolge ) in quello che è,nell’epysteme ( quello che stà e non puo essere altro )

      Ha fatto tabula rasa non solo degli strumenti che gli erano propri
      ( forma,gesto,espressione,spazio ) delle capacità che erano necessarie per dominarle, e anche delle modalita necessarie per valutarle,esperirle.In nome del pensiero.

      Un uomo ( artista ) che crea solo e sempre Pensiero è un uomo solo.
      Disperato.Se avesse bisogno di aiuto dovrebbe avere il coraggio di trovare parole ( non nuove,geniali,interessanti.. ) ma che siano comprensibili ai suoi interlocutori.
      Ci vuole coraggio per tornare a essere semplici.
      Penso che a molti artisti non interessi.

      • In ogni settore umano si argomenta, l’arte ti da anche la possibilità di non farlo perchè comunque l’artista “abbandona” l’opera e rimangono tre elementi che nella testa dello spettatore possono “argomentare”:

        -opera in sè
        -contesto
        -didascalia (testo critico e comunicato stampa eventualmente)

        Ma questo avviene anche nella grande mostra installata sul mondo. In questo caso abbiamo solo:

        -opere in sè (oggetti e performance)
        -contesti

        Nella mostra “mondo” la didascalia la facciamo noi, rischiando anche di fare dei danni…

        Quindi nel mondo come nella mostra nel museo, l’argomentazione c’è sempre, quanto meno nella nostra testa. E questa argomentazione può anche essere semplice, l’importante è che sia consapevole e non pretenda di fare il passo più lungo della gamba.

  • forse se rileggi i tuoi post ti rendi conto di come neghi e confermi te stesso…

    buona fortuna …

    d.o)

    • dipende da come interpreti quello che scrivo, ma ripeto non è questo il luogo adatto. Ti invito al blog o al corso.

  • @ franco
    ho apprezzato molto il tuo ultimo intervento.
    Credo però non si possa ignorare la rivoluzione concettuale e cancellarla con un colpo di spugna. La nuova sfida è raggiungere un sano equilibrio tra forma e contenuto, istinto e razionalità, corpo e mente. Produrre opere in grado di sopportare sia una fruizione denotativa (basata sull’apparenza), sia una fruizione connotativa (fondata sui rimandi e le valenze, quindi anche sull’argomentazione). Lavorare su più livelli…

    @whitehouse
    arte=scienza=ginnastica=disciplina
    opera d’arte=risultato scientifico=forma fisica=prodotto di una disciplina
    pennello=microscopio=cyclette=strumento
    La logica vorrebbe che i parallelismi nei tuoi esempi fossero questi.
    Io non contemplo i pennelli, ma le opere d’arte.
    Allo stesso modo chi frequenta la palestra si rallegra per i chili in meno guardandosi allo specchio e lo scienziato è compiaciuto per i risultati ottenuti con la sua ricerca. Poi è ovvio che le opere d’arte, come i risultati scientifici o una migliore forma fisica, potranno avere ricadute sociali.

    • ?

      • Scrivi:
        “Io dico che bisogna essere sospettosi verso le opere, ma prenderle profondamente sul serio. Avere grande giudizio critico e non perdersi in una contemplazione idolatria inutile….come se lo scienziato contemplasse il microscopio…o colui che va in palestra contemplasse la ciclette…..ma la ciclette e il microscopio sono importantissimi!”
        Paragoni l’opera d’arte a un microscopio o a una cyclette, che sono solo STRUMENTI. Al massimo potresti paragonare un pennello a un microscopio o a una cyclette. Contemplare un pennello sarebbe stupido come contemplare un microscopio o una cyclette. Mentre per l’artista è importante contemplare e conoscere le opere dei suoi colleghi, come per lo scienziato avere cognizione dei risultati scientifici conseguiti grazie ai contributi di altri ricercatori.
        Spero che adesso sia più chiaro.

        • le opere sono il precipitato, le testimoni, di qualcos’altro, questo qualcos’altro è quello che ci interessa: sono strumenti e risultati allo stesso tempo come il microscopio o la ciclette. Il pennello temo sia fuori metafora…forse per me è la macchina che produce ciclette e microscopi.

  • @luca ” Questo mezzo è limitato, e il mezzo è il messaggio:” … questa è una delle affermazioni che ti piacciono tanto ma è sbagliata ( come lo è il tuo paragonare l’opera con la cyclette o con il microscopio, come ti ha giustamente fatto notare Vincenzo).
    Se io ti voglio mandare a quel paese non posso darti il mio cellulare o la tastiera del PC, bisogna proprio che te lo diva chiamandoti a telefono o mandandoti un messaggio e quindi li “mezzo” (cellulare o PC) non è il “messaggio” (- ma va a quel paese-)
    Perché poi questo spazio sarebbe limitato? Non è ne più ne meno limitato del tuo blog (sul quale tu inviti, in alternativa)
    Se di argomentazione verbale si tratta c’è qui tutto lo spazio, il tempo e le possibiltá di dialogo e di argomentazione che puoi desiderare.
    Il messaggio risulta “limitato” solo se te lo “autolimiti”

    • mi sembra di aver argomentato. Ma il dialogo risulta caotico e non moderato adeguatamente, ognuno continua a ripetere le stesse cose in commenti sempre più lunghi…e poi ognuno si rifugia e si barrica sulle proprie certezze…e poi sparisce….il mezzo del corso costringe un confronto migliore….mentre il blog fornisce critica e progettualità…ma non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere..

      • Più che “non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere..” mi pare che “non ci sia peggior sordo di chi non vuol sentire” o meglio ancora “peggior analfabeta di chi non vuol leggere” (per essere più calzanti al nostro caso) .
        Se ti rileggi il mio post ti accorgerai che non ti ho accusato di non aver argomentato. Ti ho detto che “il mezzo non è il messaggio”, fornendoti un banale esempio e che questo spazio non è né piú né meno limitato del tuo blog e non ho nominato il corso che, ovviamente, (se come pare non si limiterà ad essere una “lezione”) è cosa diversa.
        La tua risposta è, quindi, quasi completamente ” off topic”.
        Certo sul tuo blog i commenti e le eventuali contro-argomentazioni possono essere moderate, pubblicate con conveniente ritardo, non pubblicate affatto … tutto risulta così “molto più ordinato”… ma è anche il motivo per cui io ho smesso di postare commenti sul tuo blog ( e, dal numero estremamente esiguo di quelli che vi appaiono, ho il sospetto di non essere l’unico ) … naturalmente mi rendo conto che, probabilmente, tu consideri questo più una fortuna che non un problema.
        Aggiungo che il tuo blog sarà anche letto da molti ma, a differenza di questi commentari, è molto raro trovarvi l’espressione di punti di vista diversi dal tuo.
        Infine sulla confusione : io son certamente molto più anziano di te, son ben lungi dall’essere un Pico della Mirandola e non ho particolari doti di lettore, pure leggo questi commenti riuscendo tranquillamente a seguirne i diversi filoni e pare che altrettanto capìti alla maggioranza di coloro che intervengono … a lame farti che sono caotici e che quindi “non sono il luogo adatto” sei solo tu.

        • …lamentarsi… non …lame farti…

          • Aggiungo per completezza : sul tuo blog i tuoi articoli collezionano da zero ad un massimo di 2/3 commenti. Qui un tuo articolo colleziona oltre 50 commenti, al netto dei tuoi!!! Mi pare che questo porterebbe a dire che “è proprio questo il luogo” … ovviamente, sempre che si voglia dialogo, discussione, coinvolgimento, approfondimento e non ci si accontenti di proclamare tesi rappresentate da slogans orecchiabili come gingles, ma altrettanto “profondi”

  • @franco. Molte delle vie che scrivi hanno senso e contengono certamente una parte di verità. Il tuo rifiuto dell’arte “concettuale” o non semplicemente “retinica” (come acre be detto Duchamp) mi pare peró in po’ preconcetto ed acritico.
    Intanto, anche nella maggior parte di tali lavori c’è sempre anche una componente estetica, persino negli “statements” (vedi L. Weiner ad esempio). Poi va detto che anche in Giotto o Pier della Francesca, in Caravaggio o negli Impressionisti ci sono “concetti” che stanno alla base delle opere, le quali comunicano anche “messaggi” che vanno al di la del semplice godimento estetico e, a volte, sono molto, molto complessi e, per noi, di difficile comprensione avendo spesso a che fare con concetti e discussioni teologiche, storiche o sociologiche di cui oggi, fatta eccezione per gli studiosi, non sappiamo praticamente piú nulla. Il problema è, casomai, nel fatto che la maggior parte del pubblico (quel che tu chiami “volgo”) guarda una di esse, non conosce e non comprende i “concetti” che l’hanno originata, non coglie (anche a causa di ciò o semplicemente perché non si pone neppure il problema) il messaggio e si accontenta di “godersi lo spettacolo”, mentre questo risulta, spesso ma non sempre, più difficile (a volte quasi impossibile) con l’arte più recente.

    • …riformulo il primo periodo che contiene alcuni refusi : “Molte delle cose che scrivi hanno senso e contengono certamente una parte di verità. Il tuo rifiuto dell’arte “concettuale” o non semplicemente “retinica” (come avrebbe detto Duchamp) mi pare peró un po’ preconcetto ed acritico.”

      • franco

        @Luciano

        Parlo di “volgo” volutamente fra virgolette per sottolineare la distanza che un linguaggio volutamente “elitario” vuole porre fra
        sè e il pubblico.Una distanza con la quale misurare l’incapacità di costruire processi di senso e orizzonti che la comunita tutta possa esperire per evolversi.

        Cultura orpello,vestito,che gratifica l’ego dei singoli, che si guarda allo specchio .per anteporre un filtro al suo sguardo sul mondo.Anche questa è una modalità dell’ agire/pensare umano.

        Cosa sia o debba essere la cultura naturalmente non lo posso dire io, essendo il termine cultura così connaturato con la specificità dell’uomo,che per sua natura è contradditorio.

        Stabilire i limiti e i compiti della cultura una volta per tutte non è possibile.Probabilmente è uno dei modi con cui l’uomo prova incessantemente da sempre di conciliare il proprio infinito desiderio con la finitezza della sua natura.
        ( Prometeo,Ulisse,Duchamp,Maradona,Jarret,ma anche tutti gli abitanti del mio condominio..e di tutti i condomini,il ” volgo” )
        Ognuno in maniera e misura diversa.

        IL Concettuale.
        Non so se il mio sia un pregiudizio.Forse un fastidio.

        1) ogni rivoluzione ( il concettuale compreso ) ha necessità di fare tabula rasa.Comprensibile.Se nella foga del radere al suolo “nulla” rimane ( anche il nulla può essere pensato solo come l’opposto di qualcosa che è ) quello che è ( quello che dà la possibilità al “nulla” di essere pensato) da qualche parte,è.
        Sia il nulla che l’essere possono essere pensati solo in coppia.
        L’uno puo essere pensato solo in virtu dell’altro.

        Cio detto, se il Pensiero ( il “nulla” con cui l’arte contemporanea si pensa/crea ) nega la Forma (l’ “essere” con le “sfumaturine”,l’emozione,l’immagine,l’apparenza..) annulla le stesse condizioni che gli permettono di essere,pensiero.

        Il “volgo” guardando certe opere è annichilito ( da nihil,in latino ,ridotto al nulla ) non trovando traccia alcuna dell’essere.E’ annichilito dal nulla.

        Riuscire a conciliare il nulla ( il pensiero ) con l’essere ( forma?emozione?gesto?sfumaturina?immagine…) è compito delle arti.
        Ci riesce? Non è posibile dirlo in maniera definitiva, mai.
        La polverizzazione delle arti nel pensiero ( Danto ) così come la morte delle arti ( Hegel,Danto ) si riproporrà ciclicamente a intervalli irregolari.All’infinito.

        Ma la consapevolezza che le Immagini siano indispensabili per
        Pensare è stata acquisita da Aristotele in poi.
        Io avrei piu fiducia nelle Immagini,senza lasciare che il sospetto ( di cui parla Whitehouse ) ci annichilisca.

        Scusami per la lunghezza del post.

        • Figurati! Io non son tra quelli che stigmatizzano i post lunghi,soprattutto quando son sensati ed interessanti come il tuo.
          Ti confermo quanto già detto : ci sono molte cose condivisibili in quel che scrivi.
          Quel che volevo farti notare è che l’arte cosiddetta “concettuale” (parlo di quella di cui val la pena… purtroppo, come sai c’è anche “concettuale” e “retinico” che forse sarebbe meglio non ci fosse e, nella più vicina contemporaneità, è davvero tanto) non ha mai totalmente rinnegato l’estetica. Ne ha inventata di nuova, ha posto in evidenza il valore anche estetico di soggetti cui, prima, veniva negato. Ha soprattutto, spesso, fatto uso dell’ironia (fin troppo in precedenza trascurata e rifiutata come non “appropriata” all’agire artistico). Un altro punto è “l’elitarismo” : in realtà non mi pare si possano accusare i “concettuali” di aver voluto allontanare da se il “volgo” (avevo compreso perfettamente in che senso tu usi la parola e la uso nello stesso senso) anzi, studiandoli, mi pare che la loro intenzione fosse proprio di senso opposto : una delle caratteristiche da Duchamp in avanti è quella di sottrarre l’opera d’arte alla mercificazione e di renderla tale da essere “fruibile” da tutti e possibilmente gratis. Caso mai c’era un certo senso di fastidio verso l’ “upper middle class” … ma questo è più un discorso di natura “politica”. La “comprensibilità” di uno “statement” di Weiner o di una lapide di Salvo, del “Giovane” di Paolini, di un “concetto spaziale” di Fontana o di un “cretto” o una “bruciatura” di Burri è immediata ed accessibile a chiunque.
          Certo la ricerca è andata molto avanti e ha preso molte strade ed altrettanto certamente non sempre le “buone intenzioni” degli artisti hanno saputo trovar la via migliore per concretarsi.
          Rimane il problema del “pubblico” un po’ di ciò che penso te l’ho già detto, qui aggiungo solo poche domande a mo’ di pensieri su cui riflettere:
          – quanto pesa sul problema “comprensione” il fatto che il pubblico generico continui a vedere l’arte “a portata della sua borsa” sostanzialmente come elemento di arredamento?
          – quanto il “prezzo” dell’opera (ma perché, per una plastica bruciacchiata, mi chiedono decine di migliaia di euro)?
          – quanto il fatto che (statistica internazionale) il tempo dedicato da uno spettatore a guardare un’opera (musei … nelle gallerie non muta di molto e spesso si azzera la sera della vernice) è di 5/10 secondi ed aumenta a 15/20 se è consentito scattare foto?
          – quanto il fatto che la stampa (tranne quella specialistica e poche rare eccezioni nelle rubriche “cultura” di due/tre quotidiani) abbia trattato l’arte contemporanea sempre e solo per deriderla e farne oggetto di scherno?
          – quanto il fatto che la TV non abbia, praticamente, mai avuto programmi di divulgazione e di diffusione dell’arte (rare le eccezioni ed in ore impossibili) mentre nei programmi maggiormente seguiti se di parla d’arte contemporanea è ancora e solo per deriderla?
          – quanto il fatto che nella scuola dell’obbligo l’istruzione artistica sia pressoché inesistente?
          …e, purtroppo, c’è ne sarebbero ancora tante altre…

          • Complimenti a Franco e a Luciano per le interessanti riflessioni. Condivido in particolare il passaggio in cui si afferma:
            “Riuscire a conciliare il nulla (il pensiero) con l’essere (la forma) è compito delle arti”.
            La ricerca dell’equilibrio è per l’umanità una sfida connaturata: Sartre sosteneva che “L’uomo è l’essere per cui il nulla viene al mondo” (“L’être et le néant”, Parigi, Gallimard, 1943 [trad. it. di Giuseppe Del Bo, “L’essere e il nulla”, Milano, Il Saggiatore, 1965]).

  • emet

    Ci sono ambiti in cui le idee si muovono, velocemente e in modo innovativo: le accademie, i centri di ricerca e i tutti i luoghi dove si produce scienza. Nel mondo dell’arte contemporanea le idee si muovono liberamente. Come conciliare la libertà delle idee e la storia? Personalmente trovo difficile dare una risposta. Le idee sono personali, la storia una narrazione artificiale. Lasciamo spazio ad artisti che tentano di esplorare mondi così diversi e vasti in modo soggettivo. Soprattutto in un paese in cui le idee di un popolo sono state nutrite con pasta e avemaria, la storia occultata e manipolata con l’aiuto dei media.
    Le frustrazioni di Luca Rossi necessitano evidentemente di un altro balsamo.

    • Le accademie hanno idee che si muovono in modo innovativo????? Questo basta per farci e farti capire il livello di quello che hai scritto; non dici nulla, non approfondisci nulla…

      Perchè citare la storia in modo gratuito non significa manipolarla? Quali mondi? Il mondo del vintage forse.

      Io penso che i GIOVANI INDIANA JONES vivano un grande vuoto che sentono il bisogno di riempire attraverso una rassicurante retorica del passato…gli stessi giovani mantenuti in ostaggio dalla Nonni Genitori Foundation: quelle generazioni di nonni e genitori che oggi pagano perchè i giovani “stiano buoni” e non creino troppi problemi sul tempo presente e affinchè non possano pensare che non hanno un futuro….per tanto il movimento degli Story Story I Lov Yu (quello di cui parlo nell’articolo) rappresenta un sintomo grave, che esprime una grave arrendevolezza, inconsistenza e impossibilità da parte delle generazioni più giovani…

      Osservare quello che avviene nella palestra dell’arte è sintomatico.

  • Credo che la vittoria di Bersani su Renzi sia una fatto prevedibile e significativo.

    Bersani è il ritratto dello spettatore che andrebbe a vedere una mostra dei Giovani Indiana Jones (vedi recentemente al Castello di Rivoli) e apprezzerebbe con un sorrisino questa rilettura della storia…

    La Nonni Genitori Foundation non solo paga e ha pagato i suoi giovani per stare buoni e zitti ma gli stessi giovani per salvarsi ed essere accettati, sono costretti ad una preparata e abile retorica del passato…quello stesso passato fosco di cui spesso sono stati protagonisti Nonni e Genitori….

    Quindi è in atto in italia ma non solo (ma l’italia in questo è molto contemporanea) un vero e proprio RICATTO GENERAZIONALE.

    Ricordo che i Giovani Indiana Jones si dividono nel movimento degli Story Story I Lov yu e in quello dei New Arcaic. Questi ultimi sposano soprattutto un certo formalismo del passato (Francesconi, Borgonovo, Tolone, Barocco, e molti altri in italia e all’estero).

    Poi ci sono artisti cullati e raccomandati dal sistema buono che si trovano fra le due correnti, tipo Patrizio Di Massimo. Di Massimo non a caso ha mostrato recentemente un video dove c’è lui vecchio che parla del suo lavoro….almeno sembra consapevole di quello a cui è costretto…

    http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151173289103577&set=a.10151173286388577.439449.284858938576&type=1&theater

    LR
    whlr.blogspot.it

  • mozer maglianciocchi

    Luca Rossi friggi stronzate come fossero chips croccanti! Bravo almeno si ride un pò!!

    • più che da ridere ci sarebbe da piangere. Però ti chiedo di argomentare “stronzate”. Grazie :)

  • DSK

    Un pezzo di una genericità rivoltante.

  • Genericità? Vi invito a guardare questo video sulla recente mostra di Ciprien Gaillard a Milano:

    http://vimeo.com/54370030#

    A mio parere i temi trattati e le scelte formali sono di una banalità e superficialità imbarazzanti. Non capisco come M. Gioni abbia potuto fare questa scelta, la fondazione Trussardi c’aveva abituato a ben altra qualità.

    La scelta di Gaillard è una scelta avventata, si vuole riempire un grande vuoto con citazioni a caso e con viaggi disperati e ovunque; si tratta di una sorta di feticismo/ossessione per l’archiviazione. Come se l’accostamento di immagini del passato possa risolvere qualcosa se non una vaga curiosità da turista distratto; come se il decadimento stia nelle rovine ed in palazzi che cadono….senza pensare che forse il decadimento e declino stanno altrove e che facilmente ci si potrebbe lavorare con maggiore talento ed efficacia.

    Gaillard è il sintomo più esplicito e genuino di una generazione in profonda crisi.

  • Matilde

    “almeno non sembra un giovane indiana jones come il 99% dei giovani artisti italiani in questo momento http://www.artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones, Luca Rossi”
    in merito all’articolo scritto da Elena Bordi su Davide Stucchi.

    Bene Luca, qui emerge la tua poca serietà in merito alla critica,
    come può un giovane artista, con un lavoro in crescita, che fa riferimento solo ed esclusivamente ai primi del ‘900 non essere considerato un giovane indiana jones?
    Attendo risposta.
    Matilde

  • Matilde
  • Pingback: Lo Stato dell'Arte - Whitehouse Blog (Luca Rossi Lab)()