Artissima 2012. Il bilancio della neodirettrice Sarah Cosulich Canarutto

Il grande respiro cittadino, l’orario di apertura prorogato straordinariamente la domenica, la “difesa” di Artissima Lido, la reputazione di una fiera che è nota e rispettata nel mondo. Tutta Artissima 2012 raccontata dalla neodirettrice.

Sarah Cosulich Canarutto - photo Enrico Frignani

Le cose che sono andate esattamente come avevi previsto.
Non parlerei di cose ma di persone: lo staff di Artissima. Una macchina ben rodata, di tutte donne, tutte bravissime. Il successo di questa edizione è anche loro.

Le cose che sono andate meglio di come le avevi previste.
L’entusiasmo dei curatori coinvolti nelle diverse sezioni. In particolare dei giurati di Present Future, Beatrix Ruf, Gregor Muir, Andrew Berardini e Beatrice Merz che, incaricati di selezionare il vincitore del Premio Illy, hanno trovato molto alto il livello della sezione e hanno fatto una scelta a sorpresa. Essendo quest’anno in palio la possibilità per il vincitore di realizzare una mostra al Castello di Rivoli, all’unanimità hanno scelto di premiare tre artisti anziché uno, ravvisando nella qualità e nella coerenza dei lavori presentati, le basi per una mostra collettiva più ampia. La mostra, che verrà allestita nel novembre 2013 durante Artissima, è un risultato molto importante che premia gli artisti, il lavoro dei giovani curatori coinvolti nella selezione e la fiera stessa.

Infine le cose che sono andate peggio di come pensavi.
Abbiamo avuto un’emergenza a fine fiera. Nella giornata di domenica, a causa di una massiccia affluenza di pubblico che è continuata sino al tardo pomeriggio, abbiamo dovuto estendere di un’ora l’orario di apertura. Qualche gallerista molto stanco si è un po’ seccato. Ma spero che la bottiglia di prosecco che abbiamo poi offerto a tutti gli espositori, per festeggiare il successo dell’edizione e scusarci della piccola proroga, abbia fatto concludere la giornata in armonia.

Artissima 2012

Nelle tradizionali interviste di fine-fiera, Artribune ha riscontrato in molti galleristi felicità per una cospicua presenza di collezionisti internazionali. Ci avete lavorato molto?
Tra sabato e domenica ho parlato anch’io con la maggior parte delle gallerie presenti ad Artissima. I pareri in generale sono stati molto positivi, si sono detti soddisfatti sia delle vendite che dei contatti che hanno avuto. Per me è una soddisfazione enorme, soprattutto perché ci troviamo in un momento difficile per l’Italia e per il mercato. Sono molto contenta che si siano notati gli sforzi che abbiamo fatto nell’attrarre collezionisti internazionali a Torino. Quest’anno , infatti, abbiamo rivisto diverse voci di spesa per ampliare il budget ospitalità. Artissima ha invitato ben 180 importanti collezionisti da Paesi come gli Usa, il Brasile, la Turchia e l’Europa dell’Est, per nominarne alcuni. È stato un ottimo investimento anche perché per molti di loro era la prima volta a Torino. Inoltre, indipendentemente dal programma ospitalità, abbiamo avuto una grande affluenza di ospiti dalla Francia e dalla Svizzera che in fiera hanno comprato molto; così come i tantissimi collezionisti italiani sempre fedeli ad Artissima.
Per quanto riguarda le acquisizioni, ci ha sostenuto in modo importante anche la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT che ad Artissima ha acquistato per un valore di 600.000 euro per le collezioni del Castello di Rivoli e della Gam. Si tratta di acquisizioni di grande rilevanza per gallerie e artisti. E abbiamo avuto un apporto anche importante attraverso le acquisizioni del costituendo Museo Fico.

Artissima è una fiera molto reputata all’estero. Anche tu, nei mesi precedenti alla fiera, girando per il mondo, hai avuto questa sensazione? Come l’hai percepita?
Artissima è una fiera internazionale molto importante e conosciuta all’estero. Ha un’identità forte legata alla ricerca e alla sperimentazione che i miei predecessori hanno contribuito ad accrescere e consolidare. Io sono consapevole che sia necessario investire sull’unicità di Artissima, non solo attraverso la specificità del suo progetto ma anche su quella del suo contesto. Ciò che mi ha colpito viaggiando nei mesi di preparazione della fiera è stato proprio sentire tanti commenti positivi su Torino. Galleristi e collezionisti stranieri sono innamorati di questa città, perché è in grado di offrire un’esperienza italiana molto particolare ed esclusiva. È una città affascinante, non troppo grande, una città che sa accogliere e “coccolare”. Al tempo stesso è caratterizzata da una straordinaria rete di istituzioni dedicate al contemporaneo. Penso che si debba puntare su queste specifiche potenzialità.

L’a, Modulo, Artissima Lido 2011

Durante i giorni di fiera ti abbiamo visto chiacchierare con Francesco Manacorda, il precedente direttore. Ci riveli cosa vi siete detti?
Francesco è una persona che rispetto moltissimo: lo ammiro umanamente e come curatore. Nel passaggio di consegne è stato professionale e molto generoso e sono felice che sia venuto a vedere Artissima. Francesco ha fatto molto per la fiera e, da torinese, conosce anche bene la città. Mi ha fatto piacere sentire il suo parere e i suoi consigli.

Hai asciugato estremamente il percorso espositivo di stand e corridoi. Il risultato è stata un fiera più godibile e ordinata. Soddisfatta del layout?
Sì, per alcuni aspetti sono molto razionale e ammetto che per me era importante cercare di costruire un percorso ordinato attraverso le gallerie e creare una chiara divisione degli spazi. Al tempo stesso abbiamo anche bilanciato stand e aree dedicate alle diverse iniziative. Volevo evitare che si creassero zone di passaggio maggiore o comunque zone prioritarie in fiera. Per me è stato importante posizionare centralmente le sezioni monografiche di Present Future e Back to the Future, che oramai sono parte fondamentale dell’identità di Artissima, e mantenere un senso di simmetria. All’Oval spazio non manca ma era necessario creare un senso di apertura senza sacrificare armonia e compattezza.

Noi siamo rimasti un po’ delusi dal nuovo format di Artissima Lido. Si è passati dalla vivacità del commercio nel Quadrilatero a quattro musei paludati che chiudevano alle 22 (strano, per un programma dopo-fiera) e che non permettevano a collezionisti e giornalisti neppure di transitare in aree che non fossero specificatamente dedicate al programma Artissima. Insomma, cosa mandiamo a fare operatori e professionisti al Museo d’Arte Orientale se poi non possono neppure visitarlo?
Quest’anno le mostre di Artissima Lido erano aperte dalle 10 di mattina alle 10 di sera per i quattro giorni di apertura della fiera. Mi sembra che 12 ore di apertura al giorno diano ampia possibilità di visita. Detto questo, l’idea quest’anno era di sviluppare il progetto Lido attraverso delle mostre più strutturate ma soprattutto site specific. Si è trattato di 5 progetti curati da 5 spazi alternativi internazionali (da Beirut, Los Angeles, Città del Messico, Parigi e Londra) per 5 piccoli ma sorprendenti musei del Quadrilatero. Anche Lido (come il progetto It’s Not the End of the World) ambiva a sottolineare l’importante collaborazione tra istituzioni che credo faccia parte dell’unicità di questa città.
L’anno scorso Lido, alla sua prima edizione, si presentava come un’occasione per alcuni collettivi italiani di “abitare” negozi sfitti della zona e spazi la cui disponibilità poteva variare fino all’ultimo. Si trattava di un’operazione nuova e che all’inizio era giusto avesse una natura spontanea. Quest’anno, con la mia collega Francesca Bertolotti, abbiamo voluto permettere ai curatori di lavorare a dei progetti concepiti specificatamente per l’occasione e per questo li abbiamo invitati a Torino a visitare queste atipiche realtà museali. Non si può certo dire che il Museo della Resistenza, il Museo della Sacra Sindone, il Museo Archeologico, il MAO o l’Archivio di Stato siano musei “paludati”. Per noi si trattava di un’opportunità per creare mostre uniche in grado di far dialogare il contemporaneo con l’identità di queste piccole istituzioni. Ne sono emerse delle mostre spettacolari e coinvolgenti sull’idea rispettivamente di conflitto, di finzione, di bellezza, di traccia e di memoria e anche i musei ospitanti, all’inizio titubanti sulla collaborazione, ne sono rimasti entusiasti.
Allo stesso tempo non abbiamo dimenticato gli artisti italiani e il ruolo che un’iniziativa come Lido può avere per loro. Abbiamo infatti chiesto agli spazi alternativi internazionali coinvolti di presentare successivamente nelle loro rispettive sedi il lavoro di uno o più artisti italiani. Abbiamo pensato che un progetto di scambio, che porti visibilità ai nostri artisti all’estero, quest’anno poteva essere più utile che volerli forzare a tutti i costi all’interno di un’iniziativa o di un contesto.

Artissima 2012 – Lo stand di Artribune

Al di là di Artissima Lido, sei soddisfatta delle altre mostre presenti in città durante la fiera? Gam e Pinacoteca Agnelli hanno supportato con super-mostre; in generale ha funzionato l’idea del pentagono di mostre in città e la strategia di dare ai musei il budget ‘grandi eventi’ della fiera?
Sono molto soddisfatta del lavoro fatto dalle istituzioni torinesi nei giorni di Artissima. Sia i musei che le fondazioni, così come la Pinacoteca, hanno presentato progetti espositivi molto importanti. Sono particolarmente contenta di It’s Not the End of the World, l’iniziativa prodotta da Artissima e realizzata assieme a Gam, Castello di Rivoli, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo , Fondazione Merz e Palazzo Madama. Colgo l’occasione per ringraziare ancora Patrizia Sandretto, Danilo Eccher, Beatrice Merz e Mariano Boggia che hanno accolto con grande entusiasmo la proposta e hanno proposto e realizzato bellissimi progetti. In quest’epoca in cui i tagli alla cultura si fanno sentire, è stato importante per Artissima condividere con i musei e le istituzioni torinesi il budget dedicato agli eventi curatoriali e realizzare un percorso comune che duri al di là dei giorni di Artissima. It’s Not the End of the World ha contribuito a consolidare la rete istituzionale torinese e il primato di questa città per quanto riguarda il contemporaneo.

Artissima 2013. Ci saranno sicuramente tante novità, ce ne anticipi una soltanto?
Per scaramanzia preferisco non anticipare nulla. Posso soltanto dire che il progetto di quest’anno era l’inizio di un progetto più ambizioso e complesso.

A livello generale quale è stato il tuo feeling riguardo alla crisi. Malissimo non è andata, ma i galleristi, che in quanto direttore di fiera sono i tuoi ‘clienti’, proprio non parlavano d’altro. Secondo te come si metterà, e come si metterà per l’Italia?
È certo che non si può ignorare la crisi. È un momento difficile soprattutto per le gallerie italiane e le difficoltà non vanno sottovalutate. Il mio tentativo però è quello di reagire e di provare a pensare a strategie alternative. Costruire un network torinese forte e incrementare la presenza di collezionisti stranieri ha permesso ad Artissima di crescere commercialmente senza venire a compromessi con la sua identità o con la qualità del suo progetto. Cercare possibili alternative non vuol dire essere superficiali o sottovalutare i problemi dell’Italia. Secondo me vale la pena di mettersi in gioco e di provarci perché non è la fine del mondo… prima o poi dovremo pur venirne fuori.

Massimiliano Tonelli

www.artissima.it

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • Peter Rei

    Il direttore spero non se ne avrà a male
    se lo definisco il Bruno Vespa dell’arte contemporanea.

  • erica

    non è la fine del mondo per lei, che non ha mai gestito una galleria. la fine di un settore però potrebbe coinvolgerla direttamente forse, un giorno, quando arriverà a rasentare il ridicolo come Artefiera di quest’anno che piange miseria, solo allora forse decideranno di abbassare la cresta, e magari rivedere i prezzi.

  • dusts

    Il vero Bruno Vespa è Massimiliano Gioni.

  • Antonio

    Spero che qualche istituzione italiana abbia acquisito i lavori dell’artista messicana Teresa Margolles, presentati dalla galleria Kilchmann di Zurigo.