Art & Knowledge, a Love Story. Tim Rollins ad Artissima

Abbiamo incontrato Tim Rollins, alias Rollins & Kos, alla Fondazione Spinola Banna, dove è stato recentemente protagonista di un workshop. Ripercorriamo con lui una storia di partecipazione e coinvolgimento, cominciata negli Anni Ottanta, che dimostra come “arte e conoscenza” possano avere un ruolo cruciale all’interno del contesto sociale. In attesa di rivederlo il 9 novembre ad Artissima. Nell’ambito del progetto Zonarte sostenuto dalla Fondazione per l’arte CRT.

Tim Rollins & KOS

Partiamo dall’inizio. Rollins & Kos nasce di fatto nel 1982, quando ti viene proposto un periodo di insegnamento alla Public School 52 nel South Bronx di New York, frequentata soprattutto da ragazzi provenienti da contesti problematici. I risultati più interessanti?
Ti basti notare il contrasto tra la situazione all’inizio del progetto Kos e dell’Art and Knowledge Workshop nei primi Anni Ottanta e la situazione attuale. Il nostro studio/casa è vicino a una zona che si chiama Prospect Avenue. Quando abbiamo iniziato, era un luogo dalla desolazione più totale, ma poi le organizzazioni di attivisti presenti sul territorio si sono riunite per cambiare le sorti del quartiere. I Kos hanno giocato un ruolo chiave nella rigenerazione del nostro quartiere.
Mentre viaggiamo per il mondo, lavorando con giovani artisti di diversi Paesi, la nostra “casa” continua a essere considerata come un luogo malfamato. Però in realtà l’ambiente nel South Bronx è idilliaco come Sesame Street, ma senza imborghesimento né commercializzazione. Ci abito. Ci lavoro. E ci cammino. La nostra comunità sopravvive, e l’arte è un fattore importante in questo processo.

Qual è il ruolo della partecipazione e della collaborazione nel tuo lavoro?
Io e i Kos ci siamo ispirati tantissimo ai modelli pedagogici italiani… Gramsci prima di tutto, poi Montessori, Bruno Munari e il grande, grande Enzo Mari. La nostra sfida è capire come possono l’arte e il design – al servizio della didattica – creare ciò che Martin Luther King definiva come una comunità amorevole, una famiglia formata attraverso la creazione artistica. I Kos non sono gli assistenti di una grande ideologia maestra. Invece, cerchiamo di realizzare una democrazia organica – come il jazz americano o la musica gospel – “improvvisazionale”, imprevedibile… Qualcosa che scorre come un fiume: mutevole seppure sempre identificabile come arte. La democrazia che si manifesta attraverso la materia visiva.

Tim Rollins & KOS – The River. Meander I (after Edward “Duke” Ellington) (detail) – 2011 – Courtesy the artist and Lehmann Maupin Gallery, New York

Mentre parliamo, stai tenendo un workshop presso la Fondazione Spinola Banna. Che cosa significa per te condividere l’esperienza didattica con altri artisti, tra l’altro artisti giovani che si trovano all’inizio della loro carriera?
Siamo eccitati, persino “onorati” di lavorare con alcuni dei giovani artisti più straordinari che abbiamo mai incontrato nell’arco di oltre tre decenni di insegnamento. La Fondazione Spinola Banna è unica! Se si è un vero artista, non c’è differenza tra lo spirito creativo di uno del South Bronx di 10 anni e uno di 25 appena uscito da una scuola d’arte di prestigio. L’ambizione, il potere creativo e la gioia indicibile sono tutti ugualmente presenti.

Beh, ammetterai che il loro background si differenzia sostanzialmente da quello dell’ambiente in cui ti trovi di solito a lavorare nel South Bronx…
Non mi interessa niente del background… Mi interessa soltanto il foreground, baby! Ovvero quando lavori con i giovani artisti da vero mentore, fai arte usando il tempo verbale futuro. È un onore nonché una grande responsabilità. A dire il vero, i miei teenager hanno una tempra molto più forte di quella dei neolaureati. Quando metto i neolaureati di fronte a una verità, si mettono a piangere! I miei ragazzi del South Bronx sono così temprati che non lo farebbero mai.

Tim Rollins & KOS – A Midsummer Night’s Dream (after Shakespeare and Mendelssohn) – 2009 – Courtesy the artist and Lehmann Maupin Gallery, New York

Visto? Ti rincontreremo nel corso di Artissima. In che occasione?
Il Castello di Rivoli sponsorizza un evento durante il quale mi incontro con dei teenager intorno a un tavolo di Mario Merz, e dimostrerò loro come io esperimento l’arte, e poi da lì si darà vita a un “multilogo”. Io conoscevo Mario, e credo che lui avrebbe apprezzato tantissimo quest’evento. Voglio condividere il mio amore per l’arte in quanto esperienza, e i giovani lo potranno poi prendere o lasciare. Ma credo proprio che lo prenderanno!

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • thegrassisgreener

    grande Tim Rollins

  • ruggero

    Una persona dotata di grande carisma e attenta all’incontro con le persone.
    Sarebbe stato bello sentire dai candidati alle primarie del centro sinistra i nomi di Gramsci, Montessori, Munari…Come l’arte ha funzione politica così l’ispirazione alla politica dovrebbe mettere in luce un pensiero etico ed estetico.