Parma chiama Italia

Resoconto di una notte differente nella quale, tra errori di valutazione, ingenuità e punti oscuri, abbiamo toccato con mano le potenzialità della cultura quando viene adattata, con passione, a degli spazi in disuso. Siamo a Parma, allo STU Pasubio, quartiere simbolo di una certa politica corrotta e incosciente. Ma potremmo essere ovunque.

Lights/out Pasubio - Parma 2012

L’onda lunga dell’evento non si è esaurita nemmeno a distanza di giorni. Se ne è parlato sui giornali e sui social network, sono statti fatti dei confronti (ma davvero stiamo ancora parlando di Berlino?), si è criticato, esaltato, ci si è indignati. Adesso, comprese le potenzialità del progetto e valutati rischi e limiti, ci sembra doveroso affrontare la questione da un punto di vista più ampio, per comprendere al meglio quali siano stati gli elementi messi in campo dalla manifestazione Lights/out Pasubio.
Un caso legato a una piccola città provinciale che potrebbe essere applicato, a forma di dibattito, a qualsiasi realtà urbana. Non male per una città la cui massima aspirazione culturale è quella di un festival di musica lirica dedicato a un maestro dell’Ottocento. Ma di che si parla esattamente?
Succede che a Parma un’amministrazione di centro-destra decida di creare un nuovo quartiere residenziale in una zona degradata della città. Succede poi che questa lungimirante amministrazione venga indagata per corruzione e sia costretta ad abbandonare gli scranni. E succede quindi che questo quartiere innovativo e rivoluzionario venga abbandonato a se stesso, torni il degrado, e gli spazi restino inutilizzati.

Lights/out Pasubio – Parma 2012

Succede, infine, che un gruppo di persone (l’Ordine degli Architetti della Provincia di Parma e la Fondazione Architetti di Parma e Piacenza) decida, in seguito a una serie di incontri avvenuti nel corso del 2012 (Festival dell’Architettura, workshop internazionali), di organizzare una manifestazione di dodici ore in questi spazi poco sfruttati per catalizzare l’attenzione su questa particolare situazione architettonica.
Ed è così che a fine settembre Parma viene catapultata, finalmente, in una dimensione che sa di internazionalità. Dodici ore di performance, esposizioni, laboratori, dj set, concerti e convegni; un’affluenza di circa 4mila persone, il centro della città che per una volta all’anno si sposta in spazi inusuali, gente soddisfatta, commenti entusiasti. La Filarmonica del Teatro Arturo Toscanini vicino ai Mushrooms Project, il Teatro Lenz e Sandu Nagy, i Beat per Frame, Invernomuto e il Centro Internazionale Danza, in quello che per una volta non è sembrato solamente un contenitore vuoto con la gente giusta, ma una specie di laboratorio atto a testare i meccanismi e le reazioni della città di fronte alle innovazioni culturali.

Si è parlato del Progetto Manifattura – Green Innovation Factory di Rovereto, altro esempio intelligente di recupero degli spazi industriali in disuso, si è assistito alla presentazione degli esiti finali del laboratorio internazionale denominato Progettare il costruito e organizzato nell’ambito del Festival dell’Architettura, si è ballato tra i visual dei Beat per Frame, si è diventati parte attiva delle performance di Sandro Nardi (una sorta di video collettivo dove ogni partecipante poteva aggiungere il suo contributo) e di Enrica Borghi (un progetto in cui venivano messe in luce le potenzialità costruttive del riciclo), il tutto in un clima informale e divertito che nulla aveva da spartire con i convegni e le cosiddette tavole rotonde troppo spesso ingessate e ripiegate su se stesse.
Il nostro obiettivo principale”, dichiara Alessandro Tassi Carboni, presidente dell’Ordine degli Architetti, “è suggerire alla cittadinanza una metodologia di intervento che permetta di recuperare questi luoghi al fine di trasformarli in un laboratorio di attività commerciali, direzionali e culturali d’avanguardia. Non vogliamo inserirci nella polemica che condanna in modo passivo, bensì intervenire con esempi concreti su quei temi che riteniamo indispensabili per una trasformazione sensata degli spazi urbani”. Poca cosa, dirà qualcuno, parole scontate, dirà qualcun altro; ma basti pensare al grado di immobilismo di istituzioni ed enti culturali in città (dall’insediamento della nuova giunta a giugno, l’unico intervento significativo nel campo della cultura è stata la nomina del nuovo direttore del Teatro Regio) e anche un evento come Lights Out Pasubio assume i connotati di una piccola rivoluzione. Viene quasi da chiedersi se non sia questa la strada giusta da percorrere di fronte all’abbandono dei beni culturali da parte delle pubbliche istituzioni: piccoli gruppi di tecnici che in eventi ripetuti nel corso del tempo creino, in modo sistematico e intelligente, una fitta rete di idee e un grado di partecipazione consapevole, altrimenti irrealizzabili con metodi tradizionali.

Lights/out Pasubio – Parma 2012

Per ora si prosegue con una serie di incontri riuniti sotto l’iniziativa Abitare la città dimenticata. Con la speranza che, anche a Parma, quello di Lights/out Pasubio non si riveli l’ennesimo episodio isolato, pieno di buoni propositi, ma destinato a concludersi troppo presto.

Alessandro Marzocchi

www.fondarch.prpc.it
www.lightsoutpasubio.org

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Alessandro Marzocchi
Alessandro Marzocchi (Milano, 1986) è studente presso l’Università degli Studi di Parma, curatore e speaker radiofonico. Specializzato in arte contemporanea, da anni ha un conto aperto con La Mariée mise à nu par ses célibataires, même. Ha realizzato una serie di saggi sulla figura di Marcel Duchamp, su Jean-Michel Basquiat e sull’architettura giapponese. Ha curato la mostra “Black in White” (Parma 2007), e diverse esposizioni presso la Galleria Il Sipario di Parma, tra cui: “Mario Sironi” (2007), “Mino Maccari – Il difetto dell’intelligenza” (2008), “Corsi a vedere il colore del vento” (2010), “Titina Maselli – Annullare la facilità” (2010), “Omar Galliani 1981-2006...attraverso” (2010) e “Ut Pictura – Mario Schifano e Piero Pizzi Cannella” (2010). Dal 2011 collabora con Artribune.