Capitali coraggiose IV

Seconda tranche di appuntamenti con le città e i territori che desiderano candidarsi a essere Capitali Europee della Cultura nel 2019, quando l’Italia avrà il suo ‘slot’. Dopo le esperienze di Ravenna, Siena e PerugiaAssisi, andiamo a Matera, Bergamo, L’Aquila e nel Nord-Est. Per scoprire che cosa bolle in pentola. La formula resta la medesima, uguale per tutti: sette domande per ogni rappresentante. Cominciamo proprio dal Nord-Est, e la parola passa a Maurizio Cecconi.

Maurizio Cecconi

Perché dovrebbe vincere la vostra città?
C’è un’esplicita diversità dalle altre candidature, che solitamente riguardano città con piccoli territori accanto, mai la dimensione regionale. Nordest non è una definizione geografica bensì europea e descrive una “macroregione” che comprende Trentino, Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto, e una volta comprendeva una parte dell’Emilia. Il concetto di macroregione (in Europa sono 64) è probabilmente il futuro con cui ci dovremo confrontare. Non è quindi il caso di cominciare a ragionare fin da subito, accelerando i processi, su come la cultura possa contribuire a queste trasformazioni? In un momento in cui c’è una crisi profonda, qual è il grande contributo che la cultura può dare allo sviluppo? Queste sono le domande, le riflessioni che bisognerebbe fare per avere quella competitività che la dimensione europea richiede. E siccome tale dimensione oggi non si interpreta in zone micro, ma in zone molto più vaste, abbiamo scelto questo territorio e di candidarci. Vogliamo competere, vogliamo arrivare a capire se possiamo vincere, anche se questo è un lavoro che in ogni caso dobbiamo fare.

Come state lavorando per raggiungere i vostri obiettivi?
Abbiamo fatto un calendario di lavoro che, oggettivamente, è diverso da quello che affronta una città, che può avere un processo di consultazione e coinvolgimento più breve. Noi abbiamo una complessità molto più vasta, con molte province, centinaia di città, moltissimi luoghi Unesco, moltissime vocazioni e abbiamo quindi, innanzitutto, scelto un tema. Ovvero il rapporto tra economia e cultura. Questo è il tema storico del nostro territorio, in cui però l’elemento della cultura è diventato fondante, anche delle possibilità del nuovo sviluppo. Questo tema – che non è della capitale, ma del dibattito contemporaneo – è stato scelto all’unanimità, anche perché la cultura è uno dei luoghi nuovi con cui l’economia deve confrontarsi.

La voce delle immagini – veduta della mostra presso Palazzo Grassi, Venezia 2012

L’arte contemporanea, come entra in tutto questo?
La candidatura non può non fare i conti con l’arte contemporanea. Abbiamo una serie di istituzioni che vi operano e saranno coinvolte; inoltre, abbiamo un rapporto con i soggetti culturali privati, grazie al nostro Comitato Promotore, a cui chiunque voglia può aderire, versando una quota minima ma che serve per dire “ci sono sul serio”. Abbiamo fatto incontri con la Guggenheim, con Palazzo Grassi, con la Biennale, solo per parlare di Venezia, e anche con molti altri che lavorano su questo terreno. L’obiettivo è quello che ci chiede la Comunità Europea: costruire un progetto per il 2019 fatto di proposte che devono avere caratteristiche di durata, di ripetibilità, studiate in comprensione di qual è il contributo che dobbiamo dare all’Europa, capendo perché un cittadino europeo dovrebbe partecipare, in maniera inedita.

I modelli internazionali, tra le recenti “capitali”, che vi hanno ispirato.
Siamo un territorio vasto, probabilmente l’avanscoperta di ciò che sarà la Capitale Europea della Cultura dopo il 2019. Una delle cose che è in discussione in questo momento è la differenza che ci sarà per le capitali europee dopo il 2019. Già oggi nei materiali e nelle discussioni si dice che l’elemento che verrà premiato è il territorio. Per noi, dunque, la Ruhr è un’esperienza interessantissima. Con Marsiglia abbiamo una collaborazione aperta, verranno invitati e saranno presenti in diverse occasioni. È evidente che a noi interessano le esperienze che collaborano a un’idea europea di territorio e con queste ci stiamo relazionando.

Il Guggenheim di Venezia

Le eccellenze del territorio che desiderate valorizzare?
Ognuno dei membri del Comitato ha coinvolto le terre di cui è responsabile, indicendo giornate di lavoro e convocando comuni, provincie, comunità montane, aziende, categorie economiche, istituzioni culturali ecc. Ciò è avvenuto alla fine dello scorso anno in tutti i territori coinvolti, con tutti gli stakeholder territoriali, ingaggiando una profonda azione di discussione. Abbiamo, inoltre, un progetto di governance (oggi associazione nella quale sono presenti, con presidenza del sindaco di Venezia, le regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, il Comune di Venezia, la Provincia di Venezia, le provincie autonome di Trento e Bolzano) che comprende l’apertura e l’entrata di forze autonome qui presenti, anche private, che presenteremo come allegato e che realizzeremo se scelti come capitale.

Il confronto con il privato come avviene?
Il tessuto privato sarà naturalmente coinvolto. Penso alla rete delle camere di commercio o delle fondazioni bancarie (noi ne abbiamo più di dieci) ma anche quella legata a Confindustria. C’è un rapporto con il privato di totale intreccio. Se il tuo tema è il rapporto tra economia e cultura, se non intessi una relazione con il privato sfuggi ad alcuni punti fondamentali. Ma non è solo un tema della candidatura, è un tema del futuro come tutti noi sappiamo e come spesso anche voi indicate nel giornale.

Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni

Qualche anticipazione sulle azioni che svilupperete nel prossimo futuro?
Stiamo preparando una roadshow, ad esempio, 13 incontri pubblici, aperti a tutti, uno per provincia, per andare a presentare il progetto di candidatura, temi, reti, ipotesi e manifestazioni. A Bolzano si sta svolgendo la manifestazione 19×19, incontri con il pubblico nelle varie località del territorio. Stiamo, inoltre, per aprire il sito web, ma non un sito dimostrativo bensì con il ruolo della community, per far sì che la candidatura non sia qualcosa di elitario.

dati tecnici:

investimento: in fase di budgeting.
comitato scientifico / team: comitato fondatore (con presidenza di Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia, composto dalle regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, il Comune di Venezia, la Provincia di Venezia), consiglio direttivo (presieduto da Katia Tenti, composto da 18 membri), comitato scientifico (coordinato da Innocenzo Cipolletta, composto da Gabriella Belli, Riccardo Calimani, Cesare De Michelis, Peter Paul Kainrath, Antonio Paotetti, Paola Severini), direttore di candidatura (Maurizio Cecconi), staff di candidatura e segreteria tecnica.

Santa Nastro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #9

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.