Bruceremo le tombe dei nostri padri? L’economia, interesse di tutti

Le decisioni prese “in alto”, nella sede delle Nazioni Unite a Ginevra, nel grattacielo che ospita la Borsa di Chicago hanno risultati molto più tangibili di quanto le conferenze e le contrattazioni azionarie porterebbero a credere. Sono i contadini etiopi, le popolazioni dell’Arabia Saudita, i villaggi della Tanzania e quelli brasiliani a vedersi sottrarre la terra con promesse, sotterfugi e accordi segreti o poco chiari.

Land grabbing

Il titolo dell’ultimo paragrafo di Land grabbing. Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo di Stefano Liberti individua il cuore dei problemi economici odierni. Il testo si inserisce nella collana Indi di Minimum Fax, diretta da Christian Raimo, che si occupa di focus tematici su argomenti di attualità: Land grabbing non è il primo libro di questa collana a occuparsi di economia, come è normale, visti i tempi. Impossibile, oggi, continuare a considerare quello economico un settore di specializzazione e l’economia una materia di cui qualcuno – un pool di esperti, i vertici del Paese – si occupa per noi, sollevandoci dal pensiero di doverlo fare in prima persona.
Infatti le decisioni prese “in alto”, nella sede delle Nazioni Unite a Ginevra, nel grattacielo che ospita la Borsa di Chicago, dimostra Liberti, hanno risultati molto più tangibili di quanto le conferenze e le contrattazioni azionarie porterebbero a credere: sono i contadini etiopi, le popolazioni dell’Arabia Saudita, i villaggi della Tanzania e quelli brasiliani a vedersi sottrarre la terra con promesse, sotterfugi e accordi segreti o poco chiari.

Stefano Liberti – Land grabbing

In uno scenario internazionale di crisi permanente e con la percezione del progressivo impoverimento individuale, nessuno può negare che le manovre economiche internazionali non ci tocchino da vicino. E l’aspetto più inquietante è la continua conferma che nessuna di queste manovre è benché lontanamente lungimirante, e che l’atteggiamento prevalente a tutti i livelli sia un prosaico “prendi i soldi e scappa”: non ci sono politiche a lungo termine e le terre vengono sottratte per uno sfruttamento immediato, per la vendita del legname ottenuto disboscando con la promessa di impiantare coltivazioni, di erigere fabbriche, e di compensare la sottrazione della terra con infrastrutture e lavoro che nessuno ha mai previsto di creare davvero.
Al singolo abitante, cittadino, incapace di accedere alle stanze dei bottoni, non rimane che la percezione confusa di essere povero e nullatenente. L’impotenza di fronte alle decisioni prese da chi dovrebbe rappresentare il popolo è l’unica sensazione possibile. A meno che, come dimostrano le rivolte egiziane e tunisine recenti, non si oltrepassi la soglia della sopportazione e non si arrivi alla rivolta. Che è quello di cui anche l’Italia probabilmente avrebbe bisogno, anche se finora l’accettazione passiva sembra prevalere.

Land grabbing

Privati della terra che, sola, ci resterà quando ai vertici si arriverà a esigere il saldo di ogni conto (e si dovrà constatare l’incolmabile divario fra i soldi virtuali e quelli reali in circolo), non credo che bruceremo le tombe dei nostri antenati, né i nostri figli lo faranno con le nostre: no, non avremo abbastanza figli per farlo, noi che non possiamo programmare neanche l’accensione di un mutuo. Noi e i nostri successori cercheremo solo di capire quando sia iniziato questo ormai inarrestabile declino, come è potuto accadere che le nostre singole vite fossero condizionate così profondamente dalle decisioni di poche persone che avrebbero dovuto rappresentarci ma che non hanno mai previsto di agire nel nostro interesse. Come in un bel fumetto di Alan Moore ci saremmo dovuti chiedere, e forse non è irrimediabilmente tardi per farlo, “Who will watch the watchers?”.

Carlotta Susca

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Carlotta Susca
Carlotta Susca scrive recensioni per raccontopostmoderno.com, sulromanzo.it puglialibre.it, temperamente.it, ipool.it. Ha una predilezione per il Postmoderno (non per l'Avant Pop), per gli scrittori tormentati e pregnanti (ma non involuti), per i fuochi d'artificio letterari (ma non fini a se stessi). Lavora per la Stilo Editrice, organizza eventi letterari, co-conduce la trasmissione 'Annidieci - scritture dal web' su linkredulo.it. A breve sarà pubblicata una sua monografia su David Foster Wallace.
  • Antonio

    L’articolo (e quindi ill libro segnalato) centrano i principali problemi: la crisi finanziaria europea è, essenzialmente, una crisi demografica; la crisi finanziaria mondiale non è altro che la facciata di una ben più pesante crisi della disponibilità di risorse alimentari.

  • Angelov

    In verità mi risulta che i campi di concentramento non fossero stati edificati solo per sterminare gli Ebrei, o gli oppositori al regime nazista.
    Erano stati organizzati per avere manodopera a costo quasi zero, per industrie non solo tedesche; le quali sono ancora oggi presenti sul mercato.
    E forse, l’impossibilità di impedire che un tale abominio venisse messo in atto allora, si è trasformata, col trascorrere del tempo, in un retaggio la cui portata fino ad oggi è stato troppo sottovalutato.
    Chi non conosce la Storia, è destinato a ripeterne gli errori.
    (Mi sembra che suoni più o meno così.)