Ai Weiwei: dai domiciliari a San Gimignano

Ai Weiwei non è presente. Resta agli arresti domiciliari fino al giugno 2013 per una incredibile condanna dal governo cinese. In occasione della sua retrospettiva alla Galleria Continua di San Gimignano, abbiamo allora intervistato Federica Beltrame, direttrice della sede di Pechino.

Ai Weiwei - June 1994 - 1994 - Courtesy Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin

Quando avete aperto la sede della Galleria Continua a Beijing?
Abbiamo trovato lo spazio nell’autunno 2004 e dopo il restauro abbiamo inaugurato nell’ottobre 2005. Quindi diciamo che Galleria Continua aveva già piede in Cina dal 2004.

Tu vivevi già li?
Sì, sono una sinologa e sono in Cina dal dicembre 1999, ma ufficialmente vivo in pianta stabile lì dal 2002. Dopo essermi diplomata, ho lavorato per alcune gallerie e poi immediatamente dopo il licenziamento da una galleria giapponese mi hanno telefonato dalla Galleria Continua chiedendomi di diventare una loro collaboratrice.

La sede a Pechino si trova in un famoso distretto, il 798. Una zona che non ha nessuna relazione con l’East Village, quello spazio effervescente cui ha dato vita Ai Wei Wei di ritorno dagli Usa nel 1993?
No, quello è stato distrutto. Invece il 798 era un distretto industriale dedicato alla fabbricazione di componenti elettrici che nel 2000 viene scoperto da alcuni artisti che intuiscono le potenzialità di questi spazi abbandonati, edifici in stile Bauhaus con in alcuni angoli ancora alcuni macchinari che erano stati donati dalla Russia. Negli Anni Cinquanta la produzione e tutta l’area fu dismessa e abbandonata. La prima galleria aprì qui nel 2002, fu la Tokyo Gallery, quella per cui lavoravo io, e fino al 2004 molti erano gli artisti e molto poche le gallerie. Era considerato un luogo lontano da tutto, vicino all’aeroporto, molto sperimentale, non ci veniva nessuno.

Ai Weiwei – photo Gao Yuan

Una zona underground…
Il concetto di underground si applicava bene a questa zona per quegli anni, nel senso che poi nel giro di poco è diventata il distretto più frequentato di Pechino, anche se non si può dire che sia diventato glamour, è ancora Pechino style. Invece Caichangdi è dove si trova attualmente lo studio di Ai Weiwei e dove lui ha costruito una serie di spazi per gli artisti e dove c’è il suo archivio. È un po’ più grezzo e non è uno spazio circoscritto come il distretto 798, è più una zona della città.

… Ed è lo spazio dell’opera qui in mostra, 258 Fuke. Parliamo della frequentazione del blog di Ai Weiwei.
La frequentazione era altissima prima che fosse chiuso, ora non ricordo il numero degli iscritti oggi su Twitter, ma già 2009 17 milioni di persone leggevano il blog. Un blog esclusivamente cinese, cioè riservato solo ai cinesi.

Quindi non era un fenomeno che riguardava solo l’élite colta, ma investiva il diffuso sentire della gente comune.
Sì, però chiariamo che in pochi lo praticano pubblicamente. Ai Weiwei è dirompente proprio perché fa opposizione apertamente.

Ai Weiwei – 258 Fake – 2011 – Courtesy Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin

Mettendoci la faccia…
Infatti, tanti sono quelli che lo seguono e lo sostengono, ma solo attraverso il blog.

… Dove però non ci si espone di persona. Riguardo alla trasformazione di questa che possiamo chiamare città-cantiere, come giudichi il corso forzoso alla modernizzazione che a Pechino sta spazzando via gli antichi quartieri, gli hutong, e le zone rurali? Appare disarmonico questo ambiente urbano, secondo quanto emerge e documenta il video qui in mostra (10 ore!), Changan boulevard?
 Io lo vivo – come molti altri occidentali – in modo molto sofferto, però bisogna fare un ragionamento dal loro punto di vista. Gli hutong erano case molto grandi fatte a quadrato con un cortile al centro le cui quattro parti appartenevano a un’unica famiglia. Durante la Rivoluzione Culturale, Mao obbligò ogni famiglia a dividerlo con altre tre. Quindi era diventato molto scomodo, c’era un solo gabinetto comune, senza la cucina, ma con un fornellino da condividere, senza riscaldamento, le condizioni igieniche erano pietose. Quando la Cina ha iniziato a distruggerli e ha costruito al loro posto edifici di venti piani, ha dato una casa, un appartamento con un bagno e una cucina privata a queste persone, le quali erano ben felici di abbandonare gli hutong. Per noi è difficile da capire.

In effetti sono trasformazioni violente…
Sì, forse si poteva fare qualche restauro. Alcuni cinesi ricchi hanno preservato queste strutture architettoniche, le hanno comprate e le hanno restaurate.

Ai Weiwei – Changan Boulevard – 2004 – Courtesy Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin

Viene in mente quello che è successo a Parigi sotto Napoleone III, quando fu ridisegnato l’assetto urbanistico per adeguare la città ai nuovi fasti dell’impero, che erano mutuati poi dall’idea della Roma imperiale, e quindi grandi boulevard sorsero sulle ceneri del vecchio quartiere del Marais, di cui oggi resta soltanto una parte. Forse sono posizioni di retroguardia…
Forse, però alcuni hutong sono oggi oggetto di una speciale attenzione, vengono restaurati, adibiti a hotel e se ne possono visitare di veramente belli, come è avvenuto a Shanghai per le case Anni Trenta che anche lì erano abitate da molte famiglie e ora la municipalità li sta restaurando per affittarli a occidentali e cinesi ricchi.

Torniamo all’attivismo politico di Ai Weiwei. Qualche giorno fa ha pubblicato su Youtube un video in cui fa il verso a un celebre rapper…
È una hit di fine state, una canzone che si trova in tutte le hit parade del mondo ed è uno dei video più visti in questo inizio autunno. Ai Weiwei rivisita la canzone, che parla di un quartiere molto aristocratico di Seoul dove le persone comuni non possono mescolarsi ai nobili del quartiere. Nel video originale c’è il classico white collar, che però balla e si rende un po’ ridicolo. Ai Weiwei reinterpreta la canzone riprendendo il movimento delle mani che fa questo white collar, che sembra quello di una persona che va a cavallo, e dice una frase cinese – “cavallo di fango della prateria” -, che però pronunciata con accento diverso significa qualcosa come “mother fucker” in inglese, uno degli insulti più pesanti che tu possa fare a un cinese… Ovviamente è lo slogan di sempre di Ai Weiwei contro il governo cinese. Ad esempio, c’è una serie di fotografie in cui Ai Weiwei inquadra se stesso e il suo braccio mentre fa il dito a piazza Tien An Men, alla Casabianca di Washington, al Duomo di Firenze.

Francesca Alix Nicoli

San Gimignano // fino al 26 gennaio 2013
Ai Weiwei
GALLERIA CONTINUA
Via del Castello 11
+39 0577 943134
[email protected]
www.galleriacontinua.com

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Francesca Alix Nicoli
Dopo gli studi classici Francesca Alix Nicoli si laurea in Storia della Filosofia e, di seguito, in Storia e Metodologia della Critica d’Arte. Le sue prime pubblicazioni vertono sul pensiero filosofico di David Hume nella produzione storiografica più recente, ed escono su riviste specialistiche universitarie. Nel 2004 dà alle stampe il primo libro di critica d’arte su “Le giuste premonizioni di Fausto Melotti”. Interrompe gli impegni universitari come assistente di cattedra di storia della filosofia all’Università degli Studi di Bologna e fa rientro a Carrara per prendere in mano la direzione dell’azienda di famiglia, gli Studi di Scultura Nicoli che operano dal 1835 in campo internazionale. Da allora opera con i maggiori artisti contemporanei come production manager. Suoi saggi specialistici sono apparsi in cataloghi e volumi collettanei di arte contemporanea ed approfondimento critico, ed è collaboratrice di numerose riviste di settore e magazines, fra le quali Flash Art, Arte e Critica, Artribune, Segno. Presso Mimesis Editore nella collana Eterotopie è in corso di stampa il suo secondo libro “Giù le mani dalla modernità” la cui uscita è prevista per il settembre 2012.
  • Ari

    Stefano a me l’unico idiota sembri tu