Fotografia al lavoro. A Roma

Undicesima edizione per il festival di fotografia di Roma. Dal 20 settembre al 28 ottobre, mostre e incontri con il filo conduttore del lavoro. Ne abbiamo parlato con Alessandro Dandini de Sylva, che insieme a Marco Delogu è l’anima della rassegna capitolina.

Tommaso Bonaventura & Alessandro Imbriaco - Centro Sportivo Ripamonti - 2012

Memoria, Novecento, Futurespective, Motherland e ora Work. I temi conduttori del Festival Fotografia sono stati spesso politici. E senza virgolette. Perché?
Non ci interessava il carattere politico, anche se tutto è politico, ma porre interrogativi su bisogni forti e parole chiave del mondo in cui viviamo. Motherland, il futuro e il lavoro sono domande quotidiane a cui è difficile, duro, a volte anche impossibile rispondere: le visioni e le immagini proposte dal Festival sono risposte, sicuramente non esaustive ma risposte.

Ulrich Gebert – Amerika Part 2 – 2007

La fotografia come documentazione del lavoro: è la prima e più ovvia declinazione del tema. Ma così non si torna a suggerire una concezione della fotografia “pre-artistica”? si parte dalla documentazione e si arriva a coinvolgere tutti i linguaggi
Ad oggi risulta estremamente difficile dividere il lato documentario di una fotografia dal suo lato autoriale o “artistico”. Un esempio di questo nuovo modo di intendere il racconto fotografico può essere il progetto Amerika di Ulrich Gebert esposto all’interno della mostra Field a cura di Paul Wombell. Prendendo a prestito il suo titolo dal romanzo di Franz Kafka che racconta la storia di un emigrato europeo negli Stati Uniti, Gebert punta il suo sguardo sui lavoratori illegali nordafricani che si spostano in Europa per trovare un’occupazione nella raccolta delle arance nella Spagna meridionale. Il progetto, su commissione dell’International Photography Research Network, ha al suo interno valenze documentarie e concettuali che non possono essere scisse.

Lorenzo Durantini – Vada a bordo cazzo – 2012

Restiamo al tema di quest’anno. Le rivoluzioni tecnologiche degli ultimi anni hanno reso difficile la vita a moltissimi fotografi professionisti. Il festival si occuperà anche della “categoria”?
La complessità del tema implica infiniti punti di vista e l’atto del fotografare è una delle molteplici sfaccettature che sono state prese in considerazione. Il lavoro stesso del fotografo è stato oggetto di analisi sia nella mostra This is not an office a cura di Marc Prüst sia nella mostra Hit the Crowd a cura di Valentina Tanni. In particolare Marc Prüst ha riunito i progetti di quattro fotografi di guerra che si sono ritrovati a guardare criticamente a se stessi, riconsiderando le ragioni per cui rischiare ripetutamente la vita nelle zone del mondo segnate dal conflitto. Valentina Tanni ha invece messo in discussione la pratica fotografica come atto solitario raccogliendo progetti risultanti da processi collaborativi di crowd-sourcing tipici dell’era di Internet.

Andrea Botto – Rapallo – 2009

La mostra che curi si intitola Il Paese è reale. Siamo di fronte a una declinazione fotografica del cosiddetto “nuovo realismo”? Proprio la fotografia, così coinvolta nella questione della verità-dei-fatti, nel fungere da testimone sempre a rischio di inattendibilità, come può contribuire a questo fenomeno?
L’idea alla base della mostra ha più a che fare con la contrazione del futuro che stiamo vivendo in questo periodo di crisi. Al racconto, che necessita l’esistenza di un tempo, ho sostituito un’immersione descrittiva nelle cose e nel paesaggio. I progetti scelti, che nel loro impulso originario non erano stati pensati per il tema del lavoro, sono stati tradotti e rimodulati per acquistare nuovi livelli di lettura. I ritratti di giovani studenti di Francesco Neri, le esplosioni di Andrea Botto, la fotografia della Costa Concordia di Lorenzo Durantini, le immagini di Tommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco di luoghi bruciati dalle varie mafie come atto di ritorsione verso lo Stato e il video di Francesco Jodice sul paradosso del neo-schiavismo a Dubai: ciò che accomuna tutti i progetti è la qualità emotiva. È la realtà a emergere nel suo dato più sconcertante e oggettuale, creando la suggestione di un clima che ha caratteristiche sempre più astratte. Analizzare il vuoto che si è scavato tra le nostre esperienze ed emozioni e il mondo che le determina è forse il dato principale di Il Paese è reale.

Francesco Neri – Sara – 2012

Torniamo al festival: cosa cambia quest’anno, cosa resta immutato, qual è la tendenza?
L’integrazione progressiva tra Fotografia e MACRO è una costante. L’obiettivo di un Festival diffuso durante l’anno è stato raggiunto grazie al programma di Incontri di Fotografia che a partire da gennaio ha coinvolto fotografi, curatori e critici tra cui Jean-Marc Bustamante, Jeoff Dyer, Paolo Ventura, Roger Ballen e Anders Petersen, portando a Roma una comunità internazionale in un contesto di dialogo e scambio. Mentre tra le novità della XI edizione del Festival forse la più importante è la presenza di vari spazi interamente dedicati al libro fotografico. Sia la sezione Photobooks a La Pelanda, che riunisce il meglio dell’editoria fotografica italiana ed internazionale durante i giorni inaugurali, sia la mostra Photobook a cura di Douglas Stockdale, rappresentano la crescente attenzione del Festival verso il libro fotografico, le case editrici indipendenti e il fenomeno del self-publish. A questo si aggiungono la prima edizione del Premio Graziadei Studio Legale a supporto della giovane fotografia italiana e la decima edizione della Commissione Roma, che in occasione del suo anniversario ha coinvolto Paolo Ventura e riportato a Roma Anders Petersen dopo sette anni dal suo precedente Roma, a diary 2005.

Marco Enrico Giacomelli

www.fotografiafestival.it

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.