Un rifugio per l’arte. In Sicilia

Fino al 1° settembre, la Casa dell’Arte di Canicattì si presta a Bocs Origini. E diventa un rifugio anti-radiazioni elettromagnetiche, proprio al centro della Sicilia. Costruito da un’americana che si è innamorata dell’Italia, Lisa Wade.

Lisa Wade - Shelter - 2012

Canicattì è un paese dell’entroterra siciliano che non dista molto da Niscemi, comune nisseno dove presto gli Usa, grazie al nullaosta della Regione Sicilia, impianteranno un sistema di comunicazione militare ad altissima frequenza, che si preannuncia devastante per l’economia e la salute degli abitanti. L’americana Lisa Wade (Washington, 1972) non lo sa ma vi costruisce un riparo, un luogo protetto dove rifugiarsi dal mondo esterno, che pare voler distruggere se stesso. “Volevo creare un posto dove la gente poteva sentirsi sicura in tempi di crisi, in tempi di guerra, in tempi di eventi climatici inaspettati”.
L’artista è stata invitata da Giuseppe Lana, instancabile deus ex machina di Bocs – Box Of Contemporary Space a confrontarsi con un territorio arso e artisticamente vergine. Il comune agrigentino si è reso disponibile e ha dato in uso un piccolo spazio pubblico – con insegna in ceramica di Caltagirone – per realizzare il progetto Shelter.
Lisa Wade coltiva il sogno di creare ed esporre questa videoinstallazione dal 2007, ma non ha mai trovato un team che la aiutasse a portare a termine tale operazione. Ci sono volute 3 fotocamere, 4 location, la gentilezza degli autoctoni, l’assistenza tecnica di Claudio Cocuzza e  Carmelo Alaimo, la curatela di Donatela Giordano e l’ardire che solo la libertà di uno spazio indipendente, capitanato da un avventuriero come Giuseppe Lana, può avere.

Lisa Wade e Donatella Giordano – photo Carmelo Alaimo

Così tra Campobello di Licata, Favara, Naro e Canicattì l’artista americana entra nelle case della gente del posto, posiziona le sue fotocamere e riprende per ore e giorni le nuvole che si muovono, il sole che nasce e che muore, innestando nello spettatore un forte senso di straniamento, in cui le coordinate spazio-temporali si perdono come nel mondo virtuale.
Se il riferimento artistico più diretto è all’immobilismo di Empire di Warhol – e alla sua differente percezione del tempo filmico e del tempo reale – è ai mondi che si aprono dalle finestre di internet che Lisa Wade guarda. La conoscenza a distanza di luoghi e persone non implica più il movimento dell’individuo, così – restando seduti nel proprio Shelter/rifugio – dalle finestre del monitor si intrattengono nuovi tipi di relazioni e si comunica di più tra mondi fisicamente lontani che con il proprio vicino che diviene il nemico da cui nascondersi.
Volevo realizzare un’allegoria del XXI secolo, creando una forte sensazione di spaesamento e dislocamento: quando arriva il buio sul monitor, infatti, non si è più nella stessa casa ma in un altro posto completamente”, racconta lei.

Lisa Wade e l’artista di Favara Carmelo Nicotra

La tecnica fotografica time-lapse proietta a una velocità accelerata i paesaggi dell’entroterra siciliano che lo spazio catanese, con il suo progetto Bocs Origini, ha scelto come sede della sua seconda residenza internazionale. L’anno scorso fu Agira protagonista del lavoro di Adriano Nasuti-Wood; i luoghi, scelti in riferimento alle radici familiari dei due fondatori di Bocs, sono simbolo della volontà di ampliare un confronto, un dibattito e una fruizione dell’arte contemporanea in zone extra-urbane del territorio siciliano. Il policentrismo culturale è uno degli strumenti utilizzati dal duo Giuseppe Lana & Claudio Cocuzza per promuovere il proprio territorio in modo alternativo a quello di istituzioni e governi clientelari, incolti e poco lungimiranti che hanno fatto della Sicilia un cimitero di cemento dove sono seppellite speranze e idee.
In quattro anni, i catanesi hanno proposto artisti provenienti da varie zone dell’isola, si sono confrontati con altri spazi non profit quali la palermitana Zelle e la torinese Cripta 747 e, grazie al loro impegno, sono stati invitati ad Artissima Lido 2011.
Anche a Canicattì artisti, curatori e semplici cittadini, nonostante i quasi quaranta gradi dell’open day di Lisa Wade, erano presenti a testimoniare l’importanza del difficile cammino che Bocs ha intrapreso e che, nonostante l’indifferenza degli enti pubblici, è riuscito a portare avanti fino a oggi.

Katiuscia Pompili

Canicattì // fino al 1° settembre 2012
Lisa Wade – Shelter
a cura di Donatella Giordano
SPAZIOARTE
Largo Aosta
338 2203041
[email protected]
www.bebocs.it

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Katiuscia Pompili
Nata a Catania, ha studiato a Napoli Conservazione ai Beni Culturali all’Università Suor Orsola Benincasa laureandosi con una tesi in arte contemporanea su Nan Goldin. Fa parte del gruppo di curatori usciti dalla scuola salernitana dei critici Angelo Trimarco e Stefania Zuliani tra cui Eugenio Viola, Antonello Tolve, Maria Giopvanna Mancini e Stefano Taccone. Ha svolto un primo stage alla galleria T293 di Napoli e si è quindi trasferita a Torino dove ha vissuto due anni abilitandosi all’insegnamento della Storia dell’Arte e frequentando sia gli ambienti del sistema dell’arte sia quelli indipendenti e sperimentali. Ha vissuto a Valencia dove a collaborato con la storica galleria Puchol. Attualmente vive tra Catania e Palermo dove svolge attività di indipendent art curator e free lance per riviste di settore come Tribe Art e Artribune e webzine indipendenti come Clap Bands Magazine; frequenta un master in Conservazione delle opere d’arte contemporanee all’ Accademia di Palermo. Ha recentemente iniziato a collaborare come curatore per BOCS e ha fondato Parking 095, contemporary space no profit e nomade il cui scopo è quello di creare attraverso incontri, studi ed esposizioni una discussione sull’arte contemporanea, anche in Sicilia.
  • peppelana_BOCS

    ..Canicattì con Lisa wade ed Agira con Adriano Nasuti-wood sono i luoghi, scelti in riferimento alle radici familiari dei due fondatori di Bocs, sono simbolo della volontà di ampliare un confronto, un dibattito e una fruizione dell’arte contemporanea in zone extra-urbane del territorio siciliano. Il policentrismo culturale è uno degli strumenti utilizzati dal duo Giuseppe Lana & Claudio Cocuzza per promuovere il proprio territorio in modo alternativo a quello di istituzioni e governi clientelari, incolti e poco lungimiranti che hanno fatto della Sicilia un cimitero di cemento dove sono seppellite speranze e idee..