Slovenia. La vertigine del confine

Qualcuno la chiama “La Svizzera dei Balcani”. In effetti la Slovenia, con le sue distese di verde ben curato e una capitale, Lubiana, organizzata come una città del Nordeuropa, somiglia pochissimo agli Stati con cui confina. Italia compresa. La quinta tappa del nostro reportage balcanico approda proprio in Slovenia.

Lubiana

We move around Europe as viruses or dreams, denial and forgetting as part of our journey through a continent in transformation yet lacking its original appeal. It landed finally on the edge of ‘former Eastern Europe’ but since when cultural and political transformations have altered the nature of the compass? Is anybody talking about former Western Europe? If so, when we will talk about former Western Europe? If so, when we will talk about former north Africa, former South of Italy?”. Così scriveva nel 2000 Francesco Bonami, invitato a far parte del team curatoriale della terza edizione di Manifesta, che proprio quell’anno si fermava a Ljubljana, capitale della Slovenia.
Forse proprio la sindrome da borderline, tematica su cui si innestava la rassegna di quell’anno, è la metafora ideale per descrivere questo Paese, sospeso tra Est e Ovest; uno Stato che ben esprime quel rapporto di necessarietà problematica data dal confine, elemento imprescindibile per definire luoghi e ruoli, ma la cui vicinanza insinua la presenza di qualcosa di diverso, di cui ci si sente parte, ma al contempo esclusi. La sindrome da borderline e la sua manifestazione in chiave slovena paventano la problematicità di quel concetto di Est, usato e ri-usato, ma che – se sottoposto a una severa analisi – come categoria comincia davvero a rivelare falle: cosa fa parte dell’Est, cosa no?
Entrata nel 2004 a far parte della Comunità Europea, cercando da subito di adeguarsi alle merkeliane direttive economiche del Vecchio Continente, tanto da meritarsi il bonario appellativo di “prima della classe” (copyright Stefano Lusa), toccata in modo tangente dalle guerre balcaniche, la Slovenia deve più che altro fare i conti con un processo di indipendenza non così lineare, che vede anche l’imbarazzante questione dei “cancellati”, più di 25mila cittadini che alla dichiarazione d’indipendenza hanno perso il loro status giuridico. Un Paese che, dalla sua nascita, ha vissuto la sua ridotta dimensione territoriale e la conseguente impossibilità di creare un art-system autonomo con coscienza, buttandosi immediatamente nella creazione di network internazionali.

MSUM – Lubiana

A Lubiana si respira quest’aria cosmopolita, insieme a una straniante commistione di nuovo e tradizionale: i suoi palazzi di matrice Art Nouveau, frutto di una grandiosa ricostruzione dopo il terremoto del 1895, le sue ampie piazze e il suo lungofiume che ha da poco meritato lo European Prize for Public Space sono il sintomo di un’urbanistica sociale di vecchio stampo, a misura d’uomo, che oggi ben si adatta a quel turismo non di massa che cerca attenzione. D’altra parte, il coloratissimo mercato di frutta e verdura che si tiene sei giorni su sette in Pogačarjev Trg e Vodnikov Trg manifesta la vivacità di una cultura rurale che, oltre la città, è ben lontana dall’essere scomparsa.
Tra Presernova e Cankarjeva Cesta si concentra l’area dei maggiori musei. La Moderna Galerija (MG), da poco riaperta, cerca di compiere una panoramica sugli sviluppi dell’arte slovena del XX secolo, rapportandola ai grandi movimenti europei e al contempo dedica una serie di focus ad artisti sloveni significativi: conclusasi a maggio la retrospettiva di Metka Krasovec, si è da poco aperta una mostra dedicata alle installazioni di Marko Pogačnik, profondamente legate alla disciplina olistica.
Prima di lasciare Presernova Cesta, tappa obbligata è il MGLC, sede della storica Biennale di arte grafica, che trova sede in un’elegante palazzina all’interno del Tivoli Park, polmone verde di una già verdissima città; biennale aggressiva e all’avanguardia fino agli Anni Novanta, le ultime edizioni rivelano scelte un po’ appannate, controbilanciate dalla vivacità del luogo, che durante tutto l’anno ospita esposizioni di giovani artisti o progetti connessi ad altre istituzioni culturali cittadine.

Lubiana

Dall’altra parte della città, nel quartiere della Metelkova, si trova il MSUM, simbolico contraltare alle collezioni della MG: aperto a novembre 2011 e focalizzato maggiormente sul contemporaneo, ospita la collezione Arteast 2000+, che comincia a prendere forma nel 1990 sotto la guida della curatrice Zdenka Badovinac, con accanto advisor della caratura di Szeeman, Misiano, Piotrowski e Igor Zabel. Una collezione che fa riferimento al concetto di “Europa dell’Est” o “former Europe”, un’etichetta che indica uno spazio geopolitico del passato, ma la cui analisi cosciente e scevra da romanticismi o censure è iniziata solo nel momento in cui questo spazio ha cessato di esistere. Questo paradosso – comune a tutta quell’area comunemente definita come Est – è trattata come coscienza, come dimostra il recente allestimento che – seppur saturo, forse troppo – non si concentra su criteri nazionali o di appartenenza culturale, ma su Present and presence, cercando una ridefinizione di quel potenziale passato.
Una ricontrattazione che passa necessariamente con il confronto internazionale, anche in vista di una serie di collaborazioni, ai fini dell’inserimento in un contesto che vada oltre i ridotti confini territoriali: un esempio è il network L’internationale, che tra i soci fondatori contempla proprio MG, assieme alla Július Koller Society di Bratislava, al MACBA di Barcellona, al Van Abbemuseum e al MHKA di Anversa, finalizzato a promuovere una discussione e una progettazione comune, cercando di incrociare da una parte le necessità di storicizzazione, selezione e archiviazione connesse alla realtà museo e, dall’altra, cercando di rivedere questo modello alla luce di pratiche ed esperienze che non rientrano nelle narrazioni già entrate nelle logiche museali. Una neppure tanto sottile ossessione per l’archivio, per la revisione di un passato più o meno recente, quasi a voler rilevare e analizzare gli errori di valutazione degli anni addietro.

Lubiana

Il MSUM, dicevamo, se ne sta nella Metelkova, quartiere che merita una visita: zona degradata per molto tempo, negli Anni Novanta comincia un processo di riqualificazione promosso su due binari ufficiali. Da una parte, il Ministero della Cultura designa la parte sud come area dedicata ai musei del contemporaneo e al rinnovato Museo Antropologico, e al contempo la parte nord viene occupata da un gruppo di artisti e attivisti che nel 1993 (in quegli anni c’era chi lo giurava: “Lubiana sarà la nuova Berlino”) danno vita a un centro culturale alternativo. Oggi quest’ultimo non agisce più come un’entità culturale compatta, ma la zona presenta un’alta concentrazione di studi d’artista, di design e locali dedicati al divertimento.
La realtà museale è solo un frammento del fervore artistico cittadino, che vede un continuo intreccio fra istituzioni museali e iniziative non profit di lunga data o sorte negli ultimi anni: nel cuore del centro storico si trova la storica galleria Skuč, che in realtà è un’associazione non governativa nata alla fine degli Anni Sessanta e diventata – a cavallo tra gli Anni Settanta e Ottanta – baluardo della cultura alternativa. Anche grazie allo status acquisito negli anni, che le permette di ricevere (sempre meno) aiuti dallo Stato, mostra oggi una programmazione più assimilabile a un’istituzione non profit – qual è in realtà-, anche se è conosciuta come galleria ed è presente in fiere internazionali come Art Basel. Istituzione simile è Aksioma, non profit promossa da Janez Janša, artista molto conosciuto e apprezzato a livello nazionale e non solo, al centro di un recente progetto giocato sulla sua omonimia con l’attuale e assai discusso Primo Ministro. E ancora sul versante delle non profit dirette da artisti (in questo caso Tadej Pogacar), va citata P74, che con esigui finanziamenti è riuscita a organizzare mostre e perfomance di giovani artisti sloveni e internazionali, diretta dall’artista.

Jaša – Drunk Book – MGLC

Denso è il panorama di enti e istituzioni che si muovono in modo “invisibile”, privi di uno spazio fisico, ma in relazione con istituzioni nazionali o internazionali: oltre al MoTA (il Museum of Transitory Art promosso da Martin Bricelj), va citato l’ormai storico Ljudmila – Ljubljana Digital Media Lab, collettivo nato in seno a Skuč e che si definisce come “Slovenia’s first non-profit digital media laboratory”. Sul solco della storica importanza attribuita in territorio balcanico alla musica e alle arti performative, i festival dedicati a queste discipline sono innumerevoli: basti ricordare Lighting Guerrilla, suggestiva rassegna che di anno in anno, attorno a un topic, sviluppa un ricco programma con performance, videoinstallazioni e concerti tutti giocati sulla ricerca di un legame fra azione artistica e spazio, che può essere una galleria come il cortile di un palazzo. Per quanto concerne, poi, le gallerie private pure, Ganes Pratt è sicuramente quella di maggior rilievo in città: ospitata in quegli che erano gli spazi della Mala Galerija, si dedica ad artisti nazionali più o meno emergenti, dal ben noto anche in terra italica Jaša fino ad artisti mid-career italiani e internazionali.
Ma la Slovenia, pur piccina, non è solo Lubiana. Maribor vive quest’anno un momento di particolare vivacità culturale, grazie allo status di Capitale Europea della Cultura, con una proposta tesa a unire personaggi di caratura internazionale con strutture e input locali. Grande spazio è stato dedicato ad esempio a Jan Fabre, la cui storia artistica è legata a doppio filo con la Slovenia; l’artista ha presentato il rifacimento di sue performance e gli è stata dedicata una ben strutturata retrospettiva allo spazio votato al contemporaneo UMG.

Giulia De Monte

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #8

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Giulia De Monte
Classe 1986, studi in Storia dell’Arte Contemporanea, scorazza liberamente per tutta l’Italia, possibilmente anche per il mondo; gestisce il blog Arte Libera Tutti, che si occupa di documentare il lato B dell’arte contemporanea, fatto di associazioni, collettivi e gruppi informali, tra nuovi modelli curatoriali e fruitivi. Ha pubblicato una serie di articoli per AAA TAC, rivista edita dalla Fondazione Cini di Venezia. Dal 2010 collabora con la neonata Venice Design Week, evento collaterale alla Biennale che si occupa di promuovere e investigare le relazioni tra arte, design e artigianato.
  • Gentile De Monte,

    mi permetto di aggiungere che il Governo Sloveno, quando un suo artista (iscritto ad un Ufficio che ora non ricordo), espone all’estero, gli rimborsa le spese di viaggio ed altro.

    Io ho fatto esporre diversi artisti sloveni, e per ogni mostra, più o meno, essi vengono ricompensati con migliaia di Euro.

    Cosa ne pensa?

    Io un’idea l’avrei, ma è meglio non dire niente…