Skopje. Nuovo spazio urbano

Quarta puntata del reportage targato Artribune sui nostri vicini d’oltre Adriatico. Questa volta ci spingiamo sui Balcani “seri”, quelli che cingono da ogni lato la piccola Repubblica di Macedonia. Che è sostanzialmente sinonimo della sua capitale. Anche se, a guardar bene, si scoprono motivi d’interesse artistico pure nei centri più piccoli…

Rom City - Skopje

Skopje ha un antico nome greco che significa ‘torre d’osservazione’. La città infatti era situata ai confini dell’antico Impero Macedone. Lungamente sottoposta al dominio ottomano, ne conserva un bellissimo bazar nel cuore pedonale. Ma l’architettura della capitale macedone è molto varia e ricca di chiese bizantine, acquedotti romani, ponti di pietra, moschee e minareti, architetture in stile “brutalista”, oltre a uno stravagante mausoleo dedicato alla nativa Madre Teresa (di Calcutta). Un’intensa strastificazione di stili ed epoche che la rendono unica nel panorama balcanico. Dopo la Seconda guerra mondiale viene annessa alla Yugoslavia: da qui le architetture geometriche in cemento armato tipiche del regime. Il suo sviluppo fu interrotto nel 1963, quando venne colpita da un disastroso terremoto che distrusse il 75% degli edifici.
A partire dal grande terremoto è iniziato un costante progetto di riqualificazione, che sembra essere tuttora in atto. All’epoca, l’idea di ricostruzione vedeva Skopje come la “città modello del mondo socialista”. In maniera lungimirante fu chiamato l’architetto giapponese Kenzo Tange (l’autore della Fiera di Bologna e del Centro Direzionale di Napoli) per ri-progettare l’intero piano urbanistico della città. Il disegno prevedeva una serie di edifici a uso abitativo, in forma semicircolare, ad avvolgere la piazza principale, Macedonia Square; su di essa si affacciano due edifici più alti, sorta di torri a chiusura della grande quinta a semicerchio. Solo una parte di questo imponente progetto fu realizzato, unitamente all’ambiziosa stazione ferroviaria, unica all’epoca per ingegneria di costruzione su elevati pilastri sospesi e curvature inedite. Parallelamente al progetto di Tange vennero innalzati edifici di stampo socialista e aperti i larghi viali che attualmente attraversano la città.  Agli inizi degli anni ’70 furono poi costruiti il Teatro dell’Opera in stile modernista e il Museo d’Arte Contemporanea. Grazie a un programma internazionale di donazioni, attivato a seguito del terremoto, il museo accoglie un’ampia collezione di oltre 5.000 opere dei maggiori maestri  del Novecento (Picasso, Alechinsky, Hartung, Gaitis, Burri, Calder, Vasarel), divenendo per lungo tempo il maggiore museo d’arte contemporanea dei Balcani meridoniali.

Museo d’Arte Contemporanea – Skopje

Città affascinante, giovane e piena di sorprese, geograficamente Skopje si trova su uno degli assi principali dei Balcani, fra l’Europa centrale e Atene, ed è il centro politico, culturale, economico della Repubblica di Macedonia. Qui convivono – non sempre pacificamente – macedoni, albanesi e la più ampia comunità rom d’Europa. Infatti, uno dei dieci quartieri comunali di Skopje, Suto Orizari [nella foto], ospita oltre 35mila rom, riuniti sotto un’unica municipalità amministrata da un sindaco rom. Le abitazioni sono costruite in modo eclettico, a volte assai kitsch: cancelli dorati su strade non asfaltate, panni colorati ai davanzali, e una roulotte sempre pronta davanti a ogni abitazione, per tornare all’originaria vita nomadica. Suto Orizari non è certo un luogo turistico, però di grande ispirazione estetica e mescolanza sociale. Un grande cantiere, in cui la maggior parte dei cittadini non ha lavoro, ma si arrangia con varie attività temporanee: chi fa il barbiere, chi lava le macchine, chi offre riparazioni d’ogni genere. L’indotto principale di Suto Orizari deriva dal riuso di oggetti e mobili, e soprattutto dalla vendita di tessuti e cotoni di qualità.
È da questo interessante mix culturale e architettonico che prende l’avvio il progetto Open (the) City dedicato alla città di Skopje e alle sue continue trasformazioni sociali e territoriali. Un progetto realizzato dal collettivo di artisti First Archi Brigade in collaborazione con l’organizzazione culturale aMAZElab di Milano e il centro di ricerca e arte contemporanea Press to Exit, assieme alla Facoltà di Architettura e Urbanistica di Skopje. L’obiettivo? Identificare la città come uno spazio aperto, un luogo di scambi e incontri, di libertà ed equità, crocevia di culture e dialoghi. Partendo dai progetti radicali di sviluppo della città negli Anni Sessanta, alle faraoniche edificazioni a cui è sottoposta oggi, fino al contestato programma Skopje 2014, si è aperto un dibattito sul tema della riqualificazione urbana e della crescita cultrale. L’indagine vuole offrire esempi concreti sulle possibili direzioni di sviluppo della città nell’area balcanica in generale. Skopje è una sorta di “via di passaggio” in cui, oltre alla realtà quotidiana dei propri cittadini, esiste una realtà “provvisoria” costituita da coloro che la vivono in maniera temporanea, con un flusso di genti, culture e attività economiche che la rendono mobile e permeabile.

Museo Storico Etnografico – Skopje

Il progetto ha coinvolto vari artisti della scena macedone con interventi diversificati: Yane Caloski (con le sue ricerche storiche sul progetto di Kenzo Tange, presente anche a Manifesta 7, nella città di Rovereto), Zoran Petrovsky (ora curatore del Museo d’Arte Contemporanea di Skopje), Biljana Stefanovksa (che lavora sulla rappresentazione dello spazio pubblico), Anton Petrov  (urbanista e architetto che opera sulle trasformazioni dei territori balcanici, editore del magazine New Geographies), Kristina Ivanoska (artista impegnata nel riconoscimento del ruolo femminile nella scena artistica macedone), Oliver Musovik (il quale opera sul senso di trasformazione della città, ma con un futuro incerto e instabile), Sdrjan Jovanovic Weiss (noto architetto e teorico, il maggiore studioso del piano urbanistico per Skopje di Kenzo Tange) e Zaneta Vangeli (artista che lavora sul binomio Oriente-Occidente e che ha rappresentato la Macedonia alla Biennale di Venezia del 2003).
Con la pubblicazione Open (the) City si è voluto evidenziare il lavoro di networking creato dal collettivo First Archi Brigade, il cui impegno risponde alla necessità di un ruolo attivo nella progettazione della realtà urbana contemporanea. Il gruppo ha infatti fondato un movimento critico, promotore di varie azioni pubbliche, per opporsi al progetto istituzionale Skopje 2014, nuovo piano urbanistico imposto dal governo macedone, che intende ridisegnare la principale piazza cittadina con elementi neoclassici, in contrapposizione all’illuminato progetto di Kenzo Tange. La ricerca presentata in questa pubblicazione guarda alla città ripercorrendone il contesto storico e mettendolo in dialogo con la situzione attuale, in cui progetti urbanistici megalomani minacciano la struttura stessa della città, rischiando di storpiarne l’identità culturale e di trasformarla nell’ennesimo luna park o rumoroso shopping center turistico.

Claudia Zanfi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #7

 

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Claudia Zanfi
Claudia Zanfi, storica dell’arte e promotrice culturale, si interessa di micro-geografie e culture emergenti. Dirige l’associazione culturale aMAZElab, che ha fondato nel 2000, e MAST – Museo d’Arte Sociale e Territoriale. Collabora con istituzioni nazionali e internazionali e con riviste d’arte su progetti dedicati ad arte, società, paesaggi. Ha firmato testi all’interno di pubblicazioni collettive e monografiche. Dirige il programma internazionale Green Island per la valorizzazione dello spazio pubblico e delle nuove ecologie urbane. Promuove inoltre progetti culturali ed editoriali, prestando particolare attenzione a temi di interesse sociale e geopolitico. Tra gli altri: A Ticket to Bagdad; Transcrossing Memories (Nicosia); Re-Thinking Beirut; Atlante Mediterraneo; Arcipelago Balkani e Going Public, progetto su società e territorio. Tiene conferenze a livello internazionale e lezioni alla Middlesex University di Londra.
  • Francesco

    Alla classe dirigente macedone va riconosciuto il merito di aver evitato che il paese venisse coinvolto nelle sanguinose guerre balcaniche degli anni ’90; rispetto a ciò che si verificò nel resto della ex-Jugoslavia, la Macedonia rimase un esempio di convivenza, che non venne infranta neppure dal tentativo di infiltrazione armata condotto da parte dei separatisti kosovari dell’UCK nel 2001.