Ridateci i principi

Ridateci i prìncipi, quelli con l’accento sulla prima i. Detto in senso sarcastico, soprattutto. Detto per identificare quei politici, presidenti e amministratori che, nella coda ultima degli Anni Novanta e soprattutto negli Anni Zero, intrapresero grandi iniziative nel campo della cultura per puro tornaconto elettorale, politico, di visibilità. Di narcisismo. E di posizionamento.

Raffello Sanzio - Ritratto di Lorenzo de' Medici, Duca di Urbino - 1516-19

Ridateci quei politici che utilizzavano (sì, utilizzavano!) la cultura, i musei, le mostre per farsi belli nei confronti del resto d’Italia e del mondo. Li abbiamo criticati fino alla morte e oggi ne conserviamo un ricordo opaco, grigio, talvolta appassito. E invece…
E invece non abbiamo tenuto conto che, in effetti, almeno in Italia, i potenti hanno sempre fatto così, da Lorenzo il Magnifico in giù: utilizzando l’arte come grimaldello per generare allure, per promuovere marketing di se stessi, per far status attorno al proprio nome. A proposito di nomi, forse è il caso di iniziare a farne qualcuno. Forse è il caso di rispondere alla domanda: chi erano i prìncipi? E cosa facevano? E, ecco il punto, ecco la pietra di paragone, cosa sta succedendo ora che i prìncipi non ci sono più e che, forse, non avrebbero neppure le risorse per esistere?
Erano ben dislocati su tutto il territorio nazionale, i prìncipi. Dal nord al sud, passando per il centro. Prendete Riccardo Illy, il governatore della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia: si inventò il centro d’arte contemporanea di Villa Manin. Un progettone dotato di staff, idee, soldi e soprattutto di un contenitore che dire iconico è dire poco. A dirigerlo chiamò Francesco Bonami e Sara Cosulich Canarutto, oggi al comando di Artissima. Ora Villa Manin c’è ancora, ma è stata trasformata in una location per mostre, in affitto di fatto. Peraltro dopo mille umilianti vicissitudini. Dunque, era condannabile la grandeur di Illy o forse la situazione di oggi è un po’ peggio?

Villa Manin – Codroipo

Passiamo a sud: Napoli è storia esemplare per definire l’epopea dei prìncipi. Vi dice nulla il nome di Antonio Bassolino? Il suo era un regno, un’oligarchia, una dittatura. Dite quel che vi pare, ma la metropoli campana rinacque per davvero.  Era percepibile a occhio nudo. L’arte in Piazza Plebiscito c’era e ora non c’è più. Il Pan c’era e ora non c’è talmente più che l’Amaci, l’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani,  ha dovuto cacciarlo via dal novero dei soci. Il Madre c’era e praticamente, per il momento, non c’è più manco lui: vedremo se in un modo o nell’altro riusciranno a salvarlo per il rotto della cuffia. Mille difetti, per carità, mille errori: ma qualcuno, oggi, nel nostro settore, si ricorda anche solo il nome del governatore della Regione Campania? Vi sfugge, eh?
Andiamo oltre. A Roma, la capitale del Paese, le cose andavano più o meno alla stessa maniera, in quegli anni. Walter Veltroni impose talmente la sua visione delle faccende culturali che certe devianze vennero sprezzantemente bollate come “veltronate”. E un certo atteggiamento divenne “veltronismo”. Intanto in città l’aria profumava di una energia tale per cui dal 2002 in poi iniziarono a nascere forse più di cento gallerie d’arte.

Museo Bilotti – Roma

Meglio, in quegli anni, faceva solo Berlino (chiaramente su standard di qualità un filo più elevati, ma questo è un altro problema). Si progettava un museo d’arte contemporanea a settimana; quando nacque il Museo Bilotti fu praticamente una sorpresa. Un museo in più, un museo in meno… cosa vuoi che sia! Quando Veltroni arrivò all’eccesso di far nascere un festival del cinema in smaccata concorrenza con quello di Venezia, le critiche non mancarono, ma davvero oggi pensiamo di essere messi meglio rispetto all’epoca dei prìncipi? Proprio in queste settimane in cui il Festival di Roma rischia di scomparire (o per lo meno di perdere la faccia) a causa del pressappochismo e della strafottenza politica di gente come Alemanno Gianni e Polverini Renata?
La questione andrebbe analizzata con maggior calma e distacco. Siamo in questa condizione, oggi, a causa dell’atteggiamento troppo disinvolto o personalistico dei prìncipi? O i prìncipi sono stati gli ultimi ad avere interpretato la crescita artistica e culturale del Paese nell’unico modo in cui questa crescita può palesarsi?

Massimiliano Tonelli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #7

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • Angelov

    C’est la vie.
    A grandi virtù, grandi difetti.
    Ed inoltre questa visione alquanto feudale, forse sta tramontando, anche se rischia di lasciare tramortiti quelli che vi si erano un po’ assuefatti.
    Ma suvvia, non ce ne dogliamo, ma godiam di quel che resta.

  • dust

    ma… perché mettere il ritratto di Lorenzo duca di Urbino anziché quello di suo nonno, il Magnifico, cui vanno i giusti elogi di Tonelli?

  • La doglianza non è per la scomparsa dei prìncipi, per me, ma il fatto che da questi prìncipi non si è imparato nulla, nessun principio! Abbiamo sempre bisogno dell’Uomo principalis? Oppure, come altrove, si può pensare a una politica di curatela della creatività a livello diffuso?

  • È vero che i BBCC in Italia vengono dati per scontato. Si vuol vivere di gloria passata, di quel che la storia ci ha dato, nonostante tutto cada in malora (un bene in più, uno in meno!!!! Noi siamo l’Italua!!). I principi moderni si sono dati da fare per far si che il loro nome proseguisse nel tempo (proprio come in passato), ed oggi, posso parlare della mia città…Il Madre è vuoto e nonostante vi sia uno stanziamento giunto in estremis di 5milioni di euro, non esce dall’impasse..il Pan è rimasto un bel palazzo in una bella strada, delle opere che venivano allestite in piazza non ve ne è più traccia…
    Oggi Bassolino Principe non c’è più e di lui neppure più gli elogi e intanto l’arte langue e ci rende orfani rispetto a quanto accada in altri posti nel mondo… forse occorrerebbero più atti concreti dalle amministrazioni, i principi, lasciamoli nei libri di storia…

  • Manca la materia prima?

  • Alfonsio

    Qui al Sud c’è ancora il feudalesimo nei piccoli comuni.

  • pietrosergio mauri

    a tutti questi parassiti del potere manca il pudore di un auto azzeramento delle rendite x non dire altro

  • mario

    della serie di stava meglio quando si stava peggio? in pochi anni sono cambiate tante cose a livello di macroeconomia e quella politica non ha ancora più senso, semmai un senso l’avesse avuto… purtroppo oggi come allora i politici non amano l’arte contemporanea per il semplice fatto che non porta voti: se Bassolino e gli altri avessero pensato all’arte come valore collettivo non saremmo a questo punto.