Passato&futuro della Bevilacqua La Masa: parla Angela Vettese

Alla Fondazione Bevilacqua La Masa, Stefano Arienti è protagonista di due appuntamenti. Fino al 30 settembre c’è “Custodie vuote”, la mostra personale a Palazzetto Tito, con video, installazioni e dipinti. Mentre la serata del 27 luglio, al Teatro Lirico La Fenice, è stato messo in scena Fenix, spettacolo in cui danza e arte visiva si sono incontrati grazie alla collaborazione tra Arienti (che è intervenuto su costumi e scenografie) e il danzatore-coreografo svizzero Footwa d’imobilitè. Ne abbiamo parlato con Angela Vettese, presidente della Fondazione.

Fenix - Teatro Lirico La Fenice - Venezia 2012

Le commistioni tra arti visive e performative sembrano caratterizzare con decisione il programma della Bevilacqua La Masa nel 2012. Quale formula utilizzare per far crescere simultaneamente tutte le discipline interconnesse?
Abbiamo sempre cercato connessioni con ogni genere di attività anche negli anni scorsi, dalla sociologia, con l’indagine condotta da Wolfgang Scheppe sul tema di Venezia come Migropolis (ne è risultato un doppio volume Cantz) all’agricoltura biologica, con il workshop di Marietica Potrc all’isola di Sant’Erasmo e la mostra che ne è seguita. Lavoriamo con il teatro dal 2004 (abbiamo iniziato con Grazia Toderi e siamo passati attraverso Kimsooja, Jana Sterback, Rebecca Horn, William Kentridge). Ora ci è stato chiesto di fare una vera e propria coproduzione con il teatro, quindi abbiamo pensato fosse giusto orientarci su un italiano che lavora e spesso risiede a Venezia. Un piccolo omaggio a una generazione artistica italiana che ha pochi testimoni riconosciuti oltre a Cattelan.

Fenix – Teatro Lirico La Fenice – Venezia 2012

La contrazione dei mercati e la susseguente diluizione delle risorse economiche come ha visto modificare il programma della Fondazione? E come lo sta trasformando?
Gli atelier son finalmente una macchina funzionante, un obiettivo che è stato molto difficile da raggiungere visto che quando sono arrivata alla Bevilacqua erano pressoché dismessi. Ora lavoriamo con sponsor come Moleskine, Stonefly, illy e alcuni progetti europei; abbiamo raccolto delle risorse attorno ai giovani che hanno scelto Venezia come luogo per lavorare. A indirizzarci in questa direzione non è tanto la crisi, quanto il cambiamento di contesto: Venezia ha attratto Pinault e Prada, la fondazione bancaria locale ha aperto una sede espositiva dedicata alla fotografia e il processo di nascita di altre sedi per l’arte contemporanea non sembra chiuso nonostante la crisi. La nicchia della Bevilacqua è sempre più quella degli artisti giovani, con organizzazione di studio visit, cataloghi e concorsi per loro, convegni a vasto raggio (ultimo quello sulla Luce, dopo quelli sul Camuflage, sul Nero e sul Diafano) che abbiano un impostazione aperta anche ad artisti lontani dal mercato.

Fenix – Teatro Lirico La Fenice – Venezia 2012

Dopo i due grandi appuntamenti di Manifesta e Documenta, con qual nuovo artista ti piacerebbe lavorare e perché? Quale artista fra quelli attualmente in residenza (Riccardo Banfi, Federica Bruni, Enzo Comin, Fabio De Meo, Enrico De Napoli, Ansel Kehrleein-collettivo Dirtmor, Valentina Merzi, Arianna Piazza, Gianandrea Poletta, Valentina Roselli, Chiara Sorgato e Davide Spillari) ti ha colpito maggiormente?
Da tempo stiamo rimandando una mostra di Zoe Leonard su Venezia. Succederà, spero. Questa città ha un carattere sempre metaforico che vale la pena indagare. Quanto agli artisti degli studi, tengo gli occhi su due o tre di loro, ma sarebbe scortese fare nomi.

Nel 2012 la Bevilacqua La Masa ospita anche due artisti stranieri in residenza. Quali nuove relazioni ha intessuto o ha in previsione di sviluppare la fondazione veneziana con altre istituzioni nel mondo?
Abbiamo incominciato da una relazione con il Centre Pompidou da cui sono nate mostre di Roni Horn e Jim Hodges. Con il Camden di Londra abbiamo avuto molti scambi. Alcuni artisti degli atelier hanno vinto residenze o lavori altrove e questo ci ha aiutato ad avere relazioni con quei posti, come per Giorgio Andreotta Calò e la Rijksacademie di Amsterdam e Antonio Cataldo all’OCA di Oslo. Abbiamo co-organizzato un convegno della serie Bridge the Gap e una mostra di Yona Friedman con il CCA di Kitakyushu giapponese, abbiamo collaborato con centri d’arte africani… speriamo di potere allargare ulteriormente la rosa.

Fenix – Teatro Lirico La Fenice – Venezia 2012

Potresti fornire alcune anticipazioni sulla mostra di Elisabetta Di Maggio a ottobre? E Zoe Leonard, arriverà infine?
Zoe arriverà di sicuro, purtroppo Pinault ha comperato un’opera che volevamo esporre, la Camera Obscura, e questo ci ha costretto a ripensare la sua presenza. Elisabetta Di Maggio farà una bellissima mostra sul suo lavoro decennale attorno alla similitudine con cui si manifestano le vie di conduzione dell’energia vitale, mostrando la struttura quasi sovrapponibile di piante urbane, tessuti cellulari, forme dei neuroni, pizzi di Burano…
Come anche per Arienti, ciò attorno a cui indagano questi artisti sono le forme che la vita assume dal piccolo insetto alla megalopoli.

Ginevra Bria

www.bevilacqualamasa.it

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • DSK

    Cara Ginevra, le tue sono domande di zucchero! Se vai avanti così fai cariare anche le dentiere! Troppa alta pasticceria porta alla bassa macelleria…

    Segnalo ai lettori poco informati l’intervento di Paparoni sul terribile conflitto d’interessi di Vettese Angela, al quale va aggiunto il suo ruolo in Italian Area, database a cui appartengono alcuni artisti nominati, Arienti compreso…

    http://demetriopaparoni.blogspot.it/2011/06/il-conflitto-dinteressi-di-angela.html

  • DSK

    “The arts of hunger” critica le chiacchiere da bar di VETTESE ANGELA:
    “Il tono del discorso di Vettese è senza appello, ed è semmai questo che dispiace perché recensire un saggio- per giunta di uno dei più influenti storici dell’arte francesi- non è come fare una chiacchierata al bar”.

    http://theartsofhunger.wordpress.com/2011/12/21/consigli-di-lettura-jean-clair-christa-wolf-philip-ball/

    Come ho spiegato più volte già da quando ero praticamente il solo a prendermela con le assurdità scritte dalla Signora, le conseguenze di una tale faziosità vanno ben oltre il semplice tentativo di proporre come autorevoli delle “chiacchiere da bar” rozze, fanatiche, ma nel fatto che queste (associate ad una sistematica tecnica imitativa della produzione artistica estera) sono poi utilizzate come alibi per una pratica curatoriale di un lobbismo e sfrontatezza davvero unici, alla lunga molto pericolosi quando vengono attuati per anni attraverso importanti istituzioni d’arte.