La mente in esercizio

A Sarzana, tre giorni di conferenze, seminari, concerti, con cinquantasette ospiti tra filosofi, giuristi, scrittori, artisti, psicologi e registi teatrali. È la nona edizione del Festival della Mente, fino a domenica 2 settembre.

Fortezza Firmafede, Sarzana - photo Giuliano Benacci

Tre giorni, cinquantasette ospiti e ottantacinque appuntamenti tra conferenze, presentazioni e seminari: sono i numeri della nona edizione del Festival della Mente di Sarzana, che apre domani e continua fino a domenica. Il tema è la “creatività”: termine altrove abusato e qui invece, a leggere il programma, utilizzato con rispetto come spunto generale e approfondito a dovere nei singoli incontri.
Ricorre nei vari appuntamenti la riflessione sul ruolo e la potenzialità della cultura in tempi di crisi economica, e soprattutto si evidenzia la tendenza a riflettere sulle implicazioni tra cultura e società, con un taglio apertamente progressista.
Sintomatica di ciò la conferenza di apertura, intitolata Il diritto alla cultura, la responsabilità del sapere. La terrà Gustavo Zagrebelsky, giurista autore negli ultimi anni di testi di “resistenza” sui malcostumi politici e culturali, comprese le derive del linguaggio comune. Su un registro non dissimile la conferenza di un altro giurista, Franco Cordero, che in Fobia del pensiero si scaglierà contro la dittatura della comunicazione di massa.

Festival della Mente – Sarzana

Il nome più di spicco dell’intero programma è quello di Marc Augé, di ritorno in Italia dopo l’incontro alla Naba di pochi mesi fa, che ne La priorità della conoscenza rifletterà sulla cultura come mezzo di liberazione dell’individuo.  E un altro nome di sicuro interesse è quello di Marco Belpoliti, che prosegue la sua variegata analisi del panorama linguistico e visivo d’oggi applicandosi a un tema singolare ma simbolico come l’abbigliamento dei politici italiani da Togliatti a Bossi.
Quasi sociologiche le analisi su scrittura e narrazione di Ascanio Celestini (Come nascono le storie) e Erri de Luca (La parola come utensile), mentre sono concentrati su grandi figure femminili i tre interventi di Alessandro Barbero (Come pensava una donna nel Medioevo: Caterina da Siena e Giovanna d’Arco, Christine de Pizan).
Luca Ronconi ripercorrerà la sua carriera teatrale e Marco Paolini si produrrà in un recital dedicato a Jack London, mentre il rapporto tra creazione artistica e psicologia sarà analizzato da Anna Salvo e Giuseppe Civitarese. Le intersezioni tra scienza e arte sono protagoniste dell’intervento di Ruggiero Pierantoni, che applica le scoperte della neuroscienza, così popolari negli ultimi tempi sulla scia degli studi di Semir Zeki, al tema: Si può misurare un quadro?.

Fortezza Firmafede, Sarzana – archivio Festival della Mente

Infine, i rappresentanti delle arti visive. Tullio Pericoli sul tema Invenzione e scoperta; Jacopo Perfetti su Banksy, nume tutelare degli street artist di oggi; e, su tutti, i Masbedo, che terranno un seminario a numero chiuso sul ruolo odierno dell’artista e sul suo rapporto col sistema dell’arte. La formula scelta dal duo di videoartisti per riassumere la loro visione dell’artista è “parassita sacrale”. “Parassita perché necessita di succhiare dalla realtà per sopravvivere“, come scrivono nella presentazione, “sacrale perche sublima la vita in poesia nel tentativo di trasformarla in arma di resistenza alla realtà“. Quella resistenza che sembra il fil rouge dell’intero programma del festival.

Stefano Castelli

www.festivaldellamente.it

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.
  • anna

    bello il castello.

  • Antonio

    Questa moda dei festival disciplinari…Ma perchè invece di precipitarsi ad ascoltare i luminari non si preferisce la lettura delle loro opere?

  • Tyler Durder

    ..antonio….magari le loro opere le hanno gia lette…..
    altrimenti come si conoscono i luminari!!!!!!