Gita fuori porta

Fuga dalla Capitale, dopo stress e grandi imprese di una settimana in fiera. Guida pratica, consigli e indirizzi per chi vuole uscire dallo stress metropolitano, ma non è ancora pronto per abbandonare la terra laziale. Per scoprire che ai confini di Roma c’è un mondo. Generoso, rilassante, quando meno te l’aspetti.

Villa Adriana

Una mostra è un ottimo spunto per visitare uno degli angoli più magici del nostro Paese: la Villa di Adriano a Tivoli. L’occasione galeotta la fa Antinoo. Il fascino della bellezza, fino al 4 novembre nel museo ospitato in sito. Malgrado il titolo, che fa l’occhiolino allo spettatore, lasciandolo indugiare sulle vicissitudini del giovane efebo e del suo illustre amante, l’esposizione raccoglie, in un’unica occasione, interessanti esempi di plastica in marmo o bronzo (alcuni rinomati, come quello proveniente dai Musei Vaticani, dal Staatliche Kunstsammlungen di Dresda o dall’Archeologico di Firenze). Il racconto, con le sue quattro sezioni, diventa quasi letterario e costruisce l’affresco di un’epoca: ora c’è Antinoo, uomo nel suo contesto sociale, successivamente è dio pagano o personaggio misterico di memoria egizia, infine è “icona”, la cui fortuna viene tramandata nella storia, fino ai giorni nostri.
Immagine resa, inoltre, nota da Marguerite Yourcenar nell’indimenticabile Le memorie di Adriano, quando scrive: “La morte di Antinoo è un problema, oltreché una sciagura, per me solo. […] I miei rimorsi, a poco a poco, sono divenuti anch’essi un aspetto amaro di possesso, un modo per assicurarmi d’esser stato sino alla fine lo sventurato padrone del suo destino. Ma non ignoro che bisogna fare i conti con le iniziative personali di quell’estraneo affascinante che resta, malgrado tutto, ogni essere amato. Se m’assumo tutta la colpa, riduco quella giovane figura alle proporzioni d’una statuetta di cera che io avrei modellata, e poi infranta con le mie stesse mani. Non ho il diritto di avvilire quel raro capolavoro che fu la sua fine; devo lasciare a quel fanciullo il merito della propria morte. E come perdere l’opportunità di questa prima tappa per non concedersi una passeggiata negli affascinanti sentieri erbosi che incorniciano la villa, a spasso tra eleganti esedre, teatri, come quello “Marittimo”, quasi intatti, e scavi, alcuni ancora in progress?

Il panorama da una finestra dell’Antonello Colonna Vallefredda Resort

Se dopo una settimana di fiera (Roma Contemporary si svolge a Roma, al Macro Testaccio, l’ultimo week end di maggio), invece, vi sentite ancora “contemporanei”, a Capena c’è l’Art Forum, declinazione ad arte dell’azienda Würth, che fino al 12 settembre propone la coppia inossidabile, divisa solo dalla scomparsa di lei, formata da Christo e Jeanne-Claude. Anche qui c’è una narrazione, ed è quella che unisce gli artisti a Reinhold Würth e alla sua collezione. La mostra ne riporta le tappe, passo dopo passo, senza tralasciare Pavimenti e scale impacchettati e finestre coperte, realizzata nel 1995 al Museum Würth di Künzelsau, famosa per essere stata la più grande installazione di interni realizzata dagli artisti fino ad allora, ma anche progetti importanti come il recente Sopra il fiume (per l’Arkansas, Colorado), che Christo spera di allestire nel 2014.
Si dorme, in ogni caso, a Labico (47 km da Roma) al Resort Valle Fredda di Antonello Colonna, una sintesi tra arte, buon vivere e cibo di alto lignaggio. Dodici le suite, piacevolmente disperse in un parco di venti ettari, arricchite da arredi di design. Piscina riscaldata sul tetto della struttura con vista a perdita d’occhio, spa con acqua oligominerale, architettura firmata da Aniello/Tasca e da Gianluca Tulli, cucina diretta  dallo chef Adriano Baldassarre, tra materie prime a chilometro zero e autoprodotte, recupero della tradizione e creatività contemporanea, in puro stile Colonna.
Last stop in Ardea (a meno di 40 km dalla Capitale), che ospita il museo dedicato a Giacomo Manzù, nato Manzoni, tra i protagonisti dell’avventura artistica italiana del secolo scorso, la cui scultura ha saputo fondere in gesti essenziali e consapevoli la sapienza di una tradizione millenaria ed eccellente – costruita secolo dopo secolo da nobili precursori – con l’animo tormentato, la scarnificazione esistenziale, la solitudine di una figura esemplare come il Grande Cardinale Seduto (1955), che caratterizza il secondo dopoguerra nostrano.

Christo – Riviste impacchettate (Per Reinhold Würth) – 2000 – collezione Würth – photo André Grossman

Pranzo, infine, ad Aprilia presso Il Focarile, il ristorante dei Fratelli Lunghi, dall’interessante cantina e la cucina che guarda alla toscana, ultima piacevolezza di questa gita fuori porta.

Santa Nastro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #7

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.