Così vi ho risanato il Maxxi

Lucidità, competenza, spirito volitivo e grande attenzione ai particolari. Con una logica davvero innovativa per un grande funzionario pubblico. Antonia Pasqua Recchia, commissario del Maxxi in questi mesi di primavera/estate 2012, dimostra una profonda empatia con il ruolo che il museo e una chiara determinazione a rimettere in carreggiata il Museo Nazionale del XXI secolo. Un’anteprima della lunga intervista che troverete sul numero autunnale di Artribune Magazine.

Antonia Pasqua Recchia

Un commissario oltre a riorganizzare la macchina deve compiere anche scelte impopolari e dargli sotto di tagli. Al Maxxi quali sono gli sprechi che ha trovato? Organizzazione? Risorse umane? Fornitori?
Non ho trovato grandi sprechi, anche se è stata fatta una puntuale spending review. Certo è che ho trovato un po’ di disorganizzazione e qualche inefficienza. Non dipende dalle persone perché a livello individuale si tratta di tutte persone di qualità. Chiudere i contratti a progetto è stato indispensabile in questa fase (e con grande dispiacere), ma mi auguro che parte di questi possano essere recuperati una volta finita la fase di emergenza. Insomma, il fatto è che mancava a mio parere una regia, un punto di coagulo e di indirizzo.

Quale esempio di disorganizzazione e inefficienza?
Beh ad esempio la parte gestionale risulta un po’ ipertrofica come numero di risorse, mentre la parte culturale è un po’ sottodimensionata. Il totale dei dipendenti magari è quello giusto, ma vanno distribuiti in maniera più coerente.

Sta interpretando il suo incarico alla Fondazione Maxxi in maniera volitiva, non passiva come spesso accade in molti commissariamenti che vivacchiano in attesa di passare la palla. Questo significa che si sta mettendo mano anche allo statuto della fondazione? Se sì in che modo? Con quali modifiche sostanziali?
La Fondazione va a mio parere riposizionata. Dando una maggiore chiarezza alla sua missione che nell’attuale statuto è abbastanza vaga. Dando maggiore valorizzazione alle competenze scientifico culturali e rafforzando queste competenze. Bisogna poi che tutti i sostenitori partecipino ai processi decisionali. Oggi hanno sostanzialmente solo un elenco di benefit, ma non vi è un loro coinvolgimento sulle scelte. Forme partecipative vanno studiate sotto forma assembleare, in modo che possano dare un contributo propositivo.

Zaha Hadid – MAXXI

Intanto, per ora, i sostenitori appaiono furenti per il commissariamento e per come è avvenuto…
Mi auguro che i sostenitori non diminuiscano, anche se molti di loro in questa fase sono molto preoccupati. Hanno una grande potenzialità. Io vedo qualcosa che vada oltre all’attuale I Live Maxxi. Tra i sostenitori di quello che è il museo nazionale delle arti del ventunesimo secolo ci dovrebbe essere il meglio del Paese. Gente che fa proposte, che propone sperimentazioni, che suggerisce, che anticipa.

Assieme allo statuto cambierà anche la governance, presumibilmente. Come si sta procedendo in questo senso?
Verrà rinominato il Consiglio d’Amministrazione e il Ministero si riserverà dei posti che potrebbero essere ridotti man mano che si amplierà il partenariato. Fin ora c’è un solo partner che è la Regione Lazio. Il Comune di Roma per il momento non entra nella Fondazione, ma stiamo facendo in modo di cambiare il rapporto tra Ministero e Comune e dunque tra Maxxi e Macro. In modo che venga meno questa sorta di competizione tra i due musei che è una competizione in perdita.

Antonia Pasqua Recchia ritiene di restare commissario della Fondazione Maxxi fino a che data, realisticamente?
Il commissariamento termina a metà di settembre e mi auguro di avere compiuto per quell’epoca tutto il lavoro: la programmazione per l’autunno 2012 (che sarà molto rafforzata rispetto al previsto), il bilancio approvato. E con lo statuto pronto per l’approvazione da parte del nuovo presidente e del nuovo CdA che nel frattempo verranno nominati.

Pio Baldi, ex presidente del Maxxi

E il presidente che ‘tipo’ dovrà essere? Quale il suo identikit?
Tre concetti: affidabilità, capacità di fund raising, visione culturale forte. Deciderà il ministro.

Commissario, ma l’arte contemporanea interessa alla politica? E all’attuale ministro?
Posso dire che c’è un forte impegno politico a fare in modo che si possano reperire all’interno del bilancio altre aree di finanziamento del Maxxi.

Massimiliano Tonelli
(l’intervista qui sopra è solo un piccolo estratto, l’integrale uscirà sul prossimo numero di Artribune Magazine – abbonati)

www.fondazionemaxxi.it

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • Fabio

    “non ho trovato grandi sprechi” ma poi parla di “fase di emergenza”; chiudere i contratti e’ stato indespensabile”, ma poi afferma che magari saranno recuperati finita l’emergenza e che allo stato attuale il Maxxi necessita di maggiori professionalita’ culturali.
    Non mi sembra molto “volitivo” dottor Tonelli, mandare a spasso i lavoratori precari, tanto piu’ che non sono certo uno spreco ma una risorsa, di cui lo stesso Commissario evidenzia la carenza e/o necessita’.
    Piuttosto vedo il solito sistema dell’arte, fondato in buona parte sul precariato, sullo sfruttamento di professionalita’ (e di personali speranze o illusioni) attraverso varie forme di volontariato, stage etc.
    Piu’ che un risanamento mi sembra un De Profundis.
    Vedremo quanto sara’ volitivo il conto economico di fine anno …

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  • monica

    non potrei essere più d’acordo di te Fabio….poi sta bene che ognuno porti qualcosa di nuovo alla struttura ma 60 persone che lavorano nella parte teorica della progettazione del museo e la metà che concretamente la realizza, mi sembra…..un gravissimo spreco, o meglio una maniera per piazzare i soliti raccomandati.