Col naso all’insù

L’Italia punta in alto. Tra un progetto, un cantiere avviato e un flop annunciato, a Roma, Bologna, Torino, Milano e Venezia è battaglia a suon di metri. Per aggiudicarsi il primato con il grattacielo più alto. Entro il 2012 i primi risultati.

Open Project - Torre Unipol - Bologna

L’Italia non è un Paese per grattacieli. Almeno finora, perché un cambio di tendenza sembra aver investito alcuni capoluoghi fermamente decisi a puntare in alto. Nel mese di aprile, ad esempio, è stato aperto il grande cantiere della Torre di Isozaki e Maffei, il primo dei tre che, insieme a quelli di Hadid e Libeskind, caratterizzerà il quartiere milanese di CityLife previsto per l’Expo 2015.
Ma quali sono gli esperimenti in via di ultimazione? A Roma, a dispetto di quanti la vorrebbero imbalsamata sotto una coltre di storia, c’è un quartiere, l’EUR, dove l’espansione orizzontale cede il passo a quella verticale. A fine 2012 nello skyline capitolino svetteranno Eurosky – 120 metri di altezza destinati a residenze progettati dall’architetto Purini – ed Europarco – complesso per uffici di stessa statura ideato dello Studio Transit. Ma nessuno sarà più alto della Cupola di San Pietro. Campanilismi a parte, se questo è il meglio che la Capitale può avere, la strada è ancora lunga. L’eccessiva rigidità delle linee intrappola gli edifici in una conformazione obsoleta che non regge il paragone con gli interessanti esperimenti in atto nel resto d’Italia, figurarsi nel resto del mondo.
Ultimi ritocchi anche per la Torre Unipol a Bologna, progettata dai conterranei Open Project, che si innalzerà per 125 metri – 30 in più della Torre degli Asinelli – nella periferia est del capoluogo, dove è il simbolo di un nuovo insediamento contraddistinto da una piazza coperta, un albergo e una grande piastra commerciale. Ma è nei 32 piani del grattacielo che si sono concentrati gli sforzi maggiori per ottenere il massimo delle prestazioni con il minimo degli sprechi, raggiungendo la classe A di efficienza energetica.

Franco Purini – Eurosky – Roma

Anche Torino non è da meno: qui i grattacieli saranno due. Il primo, un volume compatto smaterializzato dall’abbondante uso del vetro, è progettato da Renzo Piano per Intesa San Paolo nella zona di Porta Susa – dove sta sorgendo la nuova stazione dell’Alta Velocità ideata dai francesi AREP con d’Ascia e Magnaghi – e arriverà a quota 167 metri, quasi all’altezza della Mole Antonelliana (le polemiche sono state aspre). Il secondo è la nuova sede della Regione Piemonte affidata a Massimiliano e Doriana Fuksas. L’altezza prevista, 205 metri, non preoccupa la cittadinanza, che finalmente vedrà riuniti gli edifici regionali in un’unica struttura. Il cantiere, iniziato a fine 2011 dopo varie vicissitudini, sorge accanto al Lingotto, distinguendosi per tre elementi uniti dallo stesso linguaggio: la torre che ospiterà gli uffici, la corte sotterranea e un edificio indipendente, il centro servizi connesso al complesso.
Ma se molti grattacieli iniziano a salire, non mancano i buchi nell’acqua. Uno dei casi più eclatanti riguarda la torre del porto turistico della Margonara a Savona dello studio Fuksas. Il progetto viene presentato a marzo del 2006: un grattacielo di 120 metri in mezzo al mare, una costruzione snella in acciaio e vetro a geometria variabile. Un design avveniristico, forse anche troppo per la città. Tanto che passano quattro anni e la situazione non si sblocca, fino ad arrivare al 2010 con lo stop definitivo.

Kohn Pederson Fox Associates – Torre Diamante – Milano

A Milano, invece, le previsioni non deludono le aspettative: appena inaugurata la torre Hines, sede di UniCredit, a opera di Cesar Pelli. Un complesso inserito nel Centro Direzionale di Porta Nuova intorno alla grande piazza circolare con tre edifici ad altezza crescente, culminanti nella caratteristica guglia che raggiunge i 231 metri. Sempre nella stessa area sarà terminato entro fine anno il ‘Diamantone’ dello studio KPF – Kohn Pederson Fox Associates. Nel nome la sua peculiarità: un corpo sfaccettato che allude a una grande pietra preziosa di 140 metri di altezza, però sostenibile. La torre ha ottenuto la certificazione Leed Gold dal Green Building Council per essere costruito secondo principi sostenibili.
E infine un progetto ancora su carta: il Palais Lumière voluto da Pierre Cardin. Il celebre stilista di origine trevigiane ha deciso di regalare alla sua Regione un simbolo che ne celebra la grandezza. Il grattacielo sorgerà (?) a Porto Marghera, avrà una conformazione a tre vele e con i suoi 244 metri supererà tutte le altre diventando la torre più alta d’Italia. Almeno per ora.

Zaira Magliozzi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #7

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Zaira Magliozzi
Architetto, architecture editor e critico. Dalla sua nascita, fino a Marzo 2015, è stata responsabile della sezione Architettura di Artribune. Managing editor del magazine di design e architettura Livingroome. Corrispondente italiana per la rivista europea di architettura A10. Dal 2006 cura la rubrica “Corrispondenze” nella rivista presS/Tletter. Pr e project manager di progetti dedicati alla comunicazione del design e dell’architettura per l’agenzia di comunicazione SignDesign. Ha scritto per The Architectural Review, L’Arca, Il Giornale dell’Architettura, Il Gambero Rosso, Compasses, Ulisse e Quaderno di Comunicazione. Membro del Consiglio direttivo di IN/ARCH Lazio. Dal 2009 fa parte del laboratorio presS/Tfactory, legato all’AIAC - Associazione Italiana di Architettura e Critica - per l’organizzazione di eventi, workshop, concorsi, corsi, mostre e altre iniziative culturali legate al mondo dell’architettura.