Un festival dell’arte o il germe di un’istituzione? Giorno per Giorno il giorno dopo

“L’arte contemporanea può avere un pubblico e non solo una claque di addetti ai lavori”. Gianluigi Ricuperati riassume così dieci giorni di curiosità infinita. Giorno per Giorno – Dall’eternità a qui è il progetto della Fondazione per l’Arte CRT che si è svolta a Torino dal 19 al 30 giugno in varie sedi del sistema dell’arte contemporanea. Un bilancio.

Giorno per Giorno 2012 - Obrist e Ricuperati

Giorno per Giorno si è conclusa e ora è tempo di bilanci. Com’è andata questa edizione?
È stato un successo inaspettato. Attenzione impressionante da parte di tutti i media importanti, non solo quelli specializzati. Siamo usciti a pagina intera su Repubblica, Corriere della Sera, Sole24Ore, La Stampa, l’Unità, e tutte le riviste nazionali e internazionali, cartacee oppure online, ci hanno dedicato spazio, approfondimenti, commenti. Ma soprattutto, la partecipazione del pubblico è stata attenta, cospicua in termini numerici – più di 2.500 persone in dieci giorni, considerati gli orari pomeridiani e la relativa “difficoltà” degli argomenti trattati, il caldo, l’aver lanciato molti nomi nuovi e poco noti, la scarsa educazione scientifica: sono arrivate persone da Bologna, Milano, Genova, Napoli. E inoltre il sito, giornopergiorno.org, ha registrato quasi 50mila visitatori unici. E un ultimo dato: metà del nostro pubblico registrato è giovane, under 30, e questo mi sembra altrettanto importante.

Cosa rifaresti e cosa no?
Rifarei tutto. Ma rifarei di più. Non dieci giorni, ma un mese. Non undici istituzioni, ma tutte le istituzioni, di qualsiasi estrazione e disciplina. E poi lavorerei con le università per far ottenere crediti agli studenti che partecipano, coinvolgerei di più le associazioni, e naturalmente coinvolgerei di più il Comune, che ha già espresso un enorme interesse. Questo può diventare il primo festival di cultura transdisciplinare in Italia o forse in Europa, ed è una condizione eccitante.

Giorno per Giorno 2012 – Mauto

Peccato per l’assenza di Gillo Dorfles, invitato a chiudere la rassegna…
Sono imprevisti comprensibili, a 102 anni. Evviva Gillo! Preferisco comunque ricordare al lettore alcuni tra i nomi che hanno impreziosito la rassegna: Ute Meta Bauer, ex Documenta, ex M.I.T., ora responsabile al Royal College of Art di Londra. Stefano Boeri, ex direttore di Domus e Abitare, assessore alla cultura della città di Milano. Bill Morrison, uno dei grandi innovatori globali del linguaggio filmico oggi. Hans-Ulrich Obrist, una delle figure centrali del sistema dell’arte degli ultimi quindici anni. Dimitar Sasselov, astronomo di Harvard che se ci fosse il Nobel per l’astronomia l’avrebbe già vinto. Patricia Urquiola, che sta lavorando contemporaneamente dal Qatar al Brasile, dal Giappone a Singapore. I gemelli Oakes, che stanno proponendo il loro modo di “vedere” il paesaggio a tutte le più importanti istituzioni mondiali. Artisti come Tomas Saraceno e Taryn Simon. E Giovanni Amelino-Camelia, che a quarantacinque anni è uno dei fisici di frontiera che tutto il mondo ci invidia. Per non parlare di Amedeo Balbi, Marco Rainò, Lawrence Weschler, Franz Bernardelli, che hanno letteralmente incantato il pubblico, producendo meraviglia con le loro ricerche tra arte, design, scienza, letteratura. E gli scrittori italiani, tra i quali Letizia Muratori, Vincenzo Latronico Giorgio Vasta e Camilla Baresani. E tutti gli altri che ora sto dimenticando di citare. Abbiamo portato alcuni dei migliori cervelli che le rispettive discipline possano vantare, in Italia e all’estero. E se avessimo avuto più tempo e risorse – ma non ci si può lamentare – ne avremmo portati anche di più.

Gianluigi Ricuperati

La macchina organizzativa ha funzionato? Per esempio, sempre a proposito dell’incontro di chiusura basato sulle quattro interviste di Obrist, qualcuno è rimasto in piedi o fuori dalla Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze perché non c’era più posto…
È una sala fragile, bellissima, importante. Non si poteva mettere a repentaglio la sicurezza. I luoghi hanno un’anima e per me scegliere un luogo piuttosto che un altro è un gesto curatoriale completo, perciò sono felicissimo di averla fatta in quella meravigliosa sala densa di memoria matematica e scientifica. C’era troppa affluenza, non so come spiegarmelo, dato che era un sabato sera caldissimo di fine giugno, e gli argomenti decisamente “high brow”. È successo. È il successo!

Qual è stata la partecipazione del pubblico ai workshop e agli incontri interdisciplinari in termini di numeri e interesse?
Segnalo solo una cifra, per dire quanto è andata bene: al workshop dei gemelli Oakes, sconosciuti in Italia e al mondo dell’arte, alle undici di mattina di un venerdì afoso di giugno, al Parco d’Arte Vivente che non è esattamente in pieno centro, hanno partecipato settanta persone che per tre ore hanno lavorato e disegnato con i due giovani maestri. Io ero lì: ho visto professori, architetti, pensionati, giovani studenti e studentesse. Tutti gli incontri transdisciplinari sono stati altrettanto affollati. Ma soprattutto, permettetemi di dirlo, ho visto persone che arrivavano lì apposta, concentrate, interessate, competenti.

E la risposta dei relatori a questa inedita formula? Ci puoi fare qualche esempio di come si sono svolte queste “conversazioni”?
I relatori sono stati curiosi, aperti, interessati a questo “sfregamento” a volte anche impegnativo. I risultati li vedete su Youtube sul canale di Contemporary, che ha straordinariamente seguito tutta la manifestazione. Ma sono convinto che siamo solo all’inizio. La costruzione di codici transdisciplinari è lenta e faticosa, ed è il contrario di un evento. Ecco perché questo non è un evento ma il germe di un’istituzione.

Ci racconti una “lezione aumentata”?
Giovanni Amelino-Camelia, fisico teorico di fama internazionale e persona curiosa e di grande umanità, camminava tra le opere di Marisa Merz e raccontava senza fare sconti alla complessità alcune delle conquiste e dei dubbi più recenti e laceranti della sua ricerca. Io dialogavo con lui, ma più che altro osservavo le reazioni, il prodursi di questa realtà. Le lezioni aumentate sono passeggiate, ma producono realtà, e nel produrre realtà producono conoscenza. Sentir parlare uno studioso come Amelino-Camelia di come ha iniziato a risolvere un problema riguardante la condivisione dello stesso spazio-tempo da parte di entità fisiche differenti, un tema che lo assilla da anni, con gli occhi incollati alle figure misteriche che costellano le opere di Marisa Merz, emerse in uno spazio-tempo volutamente non identificate, non catalogate, è un’esperienza potente.

Giorno per Giorno 2012 – Sala dei Mappamondi

Idee per la prossima edizione se sarai riconfermato allenatore di questa rassegna?
Sarebbe bello che questo festival diventasse una scuola, una scuola che dura un mese, che esplora i codici della transdisciplinarietà, a partire dall’arte contemporanea. Ma visto che tomorrow never knows, voglio cogliere quest’occasione per ringraziare la Fondazione per l’Arte CRT e il suo presidente Fulvio Gianaria per aver chiesto a un outsider totale come me di curare l’edizione di quest’anno. E vorrei ringraziare lo staff di Artissima per la qualità con cui ha realizzato e talvolta corretto e migliorato le mie idee iniziali. E tutti i direttori di musei e istituzioni che ci hanno ospitato, anche se sarebbe stato bello averli con noi durante gli incontri. Con le felici eccezioni di Piero Gilardi, Patrizia Sandretto, Danilo Eccher e Mariano Boggia, e l’assenza giustificata dell’ormai ex direttore di Rivoli Andrea Bellini, che se fosse stato ancora a Torino avrebbe partecipato eccome, è stato spiacevole non condividere l’entusiasmo di questi incontri con loro, anche perché credo che Giorno per Giorno abbia avvicinato alle loro grandi mostre e collezioni un nuovo pubblico, che finalmente ha capito che l’arte contemporanea può avere un pubblico, come tutte le altre arti. E non solo una claque di addetti ai lavori o “aventi diritto”. Ai nostri incontri di “aventi diritto” non ce n’erano, perché erano aperti a tutti i cittadini, e tutti i cittadini hanno, come dice Piero Gilardi, il “diritto sociale all’arte”. E infine Marco Cendron, grafico illuminante, artista curiosissimo e di enorme talento, che ha coniato un magnifico simbolo ancestrale e futuribile, per il quale la parola ‘logo’ pare davvero inadeguata. Parliamo di simboli, parliamo di Guénon, parliamo di progetti culturali, parliamo di cose interessanti. Ecco lo spirito di questi dieci giorni.

Claudia Giraud

www.giornopergiorno.org

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).
  • Beh se pensiamo alle edizioni passate questa è stata un successone … chissà se qualcuno ha capito perché ..

    • pietrosergio mauri

      esperienza che andrebbe riproposta in città diverse per la Sua preziosa particolarità e con interessanti comparazioni fra pubblici e “climi culturali” diversi.
      Complimenti