Piccola fenomenologia dell’ascolto

Un serio e rigoroso saggio di filosofia della musica scritto da un giovane ricercatore italiano, Alessandro Bertinetto. Un saggio che ha ispirato una reazione “impressionista”. Che si gioca tutta sul Requiem di Mozart.

Peter Greenaway - Le Nozze di Cana

Prologo. In una celebre e pioneristica “post-produzione” de Le Nozze di Cana di Paolo Veronese, Peter Greenaway presentava nel 2009 alla Fondazione Cini di Venezia una “vivificazione” del celebre dipinto che consisteva per lo più nel frantumare il silenzio che avvolge la tela, animando i personaggi in essa contenuti attraverso i suoni e le musiche “di scena” supposti reali a quel tempo, fatto a sua volta di tempi sovrapposti: l’epoca “biblica” della cena e quella più recente in cui avviene il gesto pittorico di Veronese.
Con un’operazione che richiamava la precedente traduzione in film de La guardia notturna di Rembrandt, Greenaway operava qui un tentativo digitale di completamento del dipinto, sfruttando la tipica sensazione di chi incontra l’opera e instaura con essa un rapporto intenso che può produrre vaghe visioni uditive o creare un “bisogno” di udire il quadro. Bisogno che nasce dal fatto che, mentre dipinti sono tendenzialmente muti, la musica invece più facilmente suscita visioni, emozioni, pensieri. È il pensiero dei suoni.
Da questa importate a-simmetria nasce il testo che segue, teso a comporre una minuta fenomenologia dell’ascolto che tiene conto di alcune delle aporie trattate nel recente saggio Il pensiero dei suoni con cui Alessandro Bertinetto, docente e ricercatore all’Università di Udine e alla Freie Univertität di Berlino, cerca di chiarire le posizioni assunte negli ultimi decenni dai filosofi della musica.

Peter Greenaway – La guardia notturna

Narcisisticamente parlerò di me, di quel che mi accade durante un ascolto del Requiem di Mozart. Questa volta decido di scrivere quel che la musica “mi sta dicendo”, nel tentativo di analizzare il mio rapporto con essa, cercando di comprendere qualcosa di più sulla sua “natura”.
Mentre ascolto sono consapevole che di questa composizione so alcune cose: so, ad esempio, che è un’opera rimasta incompiuta per la prematura morte del suo autore. Il che mi rimanda subito all’immagine dell’attore Tom Hulce, il quale, nel film Amadeus di Milos Forman, interpreta un giovane Mozart morente nell’atto di dettare al creduto amico e compositore di corte, l’italiano Antonio Salieri, la messa da requiem commissionata al genio salisburghese da un anonimo committente (che il film ipotizza sia lo stesso Salieri).
Il film di Forman racconta per immagini e per dialoghi il senso di un evento (e di una vita) che molto probabilmente non è accaduto come lo si vede nel film, il che renderebbe l’interpretazione un terribile tradimento. Quindi quello che so e quello che non so s’incontrano nell’ascolto. Consapevole di ciò, procedo nella gioia di un consumo estetico della musica che non si ferma alla pura presenza delle armonie e delle note eseguite dai diversi strumenti.
Le reminiscenze di questo film vengono suscitate dai vari passaggi musicali e continuano a far scattare pensieri. Nella storia narrata dal film, il genio di Mozart è rappresentato come lo strumento di Dio, il quale detterebbe così la Sua musica all’umanità (sono le parole di Salieri e costituiscono l’affascinante ipotesi di lavoro estetica ed etica di tutto il film).

Milos Forman – Amadeus

Ma nel film l’attore dà corpo a un personaggio infantile, sboccato, una “scimmia ammaestrata” (è sempre Salieri il nostro interprete di Mozart) e mai evolutasi. La musica procede e, invece di sterilizzare l’immaginazione, la esalta.
Adesso mi torna alla mente un ricordo personale, di quando un guru della musica come Franco Battiato, a una cena in comune, confessò il proprio desiderio di dedicare un film a Mozart che confutasse l’immagine del genio musicale data da Forman. Quindi, mentre procedo nell’ascolto, si crea un dibattito ermeneutico nella mia testa che ruota attorno all’identità autentica di Mozart.
Neppure le emozioni restano fuori dal gioco. La musica si fa portatrice di immagini. La scena finale di Amadeus mi aveva commosso e, mentre arrivano le note del Requiem che erano la colonna sonora di quella scena, torno a commuovermi: qui e ora. Sono presto rapito da un passaggio di archi e di voci a me particolarmente caro, che non si lega a nessuna immagine in particolare: sembra puro. Anzi, il suo ascolto mi distoglie prepotentemente da ogni altro pensiero, ricordo o sensazione che finora si sono accavallati.
Mi lascio andare a un ascolto purista, più partecipe delle immagini musicali, dei movimenti dei suoni: so percepirli perché l’ho imparato in terza media durante la classe di educazione musicale, e questo lo riconosco velocemente, en passant. Allora mi impongo una regola estetica: devo ascoltare i brani concentrandomi soltanto sui suoni, prestando massima attenzione ai timbri degli strumenti e a come essi dialogano. Devo concentrarmi sulle armonie cangianti, i movimenti ginnici di archi e voci, e magari al senso delle parole che vengono cantate.

Alessandro Bertinetto – Il pensiero dei suoni. Temi di filosofia della musica

Ma mentre penso a ciò, l’Agnus dei attacca il suo canto lamentoso e un momento dopo, quando alzo gli occhi per prendere fiato dalla scrittura, nel paesaggio campestre immerso nel sole che scorre fuori dal finestrino del treno su cui viaggio compare un piccolo stormo di colombi in decollo che s’innalzano verso l’alto. Gli uccelli sono colpiti dal Sole e sono un’immagine bella di per sé. Una volta colti in sincronia con la strofa “agnus Dei qui tollit peccata mundi” diventano però qualcosa di più: una illuminazione sulla grazia del creato. Fortemente suggestionato, azzardo: quel volo sembra studiato apposta perché io lo vedessi così, in sincrono con la strofa. Sembra un’ascensione. Tale visione (che è tanto visiva quanto uditiva) mi rimanda alla trascendenza della musica, al senso intrinseco di sacralità che il Requiem di Mozart mi trasmette, perché con tutta probabilità egli così lo ha composto.
Mentre penso a ciò, un altro passaggio musicale mi rapisce e mi porta indietro di vent’anni rievocando la sensazione di morte e di gioia avuto ascoltandola sulla coreografia di uno spettacolo di danza contemporanea di John Neuemeier. Prima che finisca questo capolavoro di musica sacra, poiché so che di questa categoria musicale si tratta, mi rendo conto che di sacro Mozart aveva poco. Le interpretazioni storiche dicono che fosse un enfant prodige diventato presto un maudit. Allora mi chiedo come sia possibile che un uomo poco timorato di Dio abbia potuto scrivere musica sacra tanto sublime.

Un balletto coreografato da John Neumeier

La musica prosegue e il mio ascolto sussulta così: tra ricordi, pensieri, sensazioni, mettendo insieme facoltà cognitive distinte, che normalmente uso in modo “abbastanza” specifico e che la musica di Mozart riunisce in un turbinio di visioni e di riflessioni, di emozioni e di curiosità intellettuali. Li fa coesistere come in un flusso di coscienza à la Joyce. Forse, se io fossi un musicista, un direttore d’orchestra o un critico musicale, la musica sarebbe molto altro ancora.
Il pensiero dei suoni analizza teorie che hanno tentato di dare risposta a questo mistero evidente che è la musica, un “linguaggio” capace di attraversare agevolmente le barriere linguistiche, culturali e temporali, restando opaco a ogni tentativo di definizione e perfino, forse, di descrizione.
La filosofia della musica inizia dove questa breve fenomenologia dell’ascolto finisce.

Nicola Davide Angerame

Alessandro Bertinetto – Il pensiero dei suoni. Temi di filosofia della musica
Bruno Mondadori, Milano 2012
Pagg. 169, € 16
ISBN 9788861596580
www.brunomondadori.com

  • Angelov

    Dopo aver letto l’articolo, sono andato in una libreria per acquistare il libro di Bertinetto. Lo ho guardato un po’, sfogliato e datogli una breve scorsa. Inizia con una citazione attribuita a Frank Zappa. Ma ho dovuto constatare che è troppo profondo ed analitico per me. Allora mi sono distratto un po’; stavo per acquistare L’angelo necessario di Cacciari; ma mi sono ravveduto in tempo: ha a che fare con il mio nome. Infine mi è capitato tra le mani: I sermoni tedeschi di Eckhart, un autore che avevo sempre voluto leggere. Uscendo mi è venuto da pensare che si, tutto sommato, le vie del signore sono probabilmente infinite. Anche grazie ad una recensione.

  • nicola davide angerame

    beh, che dire… è il meglio che un recensore possa sperare!

    • Angelov

      Ho anche scoperto questo libro molto interessante: “Il significato della musica” di Marius Schneider; edizioni SE.
      Scritto dal maggior etnomusicologo del novecento, tratta del Suono in modo esaustivo, andando alle fonti delle tradizioni millenarie, tracciandolo fino all’origine delle cosmogonie che sono alla base delle culture moderne.
      Ricorda un po’ Il ramo d’Oro di James Frazer.

      • nicola davide angerame

        allora mi permetto di segnalare All’ascolto di Jean-Luc Nancy, Cortina Editore, breve ed intenso saggio filosofico sul tema.

        • Angelov

          grazie.