La scelta del collezionista, vol. 2

Continua la nostra indagine sul collezionismo italiano. Nello scorsa puntata abbiamo chiesto a un nutrito gruppo di illustri “compratori” d’arte cosa li spingesse verso l’acquisto di un’opera. Quali sono, insomma, i fattori che orientano le loro scelte. In questa seconda tranche, abbiamo posto il quesito ad altri 13 collezionisti, con profili molteplici ed eterogenei. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Anna Rosa e Giovanni Cotroneo

Ines Musumeci Greco
Roma
Seguo da anni il mio cuore, la mia “pancia”. Non ho regole. Viaggio molto per le fiere in Europa e nel mondo e sono una persona curiosa per natura. Mi lascio andare all’istinto e, quando vedo un’opera che mi piace, se posso la compro senza neanche chiedere di chi è. Generalmente sostengo i giovani artisti italiani in modo particolare, perché credo sia importante. Sono una collezionista, ma anche una mecenate, e il mio rapporto con l’arte e con gli artisti è quotidiano e anche umano.

Antonio Coppola

Antonio Coppola
Vicenza
Partendo dall’ipotesi che le opere d’arte di un determinato artista rappresentano un canone, una personale de-codificazione rappresentata con tecniche, mezzi espressivi e stili, per me collezionare le opere di un’artista diventa un tentativo di immedesimazione nel suo individuale linguaggio. Un linguaggio che “regola” le relazioni tra cose, storie e materia. Cerco di raccogliere dalle opere qualche spunto di riflessione. L’elevato numero di artisti viventi offre un patrimonio capace di conferire, come mai in precedenza, una carica esplosiva all’individuazione degli standard creativi che potenziano la ricerca delle relazioni e dei flussi. Colleziono arte per migliorare il senso della mia esistenza e contribuire nel mio piccolo a migliorare quella di chi mi circonda.

Concetto e Sofia Bosco

Concetto e Sofia Bosco
Catania
Ci riteniamo due collezionisti istintivi. Le nostre scelte non sono solo razionali, ma avvengono soprattutto “di pancia”. Scegliamo sempre opere che ci trasmettano emozioni, con le quali ci sentiamo in sintonia e nelle quali riusciamo a decodificare il messaggio che l’artista ha voluto trasmetterci e condividere con la nostra sensibilità. Non abbiamo una metodologia del collezionare predeterminata, anche se, a posteriori, ci  siamo resi conto di aver maggiormente prediletto la pittura concettuale, rispetto a opere marcatamente figurative. A volte ci capita di riconoscere subito il contenuto intellettuale di una determinata opera: a quel punto sentiamo l’impulso di possederla e facciamo di tutto per conoscere l’autore. Collezionare significa incentivare la produzione di arte. Lo sentiamo come il nostro doveroso e personale contributo alla diffusione del senso estetico nella società contemporanea.

Anna Rosa e Giovanni Cotroneo

Anna Rosa e Giovanni Cotroneo
Napoli
Le nostre scelte di collezionisti vengono sempre fatte di comune accordo. Come ha scritto Alain Fleischer, noi facciamo la collezione, ma è la collezione che fa di noi la coppia che siamo. Un’opera deve colpirci immediatamente; importante poi è il rapporto personale con l’autore, di simpatia e condivisione umana e artistica. Attualmente riserviamo una particolare attenzione ai giovani artisti italiani.

Giovanna Furlanetto

Giovanna Furlanetto
Bologna
Premetto che la Fondazione Furla non ha come obiettivo il collezionismo. Tuttavia abbiamo acquisito nel tempo alcune opere, frutto di “innamoramenti” emozionali ben precisi, e quello che noto è che esiste tra questi lavori un sottile filo conduttore. Equilibrio, armonia, toni cromatici, pensiero sottostante: sono questi gli aspetti comuni alle scelte fatte. Si è generata così una grande coerenza visiva, di cui sono molto soddisfatta. Secondo me ogni collezionista dovrebbe avere un fil rouge, per dare alla propria collezione un’impronta unica e irripetibile.

Federica Pecci Ruggieri e Giampiero Ruzzetti

Federica Pecci Ruggieri e Giampiero Ruzzetti
Roma
Giampiero e io siamo molto amici, e nonostante ognuno abbia la propria collezione, ne abbiamo anche una che portiamo avanti insieme. Tutto è nato come un gioco: ci piacevano gli stessi artisti e avevamo una disponibilità limitata, così abbiamo iniziato a comprare dividendoci le spese. Le nostre scelte sono piuttosto semplici; ci piace collezionare artisti giovani, emergenti e non. Siamo dei curiosi e soddisfiamo questa nostra curiosità attraverso tutti gli strumenti che l’arte mette a disposizione: riviste specializzate, fiere, corsi. Collezioniamo divertendoci e con la convinzione che il mondo vada visto anche in un’ottica di leggerezza.

Giuseppina Panza

Giuseppina Panza
Milano
Ho imparato molto da mio padre. Quando si guarda l’arte bisogna lasciare che essa venga a te, che dialoghi con i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti. Bisogna essere rapiti da quello che si guarda. Non esistono fattori esterni che influenzano gli acquisti, essere collezionisti vuol dire guardare e vedere quello che altri non hanno ancora visto. Scegliere un’opera è un’emozione e una gioia enorme; esistiamo noi e l’opera insieme, un amore che resiste negli anni, nella vita.

Vittorio e Nunzia Gaddi

Vittorio e Nunzia Gaddi
Lucca
L’input per l’acquisto di un’opera è lo shock emotivo che suscita, a prescindere dal medium utilizzato. Cerchiamo però di evitare di acquisire “meteore” e perciò studiamo attentamente il curriculum dell’artista (gallerie che lo trattano, esposizioni in spazi prestigiosi, monografie, articoli su riviste). Imprescindibile è comunque la compatibilità con il resto della collezione e l’impatto estetico: anche un lavoro concettuale deve tradursi, secondo noi, in un’immagine forte ed emozionante.

Giuseppe Iannaccone

Giuseppe Iannaccone
Milano
Ho iniziato la mia avventura studiando la storia dell’arte e seguendo nelle acquisizioni una regola essenziale: privilegiare l’opera di grande qualità di un artista minore piuttosto che l’opera minore di un grande artista. Non guardo alle mode e amo la figurazione. Ricerco opere di giovanissimi che parlino attraverso l’emotività, l’espressionismo e la vita quotidiana; che sappiano indagare sulla vicenda dell’uomo con i suoi bisogni, i suoi capricci e i suoi peccati, perché in fondo, parlare di sentimenti umani è sempre contemporaneo.

Maria Gloria Conti Bicocchi

Maria Gloria Conti Bicocchi
Procida
Quando ho potuto farlo, in passato, ho acquistato delle opere di artisti che amo. La spinta è stata quella dell’emozione di poterle condividere nel mio quotidiano, mai quella del possesso. Infatti, quando ho dovuto disfarmene, l’ho fatto con grande leggerezza e mi sento comunque ancora privilegiata e arricchita per averle godute così da vicino a lungo. Il collezionismo è amore ed emozione. Se nasce da altro è solo investimento, e questo non ha mai fatto parte della mia vita.

Osvaldo Menegaz

Osvaldo Menegaz
Castelbasso
Ho cominciato ad acquistare quadri quand’ero piuttosto giovane e senza aver programmato di formare una collezione. Il motivo che mi ha spinto ai primi acquisti, ma che sostanzialmente è rimasto il medesimo anche per quelli successivi, è stato il desiderio di circondarmi di cose belle, o, per lo meno, e che io considero come varchi di accesso verso dimensioni dove mi trovo bene. Questo non per praticare una forma di “evasione estetica”, ma per tornare rinfrancato nella vita di tutti i giorni. Una possibilità che mi piace offrire anche ad altri, esponendo le opere, che coprono un arco di tempo che va dal XIX secolo ai giorni nostri, nella sede della Fondazione dedicata a mia madre.

Gemma Testa

Gemma Testa
Milano
Prediligo l’arte che in grado di colpirmi, di toccarmi mentalmente ed emotivamente. Ho avuto la fortuna di avere come giocattoli preziosi libri d’arte e in seguito ho approfondito la mia passione, che mi accompagna da una vita, con studi specifici, che continuo tuttora. Questo mi ha permesso di sviluppare un certo occhio per le opere, che mi rende autonoma nei miei giudizi, senza correre dietro alle mode effimere. Scienza, alchimia, astronomia, letteratura, filosofia, religione, storie quotidiane e personali che diventano storie universali. Tutto questo forma il mondo artistico al quale ogni artista, di ieri e di oggi, fa riferimento. La lettura dei valori simbolici è la stessa di un tempo, tuttavia, per poterla comprendere, è necessaria una certa preparazione.

Carola Wiese e Filippo Bertacchi

Carola Wiese e Filippo Bertacchi
Zurigo
Amiamo le opere apparentemente delicate, che però quando si approfondisce diventano sempre più toccanti (Jorinde Voigt, Nedko Solakov). Il confronto tra natura e architettura, tra micro e macrocosmo (Luigi Ghirri); la combinazione tra il coevo Zeitgeist ed eventuali tuffi nella storia dell’arte (Cyprien Gaillard). Dal momento che siamo giovani collezionisti, molte delle nostre acquisizioni sono guidate dal nostro budget, oltre che dalla generosità e dall’amicizia che i galleristi con cui ci confrontiamo mostrano verso il nostro modo di collezionare. Per esempio, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia ci ha calorosamente accolto come giovani “patrons” del museo. Di conseguenza, stiamo imparando moltissimo sull’arte, anche grazie all’interazione con collezionisti d’esperienza, i quali – proprio come noi – hanno cominciato da giovani e non si sono mai più fermati!

a cura di Santa Nastro 

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #7


 

  • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

    LA FINANZIARIZZAZIONE DEL MERCATO DELL’ARTE.

    Ci si deve tuttavia inchinare con rispetto a questi vecchi e nuovi collezionisti nostrani che acquistano gran parte delle loro opere in “gallerie private”, le quali espongono a loro volta questi stessi artisti nelle varie fiere di settore, sempre più simili ad enormi baracconi o supermercati di consumo sfrenato dell’arte.

    Da tutto questo ne consegue che gran parte del collezionismo nostrano, risponde esattamente più a dinamiche di mercato già note e cioè segue la moda del momento…, acquistando quello che è ben etichettato, pubblicizzato, quotato…, che conosce e che lo rassicura, in termini di investimento.

    Rimane il fatto che questi artisti etichettati dal consenso unanime del mercato, da curatori e critici cicisbei ed in particolare dalle gallerie, dalle case d’aste e dal circuito dei musei-mausolei, passano nell’odierno gonfiato stagno dell’Arte e solo pochi, restano nella storia. Tutti gli altri si sgonfiano o addirittura si volatizzano.

    Un sistema dell’arte assurdo, asfittico, comatoso che non è più guidato dalla comunità degli artisti, dal consenso del pubblico, ovvero il riconoscimento del ruolo stesso dell’artista, ma dalla Finanza e dalla Borsa.

    • Egregio professore , il suo commento , mirato, preciso ed esaurientissimo, mi trova completamente d’accordo.
      leggo spesso i suoi commenti e li trovo sempre della stessa natura. Un cordiale saluto dalla marina di San Lucido (West Calabria). Francomà

    • Bravo Savino, sono d’accordo con te. Attualmente nulla sfugge alle regole dettate dal mercato ed anche in ambito artistico l’aspetto meritocratico viene meno a favore di ben altri interessi. Saluti, Tamara Donati

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

        Grazie Tamara, quello che hai scritto centra perfettamente il problema.
        Saluiti.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Sig. Francomà, se riusciamo ad assumere la forma mentis sulla natura dell’argomento che vogliamo affrontare, per ciò stesso riusciamo a commentare con sufficiente conoscenza e coerenza. Due elementi della stessa natura.
      Saluti.

  • Stefania Dal Molin

    Ciao.
    Ritengo che la spinta di un acquisto d’arte deve essere sempre motivata da un’incontro mentale , anche inconscio,tra l’acquirente e l’opera, indipendentemente da chi l’ha creata.
    Non approvo chi acquista un’opera per investire in futuro o perchè consigliato da una galleria o solo dopo aver letto dell’artista tutto il curriculum, questo collezionista vada al diavolo!!!! All’Arte un atteggiamento del genere è solo un danno culturale , e si vede cosa c’è in giro……GRAZIE invece a chi sceglie da solo seguendo il proprio cuore.
    Ciao Stefania Dal Molin

  • Nicola

    Quanta sterile retorica.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Oggi non è sempre “retorica” mettere in evidenza le deviazioni e gli errori che un certo collezionismo d’elite porta con sé. Molti collezionisti non hanno una competenza qualificata o strettamente specialistica, nel riconoscere la qualità e il contenuto di un’opera d’arte. C’è un’agguerrita organizzazione produttiva ovvero un mercato finanziario con le sue lucide regole, che impone artisti che più delle volte, hanno ben poche qualità e capacità creative.

      Non siamo più nel Rinascimento, dove i Principi, la Chiesa, i Signori della Corte, erano committenti e collezionisti illuminati e sapevano scegliere artisti di talento. Questi commissionavano “una statua” “un ritratto” “un progetto architettonico” “un’intera Città” o quant’altro utile a soddisfare i bisogni spirituali e le necessità del committente e della collettività. Spesso a commissionare opere d’arte era la stessa collettività, come le grandi corporazioni.

      Con l’avvento della “Rivoluzione Industriale” la nuova borghesia sottrae l’artista alle istituzioni collettive e quindi, lo condanna alla solitudine e non di rado alla disperazione. Il lavoro dell’artista è solo una merce, come tutte le altre da piazzare e vendere nel variegato mercato.

      Oggi i committenti e collezionisti possono essere manager della grande industria, ricchi borghesi, narcotrafficanti, multinazionali, Banche, Comuni, Province, Regioni, burocrati di Stato. Soggetti che in gran parte usano l’arte per ottenere prestigio, vantaggi economici, di status, potere e ricchezza.
      D’altra parte non può essere che così: l’arte nel circuito contemporaneo è solo un modello produttivo che fa dell’opera d’arte un feticcio d’arredo, o un bene rifugio, a discapito di una condivisione collettiva e di una produzione di sapere, e più in generale di senso.

  • Luciano

    …..Cerchiamo però di evitare di acquisire “meteore” e perciò studiamo attentamente il curriculum dell’artista (gallerie che lo trattano, esposizioni in spazi prestigiosi, monografie, articoli su riviste).

    Non sono gli unici, al di là delle affermazioni di tutti gli altri collezionisti presenti e non.
    E se un artista ha “bruciato” la sua vita, chiuso nel suo studio per decenni, con l’unica ambizione di cercare una grande arte? Quando e se ne uscirà, sarà privo di tutti i requisiti, di seconda mano, che guidano le vostre “scelte”.

    • Savino Marseglia (artista)

      Luciano, quello che dice è una sua idea personale, che non corrisponde alla verità e al pensiero di un artista libero, che per sua volontà o scelta, vuole vivere e operare al fuori da certi circuiti che addomesticano l’arte e il pensiero e lo mettono solo al servizio di un’elite esclusiva dell’arte.