Il bell’Antinoo

Scampato il pericolo di ritrovarsi un’enorme discarica come vicina di casa, Villa Adriana racconta al curioso viandante le vicende (e le fattezze) dei suoi illustri abitatori, nella mostra “Antinoo. Il fascino della bellezza”, in corso presso l’Antiquarium della villa fino al 4 novembre. Il nuovo contributo della rubrica curata dall’Osservatorio Mostre e Musei della Scuola Normale illustra pregi e limiti della rassegna.

Busto di Antinoo in marmo pario, da Tivoli-Villa Adriana (cat. n. 4)
Busto di Antinoo in marmo pario, da Tivoli-Villa Adriana (cat. n. 4)

Nelle ore di insonnia, percorrevo i corridoi della Villa […] mi fermavo davanti ai simulacri di Antinoo […] sfioravo con un dito quel petto di pietra.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano

Le struggenti parole messe in bocca ad Adriano nel famoso romanzo della scrittrice franco-belga aprono a effetto questa suggestiva esposizione dedicata alla figura di Antinoo, allestita nell’Antiquarium della splendida villa di Tivoli. Sculture, rilievi, gemme e monete connessi al giovane bitinio amato dall’imperatore Adriano sono qui riuniti per la prima volta, in una mostra organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio. L’intento è render noti a un ampio pubblico gli importanti risultati degli scavi condotti nella villa stessa tra il 2002 e il 2005, grazie ai quali si è potuto identificare lo spazio occupato dall’Antinoeion, ossia la tomba-tempio ideata dall’imperatore per onorare il defunto-divinizzato Antinoo.
Il bel bitinio, conosciuto da Adriano probabilmente nel 123 d.C. e da lui condotto a Roma pochi anni dopo, godette del lusso elegante della villa tiburtina mentre questa era ancora un fervido cantiere plasmato dall’immaginazione e dal gusto del suo princeps. Non stupisce dunque scoprire che proprio qui ne fossero gelosamente conservati i resti e al contempo esaltata la memoria. Morto per annegamento nel Nilo nell’ottobre del 130 d.C., Antinoo divenne oggetto di intensa devozione; in Egitto, presso il luogo della sciagura, l’imperatore fondò la città di Antinoopolis e promosse in prima persona la diffusione dell’immagine dell’amato in veste di Osiride, il dio rinato dalle acque sacre del Nilo. Nel resto dell’impero, soprattutto in area greca, venne invece istituita “spontaneamente” o su esplicita volontà di Adriano una forma di culto eroico che tendeva ad associare al ritratto idealizzato del giovinetto alcuni attributi specifici, suggerendone l’assimilazione a svariate divinità (quali Dioniso, Ermes, Apollo e Adone). La fortuna straordinaria del bell’Antinoo comincia così proprio negli anni successivi alla sua morte e prosegue, immutato simbolo di sensualità maschile e amore sfortunato, fino ai giorni nostri.

Testa di una statua di Antinoo-Osiride in marmo rosso, già collezione Chigi, Dresda, Skulpturensammlung (cat. n. 5)

La mostra, che si propone di illustrare la molteplicità delle raffigurazioni di Antinoo collocandole nel loro contesto, è idealmente suddivisa in quattro sezioni; alla prima sono interamente dedicate le quattro salette iniziali al piano terra dell’Antiquarium, in cui campeggiano, accompagnati dai busti di Adriano, alcuni famosi ritratti del giovane bitinio. Da ricordare in particolare un bellissimo busto marmoreo rinvenuto proprio a Tivoli (cat. n. 4) e il noto efebo della collezione Farnese (cat. n. 16) risultato dell’assemblaggio di una testa-ritratto di Antinoo e di un torso antico non pertinente.
Viene quindi introdotto il tema della eroizzazione/deificazione di Antinoo: interessanti reperti, come le tre piastrelle votive da Aquileia decorate a stampo (cat. n. 1), sono testimonianza diretta del culto tributato al giovane e del suo carattere profondamente sincretistico. La terza sezione della mostra dà invece spazio al peculiare rapporto tra Adriano, Antinoo e la terra d’Egitto con l’esposizione dei ritrovamenti tiburtini (tra cui la bella testa egittizzante in marmo rosso con nemes e uraeus raffigurante Antinoo-Osiride, cat. n. 5) e l’illustrazione delle vicende archeologiche relative all’Antinoeion. Perfettamente leggibile in situ, la pianta del santuario (realizzato intorno al 135 d.C.) è contraddistinta da un ampio recinto rettangolare che racchiudeva due templi affrontati, circondati da aiuole di palme da dattero. Fra le tracce perimetrali dei templi è ancora visibile una base quadrata dove è probabile che poggiasse il famoso obelisco Barberini, oggi sul Pincio; mentre sul lato lungo opposto all’ingresso una vasta esedra porticata con colonne tortili inquadrava scenograficamente il sancta sanctorum del complesso.
L’esposizione prosegue al piano superiore dell’Antiquarium, dove tre grandi sale accolgono l’ultima sezione, incentrata sulla fortuna dell’immagine del giovane bitinio nei secoli. Campeggia qui la testa di Antinoo proveniente dal Camposanto di Pisa, rilavorata come ritratto di santo/profeta e riscoperta grazie a Ranuccio Bianchi Bandinelli (cat. n. 21). Di grande interesse anche la riproduzione in bronzo del “busto Grimani” (cat. n. 34), creata da Guglielmo Della Porta per i Farnese (cat. n. 18) attorno al 1560, e la testa in bronzo del Museo Archeologico di Firenze (cat. n. 9) lungamente ritenuta a torto un originale antico. Infine un pezzo eccezionale: il busto neo-egizio in lucido marmo nero (inizi del XX secolo) recante il ritratto di Antinoo con nemes, dalla collezione di Franco Maria Ricci (cat. n. 13).

Ipotesi ricostruttiva dell’alzato dell’Antinoeion (da cat. p. 82, fig. 5)

La serie di citazioni soprattutto poetiche, dalla Yourcenar all’Antinoo di Pessoa (1918), che riecheggiando dai cartelloni alle pareti accompagnano fin dall’inizio la nostra visita, ci immergono nell’atmosfera di pathos ed erotismo emanata dalle candide forme di Antinoo e dai busti di Adriano, i cui occhi paiono sempre rivolti verso l’amato in un gioco di sguardi studiato e protratto di sala in sala. L’allestimento si presenta, tuttavia, piuttosto disomogeneo, quasi forzato dagli spazi dell’Antiquarium, il cui piano terra comporta una successione di piccole sale un po’ buie, mentre il piano superiore avrebbe l’ariosità di un loft, ma risulta purtroppo eccessivamente gremito di sculture. In effetti, non pare risolto nel migliore dei modi il problema di dover/voler gestire insieme l’esposizione temporanea dedicata ad Antinoo e quella permanente delle statue che decoravano la lunga vasca del “Canopo” (repliche romane di tipi classici e rielaborazioni imperiali in stile ellenistico ma di soggetto egizio come i Sileni canefori, il coccodrillo-fontana e la personificazione del Nilo). L’idea di intervallare i ritratti di Antinoo con queste altre opere confonde il visitatore e soprattutto si pone in netta contraddizione rispetto all’auspicato intento scientifico di distinguere la zona del “Canopo”-“Serapeo” dall’Antinoeion vero e proprio, decorato in puro stile egittizzante quale sfondo coerente al culto del dio Antinoo-Osiride. Nessun cartello avverte del compromesso realizzato e solo leggendo le piccole targhette su ogni singola statua si capisce che alcune vengono dal “Canopo”, dove peraltro sono ancora allestite le copie moderne.
Nel suo complesso, dunque, la mostra ha l’indubbio pregio di radunare alcuni splendidi ritratti di Antinoo, sia antichi che moderni, nonché di sottolineare la valenza iconica acquisita nei secoli dal giovane bitinio, immortalato non solo in opere d’arte visive, ma anche nelle pagine di scrittori e poeti.

Villa Adriana

Permangono comunque alcune carenze sul piano didattico-scientifico, visto che i pannelli esplicativi piuttosto essenziali (seppure lodevolmente tradotti anche in inglese) non sono sufficienti a informare adeguatamente i visitatori su ciò che stanno vedendo, soprattutto sul senso unitario dell’esposizione, che emerge invece con forza dalla lettura del catalogo. Il volume infatti, prima aggiornata monografia italiana su Antinoo, costituisce in questo caso una guida indispensabile e non si pone come semplice integrazione o arricchimento della mostra; anzi, è proprio la parte di regesto, con le schede dei materiali, ad essere particolarmente stringata. I saggi sono invece importanti per cogliere concretamente il valore degli oggetti esposti e la loro reciproca connessione.
In conclusione, la rassegna dà l’impressione di mirare alla soddisfazione dell’occhio del visitatore, piuttosto che all’appagamento della sua curiosità culturale, puntando effettivamente a suscitare una sorta di fascinazione, come d’altra parte dichiarato dal titolo stesso: Antinoo. Il fascino della bellezza.

Michela De Bernardin

Tivoli // fino al 4 novembre 2012
Antinoo. Il fascino della bellezza
Catalogo Electa
VILLA ADRIANA
Largo Marguerite Yourcenar 1
06 39967900
www.pierreci.it

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Michela De Bernardin
Michela De Bernardin (1983), originaria di Noale (Ve) e diplomata al Liceo Ginnasio Statale "A. Canova" di Treviso, è allieva della Scuola Normale Superiore di Pisa dal 2002. Laureata con lode in Lettere nel 2005 e poi nel 2008 in Scienze dell’Antichità, svolge attualmente la propria ricerca nell'ambito del Corso di Perfezionamento della Scuola, sotto la guida del Prof. Carmine Ampolo e del Prof. Tonio Hoelscher (Ruprecht-Karls Universitaet, Heidelberg). I suoi studi, a cavallo tra la storia romana e l'archeologia classica, vertono attorno alla figura di Ercole a Roma e al suo sfruttamento in ambito politico.