Design Thinking e amplificazione

Sono di stanza a Verona, i ragazzi di Fuoriscala. Progettano scalini intermedi e parlano anche a chi non sa ascoltare. Perché il modo di fare cultura va ripensato affinché possa davvero creare sviluppo. E se non si creano piattaforme accessibili e non si producono strumenti di amplificazione culturale, il suono resta sordo e il richiamo unilaterale.

Studio FormaFantasma

È iniziato tutto da Verona, questa città che amiamo, ma che spesso è come una palude da cui vorremmo uscire. La maggior parte dei giovani veronesi lamenta l’assenza di stimoli e di “contenitori capaci” in cui riversare le proprie idee, la propria curiosità e le proprie energie. Noi abbiamo solo deciso di grattarci via la ruggine da dosso: “l’inazione”, come diceva Leonardo da Vinci, “sciupa l’intelletto”.
Abbiamo fondato Fuoriscala, uno strumento duttile e funzionale che raccoglie e promuove eventi destinati alla valorizzazione dello spazio pubblico, ma soprattutto dedicati alla partecipazione attiva del fruitore. La sfida per noi è proprio questa: parlare a chi non sa ascoltare, rimuovere l’apatia e l’indifferenza. Abbiamo le piazze piene di feste della birra, banchetti dei sapori e mercatini medievali, i musei invece, quando ci sono, sono spesso afoni e poco audaci nella ricerca. E allora perché non ragionare diversamente? Perché non fare qualcosa per superare la diffidenza, la pigrizia, per risvegliare l’interesse attraverso l’interazione?

Staffan Mossenmark

A Verona sta funzionando. Abbiamo favorito l’accesso e abbattuto qualche barriera di troppo. Con Onirica abbiamo aperto le porte dei palazzi più prestigiosi della città, li abbiamo riempiti di giovani visitatori fino a tarda notte, offrendo loro una rigorosa selezione di musica, arte e design all’insegna del low impact lifestyle.
Se il design strategico è il punto di partenza per la realizzazione del contenitore, la ricerca e la sperimentazione sono i presupposti principali per lo sviluppo dei contenuti. Con Verona Risuona abbiamo sostenuto e potenziato l’eco di questo festival internazionale che ogni anno si riversa per le strade della nostra città con performance musicali, installazioni interattive e progetti site specific nati dalla collaborazione fra gli studenti del Conservatorio e quelli dell’Accademia di Belle Arti.
Oggi con OniricaLab, evento/laboratorio, i visitatori imparano “a fare” riattivando la propria manualità e la propria curiosità creativa. La tematica dell’ ecosostenibilità si declina così, in modo nuovo rispetto a quanto fatto da Fuoriscala fino ad ora. Attraverso la conoscenza approfondita e diretta del progetto e del sistema produttivo, viene incentivato il consumo consapevole e l’artigianalità, massima espressione di efficienza produttiva anche in termini di rispetto ambientale. La riscoperta del saper fare manuale e la comprensione del processo con cui un prodotto viene realizzato produce nel consumatore la capacità critica necessaria perché la qualità torni a essere uno dei criteri fondamentali che regolano il mercato.

Tre allegri ragazzi morti

In questo momento l’associazione agisce come una start-up culturale, punta sui contenuti, sullo sviluppo del marchio e del format, sulle sinergie e la rete tra diverse realtà creative. Manca però spesso il supporto delle istituzioni, che restano ancorate a dinamiche del passato e forse colpevolmente sorde. Gli imprenditori in questo senso sono interlocutori più disponibili, forse perché, in tempo di crisi, sono alla ricerca di nuovi percorsi. L’ambito politico è più lento, subisce i tagli e non cerca soluzioni alternative. Forse non ne ha l’interesse?
Verona è tra le città più visitate d’ Italia. Una città meravigliosa di cui andare orgogliosi, ma vale la pena chiedersi: cosa stiamo facendo noi per lei, qual è il nostro apporto, quali gli interventi e gli investimenti per il suo sviluppo culturale? Godiamo dell’eredità del nostro passato, ma qual è il nostro contributo? Dove sono gli strumenti per costruire l’Arena del domani?

Giorgia Longo-Turri

www.fuoriscala.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #7