Uno per tutti, tutti per Lupo

“Lupo>ricerche performative” è molto più di un evento. Però non è un festival né una rassegna. È l’atto di creare un luogo di azione, ma non è una rete. Lupo è teoria, ma è anche prassi. Volete capire meglio cos’è? Andate a Forlì, sabato 9 giugno.

Lupo>ricerche performative nasce dalla volontà di creare un luogo dove incanalare desideri di sperimentazione e linee d’urgenza. Perché si può e si deve fare cultura anche durante la crisi. Perché si può e si deve fare cultura anche in un territorio dove le esigenze concrete sembrano non lasciare spazio al riconoscimento e, quindi, al consolidamento di una riflessione. Perché si può iniziare a progettare localmente senza “fare campanile”. Lupo attua una strategia di azione comune nel rispetto delle sostanziali diversità estetiche, poetiche e operative che definiscono le tre realtà culturali promotrici: Masque Teatro, Area Sismica e Città di Ebla. È il regista di quest’ultima giovane compagnia, Claudio Angelini a spiegarci com’è nata l’idea di una cooperazione: “Questo progetto è frutto di un avvicinamento graduale che ha portato a un’azione concreta di collaborazione artistica tra realtà con storie diverse a cui ha fatto seguito una volontà operativa forte e decisa, che è stata poi condivisa dagli artisti invitati”. Aggiunge e spiega Ariele Monti: “Area Sismica organizza da anni concerti musicali e in questo tempo ci siamo accorti che il nostro è un territorio di eccellenza delle discipline artistiche e che questo è un momento in cui è necessario unire le forze per portarlo a evidenza”.
Lupo prende corpo simultaneamente in due luoghi differenti di Forlì, mettendo in campo due diverse modalità fruitive, spinto dalla duplice necessità: creare un tempo minimo per poter apparire e, al contempo, una condizione di durata dilatata per non svanire. Da una parte, infatti, si potrà assistere alla long performance del pianista Matteo Ramon Arevalos – alla Fabbrica delle Candele dalle 21.00 alle 24.00 – che eseguirà una sua versione di Vexations di Satie, elogio alla lentezza progettato per un’esecuzione di oltre 20 ore e definito dal suo stesso compositore “musica da tappezzeria”.

Silvia Costa

Mentre all’Ex Filanda, sede storica di Masque teatro, per una sequenza di “atti che fuggono” dove si alterneranno in successione performance, concerti e atti di pensiero. La volontà di sperimentazione non si limita però alla duplice modalità fruitiva, ma si manifesta soprattutto nella scelta di intrecciare spazi di azione performativa e atti teorici come ci spiega Lorenzo Bazzocchi di Masque: “Lupo è un laboratorio operativo aperto alla sperimentazione. Non procede per work in progress ma tende verso l’incognito, alla creazione di un luogo ove prevalga il rischio del fare al di là della confezione e del packaging pur sempre necessario. Lupo pone le sue aspettative nello scarto tra poiesis e praxis proponendo esperienze coraggiose e generando un campo di forze al limite dell’happening performativo”.

Casino di terra

Si comincia alle ore 18.00 con Anticamera [EP], ultimo episodio della trilogia Motel di gruppo nanou, dramma borghese e gioco di rimandi in bilico tra Hopper e Lynch; poco dopo tocca a Ivan Fantini e Paola Bianchi che con il loro atto di pensiero Io so dove sono, provano a creare una grammatica per una resistenza possibile, tallonati dalla composizione sonora improvvisata dei Casino Di Terra. Dopo il concerto interviene il critico musicale Fabio Strada, seguito da Luigi De Angelis, fondatore e regista della compagnia teatrale ravennate Fanny & Alexander che precedono Come un vaso d’oro massiccio adorno di ogni pietra preziosa, azione di Silvia Costa/Plumes dans la tete incentrata sul potere della parola pura. Seguono i 10 pensieri sulle foglie e sulle radici per megafono e sgabello declamati da Cesare Ronconi regista del Teatro Valdoca. Alle 21.30 dopo una breve pausa si ricomincia Masque con Il presente, performance incentrata sull’irreversibile scarto tra l’esserci e il divenir altro. A seguire “Give up hope”, registrazione per magnetofono della teorica di performing arts Piersandra Di Matteo sull’emergenza di un’azione artistico-politica costruita nell’essere-in-comune. E proprio la creazione di un “luogo comune” nell’epoca dei “non-luoghi” è il fulcro della canzone scritta da Marco Martinelli durante lo scorso Festival di Santarcangelo a cui Ermanna Montanari presta la sua voce, prima di fare spazio al contrabbassista Giacomo Piermatti seguito da Chroma: ciò che resta è quasi nulla, intervento teorico dello studioso di arti performative Enrico Pitozzi. In chiusura Caso umano azione scenica di Città di Ebla incentrata sul corpo femminile e, infine, il concerto del sassofonista Michele Selva.

Masque Teatro

Un evento dunque per vocazione plurivoco che nasce in luogo preciso ma si configura come un luogo di aperturta. In questa direzione precisa Lorenzo Bazzocchi: “in questa regione c’è una forte vicinanza tra figure che lavorano alla generazione di uno scambio proficuo e intenso. Lupo è inserito nell’ambito delle ‘Prove tecniche per Ravenna Capitale della Cultura 2019’, accoglie realtà di diversissime aree geografiche, genera trasformazione e si pone come avamposto per conoscere il mondo”.


Jennifer Malvezzi

www.lupozero.it

 

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Jennifer Malvezzi
Laureata in Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Parma. I suoi interessi onnivori mescolano arti performative, musica elettronica e cultura popolare degli anni ’80 e ‘90 del Novecento. Da un po’ di tempo collabora con alcune riviste nazionali d’arte e di spettacolo.