Pinzare la creatività

Cinque euro a numero, 25 stampati finora – ma ci sono i numeri doppi e tripli -, una collezione che si va formando a ritmo incalzante, e che miscela artisti e illustratori, fotografi e designer. Tutto all’ombra gentile e libertaria di Corraini. È la rivista-non-rivista “Un sedicesimo”. Qui raccontata dal suo curatore, Pietro Corraini.

Un Sedicesimo - Oscar Bolton Green

Il primo numero, anzi l’1a, lo ha firmato Esther Lee, illustratrice e graphic designer coreana che ha sintetizzato in poche pagine il progetto 10L Plastic Garbage Bag, una spietata rassegna che denuncia la standardizzazione e l’insensatezza della frenetica vita contemporanea. Era la fine del 2007, e nasceva così Un sedicesimo, rivista edita dall’editore mantovano Corraini. Uscita doppia, in quell’occasione inaugurale: al lavoro della coreana si affiancava infatti quello di Daniel Eatock, autore del numero 1b. E già in questo accostamento si intuiva quel che non sarebbe stato Un sedicesimo, ovvero un progetto omogeneo, lineare, predefinito. Dai disegni di Lee si passava infatti al “catalogo” fotografico del britannico, dalla denuncia all’ironia, dalla carta usomano alla patinata… E, come se non bastasse, c’era anche un 1c, e vi si cimentava – in maniera ancora una volta diversa – il mitico Steven Guarnaccia.
Il 2008 fu inaugurato da Italo Lupi e dai “suoi autori”, seguito dal Diary (fino al 2055!) di Paul Cox e – si tratta di una selezione, beninteso – dalla coloratissima grafica del giovane russo Protey Temen, dalle figurine da ritagliare di Giulio Iacchetti, dall’ossessiva denuncia degli abusi cinesi in Tibet di Atonio Marras, dall’omaggio filatelico a Milano dello Studio FM, dalle geometrie del celeberrimo “copertinista” Carin Goldberg, dal poster di Tomi Um (che però siam sicuri sia proprio un sedicesimo?), dall’origami di Helmo, dalla Rue Morgue di Edgar Allan Poe reinterpretata da Gianluigi Toccafondo.

Un Sedicesimo - Oscar Bolton Green

E ora siamo arrivati al doppio numero 25, pubblicato alla fine del 2011. Protagonista, sul pinzato “a”,  Nathalie Du Pasquier (tra i fondatori di Memphis), sequenza di collage ricavati dai dipinti della stessa artista/designer; mentre sul pinzato “b” troviamo all’opera Oscar Bolton Green, illustratore londinese che ha riempito le pagine con centinaia di piccoli disegni.
Le prossime mosse? L’abbiamo chiesto a Pietro Corraini, che cura il progetto. E già che c’eravamo, ci siam fatti raccontare l’operazione nel suo complesso.

Per chi non frequenta le stamperie: cos’è un “sedicesimo”? E perché scegliere proprio questo formato?
Partendo dalla volontà di fare una rivista di comunicazione essenziale, abbiamo cercato un formato che fosse “essenziale”. Un sedicesimo è una sorta di mattone base di sedici pagine per la costruzione di libri e riviste (per fare un libro di 48 pagine, ad esempio, si faranno tre sedicesimi che verranno poi montati assieme).
La misura di questo sedicesimo (17 per 24 centimetri) nasce dal formato della carta utilizzata dalle macchine da stampa offsett (1 metro per 70 centimetri). Così facendo si riescono a stampare sedici pagine su ogni lato del foglio senza avere scarti. Si dice che la carta è perfettamente ottimizzata.

Un Sedicesimo - Alexis Rom + Claude Marzotto

Sei il curatore del progetto Un sedicesimo. Ci racconti come funziona?
Il progetto della rivista si basa tutto su questa idea di essenzialità sposata all’estrema libertà che hanno i contenuti: ogni numero viene affidato a un differente autore che è libero di fare, quasi, ciò che vuole. L’unico vincolo è il formato e l’idea che non siano sedici pagine che raccontino il lavoro di un autore, ma che sia proprio un progetto a sé stante. Ogni numero diventa un piccolo libro d’autore, a volte solo fotografico, a volte illustrato o – perché no? – solo di testo. In quest’ottica, anche la carta su cui viene stampato viene scelta di volta in volta per essere in linea con il sedicesimo in questione.

Gli artisti sono scelti direttamente da te o avete un board?
Gli artisti vengono scelti da me in maniera poco democratica. La casa editrice, amici, parenti ed esperti ovviamente partecipano alla selezione suggerendo, indicando e tifando. Negli anni, una sorta di comitato scientifico si è formato tra i vari autori che hanno partecipato e che spesso mi inviano segnalazioni per possibili nuovi numeri dicendo: “Mi piacerebbe proprio vedere un sedicesimo fatto da questo grafico”…

Un Sedicesimo - Gianluigi Toccafondo

Corraini e la sperimentazione tipografica: un’accoppiata sicura e vincente. Si può dire che la rivista sia una sorta di biglietto da visita?
Per Corraini è una sorta di laboratorio permanente, uno spazio da dare indistintamente a giovani e maestri per mettere in pagina progetti che spesso farebbero fatica a trovare altri sbocchi: a volte perché troppo “acerbi” per diventare libri, o troppo liberi e inconcludenti. La rivista ci dà anche la possibilità di lavorare con nuovi autori e iniziare corrispondenze e collaborazioni con persone con cui probabilmente non avremmo avuto occasione di fare dei libri.

Chi ti ha stupito di più?
In questi pochi anni le sorprese sono state tante, anche perché la libertà che garantiamo dà la possibilità agli autori di sbizzarrirsi davvero nella creazione di progetti che magari avevano in nel cassetto da tempo. Mi diverte però sempre il confronto tra i grandi nomi che abbiamo invitato e i giovani. Italo Lupi ci ha completamente spiazzato, indicando lui stesso nel suo sedicesimo i suoi sedici “maestri”. Tomi Um ha rivoluzionato il sistema di piegatura del sedicesimo, facendo diventare ogni giro pagina un’apertura di tende, per finire in un grande teatro d’opera. Con Leonardo Sonnoli e Demian Conrad abbiamo sperimentato due diversi modi di rendere casuale la stampa, intervenendo con delle sorte di “hacking” sulle macchine stesse. Poi ci sono alcuni sedicesimi talmente liberi e folli da essere geniali, come il diario di Paul Cox che permette di prendere appuntamenti fino al 2054, le fotografie di mucche addobbate a festa di Toni Meneguzzo o le sedici pagine fitte fitte di piccoli disegni di Oscar Bolton Green.

Un Sedicesimo - Sang Soo Ahn

Ci sono limiti che gli artisti non possono valicare quando vi propongono il progetto?
Ovviamente cerchiamo di non essere mai offensivi o sopra le righe, ma a parte questo non ci sono limiti. Certo, lavoriamo assieme agli autori per rafforzare l’idea di progetto iniziale. Spesso siamo anche noi a dire agli autori di osare un po’ di più: il sedicesimo di Carin Goldberg non ha nome né titolo né marchio in copertina. Una volta capito che sono davvero liberi, si lasciano andare a voli pindarici e divertimenti grafici.

Domanda conclusiva classica: quali saranno i prossimi artisti impegnati su Un sedicesimo?
Questo non si può dire: gran parte del piacere degli abbonati del sedicesimo è la sorpresa!

Marco Enrico Giacomelli

www.corraini.it/sedici.php

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • come sempre Corraini è geniale! mi vengono in mente gli splendidi Imago che pubblicava Bassoli con gli straordinari graphic designers degli anni ‘ 60…
    o il Push pin graphic con Glazer e Chwast…
    e, naturalmente, che incredibile sedicesimo avrebbe fatto il grande, amatissimo,Bruno Munari…
    Bravo Corraini!!!

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