L’Italia al Sonar. Dietro le quinte

Nello scheletro dell’International Sonar Advanced Music Festival, fin dalla prima edizione del 1993 c’è una presenza italiana. La parola a Georgia Taglietti, manager della comunicazione internazionale del festival.

SonarPro: Prefall 135

È la Head of Media & Communication del Sonar e assistente dei direttori da diciannove anni. Georgia Taglietti (Brescia, 1965) ci racconta la sua visione del festival, del vincolo con il sistema dell’arte contemporanea, di festival in giro per il mondo e dello stato dell’industria musicale e creativa in Italia e nel mondo.

A Barcellona le cose vanno un po’ controcorrente. I riflettori internazionali guardano alla città più per la cultura elettronica e new media che non per i prodotti più “classici”.
‘Festival’ è il termine riduttivo ma necessario, in cui abbiamo dovuto incanalare l’immagine del pubblico, anche se non abbiamo mai venduto il Sonar come tale. Quello che ci differenzia rispetto a festival e fiere più o meno simili deriva dal fatto che siamo stati più generalisti e dall’enorme sviluppo subito dai prodotti che presentiamo. La musica elettronica ha conquistato un terreno enorme, mentre la tecnologia si è totalmente democratizzata. Nel registrare il cambiamento culturale, anni fa, decidemmo appunto di cambiare il sottotitolo da “multimedia art” a“new media”.

Georgia Taglietti

Il Sonar vanta di una serie di interconnessioni  speciali con il mondo dell’arte e della cultura “ufficiale”del territorio…
Abbiamo sempre presentato la musica e la cultura visiva elettronica come le “Arti Elettroniche”. Il debutto nel 1993 è stato un meeting point di arti nel Centro di Cultura Contemporanea, il CCCB. La musica era per noi un’arte multimedia come altre, per l’interconnessione con il linguaggio video, con la macchina e la tecnologia visuale e di presentazione. Il tutto è stato curato, studiato e messo a punto nel corso degli anni, grazie all’appoggio di varie istituzioni, tra le quali il CCCB e il Macba, che sono diventati gli spazi naturali del suono dell’advanced music e della new media art che presentiamo nei programmi specializzati del Sonar Pro, Sonar Extra e Sonar Cinema.

Il Sonar è giunto a livelli d’internazionalizzazione che ricordano più quelli delle fiere d’arte, per l’esportazione del marchio originale, che non i festival itineranti.
Questa sensazione è abbastanza condivisa, a dirla tutta. Ancor più quando i programmi espositivi che citavo prima danno l’impressione di avere tutte le carte in regola per creare una superfiera. Anni fa siamo stati avvicinati dalla città di Miami, quando Art Basel è giunta lì, ma anche dal Salone del Mobile di Milano e da numerose altre organizzazioni. Dietro la scelta delle sedi internazionali, anno per anno, si valutano sempre tanti fattori, e gli inviti non ci mancano. La viabilità del progetto si basa sulla volontà di mantenere intatto lo spirito e il formato del festival, e quindi di salvaguardare l’eventuale metamorfosi del festival in una marca, come poi è successo, che potesse restare indice di un format specifico. Non è stato facile lottare per location speciali che permettessero di mantenere integro lo spirito del Sonar by Day e del by Night: la sensazione di esperienza urbana, logicamente ed organicamente più simile a una fiera, con le classiche attività che si producono per la città attorno a un evento fieristico di breve durata.

Discodromo, Sonar Village

L’Italia e festival come il Sonar.
La cultura per il connubio tecnologia e musica in Italia è fortemente sentita dal pubblico, ed è al centro dell’attenzione di molti canali internet, radio, televisione, e più che in Spagna e in altri Paesi, per certi versi. Insomma, non mancano di certo il business e neanche i promoter privati. Non posso non citare il lavoro di Club to Club a Torino, e ovviamente domandarmi come abbia potuto sparire un festival come Dissonanze. Per il mondo citerei il Manchester International Festival, con un programma curatoriale che mi ricorda Kassel per l’arte contemporanea. Poi ci sono il Mutek in Canada e l’itinerante The Curators Project, che sono vetrine altamente specializzate per le esperienze legate alla fruizione dell’arte new media.

Enrichetta Cardinale Ciccotti

www.sonar.es

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Enrichetta Cardinale Ciccotti
Enrichetta Cardinale Ciccotti (Napoli 1986, vive a Barcellona). Storica dell’arte, generazione erasmus. Per evitare la tanta agoniata sindrome post-erasmus ha fatto una serie di giri, ma dall'estero non è più tornata. Dopo le ricerche per tesi a Monaco di Baviera si è trasferita a Barcellona per studiare exhibition design. In Spagna ha collaborato per la galleria masART, la fiera d’arte contemporanea SWAB e l’Istituto di Cultura Italiana. Si occupa di stampa internazionale, contenuti web e social media per eventi culturali e portali. Collabora per il Sónar Advanced Music and New Media Art Festival. Scrive per Artribune dal 2012.