Un terno all’arte

Al di là degli sforzi di Duchamp, l’arte non è mai solo una questione di contenuti, ma pure di sperimentazioni di materiali e tecniche, sulla quale la postmodernità ha da tempo riacceso l’attenzione. Dall’arte alla critica d’arte come da David Hockney a Jean Clair, la discussione è tornata sul piatto della bilancia della disputa tra antichi e moderni. La domanda ancora è: “Ma l’arte non fatta a mano dall’artista può considerarsi ancora arte o no?”.

Alighiero Boetti e la Bic

L’utilizzo della biro-bic da parte degli artisti può portare un contributo significativo alla discussione sulla testa e la mano.
Dunque, Alighiero Boetti è stato tra i primi a utilizzare non occasionalmente la penna bic, servendosene nei suoi quattro colori: blu, nero, rosso, verde. Ha utilizzato soprattutto il blu, forse perché il blu è il colore della bic, o della biro a seconda che si parteggi per l’imprenditore Marcel Bich o per l’inventore László József Bíró. Difatti, si parla di blu bic e non di nero bic, rosso bic, giallo bic; insomma: chiunque associa la penna bic, o biro, al colore blu. Un altro elemento che ci permette di affrontare la questione è il fatto che il blubic è un colore moderno, perché legato a un materiale sintetico prodotto dall’industria come, ad esempio contrario, la terra di Siena o il carboncino lo sono per l’antichità della produzione naturale-artigianale. Inoltre, è pure un materiale “povero”, una materia legata alla produzione quantitativa e di massa proprio perché industriale, non è l’antico l’inchiostro di china, o di nerofumo, o di ferrogallico ottenuti da basi naturali macinati per ore negli antichi atelier.

Jan Fabre - dalla serie La falsificazione della festa segreta (angosce) - 1993-95

Ma, se Boetti utilizzava la bic in maniera moderna, delegando agli assistenti la realizzazione delle sue opere, che potremmo paradossalmente definire come ready made manuali, al contrario Jan Fabre realizza personalmente i suoi disegni a penna bic. Insomma, Boetti ci mette cartesianamente e modernamente la testa e non le mani, in quanto concettualmente non interessato alle ragioni del cuore che il cervello non conosce, passioni cardiaco-mentali di Pascal che invece interessano molto a Fabre.
Da qualche anno la penna bic è intensamente utilizzata anche da Giuseppe Stampone per realizzare i suoi abbecedari: si tratta di un alfabeto di lettere, parole e immagini corrispondenti, che però Stampone realizza in maniera paradossale con le proprie mani. Così facendo, mette insieme la sapienza manuale alla Fabre con quella concettuale alla Boetti, finendo per collocarsi nel punto mediano di questa trinità dell’arte.

Giuseppe Stampone - Game Over

Tuttavia, se questo interesse per la bic agito nel dibattito tra antichi e moderni non è completamente risolvibile, ci si può consolare del fatto che ciò ha finito per migrare, fino ad arrivare all’esterno dell’arte. Per cui la risposta è: nonostante tutto, l’arte continua la sua azione nella realtà. Difatti, non sarà sfuggito ai più che da un paio d’anni la bic viene utilizzata per disegnare molte campagne di comunicazione sia interne che esterne, che vanno dalla campagna d’arte di Giorno per Giorno e Artissima della Regione Piemonte fino alla recente pubblicità della Sisal di Win for life, per non citarne che due. Si tratta di una coscienza estetica proveniente da una terna d’arte che ci fa scoprire la possibilità di vincere un terno al lotto per la vita.

Giacinto Di Pietrantonio

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #6

 

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Giacinto Di Pietrantonio
Nato a Lettomanoppello (Pescara) 08-08- 1954. Vive a Milano Dal 2000 è Direttore della GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. È Docente di 2 insegnamenti presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano: Sistemi Editoriali per l’Arte e di Teoria e Storia dei Metodi di Rappresentazione. È stato tra i fondatori, nel 2003, dell'AMACI (Associazione Musei d'Arte Contemporanea Italiani), per cui ha diretto anche la rivista I Love Museums Ha ricoperto il ruolo di Redattore Capo prima e Vicedirettore poi per Flash Art Italia dal 1986 al 1992, rivista con cui continua a collaborare. Dal 2011 tiene la rubrica “Per diritto di cronaca” sulla rivista Artribune e con Luca Rossi la rubrica online “Oltre il giardino” sul sito Whitehouse. Suoi testi sono apparsi e appaiono anche su riviste come Parkett e Domus. Dal 1994 al 1996 è stato consulente per le arti visive della Regione Abruzzo. Con Michelangelo Pistoletto, il gruppo Calc e Corinne Diserens, cura l’edizione di BIG (Biennale Italiana Arte Giovane) di Torino, 200. Ha curato mostre personali di Jan Fabre come eventi collaterali della Biennale di Venezia, nel 2007-2009-2011. Tre le molte e importanti mostre personali e collettive, si ricordano Over the Edges con Jan Hoet, a Gent (Belgio) e Alighiero Boetti. Quasi tutto, alla GAMeC e alla Fondazione Proa di Buenos Aires (Primo premio come migliore mostra dell’anno). Ha fondato e diretto la rivista di discussioni sulle arti Perché/? Ha redatto e curato monografie di Enzo Cucchi, Jan Fabre, Ettore Spalletti. É stato curatore del Corso Superiore di Arti Visive alla Fondazione Antonio Ratti di Como dal 1995 al 2004. É stato membro del comitato della Quadriennale di Roma nel 2005, ed stato membro del comitato scientifico per l’arte dell’Assessorato alla Cultura – Spazio Oberdan della Provincia di Milano e della Fondazione Kogart di Budapest. È stato consulente Artistico di MiArt (Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea): www.miart.it per le edizioni 2008, 2009, 2010. È consulente del Premio Furla – Querini Stampalia per l’Arte. È membro del Comitato Scientifico del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Luigi Pecci di Prato e del CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno. Nel 2008 è stato insignito dal Magnifico Rettore dell'Università di Bologna Pier Ugo Calzolari del Riconoscimento alla Carriera promosso dall'AMA (Associazione Almae Matris Alumni) dell'ateneo bolognese.
  • Domenico Ghin

    La sperimentazione e l’ utilizzo di nuovi materiali è legittimo ed è strettamente legato al risultato che si vuole ottenere, come è legittimo utilizzare pigmenti ottenuti da basi naturali, chine, bistri ecc.. senza per questo passare per obsoleti o antiquati, ciò che conta è sempre il risultato finale; può essere benissimo più postmoderno o contemporaneo un disegno fatto con la sanguigna o una testa scolpita con il classico marmo di Carrara che un teschio tempestato di diamanti. La questione cruciale ed interessante se ho ben capito è invece se l’arte può esulare nel suo compimento dalla manualità. Personalmente penso che mani e mente siano inscindibili, l’arte come riflesso dell’energia universale “CREATIVA” è mani e mente, corpo e anima, yang e yin, mercurio e zolfo ecc… Un’arte senza mente sarebbe artigianato, un’arte senza mani sarebbe pura idea o concetto.