Martelletti italiani: parla Sotheby’s

Seconda puntata della serie di interviste dedicate al mondo delle case d’asta con base in Italia. Dopo Mariolina Bassetti di Christie’s, è la volta di Raphaelle Blanga, responsabile del dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea di Sotheby’s Italia.

Raphaelle Blanga

In che modo si è avvicinata all’arte?
Ho studiato alla scuola francese, e di arte purtroppo si parlava molto poco. Mi sono avvicinata all’arte attraverso la filosofia e l’estetica, studiata negli ultimi anni di liceo e all’università. Ho iniziato visitando mostre a Milano, Parigi, Londra e la Biennale di Venezia, poi mi si è presentata la possibilità di entrare da Sotheby’s.

Riguardo alle sue precedenti esperienze professionali, come hanno influenzato il suo attuale ruolo all’interno di Sotheby’s?
Ho avuto qui la grandissima fortuna di iniziare il mio percorso professionale al fianco di Claudia Dwek, oggi presidente di Sotheby’s Italia: da lei ho appreso tutte le basi, ho fatto diversi anni di gavetta – la migliore scuola che ci possa essere – affiancata dai testi universitari. Ho potuto toccare con mano un vastissimo numero di capolavori (e non). Esperienza unica, vissuta con grande entusiasmo, che mi ha permesso di affinare soprattutto il senso estetico, alla base del mio lavoro quotidiano.  

Qual è il suo artista preferito?
Semmai opere “preferite” all’interno della produzione di alcuni artisti a me più affini. Opere che mi hanno emozionata per la loro particolarità e qualità pittorica, che hanno attirato il mio occhio e fatto battere il cuore. Amo gli artisti che hanno un rapporto stretto con la natura, come Giuseppe Penone, che quasi si identifica con essa, o le composizioni naturali di Christiane Löhr. Amo la pittura di alta qualità, come i paesaggi e i ritratti fotografici di Richter, genialmente rappresentati in “flou”. Amo la ricerca dei materiali dei grandi maestri come Burri e Manzoni… e così via: è l’opera in “sé” che preferisco, come appare, cosa significa, cosa mi comunica.

 

Andrea Mastrovito - Sebastiano e Ippolito - 2011

Secondo lei quali sono tre artisti su cui investire in questo momento?
Difficile dirlo. Anche qui, più che l’artista, guarderei all’opera su cui investire, alla sua qualità, alla sua storia. Potrei dirle che personalmente comprerei artisti storicizzati come Scarpitta, Penone, Paolini, Chen Zhen, Gormley, per citarne solo alcuni. Artisti che, a mio avviso, non hanno ancora raggiunto le vette di prezzo che si meritano. Per i contemporanei sceglierei artisti con un buon percorso artistico, guardando all’evoluzione della loro opera e ai loro progetti. Mi piacciono Mastrovito e la Mezzaqui.

Qual è stata l’opera che ha portato in asta che le ha dato maggiori soddisfazioni?
Più che un’opera unica, è stata una collezione, quella dell’artista Jef Verheyen, venduta in un’asta a Milano nel 2007. Questa mi ha permesso di conoscere meglio il Gruppo Zero e i suoi artisti. Mi ha permesso inoltre di costruire un’asta con un catalogo dedicato e sperimentare il vero fervore di una vendita all’asta che, da 900.000 euro di stima iniziale, ha totalizzato oltre 3 milioni di euro. Ricordo una piccola deliziosa tela grinzata di Manzoni che fece 800.000 euro da una stima di 150.000!

Quali sono le caratteristiche del collezionista italiano?
Il collezionismo italiano è un collezionismo storico, nato in gran parte negli Anni Cinquanta e proseguito con grande attività fino alla fine degli Anni Ottanta. È un collezionismo legato alle storie delle città, ai movimenti politici di dati momenti, alle amicizie con gli artisti, con gli intellettuali, al teatro e alla danza. Legato insomma alla vivacità culturale che ha sempre mosso l’Italia dalle sue origini più antiche.

 

Raphaelle Blanga conduce un'asta da Sotheby's

Pensa che il collezionismo in Italia stia cambiando? Se sì, in che modo?
È il mondo che sta cambiando e l’Italia con esso. Da dieci anni a questa parte, viviamo un passaggio generazionale. Dopo gli anni della forte speculazione che ha toccato il mondo dell’arte, siamo tornati da qualche anno a un collezionismo più oculato e competente. Si compra operando una grande selezione e in base a criteri di scelte molto precisi: qualità, storia, condizioni di conservazione e prezzo ragionevole.

L’Italia, rispetto ad altri mercati, è un buon bacino di consigners o di buyers?
L’Italia è un Paese di importanti collezioni, istituzioni e fondazioni prestigiose, talvolta quasi sconosciute. Tuttavia questo è un momento di cambiamento ed è palpabile un po’ di incertezza.

Cosa significa per lei rivestire in Italia il ruolo di responsabile del dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea per Sotheby’s?
È un ruolo al quale attribuisco un grande valore. Sotheby’s ha una grande visibilità internazionale. Per me questo ruolo rappresenta una grande sfida e mi dà l’opportunità, insieme a Claudia e al nostro team di esperte tutto al femminile, composto da Marta Giani, Flaminia Alvin, Roberta Dell’Acqua e Beatrice Botta, di dimostrare grazie ad aste molto selezionate l’importanza dell’arte italiana del XX secolo e insieme la raffinatezza del collezionismo italiano.

L'Urlo di Munch in sala da Sotheby's - photo tmnews

Mercato dell’arte: quali sono le sue previsioni per la seconda metà del 2012? Quali tendenze si renderanno più evidenti?
Le aste primaverili 2012 presentano una vasta scelta di capolavori: l’Urlo di Munch [aggiudicato ieri per 120 milioni di dollari, si veda la tribnews dedicata con il video dell’auction, N.d.R.], la Sleeping Girl di Lichtenstein a New York, i Surrealisti a Parigi e alcune importanti opere di Burri e Fontana a Milano. Sono convinta che i collezionisti italiani e internazionali saranno attratti da queste opere e dall’opportunità di accrescere le loro raccolte con nuovi capolavori.

In questo momento di crisi economica, Sotheby’s come vive e affronta la situazione?
Con grande attenzione alle richieste del collezionismo, alla cernita delle opere d’arte da inserire in asta, all’attenzione alla qualità, alla definizione del corretto prezzo di valutazione.

Le private sales sono aumentate esponenzialmente negli ultimi due anni. Quali sono le vostre strategie?
Le private sales sono cresciute per andare incontro a tutte le aspettative ed esigenze dei nostri clienti. Cerchiamo di dare lo stesso servizio dell’asta nella trattativa privata, nonostante la tipologia di vendita sia diametralmente opposta. In alternativa alla vendita all’asta, seguendo linee guida molto precise, facilitiamo anche la possibilità di vendita a trattativa privata.

Un Sacco di Burri del 1954, appartenente alla Estorick Collection

Parlando di nuovi collezionisti, qual è il paese più stimolante?
Probabilmente l’Oriente con Paesi quali l’Indonesia o il Sudamerica con il Brasile, dove vi è ora grande fervore per l’arte contemporanea.

Un suo suggerimento ai collezionisti interessati a vendere le proprie opere: è il momento giusto?
Sì, può essere il momento giusto. Ma ancora una volta, bisogna guardare direttamente all’opera e non generalizzare. In questo momento il nostro ruolo di esperto di una casa d’asta deve essere quello di saper riconoscere l’opera che oggi, in un periodo particolarmente selettivo, può suscitare l’attenzione del mercato.

Martina Gambillara

www.sothebys.com

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • MG

    Bellissima intervista!! Si percepiscono la passione e la professionalità di Raphaelle Blanga. Se avessi una collezione da vendere senz’altro mi rivolgerei a lei. Complimenti!

  • Lucio G

    Sono d’accordo, traspare molto senso critico e l’occhio attento a colpire nel segno. Sono un collezionista giovane che ha sempre guardato all’estero, ma dopo questa intervista sono curioso di partecipare alle prossime aste Sotheby’s a Milano.

  • Anna G.

    Intervista molto interessante e piacevole che, certamente invoglia anche chi non ha grande competenza nel campo dell’Arte Moderna e Contemporanea, a documentarsi e ad approfondire ed ampliuare le proprie conoscenze

  • Mick

    Però c’è da dire che hanno avuto l’opportunità loro…questa signora dice di non aver mai fatto studi ufficiali e accademici (non ha mai avuto quindi la passione per l’arte) in materia d’arte…però a lei è arrivata l’occasione…e grazie al piffero io è una vita che dedico la mia vita all’arte ma di occasioni non ne arrivano mai!……Dovete specificare da che stato sociale arrivano queste persone…Tanto per intenderci—sono figli di operai, figli di contadini?

    “mi si è presentata la possibilità di entrare da Sotheby’s.” Ma a chi cpaita la possibilità di entrare in Sotheby’s!!!!???

  • kate

    Brava Rapahelle, bellissima intervista!
    @ Mick: io ho lavorato da Sotheby’s per sei anni a fianco di Claudia Dwek da cui ho imparato tutto ciò che si può imparare nel mondo dell’arte! Non sono figlia di collezionisti e non porto un cognome roboante…mi è solo capitata l’occasione giusta al momento giusto. Nella vita ci vuole anche un po’ di fortuna.
    Poi ho cambiato settore, ma non è impossibile entrare in una casa d’aste internazionale!