Manifesta 9: que sera?

Come sarà, lo sapremo da domani 1° giugno, quando aprirà i battenti a Genk, in Belgio. Nel frattempo ce lo siamo fatti dire da loro: Cuauhtémoc Medina, Katerina Gregos, Dawn Ades, Hedwig Fijen, rispettivamente i curatori e la direttrice della kermesse itinerante. Che quest’anno parte dal carbone per raccontare la Storia.

Il complesso minerario Waterschei - photo Kristof Vrancken

CUAUHTÉMOC MEDINA (curatore)
Manifesta9 ha l’ambizione di produrre una complessa trama di storie e opinioni ragionevoli su trasformazioni e sfide provocate dalla produzione culturale negli ultimi due secoli. La nostra speranza è che gli spettatori trovino costanti rimandi tra le domande e le risposte che incontreranno sia nelle opere di artisti viventi, quanto nel lavoro di scavo che abbiamo operato nella storia dell’arte, o nella varietà di pratiche oggi connesse al tema della memoria.
Vogliamo costruire una mostra acuta, contestualizzabile in un ampio sistema di processi intellettuali e sociali, che permetta al pubblico di riconoscerne il ruolo all’interno della produzione culturale e in tensione con il passato. Vogliamo proporre, inoltre, il tema del format biennale, al quale il futuro riserva l’opportunità di fungere da ambizioso strumento educativo e da spazio di riflessione politica.

Katerina Gregos - photo Kristof Vrancken

KATERINA GREGOS (co-curatore)
Non abbiamo privilegiato alcuna forma di espressione artistica. La mostra non è per sua natura site specific, piuttosto parte dalla tradizione del carbone di Campine, la regione in cui si svolge, per aprire la discussione sull’eredità industriale e sul conseguente sviluppo del capitalismo come fenomeno globale. La sezione contemporanea, Poetics of Restructuring, si concentra dunque sulle risposte dell’arte alla “ristrutturazione economica” del sistema produttivo.
A tal proposito abbiamo selezionato artisti che lavorano su questioni legate alla produzione industriale o post-industriale e alla de-industrializzazione. O che stanno esplorando tematiche quali lo spostamento dei centri di produzione, il lavoro e la produzione materiale in genere. In breve, desideriamo approfondire l’eredità del carbone nel presente senza necessariamente collegarci al contesto locale, né all’industria mineraria di per sé. Ma raccontando i mutamenti nelle esigenze di produzione e le nuove condizioni economiche e di lavoro che sono andate, di conseguenza, a crearsi.

Dawn Ades - photo Kristof Vrancken

DAWN ADES (co-curatore)
La sezione storica, The Age of Coal: an underground history of the modern, è la risposta (sociale, politica e ambientale) degli artisti agli effetti della rivoluzione industriale in Europa. Non è una storia illustrata delle miniere, bensì pone l’accento sulle trasformazioni visive che il carbone ha portato nell’arte dal tardo XVIII secolo fino a oggi. Pensate – ed è così che cominciamo! – al modo in cui la pittura di paesaggio ha assorbito il mondo industriale.
Abbiamo voluto, poi, raccontare l’estetica dell’inquinamento, che mostra quanto gli straordinari effetti coloristici ottenuti, ad esempio, da Monet debbano alle esalazioni. I minatori, inoltre, sono stati comprensibilmente figure eroiche nella rappresentazione del lavoro (si pensi al XX secolo), e la mostra esplora le immagini che li riguardano nel realismo socialista, così come nel Docu-modernism, il movimento cinematografico documentaristico britannico. Concludiamo col presente, con opere che usano il carbone come materia oscura. Valga su tutti Richard Long con la sua Bolivian Coal Line.

Hedwig Fijen - photo Kristof Vrancken

HEDWIG FIJEN (direttrice)
Essendo itinerante e non concentrandosi sul format biennale, Manifesta ha continuamente bisogno di riesaminare il suo originale mandato, rispondendo ai cambiamenti del quadro artistico, socio-culturale e politico in cui opera. Fin dall’inizio, perciò, ha impiegato un sistema di auto-valutazione critica per indagare il ruolo e il significato delle sue pratiche. Attraverso, ad esempio, workshop (i Coffee break) e pubblicazioni come il Manifesta Journal o il Manifesta Decade Book, ha aperto molto seriamente al confronto con i colleghi e a una sorta di critica interattiva, in opposizione al modello prettamente autoritario e consumistico della mostra blockbuster.
Manifesta, inoltre, ha sempre investito nella ricerca artistica, con modelli inediti di commissioni site specific e formando nuove professionalità. Allo stesso tempo, ha agito da protagonista e da stimolo nella vita artistica dei territori in cui si è svolta, diventando catalizzatrice del cambiamento.

a cura di Santa Nastro

 

Genk // fino al 30 settembre 2012
Manifesta 9
WATERSCHEI
+32 (0)89 710440
[email protected]
manifesta9.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #7

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.