L’Italia, il museo che non c’è e il Victoria and Albert

Un museo nazionale dedicato alla moda, con una collezione all’altezza della fama del nostro Made in Italy. Ogni tanto in Italia se ne parla, ma sinora nulla è successo. Intanto a Londra apre al pubblico la rinnovata Fashion Gallery. Appuntamento per sabato 19, mentre noi una sbirciatina l’abbiamo già data, e abbiamo pure fatto quattro chiacchiere con Sonnet Stanfill.

Fashion Gallery - Victoria and Albert Museum - Londra 2012

Sebbene i numeri delle mostre temporanee dedicate alla moda registrino sempre successi – basti pensare alla recente Moda in Italia. 150 anni di eleganza alla Venaria Reale, per non parlare della coda all’Ara Pacis di Roma per la mostra di Valentino – il tempo passa e la raccolta di questi preziosi materiali è affidata soprattutto alla buona volontà degli archivi privati, a qualche raccolta civica e alla lungimiranza di alcuni collezionisti.
C’è chi già è molto più avanti, e ormai irraggiungibile: il Victoria and Albert Museum di Londra, che inaugura gli spazi appena rinnovati della sua Fashion Gallery, una delle più amate del museo.
In questi mesi di chiusura”, dichiara la senior fashion curator Claire Wilcox, “il nostro pubblico ha ‘sofferto’ molto”. L’attesa è ripagata: nell’originaria grande sala unica, a pianta circolare, con imponenti colonne e ampie nicchie, è stata allestita una nuova selezione di opere dalla collezione: soprattutto francesi e americane; unico italiano: Emilio Pucci. Al centro della sala, sotto l’alta cupola, è inserita una nuova area, un mezzanino che aggiunge ulteriori 400 mq alla galleria e che sarà utilizzato per mostre temporanee.

Ballgowns. British Glamour since 1950 - veduta della mostra presso il Victoria and Albert Museum, Londra 2012

La mostra inaugurale è Ballgowns: British Glamour since 1950, oltre 60 abiti creati da stilisti britannici per importanti clienti invitate ad attendere esclusivi eventi mondani. Se a metà del secolo scorso l’evento clou della stagione, quello in cui bisognava apparire bellissime, poteva essere un invito da Sua Maestà, il passare degli anni ha radicalmente cambiato i costumi, e il salone del castello ha lasciato il posto al red carpet. Così al pian terreno del nuovo spazio troviamo un abito appartenuto alla Regina Madre del 1953, un bellissimo crêpe di seta e perle realizzato da Catherine Walker per Lady Diana del 1989, un abito in merletto blu e pelle oro di Ossie Clark del 1971. E poi ancora creazioni di Bellville Sasson, John Cavanagh, Zandra Rhodes.
Passando al piano rialzato, dove la prima a Hollywood prende il posto del ballo di corte, ecco John Galliano, Alexander McQueen, Stella McCartney, Vivienne Westwood. La maggior parte degli abiti esposti appartengono al museo, e sono rari i prestiti. Ne abbiamo parlato con Sonnet Stanfill, curatrice del dipartimento moda XX secolo e contemporanea e co-curatrice della mostra.

Sonnet Stanfill

Quanto è importante per il V&A la collezione di moda?
È fondamentale e nasce con il museo stesso, è una delle mission di questa istituzione, che vanta una delle più grandi raccolte al mondo. Qui ci sono circa 100mila tra costumi, abiti e accessori, e il museo è punto di riferimento per i ricercatori, gli studiosi, ma anche gli studenti di fashion design.

Questo grande patrimonio, oltre a garantirvi un’esposizione permanente, vi permette di organizzare mostre temporanee molto seguite…
Diciamo che metà dei materiali presenti in Ballgowns, la parte storica, fa parte della nostra collezione, il resto sono prestiti. Sarebbe altrimenti per noi impossibile se dovessimo pagare i fee ad altri musei per tutto quello che è in mostra.

Quindi la collezione anche come “investimento” per i vostri progetti. Come la raccogliete?
Si tratta per il 90% di donazioni. Seguiamo anche le aste, ma per la maggior si tratta di donazioni. Siamo molto fortunati perché, essendo una struttura nazionale, i donatori pensano subito a noi.

Ballgowns. British Glamour since 1950 - veduta della mostra presso il Victoria and Albert Museum, Londra 2012

Pensano a voi anche perché conoscono la vostra programmazione e l’impegno che mettete nella conservazione e nella presentazione della collezione…
Certo. Nei casi in cui il V&A non sia in grado di accoglierle, indirizziamo le donazioni verso altre istituzioni nazionali. Siamo certi così che rimangano comunque pubbliche, non vengano divise in tanti piccoli nuclei e soprattutto restino in Gran Bretagna. Ci sono importanti raccolte di moda in molti musei britannici.

Quali sono le altre grandi istituzioni che si occupano di moda nel mondo?
Sicuramente il Metropolitan Museum di New York, che ha acquisito la collezione del Brooklin Museum e che ha un interessante programma. E poi il Musée de la Mode e il Musée Galliera a Parigi.

Nel 2014 curerà per il V&A una mostra sulla moda italiana. Come si sta muovendo?
Anche il questo caso partiremo dalla nostra collezione e per il resto saranno nuove acquisizioni e prestiti. Per le mie ricerche visiterò ad esempio Palazzo Morando a Milano e Palazzo Pitti a Firenze. Sicuramente le fondazioni e gli archivi privati: tra questi, la Fondazione Micol Fontana a Roma, il Museo Ferragamo a Firenze, e il Museo Gucci.

Maria Cristina Giusti

Londra // fino al 6 gennaio 2013
Ballgowns: British Glamour since 1950
a cura di Oriele Cullen, Claire Wlcox e Sonnet Stanfill
VICTORIA AND ALBERT MUSEUM
Cromwell Road
+44 (0)20 79422000
[email protected]
www.vam.ac.uk

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  • E’ la solita triste storia di un paese, il nostro, che non vuole realmente puntare su se stesso, pensiamo a quanti soldi sono stati spesi per eventi effimeri di cui oggi non c’è traccia…

    Pensiamo poi ad una città come Milano che non ha un museo del design, per l’arte contemporanea, per l’architettura, visto che le cose che ci sono (e per fortuna che qualcosa c’è) non sono centri culturali ma pagliativi espositivi…

    • Per dovere di cronaca: a Milano c’è il Triennale Design Museum. Che poi si possa/debba fare molto di più, d’accordissimo.

  • Mima

    Complimenti a Maria Cristina Giusti per l’articolo ed un vergogna all’Italia che non è in grado, come sempre, di valorizzare il proprio patrimonio. E’ indecente che opere d’arte quali le creazioni delle Sorelle Fontana, pioniere nel mondodel Made in Italy , non vengano valorizzate in uno spazio museale permanente!

  • Haute

    Grande lavoro. Brava Giusti. Vergogna Italia

  • Filipa Ramos

    Quest’articolo, anche se tocca delle questioni importanti, necessita di più ricerca per non risultare incompleto e approssimativo. Il suo titolo, «L’Italia, il museo che non c’è e il Victoria and Albert» è molto lontano dal contenuto, già che in Italia è impossibile concepire una istituzione museale come il Victoria and Albert museum, intimamente relazionata con la storia britannica e il rapporto della monarchia con lo stato e con il dovere pubblico. Ma sopratutto è un titolo sbagliato perché suggerisce che il V&A sia un museo dedicato alla moda, cosa che non è affatto vera, ma si un museo di arte e design.
    Ignorare nel contesto di una discussione sulla assenza di istituzioni dedicate allo studio e ricerca del patrimonio tessile e della moda italiano, istituzioni come la Triennale di Milano, il Museo Studio del Tessuto della Fondazione Antonio Ratti di Como; il museo del tessuto di Prato o il Museo di Storia del Tessuto e del Costume di Palazzo Mocenigo di Venezia è inconcepibile se vogliamo parlare e davvero verificare la necessità – o no – di un museo della moda in Italia.

    Poi, nel fatto che l’Italia non sia abbia la struttura museale e la offerta dell’Inghilterra, in questo, purtroppo, non potrei essere più d’accordo.

  • Cortese Marco Enrico Giacomelli, si ho visitato la Triennale, è sicuramente un lodevole progetto, ma troppo poco per una città cosmopolita come Milano, poi come accenna in parte anche il Sig.r Filipa Ramos la questione non è solo espositiva ma anche culturale, chi sta facendo storia, chi sta facendo critica, chi rinnova il patrimonio culturale … c’è tanto lavoro arretrato ….

    Le mostre in Inghilterra mediamente sono eventi espositive ma anche culturali, con lavoro di storici, critici, analisi, aggiornamenti etc…. qui da noi già una fortuna che si fa una mostra, per fortuna ci sono eccezioni …

    d.o)

  • maria cristina giusti

    Ciao Filipa,
    Sono d’accordo con te che il Victoria & Albert Museum sia un museo strettamente radicato nella storia britannica e per questo irripetibile altrove.
    Rimango convinta dell’importanza per l’Italia di avere un museo nazionale dedicato alla moda (con una collezione soprattutto di stilisti italiani aggiungerei) e ai mutamenti storico-sociali che influiscono su questa. Un museo che nulla toglierebbe all’importante lavoro già svolto dalle varie istituzioni che tu citi, che trattano soprattutto tessuto e costume, e ti ringrazio per averle ricordate; tutte importanti, e che qui non c’era modo di citare visto che il soggetto dell’articolo, al di là del “”sensazionalismo del titolo, era il V&A.

    Che poi l’offerta museale in Inghilterra sia incredibile… direi che su questo non c’è niente da dire.

    • Bloom

      Ragazzi non so se ci rendiamo conto di cosa si parla: L’ITALIA NON HA UN MUSEO NAZIONALE DELLA MODA!!! E’ uno sconcio

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