Il cibo rende unici

Due architetti mappano la diversità alimentare contemporanea. Un utile promemoria per immaginare quel che sarà il domani dell’alimentazione. Fra progettualità, consapevolezza e – ovviamente – buon vivere.

Stefano Maffei e Barbara Parini

Che il food sia il tema più caldo del momento, contaminatore di stimoli interdisciplinari (arte, comunicazione, intrattenimento, ricerca, materiali), non è una novità. La previsione è che almeno fino al 2015 (anno dell’Expo milanese dedicato proprio all’alimentazione) i vari laboratori creativi prenderanno in seria considerazione la materia. Quel che viene spontaneo chiedersi è: già è stato detto tutto? Forse no, ma sicuramente una buona parte di materiale relativo all’attuale e incessante progettualità applicata al tema del food l’hanno raccolta Stefano Maffei e Barbara Parini, architetti e designer, nel volume FoodMood. “Circa una decina di anni fa, in occasione dell’avvio di un laboratorio di disegno industriale presso la Facoltà di architettura di Parma, abbiamo iniziato a ragionare sulle molteplici possibilità progettuali che il mondo del food offriva alla pratica del design (inteso a 360 gradi dal prodotto al servizio)”, dice Stefano. “A un interesse professionale si è poi sommato un interesse personale, che ci ha portato a sistematizzare progressivamente la ricerca, rendendola via via più specifica, sistematica e articolata, con la raccolta di casi studio ed esperienze significative su più livelli, che abbiamo poi pensato di approfondire attraverso lo sviluppo del libro”.

Stefano Maffei e Barbara Parini - FoodMood

Articolato in tre sezioni – Foodpeople, Foodexperience e Foodproduct – il volume dimostra come la parola ‘design’ si possa applicare al di fuori dei soliti ambiti del décor e delle forme autoreferenziali, producendo una visione meno stereotipata della relazione tra il cibo e le pratiche del quotidiano. Foodmood offre un percorso di lettura dedicato a chi pensa il campo alimentare come un ambito di ricerca socioculturale che non si limita alle forme convenzionali che lo hanno fino a ieri descritto.
E per quel che riguarda il domani? Barbara Parini spiega che “il cibo rappresenta per eccellenza un’esperienza a tutti gli effetti ‘trasversale’: ciascuno di noi sperimenta quotidianamente il suo rapporto con il cibo. Proprio questo suo essere necessariamente ‘alla portata di tutti’ rende possibile un proliferare di ricerche e sperimentazioni applicate ai più diversi ambiti”. Qualche previsione? “Per quel che riguarda il futuro, ci è solo possibile individuare alcuni temi caldi che, riflettendo  le esigenze e difficoltà del vivere contemporaneo, spingono professionalità diverse (chef, designer, artisti, attivisti…) a proporre un proprio approccio al tema, a seconda della propria sensibilità: qualità e provenienza delle materie prime, sicurezza alimentare, rispetto delle risorse e dei cicli naturali, attenzione al consumo energetico. Temi che in maniera differente coinvolgeranno sempre di più chi vorrà occuparsi di progetto applicato al cibo”.

La Fondazione Alicia

Fuori i nomi, allora: il personaggio più interessante e l’esperienza assolutamente da provare. Alla domanda di Artribune i due autori rispondono all’unisono: “Non c’è un nome solo, sarebbero moltissimi. In genere a noi piacciono gli chef che hanno un approccio ‘progettuale’. E nel dire questo non vorremmo scontentare nessuno. Diciamo che allora la cosa su cui punteremo in futuro sarà l’innovazione prodotta al di fuori delle cucine. Quindi segnaliamo l’esempio del Cornell Creative Machine Lab. Andate a vedere. Non rimarrete delusi. La foodexperience imperdibile? “Una visita alla Fondazione Alicia centro di ricerca catalano dedicato all’innovazione tecnologica in cucina, al miglioramento delle abitudini alimentari e alla valorizzazione del patrimonio alimentare e gastronomico – potrebbe rappresentare un’esperienza davvero unica per capire cosa voglia dire parlare di cibo oggi e cosa potrebbe significare in un prossimo futuro. Qui infatti il cibo è analizzato a 360 gradi: prodotto alimentare ma non solo, pure cibo come portatore di consapevolezza sociale, elemento di riflessione progettuale, risultato del  rapporto fra tradizione e territorio”.È dunque mappando la diversità alimentare e la potenzialità di questa materia creativa e sociale che capiamo una cosa banale e fondamentale: come il cibo ci renda unici.

Martina Liverani

Stefano Maffei e Barbara Parini – FoodMood
Electa, Milano
Pagg. 256, € 49
ISBN 978883707825
www.electaweb.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #6

 

  • Marta Jones

    Tenendo conto che la parola design oggi viene applicata anche agli interventi di idraulica e che il cibo e’ semplice cibo, troppo in occidente troppo poco in molti altri paesi del mondo, direi che si tratta di una pubblicazione imperdibile soprattutto a 49 euro !!!!

  • Francesco

    La nostra società è ossessionata dal cibo e dalla gastronomia: una evidente testimonianza di come la sovrastruttura culturale è andata a innestarsi su una struttura cerebrale che non ha subito modificazioni significative successive al Paleolitico.

  • Virginia

    Mi occupo di didattica contemporanea per bambini ,alla quale ho sempre cercato di associare il cibo. Lavoro da sempre con i ragazzi e mi sono sempre interessata di cucina.

    Mi piacerebbe contattarvi,essendo io stessa già contattata dallo slow food di Pistoia.

    Vivo a Prato e sarebbe interessante creare qualcosa del genere in città

    Virginia