Frantoio in residence. Mandranova, agriturismo contemporaneo

Contemporaneo e internazionale. E soprattutto, sensibile all’arte. Un agriturismo molto local, ma anche tanto global. Mandranova, in quel di Agrigento, è azienda agricola, resort e anche residenza d’artista. Il turista, oggi, si coccola così: con un po’ di cultura e con ottima agricoltura biologica. Lo sviluppo, in Sicilia, è tutto in questi fortunati incastri.

Mandranova In Residence - Andreas Golinski al lavoro - 2012

È così che dovrebbe funzionare, sempre. È questa l’immagine che la Sicilia dovrebbe cominciare a disegnarsi addosso. E non esiste motivo per non credere che il disastro economico di oggi potrebbe risolversi con un lungimirante piano d’intervento, orientato verso tre asset stregici: cultura, turismo, agricoltura. Tre settori da potenziare e mettere a sistema, nel pubblico come nel privato. Nient’altro da inventare, nient’altro da importare o costruire. Ripartire da quello c’è, per generare quello che dovrebbe esserci: sviluppo, benessere, qualità della vita. È la rivoluzione silenziosa, l’invisibile uovo di Colombo.
Segnali concreti, del resto, arrivano qui e là proprio in tal senso, grazie alle intuizioni di piccoli protagonisti dell’economia territoriale. Gente che ha capito come si fa o si potrebbe fare. Gente che, nel breve raggio d’azione del proprio lavoro e delle proprie passioni, sta già indicando una direzione. Gente come Silvia e Giuseppe Di Vincenzo, ad esempio.

Agriturismo Mandranova - Palma di Montechiaro, Agrigento

Proprietari di una storica azienda agricola produttrice di olio e di un incantevole resort, costruito in mezzo a 50 ettari di ulivi secolari, i coniugi Di Vincenzo sono gli artefici del successo di Mandranova, una tra le più interessanti realtà agrituristiche della Sicilia occidentale. La zona è quella di Palma di Monte Chiaro, alle spalle dell’Acropoli di Agrigento. Un hub luminoso di storia, arte e natura: da posti come questo si irradia tutta la potenza segreta di geografie declinate nel segno del sacro, del mito, della bellezza, ma anche dell’operosità imprenditoriale.
Da sempre appassionati d’arte, i due hanno adesso deciso di far convergere l’amore per la cultura e l’impegno per l’azienda. L’idea è quella di conferire valore aggiunto al proprio “prodotto”, grazie a una sorta di “sostenibilità culturale” che ne connoti profilo e filosofia. Ecco allora che Mandranova si trasforma anche in residenza, laboratorio agreste per artisti chiamati a confrontarsi con la realtà aziendale e con le bellezze del territorio. L’artista arriva, si ferma per due settimane e dentro un ex capannone agricolo, adibito a studio e spazio espositivo, partorisce un progetto, prendendo spunto dai materiali, le memorie, il paesaggio, le suggestioni del momento. L’opera viene presentata al pubblico e poi acquisita, divenendo parte della biografia del luogo.

Andreas Golinski - Mandranova In Residence - 2012/work in progress

Non si tratta di far crescere una collezione o di pensare a una futura fondazione”, ci racconta Giuseppe Di Vincenzo, “ma di portare la vita – in questo caso quella di un artista – nell’azienda agricola di famiglia. A crescere è un patrimonio di relazioni, non un patrimonio economico: collezioniamo le esperienze di chi arriva e lavora qui, quello che viene prodotto in termini di pensiero, di creatività, di legami affettivi”. Perché, ci tiene a ribadirlo, “le forme di mecenatismo puro sono anacronistiche: l’arte può diventare un business – e dunque creare sviluppo – dal momento in cui porta benefici concreti, in termini di qualità. Un progetto come ‘Mandranova in Residence’, ad esempio, non solo ha un risvolto positivo sul piano della comunicazione, ma migliora la qualità del soggiorno dei nostri ospiti”.
Ed eccolo quel valore aggiunto di cui sopra, un modo per rompere con il tipico format ricettivo, solitamente proiettato verso un localismo nostalgico. Internazionalità e contaminazioni culturali, calate nel presente: questa la formula che fa la differenza. “L’agriturismo tradizionale, in fondo, cosa propone? Le strutture sono sempre le solite, i servizi anche: buona cucina, giochi per i bimbi, il maneggio con i pony… Noi stiamo cercando di raccontare anche altro. E lo facciamo con un’azienda che esiste da sei generazioni, dotata di un patrimonio antico che viene però proposto e valorizzato in chiave contemporanea: non è la celebrazione del passato che ci interessa, ma lo sguardo in avanti. Chi meglio di un artista, con il suo sentire metropolitano e il suo legame con l’attualità, può ripensare un luogo come questo, con i suoi scorci rustici, gli oggetti tradizionali, i ritmi e le atmosfere di una volta?”.

L’olio prodotto dall’azienda agricola Mandranova

A curare il progetto è Maria Chiara Valacchi, titolare, insieme ad Antonio Di Mino, di due realtà: lo spazio non profit Cabinet, a Milano, e la più giovane galleria Bianca, a Palermo. È lei ad aver suggerito il programma di residenze ai Di Vicenzo, desiderosi di indovinare la marcia in più che avrebbe aperto a nuovi target e nuove mission. Due saranno gli appuntamenti annuali, uno in primavera e uno in autunno. “La residenza si rivolge ad artisti internazionali mid-career”, ci spiega Valacchi, “che per tipologia di lavoro e attitudine metodica sono abituati a relazionarsi con elementi autoctoni. Sono quindi chiamati su invito diretto, dopo una selezione curata da me e sottoposta ai committenti”.
Il primo ospite, già operativo in questi giorni assolati di maggio, è Andrea Golinski, tedesco, classe ’79. Un nome interessante, una scelta azzeccata. Un artista da sempre attento ai temi del lavoro nella cultura postindustriale e globalizzata, con tutte le questioni annesse e connesse, legate alla perdita delle radici e al fenomeno dell’alienazione sociale. Un artista con una bella sensibilità per i materiali “poveri”, puri, drammaticamente densi. “Andreas omaggerà la Sicilia e gli artisti che da questa straordinaria terra hanno tratto ispirazione: lo farà con un grande arazzo, un tributo ad Alberto Burri, e con uno studio sugli elementi architettonici verticali presenti nell’Acropoli di Agrigento”, aggiunge Maria Chiara. La quale, certamente, avrà molto riflettuto – dalla sua posizione privilegiata di art director e di gallerista – sull’impatto che simili progetti hanno, di norma, su un territorio quale quello siculo, ancora non maturo in quanto a linguaggi contemporanei e dinamiche dell’art system.

Andreas Golinski - Mandranova In Residence - 2012/work in progress

In altri termini: quanto un’esperienza del genere può aiutare per la formazione di un pubblico specifico e di un collezionismo? “L’obiettivo principale”, commenta, “è offrire sostegno alla cultura, investendo soprattutto sul capitale umano e sul genius loci. Se molte altre aziende siciliane si muovessero in questa direzione sperimentale, la grave mancanza di pubblico e di collezionismo si farebbe meno sentire. Magari essendo anche da stimolo per una politica poco attenta a tali problematiche”.
E si torna daccapo a immaginare – come sempre più spesso accade – che gli spunti utili arrivino dal basso, tra le maglie nascoste di un sistema sull’orlo del collasso e, quindi, del cambiamento. Dal mondo dell’attivismo culturale più affilato e meno retoricamente di tendenza, a quello della media e piccola imprenditoria locale che prova a sperimentare: è da qui che la politica dovrebbe cominciare a saccheggiare, in cerca di principi, di contenuti, di una direzione. Come quelli indicati, magari, da una micro-realtà territoriale orientata allo sviluppo. Un artist residency nel cuore della Sicilia rurale, tra la luce metallica degli ulivi e quella dorata del sole, alto sul Mediterraneo. Cultura, turismo, agricoltura. Prove tecniche di rigenerazione, imparando a diventare – strategicamente – quello che già siamo.

Helga Marsala

Palma di Montechiaro // opening 17 maggio 2012
Mandranova In Residence – Andreas Golinski
MANDRANOVA
Contrada Mandranova
393 9862169
[email protected]
www.mandranova.it
www.mandranovainresidence.blogspot.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • No.No.No

    E’ verissimo quanto dice Marsala. L’Italia si può salvare solo con sta roba…

  • E’ inutile lamentarsi che al Sud non ci sono industrie, quando poi si sperperano milioni e milioni di fondi europei, destinati alla cultura e al turismo, mentre a Bruxelles si approvano leggi che distruggono l’agricoltura siciliana. Non c’è alcuna logica in tutto questo. Di turismo, cultura e micro-imprenditoria locale legata alle risorse del territorio e del paesaggio, si potrebbe vivere benissimo, creando un modello di sviluppo differente. La politica dimostra, sempre, una miopia scoraggiante. Mentre piccoli e buoni indizi, spesso, arrivano dal basso. Oggi a Palermo per vedere uno spettacolo interessante puoi andare solo al teatro Garibaldi occupato. E intanto, tra musei chiusi, vuoti o agonizzanti, scopri che Andrea Golinski sta producendo dei lavori nel capannone di una piccola azienda agricola in provincia di Agrigento…

  • Bravissima Helga, articolo interessantissimo e davvero attuale. e’ un po’ quello che, in modi diversi, stiamo silenziosamente facendo a Ferrara. E siamo appena all’inizio…un’altra storia che varrà la pena raccontare…per ripartire dal basso

  • Pingback: In diretta dall’opening siculo di Mandranova In Residence, ecco le foto dell’installazione di Andreas Golinski. Matasse di cavi e brandelli di otri, per omaggiare il paesaggio e le memorie del mondo contadino | Artribune()

  • Info Molto utile. Spero di vedere presto altri post!