Filangieri. Se riaprire un museo diventa provocazione

Riapre il Museo Civico Gaetano Filangieri, memore della sua prima vocazione da cui ebbe origine nel 1882, anno della fondazione. Tra le premesse e le promesse che fanno capolino nel giorno della presentazione. Siamo nella chiesa di San Severo al Pendino, a Napoli, il 22 maggio.

Museo Civico Gaetano Filangieri di Napoli - Sala Agata

Il Museo Civico Gaetano Filangieri conserva nel tempo la memoria del suo fondatore, il giurista e filosofo Gaetano Filangieri, e del senso civico che investì la donazione alla città delle sue collezioni, per concorrere all’istruzione e alla crescita dell’intera comunità.
Un obiettivo condiviso oggi da Fabrizio Vona, soprintendente speciale del polo museale di Napoli, Gianpaolo Leonetti, direttore del museo, e Umberto Bile, funzionario della soprintendenza, persuasi della necessità di recuperare il valore storico-artistico e morale del progetto Filangieri, per renderne nuovamente omaggio dopo tredici anni di chiusura. Progetto che risale al novembre del 2006 con un appalto integrato.
È una riapertura normale, spiega Vona, per una città più incline a vivere la straordinarietà, e che non mira a miracolose rinascenze, bensì al raggiungimento della normalità delle cose: nessuna pompa magna, nessun miliardario investimento. I lavori e i restauri, condotti con avvedutezza per un valore di 300mila euro, sono quelli di prima urgenza. Si è trattato di intervenire sulle architetture rinascimentali della Sala di Carlo Filangieri al pianterreno e sulle volte musive, ma maggiormente nella Sala Agata per mezzo di una risistemazione e di un sostanziale rispolvero atto a recuperare le opere dalla senescenza nella quale da lungo tempo erano piombate.

Museo Civico Gaetano Filangieri di Napoli - Biblioteca

Altri interventi sono previsti, in attesa che il museo venga incluso nel piano De Magistris-Caldoro, per provvedere all’adeguamento dello stesso agli essenziali criteri museografici: impianto di illuminazione, climatizzazione, antifurto, antincendio, accessibilità ai diversamente abili e i servizi per il pubblico.
Il punto economico? Situazione non semplice per il reperimento di fondi: occorrerebbero circa 2,9 milioni di euro per ultimare i lavori prioritari. Ecco perché la “riapertura” è anche un atto provocatorio. Lo scopo è sensibilizzare non solo la comunità civile, ma specialmente gli enti necessari per la riqualificazione finanziaria, per mezzo di una proficua sinergia tra gerarchie istituzionali e accordi orizzontali.
Emblema del museo e del suo fondatore è in special modo il rivestimento in maiolica del pavimento che insiste nella Sala Agata del Palazzo Como, espressione del suo impegno nel promuovere la didattica dell’arte antica e la produzione dell’officina di ceramica del Museo Artistico-Industriale di Napoli, come di evince dal carteggio tra Filippo Palizzi e lo  stesso Filangieri. Il museo, che già in sé è l’opera ragguardevole di una decisa volontà, è pertanto contenitore di collezioni pregiate: dipinti, porcellane, armi, oggetti d’arte applicata, di artisti stranieri, italiani e specialmente napoletani tra il Cinquecento e l’Ottocento, disposti per provenienza e secondo un criterio cronologico.

Museo Civico Gaetano Filangieri di Napoli - Sala Agata - Luca Della Robbia

Tra le opere più eloquenti, la Testa di fanciullo imberbe (1450) in maiolica invetriata di Luca della Robbia, l’affettività delle figure plastiche della Madonna con Bambino (1466) di Bernardino Lanino, il candore classicista e naturalista di Santa Prassade (1520 ca.) di Bernardino Luini. E ancora, la drammatica scena avvolta in un intimo essenzialismo della Testa di San Giovanni Battista (1646) e l’indagine psicologica di Santa Maria Egiziaca (1651) di Giuseppe Ribera, la fortezza del volto beato e dei volumi pieni di Santa’Agata (1640, Andrea Vaccaro) durante la reclusione. Molte altre sono le opere di artisti quali Luca Giordano, Mattia Preti, Fedele Fischetti, Nicola Maria Rossi, Francesco Ribolini detto il Francia, Giovan Battista delle Piane detto il Milinaretto, Michele Marieschi, François Boucher.
Percorrendo il corridoio pensile (dove sono ospitate le collezioni di ceramiche di Capodimonte, maioliche, terrecotte, bronzi, avori, vasi antichi del V secolo a.C.) si giunge infine alla Biblioteca rivestita in noce, che rappresenta il vero monumento familiare del museo, atto a documentare con più di 8mila volumi i plurimi interessi e le molte attività di Carlo e Gaetano Filangieri e la storia del Regno delle due Sicilie.

Rosa Esmeralda Partucci

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Rosa Esmeralda Partucci
È nata ad Avellino nel 1990 e ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Archeologia e Storia dell'Arte all'Università degli Studi di Napoli Federico II. Attualmente è in procinto di discutere la tesi in storia dell'arte contemporanea. Ha scritto articoli su testate locali per eventi e mostre organizzate da associazioni (es. Meridies) e altri istituti, quale l'Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali di Napoli. Nel novero dei suoi interessi, oltre all'arte, sono compresi la fotografia, la poesia, la letteratura e il nuoto. Continuerà gli studi magistrali in ambito contemporaneo e museografico.