Quando Google va per musei

Nella sala dei Musei Capitolini dedicata a Pietro da Cortona, Google - nelle vesti di Simona Panseri, direttore della comunicazione per l’Italia - presenta la sua ultima fatica: l’ampliamento della piattaforma informatica “Google Art Project”, con l’aggiunta proprio dell’antico museo romano, fondato da papa Sisto IV nel 1471 con la donazione dei celebri bronzi, tra i quali la Lupa Capitolina.

La collaborazione tra Google e i grandi musei in tutto il mondo è iniziata soltanto nel febbraio 2011, inserendo le collezioni di 17 musei, per lo più di area occidentale e con un focus sulla pittura; poco più di un anno dopo, le istituzioni che hanno dato l’assenso al progetto sono 150 in 40 Paesi, per l’Italia la Galleria degli Uffizi a Firenze e, appunto, i Musei Capitolini a Roma.
L’obiettivo, come spiega Simona Panseri, è ampliare la tipologia delle opere inserite nella piattaforma, oltre che il numero delle istituzioni coinvolte, non solo musei, ma anche sedi meno consuete, come la Casa Bianca.
Umberto Broccoli, Sovrintendente ai Beni Culturali di Roma Capitale, tiene a specificare che la visita virtuale al museo, anche tramite l’uso della funzione streetview, che permette di percorrere le sale, non costituisce un surrogato della visita reale, ma l’assessore alle politiche culturali Dino Gasperini afferma di rimando di non essere minimamente preoccupato di questo, poiché è provato che una migliore informatizzazione dei beni culturali incentiva la fruizione e il turismo in generale. Inoltre, rassicura l’uditorio che il Comune di Roma non ha speso denaro pubblico per questo progetto, ma è stato ben felice di dare il suo consenso, anzi auspica una maggiore presenza dei musei romani.

Il pezzo forte sono però le dimostrazioni pratiche e i “video emozionali” che documentano passo per passo le nuove funzionalità di Google Art Project, in primis i collegamenti a Google+ e ai più famosi social network come Facebook e Twitter, nonché l’opzione videoritrovo, grazie alla quale si può improvvisare una videoconferenza con una decina di persone. Ovviamente ci si può muovere nella piattaforma ricercando le proprie opere d’arte preferite o le più utili per lo studio secondo la collezione o digitando il nome dell’autore, e si può creare la propria personale galleria con le proprie annotazioni, decidendo se condividerle o meno con gli altri utenti.
In questa versione aggiornata sono presenti anche altre importanti novità: alcuni apparati scritti di carattere didattico-critico, che sottolineano la funzione primariamente educational del progetto; e tanti video, per entrare il più possibile in contatto visivo con l’opera. Un contatto da 7 miliardi di pixel nel caso di alcuni selezionatissimi capolavori che sono riprodotti in qualità “gigapixel”, come è stata battezzata per l’occasione, in grado di cogliere particolari invisibili a occhio nudo. Per i musei italiani le opere prescelte sono L’Annunciazione di Garofalo per i Capitolini e La nascita di Venere di Botticelli per gli Uffizi.

Stimolare, incuriosire, supportare lo studio e la fruizione delle opere d’arte in tutto il mondo, perché l’arte è comunicazione: non potrebbe esserci scopo più nobile per questa iniziativa, che impegna Google, nel 20% del suo tempo, quello libero – scherza la Panseri –  e che, con i numeri incredibili in termini di contatti che sempre hanno riscontrato le sue attività, sta incoraggiando anche i musei italiani a intraprendere con sempre maggior decisione la strada della promozione e fruizione sul web.

Chiara Ciolfi

www.googleartproject.com

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Chiara Ciolfi

Chiara Ciolfi

Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal…

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