Martelletti italiani: parla Christie’s

Artribune è sinonimo, fra gli altri, di serie. E qui inizia l’ennesima, in forma di interviste. A parlare sono i responsabili delle più importanti case d’asta internazionali con sede in Italia, con cui abbiamo dialogato a proposito del collezionismo in Italia e della situazione del mercato dell’arte. In questo primo appuntamento, la parola passa a Mariolina Bassetti, chairman di Christie’s Italia e direttore internazionale del dipartimento di Post-War & Contemporary Art di Christie’s.

Milan Auction - Christie's
Milan Auction - Christie's

In che modo si è avvicinata all’arte? Le sue precedenti esperienze professionali, come hanno influenzato il suo attuale ruolo di direttore?
Fin dall’adolescenza ho sempre nutrito una forte attrazione per l’arte del dopoguerra e contemporanea e ho regolarmente visitato mostre, musei e gallerie private. Poi, subito dopo la laurea, ho iniziato a lavorare da Christie’s e sono ancora felicemente qui. Certo, ho dovuto studiare molto e lavorare duramente per imparare a conoscere anche il mercato e i collezionisti, oltre agli artisti e alle fondazioni che ne gestiscono il patrimonio dopo la loro scomparsa. Ho osservato gli specialisti più esperti, la loro professionalità, la cura per i dettagli e la dedizione assoluta che questo mestiere richiede se si vuole avere successo. Tutti questi elementi, uniti alla passione, all’integrità e alla correttezza, mi hanno aiutato a crescere e a raggiungere la mia posizione attuale.

Qual è il suo artista preferito?
È troppo difficile sceglierne uno solo! Amo l’arte tout court e poi di ogni artista magari preferisco una specifica serie o un periodo. Posso dire però che, fra gli italiani del XX secolo, ho un’affezione speciale per Pino Pascali. È stato un artista geniale e davvero all’avanguardia, e inoltre sento di aver contribuito a portare la sua opera sulla piattaforma internazionale quando ancora era invece relegata quasi esclusivamente al mercato italiano. Ad esempio, nell’ottobre del 2008 ho deciso di dedicare la copertina della nostra Italian Sale londinese a una sua importante e monumentale installazione-scultura del 1968, Ponte. L’opera è stata poi venduta al MoMA e, quando l’ho vista esposta nelle sale del museo newyorchese, è stata una vera emozione.

Mariolina Bassetti

Secondo lei quali sono tre artisti su cui investire in questo momento?
Sebbene il mio consiglio sia sempre quello di acquistare solo ciò che piace e non necessariamente le opere degli artisti più richiesti, credo che una collezione “sana” debba includere all’80% artisti storicizzati e al 20% artisti giovani che potranno forse diventare dei nuovi Fontana. In questo senso l’arte italiana della seconda metà del Novecento è ancora molto sottovalutata e sta crescendo progressivamente grazie alle aste internazionali e, soprattutto, alle nostre Italian Sales autunnali. Chi acquista opere di tali artisti può non solo portarsi a casa lavori di grande qualità, ma anche fare ottimi investimenti. Basti pensare ad Alighiero Boetti che, negli ultimi cinque anni, si è imposto sul mercato internazionale raggiungendo una visibilità e dei risultati senza precedenti. Non a caso poche settimane fa è stata inaugurata una grande e bellissima retrospettiva presso la Tate Modern di Londra, che senza dubbio contribuirà alla diffusione del suo straordinario lavoro. Più in generale, i criteri fondamentali da seguire nell’acquisto di un’opera d’arte sono l’autenticità, la rarità, la qualità e lo stato di conservazione.

Qual è stata l’opera che ha portato in asta e che le ha dato maggiori soddisfazioni?
Oltre al Ponte di Pascali, recentemente ho avuto una grande soddisfazione con la vendita di Femme assise, robe bleue, un importante dipinto di Pablo Picasso del 1939 offerto nella Impressionist and Modern Art Evening Sale del giugno 2011 a Londra. L’opera è stata proposta al meglio, e da una stima di £ 4.000.000-8.000.000 è stata aggiudicata per £ 17.961.250, pari a oltre 20 milioni di euro.

Christie's New York

Quali sono le caratteristiche del collezionista italiano?
Non credo esista un collezionista tipo. Ogni collezionista è un caso a sé, in ragione del background culturale, della generazione, del gusto personale. In generale gli italiani sono molto esigenti e desiderano giustamente verificare ogni dettaglio prima di procedere all’acquisto di un’opera.

Pensa che il collezionismo in Italia stia cambiando? Se sì, in che modo?
Sì, sono sempre di più i collezionisti che scelgono opere d’arte del dopoguerra e contemporanea. Le nuove generazioni hanno una spiccata predilezione per l’arte dei nostri tempi e un gusto molto più internazionale di quanto non fosse dieci o quindici anni fa.

L’Italia, rispetto ad altri mercati, è un buon bacino di consignors o di buyers?
Direi che il mercato dell’arte nel nostro Paese è piuttosto ben bilanciato. Non mancano né compratori né venditori. La cosa più complessa per noi specialisti rimane la ricerca. Trovare capolavori è molto difficile, ma una volta consegnati sappiamo valorizzarli e venderli bene.

Cosa significa per lei rivestire il ruolo di chairman di Christie’s Italia?
Pur mantenendo la posizione di direttore all’interno del dipartimento internazionale di Post-War & Contemporary Art, posizione che comporta la direzione delle Italian Sales di Londra e la responsabilità di seguire i principali clienti italiani insieme ai più grandi collezionisti internazionali interessati all’arte italiana del XX secolo, ho ora un ruolo decisivo anche nello sviluppo della strategia riguardante la presenza e le attività di Christie’s in Italia.

Christie's London - 8 King Street

Mercato dell’arte: quali sono le sue previsioni per la seconda metà del 2012? Quali tendenze si renderanno più evidenti?
I primi appuntamenti del 2012 hanno indicato che il mercato è solido, attivo, persino intraprendente. Le aste londinesi di febbraio sono state un gran successo a diversi livelli, dai capolavori di Bacon e Richter alle opere di artisti concettuali e dei più giovani. Anche a New York agli inizi di maggio Christie’s presenterà un ricco catalogo con tre sessioni di vendite (mattina, pomeriggio e sera), corrispondenti a differenti epoche, tipologie e fasce di prezzo. Il mercato è vivo, sempre più vasto e internazionale, vario sia in termini di gusti che di ambizioni. La parola d’ordine rimane: qualità.

In questo momento di crisi economica, Christie’s come vive e affronta la situazione?
Come dicevo, malgrado la crisi, il mercato internazionale è molto forte e Christie’s sta ottenendo solidi risultati grazie all’esperienza dei nostri esperti, a un approccio dinamico, alla forza di un team straordinario e alla diffusione “sul territorio” in tutto il mondo. Dopo le nostre aste milanesi di primavera, il 29 maggio prossimo, si potrà valutare meglio anche la situazione del mercato interno. Tuttavia è sempre bene considerare che le vendite di Milano sono indicative dell’andamento delle quotazioni degli artisti di interesse prevalentemente nazionale. È inoltre importante ricordare che i collezionisti italiani sono attivi anche nelle nostre aste di Londra, Parigi e New York.

Milan Sales di Christie's

Le private sales sono aumentate esponenzialmente negli ultimi due anni. Quali sono le vostre strategie?
Christie’s ha una lunga tradizione nel settore delle trattative private. Il meccanismo è semplicissimo: quando un cliente desidera vendere un’opera importante senza aspettare la data di un’asta, Christie’s informa con discrezione tutti i collezionisti e potenziali acquirenti di tale opera e si adopera al fine di concludere la trattativa. La rete di contatti di Christie’s e i rapporti consolidati che i nostri esperti mantengono con un vastissimo numero di collezionisti sono alla base del successo di questa formula di transazione.

Parlando di nuovi collezionisti, qual è il Paese più stimolante?
L’Occidente rimane forse il mercato più forte, ma l’Asia è certamente la regione più stimolante. La presenza di un numero sempre crescente di compratori rende il mercato più vivace, competitivo, interessante. E, di conseguenza, fa sì che le opere migliori degli artisti più grandi arrivino nelle nostre aste. Mentre parlo ho in mente FC1, il capolavoro di Yves Klein che offriremo a New York in maggio insieme al magnifico Rothko della collezione Pincus.

Un suo suggerimento ai collezionisti interessati a vendere le proprie opere: è il momento giusto?
Certo, ma dipende dalle opere. Gli esperti di Christie’s offrono valutazioni gratuite…

Martina Gambillara

www.christies.com

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
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  • Gino Bondi

    80% storici 20% giovani per una collezione sana. Ma va a cagare.
    Una collezione fotocopia del parlamento italiano. Largo ai vecchi!

  • Angelov

    Mi sa che con questa crisi saremo ridotti a mangiarci anche le Croste, quelle pittoriche finalmente.
    Fontana, quale di Trevi?
    Esiste una interpretazione esoterica, che spiega il funzionamento degli scambi che avvengono alle Aste.
    Molti anni fa per spiegare la regione per cui un Calciatore di serie A, veniva venduto a cifre da capogiro, ho sentito questa storiella, che penso sia valida anche per le Case d’Aste.
    Un tipo voleva comprare un Cane che costava 13 miliardi. La cifra era considerevolmente alta e fuori della sua portata. Continuò a lambiccarsi il cervello per un bel po’, poi finalmente ebbe l’illuminazione: ed allora si accordò con il venditore per uno scambio con due gatti da 6 miliardi e mezzo ciascuno.
    Il pubblico seppe solo del cane venduto per 13 miliardi, e la cosa fece scalpore, tutti si sentirono un po’ più ricchi e la cosa fu anche un incredibile scoop, dando anche molto lavoro ai giornalisti etc.
    Ma l’altra metà della transazione, rimase celata al pubblico.

    • Francesco

      C’è del vero…