L’Italia è uno strano Paese

Ci azzuffiamo per mesi su un gol-non-gol e un fuorigioco, sulla farfallina di Belen e sull’articolo 18. Sui dettagli, insomma. Ma è l’Italia è un Paese che non sa più costruire le scale di priorità.

Mario Adinolfi

Ci prova, con una discreta tenacia, questo Governo di alieni: tecnici coraggiosi, che però palesemente predicano nel deserto. Parti sociali, partiti, media, baronie accademiche e culturali non riescono a focalizzare neanche la più banale scala di priorità necessaria per evitare la fine della Grecia. Una scala in sé semplicissima: al primo posto non la generica riforma del mercato del lavoro, ma del salario. Il caro vecchio “cuneo fiscale”, che dovrebbe essere a beneficio anche del lavoratore, non solo dell’impresa. Flessibilità anche estremizzata, ma in cambio di innalzamenti della paga oraria. Abbattimento delle aliquote fiscali più basse, subito, non con il solito effetto annuncio poi ritirato.
Basta posti a vita, mercato delle opportunità dove chi più vale più guadagna e il merito abbia un senso. Investimento sulle energie più giovani e basta con l’ingiustizia del venticinquenne fresco pagato un terzo del sessantenne bollito, alla catena di montaggio come nelle stanze dei bottoni. Basta con questo sindacato dei lavoratori, che è in realtà il sindacato dei pensionati e difende solo il diritto di milioni di persone, andate a riposo scandalosamente tra i quaranta e i cinquantacinque anni, a vedere rivalutata la propria pensione anche al triplo della minima.

ABC - Alfano Bersani Casini

Seconda priorità: riforma dei partiti. Immediata, perché se domani dicessero agli italiani che le elezioni sono rinviate a data da destinarsi, gli italiani non sussulterebbero e sarebbero in fondo contenti. Perché gli italiani a questi mille parlamentari a diciottomila euro al mese, a questi partiti che spendono e spandono, bugiardi e molto spesso ladri, non credono più, non prestano più alcuna fede. E questo sarebbe poco male, se ad andarci di mezzo non ci fosse l’amore per la politica e in fondo per la democrazia. Il crimine più pesante commesso da questa classe dirigente incapace di riformare se stessa e per questo ignobile. Tutta. Anche a sinistra. E i casi Lusi e Penati sono lì a ricordarlo, anche se si è tentato il seppellimento della polvere sotto il tappeto.

Mario Monti

Terza priorità: l’abbattimento del debito. Perché non può reggere un sistema in cui la mezza Italia nata dopo il 1970 che, già penalizzata da salari da fame, assenza di tutela e di rappresentanza, precarietà senza opportunità, debba pagare anche tutti gli interessi di un debito fatto da altri e alimentato dal bisogno di altri di veder pagato il loro welfare. Questa condizione nel medio termine non regge socialmente e porta alla guerra generazionale. E allora, subito bisogna abbattere quel debito, intervenendo sugli interessi di chi l’ha realizzato e ne ha beneficiato. Li chiamano diritti acquisiti. Vanno toccati.
Salario, democrazia, debito. Tre enormi emergenze, dalle conseguenze sociali ancora incalcolate. Non abbiamo chiaro in quale guaio ci stiamo infilando, continuando a non sciogliere i nodi e a interessarci solo di dettagli.

Mario Adinolfi
Giornalista e scrittore

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #6

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  • Gentile Adinolfi,

    lei è persona colta e diretta; ma sinceramente, non credo ci fosse bisogno che anche lei dicesse che…il cielo è blu o che le foglie sono verdi.

    Non cada nella trappola (in fondo è italiano anche lei?), della polemica che dura un’ora e poi tutti a casa; proponga, ma soprattutto dica come, dove, quando, sia possibile fare qualcosa.

    Si passa troppo tempo a parlare del problema, e troppo poco a COME fare materialmente per risolverlo! Forse il problema non esiste, o forse non frega niente a nessuno? Qua a Bologna, onestamente, vedo sempre più ricchezza.

    Mia opinione, ovviamente.

    Eugenio Santoro

    • Concordo signor Eugenio,
      la domanda è: cosa possiamo fare?
      perchè lamentarsi durante la pausa caffè è la cosa più facile e inutile.

      Margherita Riccardi

  • Angelov

    Vorrei fare alcune proposte semplici e pratiche per far uscire dalla crisi l’Italia.
    Bisogna lanciare un messaggio all’Unione Europea, che si era costituita sopratutto per evitare altre guerre tra i paesi del continente, guerre che sono continuate per secoli, ma che oggi continuano in modo dissimulato sul piano dell’economia: non ti bombardo ma ti faccio morire comunque di fame.
    Poiché l’Italia è il paradiso del riciclaggio, bisogna togliere dalla circolazione le Banconote da 500, 200 e 100 euro.
    Per tre mesi gli italiani siano invitati a non prenotare ed acquistare più auto di produzione tedesca. Passato questo periodo, si decide se protrarre il boicottaggio.
    Lo stato Italiano attraverso i suoi ambasciatori alla Santa Sede, faccia richiesta affinché sia comminata la Scomunica a tutti gli appartenenti a clan mafiosi e camorristici. Si tratta di individui che trasgrediscono il comandamento cristiano, in modo “industriale”, recidivo etc.
    Sono cose che in realtà rimugino da parecchio tempo, ma ora che si vuole mischiare cultura con politica, con l’ovvio risultato che a soffrirne è sempre la cultura, eccomi pronto a proporle come uno scudo culturale da attacchi esterni.

    • Angelov

      Pregherei la redazione di cancellare il mio intervento precedente. Ai miei stessi occhi, dopo solo due giorni, mi sembra già obsoleto.
      La crisi è tanta e tale, che ti fa sfuggire facilmente di mano le situazioni e, come in questo caso, cadere nella trappola di un articolo giornalistico che si vanta di usufruire dello “scripta restant”, ma che di fatto è un “flatum vicis”.
      Grazie.

      • Angelov

        …”scripta manent”…

  • Marta Jones

    Per evitare una guerra civile (che probabilmente scardinerebbe tutto ma non mi augurerei mai di vivere) mi pare sia stato linguisticamente e concettualmente chiaro: portare i salari ad un livello di decenza, mettere in pratica nella vita quitidiana di tutti la parola democrazia, abbattere il debito eliminando superfluo (vecchi partiti inclusi), i furbetti la cui ricchezza fasulla deriva da evasione e mancato rispetto anche delle regole piu’ elementari (ricchi bolognesi inclusi) e soprattutto incominciare da noi stessi a parlare meno, lavorare di piu’ e comportarsi da nazione unita, non da singoli focalizzati sul proprio piccolo ego.
    Mi sembra che Adinolfi sia stato piu’ che chiaro….o forse solo pochi eletti sono in grado dincomprenderlo??!!

  • L’Italia è uno strano paese sì: ha anche una Sinistra piena di omofobi.

  • SAVINO MARSEGLIA

    In Italia, tutto sommato, un gatto, un cane, un canarino vivono meglio di un cittadino italiano…

  • Francesco

    A quali artifici retorici si ricorre pur di negare la logica stringente del conflitto tra lavoro e capitale…La destra tentava di mettere gli italiani poveri contro gli immigrati e i rom; in modo diverso ma speculare, i presunti “riformisti, rinnovatori, rottamatori” del centro-sinistra si rivolgono ai giovani precari e disoccupati dicendo loro che la responsabilità di tutti i loro guai è dei padri, perchè (ancora) godono della limitata tutela dell’articolo 18, e dei nonni, perchè sono arrivati a percepire una modesta pensione…

  • Signor Adinolfi,io la penso come lei,abbiamo una classe politica da mandare al
    macero nessuno escluso,sindacati compresi che difendono solo i loro privilegi di
    sindacalisti a vita e dopo deputati o sindaci ma non hanno mai lavorato.
    Questa è l’Italia del calcio della movida e delle notti bianche.
    Cordialmente, Federigo Innocentini

  • Insomma, mi pare, che come previsto, nessuno per ora, scriva COME fare. Perdonatemi, ma io penso che questa crisi (per fortuna!) sia il solito esagerato allarmismo.

    Io, non ho MAI conosciuto nessuno che avesse davvero bisogno di soldi (ripeto,bisogno, per fortuna). Al massimo, ci si lamenta, ma in realtà….

    Sì, a Bologna si è dato fuoco un “imprenditore” (gesto artistico?) ma è anche vero che aveva “sbagliato” (…)come ammesso da persone a lui vicine, ed era stato condannato definitivamente a risarcire oltre 100mila Euro.

    Ed allora? Finirà tutto a tarallucci e vino, come sempre.

    • claudio

      Mi verrebbe da implorarla ad aprire bene gli occhi e ad uscire un po’ dalla sua Bologna Busona, sperando che il brusco risveglio non le procuri troppi traumi…

      Cito Artribune (Caliandro) che cita Orwell:

      “Era l’epoca delle grandi rivelazioni e dei geni incompresi: la frase sulle labbra di tutti era: ‘Quand je serai lancé’. In realtà, poi, nessuno fu ‘lanciato’, la crisi calò sul mondo come un’altra Epoca Glaciale, la folla cosmopolita di artisti scomparve, e i grandi caffè di Montparnasse, che dieci anni fa rigurgitavano di querule orde di poseurs fino alle ore piccole, si sono trasformati oggi in cupi sepolcri ove non restano nemmeno i fantasmi.” (George Orwell, Nel ventre della balena, 1940)

      • Adolfo Rever

        ma meglio se i posers spariscono . cmq ha ragione serenase, a bologna i punkabbestia girano con l’iphone e di sera non c’è un ristorante/pub/locale che sia uno vuoto . e la ducati ha appena venduto all’audi per un miliardo di euro . easy money .

        • claudio

          certo che è meglio se i posers spariscono
          e anche i punkabbestia con gli iphone
          però il fatto che i ristoranti e i pub siano zeppi (e anche le prime classi degli aerei, come diceva Berlusconi) non significa che non ci sia una crisi in atto
          tutto qua
          poi ognuno è libero di vedere ciò che vuole

          • adolfo rAver

            sì ma io non ho parlato dei pub di caltanissetta, roma o del resto di italia, mi riferivo esclusivamente a bologna . non mi sembra ci sia molta crisi per ora a vedere la gente che c’è in giro, se uno non ha soldi magari sta a casa, non si sfonda di birre e canne davanti a tutti i pub che straripano fino in strada, tu fammi sapere quale pub di bologna ti sembra un cupo sepolcro che poi ne parliamo . inoltre berlusconi non può dire niente di giusto in quanto berlusconi, un pensiero quantomeno assolutista direi . forse anche un po’ troppo inflazionato e condizionato dai media . che in giro (ovunque) ci siano stipendi ridicoli è un dato di fatto, che la gente accusi e in qualche modo se ne freghi per ora no .

  • stefano

    Buongiorno.
    Quando ci sono dei problemi ci sono delle opportunita’.
    Oggi piu’che mai con questa crisi cé’la possibilita ‘ di pensare come si potrebbe cambiare il nostro mondo/paese.
    Io concordo con le priorita definite da Adinolfi e mi permetto di approfondirne una parte del Debito :
    a) debito/pensioni.
    Mi domando vogliamo dare lavoro ai giovani e vogliamo mandare la gente in pensione piu’tardi.
    Chi e’in pensione spesso percepisce cifre che non ha mai messo da parte con i contributi.
    In Brasile nel privato si va tutti in pensione direttore e operaio con la stessa pensione.
    Propongo si decida la minima e si vada tutti in pensione con la stessa cifra RETROATTIVA a chi c é’gia in pensione.
    E si cominci a investire i soldi risparmiati per investimenti.
    Meno debito piu’lavoro.
    saluti
    stefano

  • Gentile Claudio,

    la Sua definizione di Bologna, mi fa capire quanto lei abbia chiaro il tema lanciato da Adinolfi, e la ciliegina sulla torta è la sua (di altri su altri) citazione. Vedo che ha attinto dal suo scrigno privato per commentare, e soprattutto, mi accorgo che lei abbia proposto davvero COME fare per uscire dall’impasse in cui siamo.

    Per quanto riguarda la mia vita, come ho già scritto, ho viaggiato moltissimo (mai stato in villaggio turistico oppure hotel a 5 stelle, nonostante io usi vestirmi in cravatta) e per la conoscenza di Bologna, le basti sapere che ero un poliziotto durante gli anni vergognosi della schifosa “Uno Bianca”. Lei ha mai visto un ragazzo innocente morto ammazzato crivellato di colpi? Meglio che non le racconti ulteriormente cosa ho visto, meglio che lei rimanga nello stereotipo che a Bologna si fa molto sesso orale e che esistono gli “spageti bolonnaise”.

    Credo sia lei ad avere bisogno di risvegliarsi, o forse sta dormendo e non se ne è ancora accorto?

    • claudio

      continui pure a fare il poliziotto, sarebbe meglio, e la ringrazio, perchè ora tutto si spiega perfettamente dopo questa sua chiara spiegazione
      visto che lei dovrebbe trattare di cultura era forse per me scontato che cogliesse che il mio era un riferimento ad un clima culturale e non al sesso orale di bologna, di cui non mi può interessare di meno
      ho sbagliato, del resto chi pensa che l’arte sia serena naturalmente è lontano anni luce da caravaggio o michelangelo o bacon
      io non ho ricette per uscire da questa grande crisi ma chi come lei continua a pontificare e a negare che ci sia è sicuramente una delle cause della stessa
      ognuno ha i suoi orrori da raccontare, grandi e piccoli, ma non può usarli come medaglie per un premio che, almeno nel suo caso, non c’è sicuramente

    • Adolfo Rever
      • claudio

        yes, he’s very ordinary

  • Marta

    Da italiana doc, apro un azzuffamento sul dettaglio del non necessario primissimo piano dell’autore, in apertura di questo articolo. Peccatuccio da protagonismo…..

    • Ciao Marta, no, si tratta di una prassi grafico-editoriale che usiamo quando pubblichiamo gli editoriali di collaboratori esterni, gli “altrieditorialisti”. Ed è la medesima foto – ovviamente non “trattata” e inscritta nel diamante del nostro logo – che compare per l’appunto della pagina “L’altro editoriale” su Artribune Magazine.